martedì 4 luglio 2017

Planet of the apes (2001): Il battito d'ali dell’uccello Padulo


Quando una saga diventa abbastanza famosa da fare la storia del cinema, succede l’inevitabile: accade che prima o poi qualcuno si svegli e pensi bene che è il momento per un bel remake. Ecco, sul “Bel” poi magari ne parliamo, intanto benvenuti al nuovo capitolo della rubrica… Blog of the apes!



Dopo il clamoroso tonfo al botteghino di Anno 2670 - Ultimo atto, le scimmie sono state riciclate in televisione, nella serie TV che da bambino guardavo incantato dalla presenza dei miei quadrumani preferiti. Eppure, per decenni, la 20th Century Fox ha provato a corrompere chiunque sapesse muovere una macchina da presa per provare a rilanciare la prolifica saga, ma chiunque sul serio!

Come un ubriaco alle tre del mattino in discoteca, quei volponi del ventesimo secolo ci hanno provato con tutti i registi a portata di mano, incassando le pernacchie di Peter Jackson, Sam Raimi, Chuck Russell, James Cameron, Chris Columbus e Oliver Stone (!), per pensare che davvero uno con la filmografia di Olivero Pietra sia interessato ad un'operazione di questo tipo, devi davvero essere combinato peggio dello sbronzo delle tre del mattino.

Chi possiamo chiamare di ancora più assurdo di Oliver Stone? No, sul serio, chi è che non assoceresti mai e poi mai ad un film come questo? Prima di mettersi a consultare le pagine gialle di Copenhagen (le “Päginesten Giälleur”) alla "V" di Von Trier sentono suonare il telefono, Tim Burton è pronto a dirigere.

Tranquillo e sicuro, come un campeggiatore, nei primi minuti di Venerdì 13.
Lo dico? Lo dico a costo di sputtanarmi, lo dico perché comunque non me ne vergogno: io a Tim Burton gli ho voluto bene un casino, ma proprio un casino nel senso di tanto, uno dei primi film visti al cinema in vita mia era il suo “Batman” (1989) ho amato tutti i suoi primi film, eppure il suo nome associato a quello de Il pianeta delle scimmie, faceva pizzicare il mio "Senso di Cassidy". Malgrado il mio amico che alla prospettiva di questo film mi diceva “Ah quello sarà bello!”. Sono passati sedici anni, ma ancora oggi quando qualcuno dice “Planet of the apes”, vado due minuti in catalessi, sguardo sbarrato perso nel vuoto in stile Jim Morrison e nella mia mente risuona come un eco… Sarà bello, sarà bello, sarà bello…

Uscito dalla sala, non so come mi ha colpito, raggiungo subito il sesto livello (su sette) dell’ubriachezza messicana di Paolo Rossi, “Negacion de la evidencia”, divento le tre scimmiette di me stesso. Questo film diventa di colpo l'oggetto da  nascondere sotto il tappeto di tutti i Burtoniani, due anni dopo esce il bellissimo “Big Fish” che insieme a "La sposa cadavere" ci da ragione di credere che sia stato uno scivolone isolato. Invece no, ora è tutto chiaro: “Planet of the apes” era un monito, forse un grido di aiuto, il primo segno di squilibrio di un regista che di lì a poco si sarebbe trasformato in un arredatore d'interni, principale responsabile della piaga nota al mondo come il nome di Johnny Depp.

Se c’è una cosa che ho imparato in tanti anni su Tim Burton, è che più le sue affermazioni antecedenti all’uscita di un suo film suonano ambiziose più il film sarà una cagata, insomma quando Tim Burton inizia a parlare come un Hispter mettete la schiena contro la parete perché l’uccello Padulo è in volo e sappiamo tutti dove termina il suo svolazzare.

Per “Planet of the apes”, Tim Burton fa Hipster-viso a cattivissimo gioco, perché sa benissimo di avere delle pessime carte in mano, lo sceneggiatore William Broyles Jr. ha anche firmato cose decenti, ma alla 20th Century Fox per essere sicuri di fare davvero un bel film, gli affiancano Lawrence Konner e Mark Rosenthal, quelli di “Superman IV” (FACCIAPALMO!) e “Star Trek V - L'ultima frontiera” (Doppio FACCIAPALMO carpiato).

"Konner e Mark Rosenthal? Che Seamus ci scampi!" , "Avrei preferito due babbuini".
In compenso, il budget previsto viene dimezzato, sapendolo Burton spara altissimo con le affermazioni, ad esempio, bacchetta tutti dicendo che il suo non è un remake, ma una “Re-imagination” del film del 1968 a cui, però, manca l’immaginazione aggiungo io. Ma soprattutto avvicina tutti gli attori, convincendoli con un pippone per cui la maschera non è un vincolo ma un’opportunità e la mia vita m'insegna che quando qualcuno esordisce con questa frase, occhio perché sento il battito d'ali dell'uccello Padulo.

Inoltre, all’apice del suo delirio Hipster, Tim Burton si bulla al bar con gli amici che il suo finale è mooooolto più simile a quello del libro originale di Pierre Boulle, altro che quella robetta con la statua che vi ricordate voi tzè! A ben pensarci sì, è vero, il finale somiglia di più a quello di “Viaggio a Soror”, peccato che sia tutto il resto ad essere sbagliato e di conseguenza quel finale non ha alcun senso. Credetemi, tra cinema e DVD (ho il cofanetto della saga classica e questo era dentro, prendere o lasciare) ho visto il film tre volte (di troppo) e davvero non c’è un singolo indizio nella storia per dargli un senso, ma andiamo per gradi!

Anno 2029, Leo Davidson (Marky Mark Wahlberg) è un marine super cazzuto sulla base spaziale Oberon, ma invidioso di Matthew Broderick fa da badante a degli scimpanzé astronauti come Pericles, spedito ad esplorare una tempesta elettromagnetica nei pressi della stazione. Siccome Leo è un fiero militare americano, nessuno dev'essere lasciato indietro, nemmeno uno scimpanzé (ma allora perché lo avete spedito? Vabbè) quindi con una seconda navetta parte all’inseguimento del compagno partito per primo (infatti è un primate!) e finisce per schiantarsi sul pianeta alieno Ashlar.

"Ba-na-na! Lo sai dire? Ba-na-na" , "Poi chiedetevi perché ci siamo presi il vostro pianeta".
Qui le scimmie sono al comando e gli umani utilizzati come pettinatissimi schiavi, come Kris Kristofferson che si vede due minuti (tempo di incassare l'assegno) e Daena interpretata dalla bellissima Estella Warren. Un corpo da modella (che poi è anche il suo VERO lavoro), montagne di riccioli biondi impeccabili già pronti per un set fotografico, vestitino preso dalla nuova linea “Follie nella savana” di Mugatu, ah Estella Warren! Che bella modella! Espressiva, poi, come il sushi sul nastro trasportatore del ristorante, però più pettinata.

Giovani, carine ed imbronciate.
Tim Burton fa di necessità virtù, avendo due set a disposizione, si gioca tutto sui primi piani, per fortuna, può contare almeno sul contributo di un semi Dio come Rick Baker, curatore degli effetti speciali di tuttii vostri film della vita, che qui si supera un’altra volta, se c’è qualcosa per cui vale soffrire e vedere questo film, sono proprio le scimmie realizzate dal suo straordinario make-up, per la prima volta non abbiamo solo gorilla, oranghi e scimpanzé realizzate alla grande, ma tutta una serie di nuove scimmie e scimmiette una meglio dell’altra.

Motivo per cui gli attori restano tutti incredibilmente riconoscibili, anche se trasformati in scimmie umanoidi del tutto credibili, il compianto Michael Clarke Duncan nei panni del Colonnello Attar ad esempio è perfetto, tanto che gli si perdona pure il fatto che pronuncia la frase che Charlton Heston riservava ai suoi aguzzini, ribaltata per gli umani ("Take your stinking hands off me, you damn dirty human!"). 
Fun Fact: Michael Clarke Duncan infortunato al ginocchio sul set, è stato portato dritto in ospedale, con tutto il costume addosso (storia vera).
Mark Wahlberg, l’uomo che alterna ottime prove a ruoli da scemone, qui è semplicemente perfetto nei panni dell’americano figo e palestrato che arriva a portare la democrazia ai selvaggi, solo che la trama è di una tale fastidiosa pochezza che il suo essere giusto per il ruolo, fa un giro completo su se stesso fino a diventare sbagliato. Perché, di fatto, siamo di nuovo di fronte alla solita parabola dell’eroe Yankee che guida la rivolta contro gli oppressori, tra il suo nome Leo che ricorda il leone Cristiano e il Dio scimmia Seamus, la critica sociale di Pierre Boulle e della saga originale si annacquano in una banalissima metafora Cristologica, che potremmo riassumere nella immortali parole di: America… FUCK YEAH!

"Sposami, facciamo tanti bambini americani insieme!".
L’idea di mostrare alcuni tick della nostra società, interpretati ed esasperati dalla comunità delle scimmie, è anche simpatica, ma occupa davvero pochi minuti, l’idea dell’uomo che balla mentre la scimmia suona l’organetto è un efficace ribaltamento, messo su più che altro a scopo “Risatone” che a vera critica sociale e questo spiega perché Paul Giamatti fa le faccine anche sotto la maschera.

"Ah non lo so, io sono qui solo per fare le faccette".
Sì, perché a Tim Burton e ai suoi sceneggiatori non frega nulla proseguire lungo il filone della saga originale che ha avuto alti e bassi bassissimi, ma non è mai stata anonima, questo film è un innocuo blockbuster uscito per altro in un mese in cui nessuno poteva avere il cuore leggero (Settembre 2001), a cui frega cazzi di fare critica sociale. Solo un umano al centro di uno scontro tra fazioni identico a quello di qualunque fantasy abbiate visto nella vostra vita. Se al posto di Thade ci fosse stato Gargamella e invece di Ari (Helena Bonham Carter identica a Michael Jackson come tutti Internet ha già fatto notare) ci fossero stati gli orsetti del cuore, sarebbe stato uguale, tranne il titolo, “Planet of the Care Bears”.

"Mi sa che ti sei calata un po' troppo nel personaggio Helena".
La totale assenza di passione per la saga è chiara dalla spudorata scena in cui Charlton Heston conciato da scimmia, viene chiamato a fare il verso alla frase finale del primo film, cosa sarebbe questo un omaggio? A me sembra un'enorme cazzata che forse avrei accettato in un altro film, ma non in questo, dove è evidente che a nessuno (Rick Baker escluso) freghi nulla delle scimmie e della saga originale, inoltre è impossibile non pensare ad uno spot dell’NRA nel vedere Heston che consegna un’arma a Thade cosa che, per altro, ha creato più di un problema etico a Tim Roth, fiero sostenitore del controllo delle armi (storia vera).

"Lascia che ti tolgano l'arma solo dalla tue fredde zampe morte...".
Alcuni costumi, come quello del Generale Thade, sono ben fatti, altri invece sono assurdi e molto poco funzionali. Mi spiegate che cacchio è quella conchiglia sulla testa dei gorilla? Inoltre, i pochi set realizzati, sono estremamente scenografici, ma davvero poco logici e funzionali quando ti soffermi a pensarci.

Potresti anche dire delle grandi verità, ma con quell'affare in testa è davvero difficile crederti.
Ad esempio, ho sempre trovato stupidissimo il fatto che la battaglia finale sia incredibilmente ben girata, da uno come Burton che non è affatto uno specialista del genere (anzi!), peccato che il super piano di Leo, di far saltare per aria la prima fila di gorilla, usando i razzi di Calima (ciò che resta della Oberon) sia cinematograficamente molto spettacolare, ma praticamente davvero stupido. Se Thade avesse fatto il giro lungo è attaccato gli umani dall’altro lato? Primi segnali della trasformazione di Burton da narratore ad arredatore di interni.

"Se li attaccassimo da dietro signore?" , "Soldato! Io farà di te un marines!".
Forse l’unica vera traccia di Tim Burton in questo filmetto scimpanzé che si finge gorilla di montagna, è il fatto che il cattivo rubi davvero la scena a tutti, in questo riconosco il regista che in “Batman Returns” (1992) rendeva il Pinguino e Catwoman i vero protagonisti. Il perfido Generale Thade di Tim Roth insieme al make up di Rick Baker sono davvero le uniche cose riuscite di questo film, ho sempre avuto una grande stima per Tim Roth e nemmeno questo film è mai riuscito a scalfirla, il fatto che il suo personaggio non muoia, ma resti intrappolato come un babbuino impazzito, è la prova che Tim Burton ha sempre avuto un occhio di riguardo per i suoi cattivoni.

"Era dalla prima volta che ti ho sentito rappare che sognavo di farlo!".
A questo proposito! Se t'impongono di fare un remake de Il pianete delle scimmie, vuoi non ficcarci dentro anche il twist finale per fare il verso al film del 1968? Leo riprende l’astronave dell’Lancilotto 008 arrivato sul pianeta Ashlar dopo di lui, Alt! Ma Leo non era partito all’inseguimento dello scimmiotto? Perché è arrivato prima? Un’altra partenza intelligente come quella di Brent? Non si sa, sappiamo solo che Leo torna a sulla Terra e, precipitando su Washington, scopre che il Lincoln Memorial ha il volto di un Ape Lincoln, invece che di Abe Lincoln (stesso gioco di parole di Anno 2670 per altro).

Ex presidenti scimmia defunti (occhio alle scritte sul muro dietro).
Ha ragione Tim Burton a dire che succedeva lo stesso anche al protagonista del libro di Pierre Boulle, ma lì era tutta satira, una critica sociale, in questo film, mancando completamente questo elemento tutto il castello di carte crolla e se Ashlar e la Terra sono due pianeti diversi, com’è possibile che l’evoluzione sia andata nella stessa direzione?

La verità è che il finale aperto è stato imposto dai volponi del ventesimo secolo, per tenersi la porta aperta per un seguito, provando a fare delle deduzioni: la tempesta magnetica funziona che chi entra per primo, esce dopo? Come dove lavoro io in pratica? Thade è arrivato sulla Terra aggiustando la nave di Leo? Che poi era il trucco usato da Zira, Cornelius e Zira per fuggire? Come hanno fatto le scimmie sulla Terra a diventare la specie dominante, effetti dell’arrivo di Thade? Ogni volta che ho rivisto questo film (troppe ve lo assicuro!) ho cercato spiegazioni che vi assicuro non ci sono, allora me ne sono data un’altra: hanno voluto mettere su una trama sconclusionata e piena di buchi, per rendere omaggio a quelle che Paul Dehn ha scritto per tutta la saga classica! Non ho altre spiegazioni!


Che poi io dico, non poteva usare la pistola e far durare il film dieci minuti?
Anche perché il seguito sognato dalla 20th Century Fox (PER FORTUNA!) non è mai arrivato, “Planet of the apes” è uno dei pochi casi che ricordo di film che incassa un botto di ex presidenti morti stampati su carta verde, ma la cui casa di produzione rinuncia a produrre in seguito per eccesso di critiche incassate, cose che capitano quando accadono cose come Tim Burton, che intervistato alla domande “Faresti mai un sequel?”, risponde cose come “Piuttosto mi getto giù dalla finestra” (storia vera).

Magari la finestra Tim, sarebbe stato meglio usarla prima, no non per buttarti giù, t’ho voluto troppo bene per augurati questo. Solo per aprirla, cambiare aria, far uscire questa puzza di cacca di scimmia e rinfrescarsi le idee, magari avresti cambiato l’andamento di tutta la tua carriera. Ah, non vuoi farlo Tim? Vuoi "re-immaginare" anche un romanzo di Lewis Carroll? Ecco bravo fai così, però prima apri lo stesso la finestra, questo è il periodo di migrazione dell’uccello Padulo.

26 commenti:

  1. Questo film è stato per me uno shock... come quando da bambino scopri che Babbo Natale non esiste, io con Planet of the Apes ho scoperto che Tim Burton non era infallibile. Tristezza infinita, perché già le scimmie erano nel mio cuore...

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    1. La prima crepa sul muro… Il fatto che dopo di questo, siano arrivati bei film, mi ha sempre fatto sperare nel classico caso di “passo più lungo della gamba”. Rivisto ora porta già tutti i segni delle future tragedie, rimpiango i tempi in cui la musa di Tim si chiamava Lisa Marie e non Helena Bonham Carter. Cheers!

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  2. lo vidi e mi ricordo pochissimo ma non ho un cattivo ricordo.

    caro cassidy questo è un filn su commissione.

    anche a tim burton piace avere la villa e perciò come diceva il grndissimo sergio corbucci".........non mi interessa passare alla storia ma passare alla cassa..................."

    grazie rdm

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    1. Per quanto io apprezzi il pragmatismo di Sergio, temo che non sia così semplice, fosse stato per soldi, avrebbe accettato di fare il seguito. Temo proprio che ai tempi fosse convinto di poter “Burtonizzare” anche le Scimmie, peccato sia scivolato su una buccia di banana ;-) Cheers

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  3. Aspettavo questo post da quando hai messo su questa rubrica e le attese non sono state deluse per nulla!
    Il film per fortuna l'ho visto una sola volta al cinema e poi mai più poiché ne ho un pessimo ricordo e non ho voglia di farmi del male inutilmente. All'epoca avevo una fotta incredibile perchè un regista sulla cresta dell'onda (Burton appunto) dirigeva un remake di un film cult, zeppo di attori famosi e con un budget stellare per gli standard canonici di Burton. Cosa poteva andare storto? Ogni tv, giornale e radio pubblicizzavano sta boiata ad ogni ora e ad ogni occasione e in quel periodo non avevo ancora l'idea dell'equazione: più pubblicità = più putt@nata. Alla fine fu un massacro. Non funzionava nulla di quel film tranne (mi fido di te, perché non me lo ricordo proprio come recitava) il cattivo Tim Roth. Buchi di sceneggiatura ovunque, scene sceme e inutili attaccate con lo sputo, agganci e rimandi della vecchia pellicola buttati nel cesso,... Tutto a caso. Ma il peggio del peggio è la totale mancanza di critica sociale in cui i film precedenti e il libro erano intrisi. Questo significa non aver capito manco per nulla lo spirito del "Pianeta delle Scimmie" e il tutto si è ridotto ad una mera operazione commerciale a stelle e striscie. Del finale con i poliziotti scimmia che arrestano il rapper-astronauta Marky Mark non dico nulla che è meglio.
    Ti dirò, tra i nomi dei registi che hai citato, forse i più improbabili (Von Trier e Stone) ci avrebbero ricavato un film che avrebbe incassato meno di zero, ma avrebbero rispettato al 100% i temi del libro. Avrebbe girato un film completamente diverso, cupo e pessimista, magari in soggettiva (tipo i primi minuti di "Strange Days"), dove un astronauta in fuga da una terra allo stremo, devastato da uomini ingordi e avidi, si ritrovava in un pianeta sconosciuto e vedeva con i propri occhi le bellezze di un pianeta rigoglioso e fertile. Ma lì le scimmie evolute sono le padrone assolute. E gli umani, schiavizzati venivano trattati come animali da soma, da guardia o da compagnia. Gorilla vestiti da SS nazisti (Von Trier non ci avrebbe dormito la notte per girare una scena così!) manganellano senza pietà gli umani ribelli e le scimmie pacifiste mentre il finale, assoluatamente provacatorio e impattante, avrebbe visto il Cristo Redentore brasiliano (al posto della Statua della Libertà) ma con le fattezze di una scimmia. Lì il protagonista si sarebbe suicidato. Boom! Scumunica dal Vaticano per i registi, polemiche assicurate ma impatto visivo e ideologico ancora più forte di quello originale. Avrebbero incassato due Lire ma la critica si sarebbe fatta le pippe per anni e il tono sarebbe stato molto pessimista ma decisamente più vicino al tema originale.

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    1. Ti ringrazio sono contento che l’attesa non sia stata vana ;-) Von Trier è un nome che ho aggiunto io per enfatizzare il concetto, per fortuna non è mai stato contattato, ma Oliver Stone si!
      Olivero avrebbe se non altro fatto un film politico/sociale, rispettando la natura del romanzo originale di Pierre Boulle, che poi davvero, bastava partire da lì per far bene. La versione da te descritta mi ha fatto pensare “Ecco un film così io lo guarderei” ;-)

      Se togli la critica sociale al pianeta delle scimmie, resta un generico Fantasy con gli scimmiotti, che poi è questo film, se non fosse per Rick Baker (e Tim Roth) davvero sarebbe TUTTO da buttare giù per lo scarico ;-) Cheers!

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  4. L'ho visto e l'ho rimosso...qualcosa vorrà dire???

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    1. Che i tuoi neuroni lavorano bene, che invidia, vorrei poterlo cancellare completamente anche io ;-) Cheers!

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  5. Davvero Tim s'è giocato tutto, dimostrando ai fan che non era vero che qualsiasi cosa toccasse si tramutava in oro...
    Dici bene: paradossalmente è meno fedele al romanzo questo finale che quello del 1968!

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    1. Sulla carta sarebbe lo stesso finale, ma se togli il messaggio sociale, crolla davvero tutto. A distanza di anni è ancora inspiegabile che Burton abbia deciso di fare questo film, forse voleva avere una scusa per fare il filo ad Helena Bonham Carter ;-) Cheers

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  6. A sto film non riesco a volergli completamente male.
    Cioe', l'ho visto una sola volta e non lo rivedrei neanche sotto tortura, pero' lo ricordo una visione piacevole.
    Sara' che a Burton riesco a perdonare quasi tutto (tranne Alice). Per dire, sono uno dei pochissssssimi che trova "La fabbrica di cioccolato" un mezzo capolavoro...

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    1. “La fabbrica di cioccolato” se escludiamo per un momento il mio (grosso) problema con Johnny Depp, è ancora tra quelli abbastanza validi di Burton, quel film però per me ha una grande colpa, alla fine i bambini, pesti e logori, escono vivi dalla fabbrica. Quelli del film originale con Gene Wilder? Sto ancora spettando di rivederli e controllo tutti i Natali per vederli uscire dalla fabbrica ma niente ;-)

      Questo pianeta delle scimmie, non lo rivedere, perché è il classico film che rivedendolo è impossibile non notare i difetti. Cheers!

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  7. Come non essere d'accordo! Non solo sulla carriera di Tim Burton (modestamente risollevata dall'ultimo "Miss Peregrine")ma su tutto il film in sè. La parte che ho preferito di più è stato forse l'arrivo della scimmia durante la battaglia; per quanto concerne il cast Tim Roth risulta effettivamente il migliore.
    Secondo me l'elmo lo usavano come calzante per mettersi i piedi finti da primate. Guarda, è proprio piatto in punta per passare sotto il piede! ;)

    Saluti!

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    1. In effetti pare molto più utile come "Calza zampe" che come elfo da guerra, me lo vedo Thade in mezzo alla battaglia come fa come in "Robin Hood un uomo in calzamaglia": Fermi tutti! Mi si è sfilata la zampa di scimmia! ;-) Cheers

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  8. Seguirò il consiglio di non rivederlo, visto che anche io non ne conservo un così pessimo ricordo. Il che significa che il dvd del film che ho in casa (accanto a quelli di Beetlejuice e della Fabbrica di cioccolato) è da considerarsi ormai privo di ogni qualsiasi utilità e funzione...

    P.S. Rece, come sempre, ottima e godibilissima!

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    1. Se può consolarti, li ho tutti e tre anche io, quello della "Fabbrica di Cioccolato" però è simpatico, ha la custodia color marrone che odora di cioccolato (storia vera), mentre quello di "Beetlejuice" è attivissimo, quello è ancora uno dei miei film di Tim Burton preferiti di sempre ;-) Grazie mille gentilissimo! Cheers

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  9. Al solito quando leggo i tuoi post ho sempre un sorriso sulle labbra perchè oltre ad essere scritti conn maestria, sono pervasi da una sottile sensazione , permettetemi di "presa per i fondelli"
    Non ho seguito la saga, quindi tutti i passaggi di regia e le loro conclusioni, mi piace molto la follia di Tim Burton e non sapevo neppure fosse il regista di quest'ultima saga. Così come mi piace Tim Roth.
    Sono allergica ai sequel, alle saghe, ai remake, quindi ricordo d avere solo visto la prima pellicola e mi fermo qui. Giudizio della prima? Mah, l'ho visto e basta, non mi ha lasciato quasi nulla...
    Al contrario il tuo post mi ha lasciato una sensazione di puro divertimento..
    Abbraccione amico mio e grazie!

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    1. Si in effetti avevo dei sassi nella scarpa da togliermi su questo film, quindi un minimo di presa per i fondelli non manca ;-) Ti ringrazio mi fa piacere che ti sia piaciuto! Cheers

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  10. Il peggiore della saga, per me anche peggio del secondo. Tim Burton toppa in maniera clamorosa

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    1. La penso esattamente come te, almeno il secondo aveva un finale cinico e nerissimo, questo è una robetta di poco conto. Cheers!

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  11. Visto da piccolo in tv e già all'epoca mi fece schifo :/ forse hai ragione, Tim (gli ho voluto bene pure io) dava i primi segni di cedimento...

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    1. Penso sia impossibile non aver voluto bene a Tim per il lavoro che ha fatto, è il responsabile di un infilata di titoli del cuore. Trovo drammatico (cinematograficamente parlando) che anche rivedere i suoi primi film ora, produca l’effetto collaterale “Ah che bei tempi!”. Cheers

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  12. Hai cavato il cosiddetto sangue dalle rape per riuscire a fare una recensione così articolata di questa "perla" di pellicola.
    Massima stima!

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    1. I film brutti richiedono il doppio del lavoro. Stima ricambiata, segue inchino semi marziale di ringraziameto ;-) Cheers

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  13. Tutt'ora non riesco a volergli male, nonostante sia un prodotto molto molto molto atipico.
    Non per Burton, perché alla fine penso che l'attoria sia un mix di gotico/ameritrash/horror, ma per molte scelte.
    Il finale, mi lasciò a bocca aperta.... Trasudò di anni 70!

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    1. Il finale visto come singola scena è anche bello e coerente con il libro, ma non ha senso nell'economia del film, penso sia quello il grosso problema. Cheers!

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