lunedì 31 luglio 2017

GLOW - Stagione 1: Doveva chiamarsi GLO (visto che manca il Wrestling)


Se per caso avete già visto su Netflix la quinta stagione di Orange is the new black, sicuramente l’addestrato paginone, vi avrà proposto alla voce “Potrebbe interessarti” anche la tanto strombazzata “GLOW”. Lottatrici di Wrestling donne? Il tutto ambientato negli anni ’80? Impossibile resistere!


Per altro, le reazioni in giro erano tutte tra il “Capolavorò!” e il “Non guarderò mai più altro con quei miei stupidi occhi dopo aver visto questo”, insomma, toni dimessi, degni dell’entrata in scena di un Wrestler, per capirci.

Boh, dai, schiaccio play, pronti via, scopro che la prima stagione di “GLOW” è composta da soli dieci episodi, per di più da trenta minuti ciascuno. Bene dai, una bella serie da bersi in scioltezza. Oh, ma sapete che ho fatto più fatica del necessario ad arrivare alla fine? Alcune puntate poi, malgrado il minutaggio più vicino a quello delle sit-com che delle serie drammatiche, mi sono sembrate a tratti infinite, spesso a metà episodio mi sentivo come se ne avessi già visti due di qualunque altra serie. Male, molto male!

L’idea di base è davvero ottima, ambientare il tutto negli anni ’80 non è solo una mossa paracula per sfruttare lo tsunami di malinconia per il decennio dei jeans a vita alta, trovata che, come altre serie Netflix hanno dimostrato, tende a sortire i suoi effetti presso il pubblico.


La reazione del pubblico, quando spuntano capigliature cotonate e jeans a vita alta.
Proprio negli anni ’80 il Wrestling dell’allora WWE ha raggiunto il massimo della popolarità ancora me li ricordo i pomeriggi passati a devastare le molle del lettone dei miei, zompandoci sopra esaltato dalle gesta dei lottatori, allora commentati in tv da Dan Peterson, oddio commentati, diciamo che lui blaterava cose, poi si metteva a discutere in solitaria con se stesso sull’interessantissimo (si fa per dire) sistema di codici postali degli Stati Uniti. In pratica, quello che fa ancora oggi quando “commenta” il basket su Sportitalia.

Inoltre, è brillante anche l’idea di sfornare un’altra “Drammedy” con protagoniste donne, sulla falsa riga proprio di “Orange”, peccato che la mossa di sfornare uno “Stranger Orange” non abbia funzionato e le lottatrici di GLOW, purtroppo, non colpiscono duro come avrebbero dovuto.

Peccato, perché le protagoniste sono un gruppo di totali “Outsider” (per dirla all’americana) guidati da un altro disallineato totale, il regista di B-Movie di culto come “Gina the machina” e “Blood Disco” (che forse sarebbero risultati più interessanti della serie, se solo esistessero) Sam Sylvia, interpretato da un azzeccato Marc Maron con occhiale alla Stan Lee.


Come passare dagli eroi in tutina di Stan Lee, alle eroine (sempre in tutina) del wrestling.
Per trovare i fondi per il suo prossimo film, Sylvia accetta di dirigere un programma tv da mandare in onda nella fascia per famiglie del sabato mattina, ma il nostro è piuttosto estroso e sogna in grande, sogna proprio delle Gorgeous Ladies of Wrestling, che risplendano truccate, cotonate e in costumi appariscenti.

Ho trovato molto azzeccato il fatto che le protagoniste siano proprio donne, che la società vorrebbe vedere al massimo ad allattare bambini, oppure a ricoprire ruoli minori in film, perché tanto i personaggi interessanti vengono affidati tutti ad attori veri, tipo Steve Guttenberg, no io dico: Steve Guttenberg.

Messa in panchina da quel ricciolone di Steve Guttenberg, colpo basso.
In questo senso, l’attrice drammatica Ruth Wilder (Alison Brie che mi ricorda che un giorno dovrò anche vedere “Community”) che si ritrova a studiare le mosse di Hulk Hogan e Ric Flair, oppure la bionda Debbie Eagan (Betty Gilpin) che scopre che il Wrestling è l’equivalente maschile delle soap opera: stesse trame, ma con in più i pugni, sono le perfette rappresentanti dell’altra metà del cielo, spesso messe alle corde dalla società.

Ho trovato molto sensato che la serie parta dall’allenamento, perché nessuna delle signore conosce il Wrestling, figuriamoci come praticarlo, un espediente che serve a presentare anche al pubblico una specialità che per essere praticata richiede parti uguali di impegno in palestra e talento d'intrattenitore.

"Ah quindi il wrestling non sarebbe uno sport vero?".
Il Wrestling per queste donne diventa l’occasione per riprendersi il loro corpo ed utilizzarlo per qualcosa che non fosse una precedente imposizione della società, un modo per essere davvero “Gorgeous” e ribadire il proprio ruolo nel mondo, perché essere femministe non vuol dire per forza smettere di essere femminili, ma poi io di che parlo? Io ho il pene, sono il meno adatto al mondo a parlare di femminismo.

Comunque la più spassosa è Britannica, con il suo rap in finto accento Inglese.
Allora parliamo di questo (del femminismo, non del mio pene), il problema di “GLOW” diventa proprio questo, un tentativo di far diventare centrali nella storia le trame e le sottotrame delle aspiranti lottatrici, allunga il brodo di una serie che sembra dimenticarsi che quando hai già le “Gorgeous Ladies”, ad un certo punto dovresti fare anche il “Wrestling”.

La Ruth Wilder di Alison Brie è sfigata, ma non in un modo che ti fa davvero patteggiare per lei, mentre la Debbie Eagan di Betty Gilpin (l’unica che ha davvero il fisico per risultare credibile come lottatrice), tutto sommato malgrado le sfighe non mi ha convinto molto, per usare il vocabolario del Wrestling interpreta una “Face”, ma ha la faccia di una “Heel”.


Chissà cosa penserebbero Rocky e Ivan Drago di tutto questo.
Il resto dei personaggi riescono ad essere davvero caratteristici solo quando abbracciano la loro identità da lottatrici, non credo sia un caso che per buona parte della stagione, l’unica che resta impressa è la donna-lupo, di cui però sappiamo poco o nulla, se non che ha la fissa di conciarsi come beh… Una donna-lupo.

Grossomodo questa è tutta la caratterizzazione del personaggio.
Il cast inizia a diventare caratteristico quando adottano le identità di Fortune Cookie (interpretata dalla da Ellen Wong di The Void), Welfare Queen, oppure Vicky the Viking, per altro incredibilmente simile a Terry Gilliam nella sua comparsate vichinghe del Flying Circus.

Alison Brie nei panni della cattivona comunista Zoya the Destroya è assolutamente fantastica, sembra la mamma di Yuri Boyka, ogni volta che Alison Brie mette su quel finto accento russo, la serie migliora di due o tre punti percentuali!


Niente, finisco sempre a fare il tifo per i russi che vi devo dire?
Non è un caso se gli episodi migliori della stagione, siano quelli dove il Wrestling è davvero protagonista, come l’episodio 1x07 (per altro dedicato alla memoria del mitico Chavo Guerrero Sr.) dove Zoya e Liberty Bell si allenano con il più classico dei training montage musicali, oppure l’ultimo episodio, dove finalmente vediamo lo spettacolo vero e proprio, verrebbe da dire che era pure ora!

Si spera che per l’eventuale seconda stagione, di vedere solo Zoya e tanto Wrestling, perché davvero ne abbiamo visto troppo poco per divertirci sul serio.

Intanto, vi consiglio altri post legati a GLOW, quello del Cumbrugliume e Non quel Marlowe!

18 commenti:

  1. Alla fine anche nella vera GLOW il wrestling passava (soprattutto all'inizio) in secondo piano, quindi ho trovato giusta la scelta di partire dai personaggi. Mi è sembrata una serie a sviluppo lento, non a caso l'ho paragonata a Orange is the New Black... anche lì c'è una "face" (Piper) che sopporto a fatica, e tanti personaggi di contorno che via via diventano più interessanti. Mi aspetto una seconda stagione con tanti retroscena e qualche flashback... eppoi devo ammetterlo, mi basta Allison Brie che declama "I AM ZOYA THE DESTROYA!" per essere contento come un bambino :D

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    1. Anche secondo me è una serie che uscirà fuori sulla lunga distanza, volevo sottolineare come però la prima stagione non mi è parsa il “Secondo avvento” televisivo che tanti hanno descritto.
      Giustissimo partire dalle protagoniste, che non sanno nulla di Wrestling e imparano ad apprezzarlo trasformandosi nei loro personaggi, infatti una buona fetta del cast, esce dall’anonimato proprio quando inizia ad assumere un identità da lottatrici.

      Alison Brie è fantastica, quando si inventa Zoya la serie sale sulla terza corda ;-) Spero ripartano da qui per la prossima stagione. Cheers!

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  2. Mah... Non so cosa pensare. GLOW mi attira zero e, come spesso capita, magari lo recupero fuori tempo massimo pentendomene. Gli anni '80 sono la moda del momento e sono pure un mio "punto debole" perché avendoli vissuti (poco...) li adoro (dico solo che "I Ragazzi della Terza C" sono un mio cult assoluto e STRANGER THINGS e SAN JUNIPERO li riguarderei in loop costante.). Ma non vuol dire che tutto quello che fanno adesso sugli anni '80 lo prendo a prescindere come oro colato. Usare il wrestling femminile (!!!) per farci una serie ambientata in quel periodo a naso mi sa da "raschiamo il fondo del barile". Posso sbagliarmi per carità, ma a parte qualche recensione entusiasta io ne ho lette parecchie come la tua. Diciamo che da quanto ho letto qua e là GLOW non è il capolavoro assoluto tanto strombazzato.
    Se poi alla prossima stagione tirano fuori il capolavoro assoluto mi cospargo il capo di cenere più che volentieri.

    Ah, dimenticavo! Ieri non ho avuto un attimo per commentare ma ti faccio i complimenti per il tuo articolo su Romero che hai scritto su The McGuffin.

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    1. In effetti la nostalgia degli anni ’80 va forte, questa serie se non altro ha una sua logica ambientarla in quel decennio, poi beh, anche io voglio vedere la prossima stagione di “Strambe Cose” poco ma sicuro ;-) Mi dà l’impressione che dalla stagione due in poi, potrebbe diventare una serie molto migliore, per assurdo ho iniziato a divertirmi sul serio, solo all’ultima puntata ;-)

      Ti ringrazio gentilissimo! Il prossimo giro di pezzi su zio George sarà qui sopra però ;-) Cheers!

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  3. A me invece ha gasato parecchio.
    Sarà proprio perché c'è poco wrestling. :)

    Zoya the Detroya rules!

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    1. Ho iniziato abbastanza forte, mi sono smontato, mi sono ripreso verso il primo combattimento e il primo allenamento, poi mi sono di nuovo smontato, e ho terminato bene sull’onda dell’entusiasmo l’ultima puntata. In pratica più che guardare una serie tv, è stato un match di Wrestling ;-)

      Zoya è la numero uno, voglio la stagione due dedicata tutta a lei ;-) Cheers

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  4. Grande delusione: è stata una faticaccia arrivare a 10 puntate ma ero troppo curioso di vedere come finiva. E non mi considero soddisfatto. Diciamo che ha una trama da miniserie in due puntate allungata a 10: l'unico personaggio sempre presente è la noia!
    Se ingaggiano un vero sceneggiatore magari vedo la seconda stagione...
    Ah, avendo io vissuto pesantemente gli '80 (sono del '74) non li rimpiango affatto: la moda era di una bruttezza epocale e questi film nostalgici la stemperano tantissimo! Curiosamente la moda di fare dell'ottimo cinema non è stata ripresa...
    "The Community" te lo consiglio di cuore, ci sono delle puntate all'inizio in cui griderai al capolavoro... e subito dopo piangerai per come è crollato tutto. È la serie con più occasioni mancate di sempre, oltre che credo l'unica ad avere tra i protagonisti un musulmano dichiarato. (Che conquista il pubblico perché non fa nulla che ricordi la sua fede!) La puntata del paintball però rimarrà negli annali come il miglior episodio mai trasmesso al mondo! ^_^

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    1. Non sei il primo che mi parla di questa famigerata puntata del paintball, io ancora mi ricordo quella di “Spaced”, quindi parto già ben predisposto, dovrò fare un recuperone anche di "The Community" ;-)

      Concordo, gli anni ’80 sono diventati idealizzati nell’immaginario, purtroppo non abbiamo ripreso la buona abitudine di quel decennio, ovvero fare bei film, capaci di sopravvivere nel tempo più di due settimane, e aggiungo anche con il giusto livello di violenza che (nella finzione) non guasta mai.

      Incredibile che abbia faticato così tanto a vedere dieci episodi da 30 minuti l’uno, mi ha fatto arrivare alla fine solo Zoya (mitica!), una serie con prospettiva per la prossima stagione, la prima mi aspettavo di meglio. Cheers!

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  5. Non ti nego che mi ha divertito... Pensavo molto peggio.

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    1. In certi momenti anche a me, ma due mezzi episodi (forse tre) su dieci, è stato un po' pochino, spero meglio per la prossima stagione, le prospettive ci sono ;-) Cheers

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  6. Io con GLOW ho un problema serio perché oltre che essere un fan di wrestling, io sta disciplina la pratico pure da diversi annetti. Ora, senza stare a dilungarsi che non è il caso, il modo in cui viene raffigurato la costruzione, l'allenamento ed in generale il "wrestling" è meraviglioso e mi sprona a guardare le puntate. La definitiva prova che il wrestling ormai andrebbe raffigurato in altro modo per riportarlo sotto gli occhi delle persone. Il problema, come fai notare te, è però il resto. Una soap che risulta abbastanza ridondante e ben poco originale, ma soprattutto che occupa un minutaggio eccessivo, al punto che persino io più di una puntata alla volta non riesco a vederla.
    Mi trovo quindi impossibilitato a dare un giudizio definitivo perché sa da una parte una scena con un Morrison che dice di "colpire" la corda (hit the rope) mi fa sorridere perché mi ricorda quando i miei allenatori dicevano la stessa identica cosa (anche perché nel wrestling vi è un linguaggio universale per molte cose così da permettere ad atleti che magari non parlano una lingua diversa dalla propria di capirsi), dall'altra ammetto che per venti minuti su trenta spesso mi sarei sparato nelle parti basse dalla noia e dalla scontatezza di quanto viene mostrato.

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    1. Le parti dedicate al wrestling mi sono sembrate accurate, parlo da profano, perché mi piace guardarlo ma non ho mai praticato, in effetti si capisce che davanti alle protagoniste si apre un mondo a loro del tutto nuovo, purtroppo le parte dedicate al wrestling sono troppo poche!

      Probabilmente nella stagione due vedremo più combattimenti, ma rischiamo di perdere il punto di vista di chi si avvicina alla specialità, che poi è anche il modo migliore per mostrare lo sport come lo vede chi lo pratica e non chi lo guarda in tv distrattamente. Insomma adesso che abbiamo le Gorgeous Ladies, mettiamoci un po’ di wrestling grazie ;-) Cheers

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  7. Sono al quinto episodio e finora la sto trovando solamente carina ma non il capolavoro tanto sbandierato..

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    1. Tieni duro, vale la pena arrivare fino alla fine per vedere Zoya al suo meglio ;-) Cheers

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  8. Ma io adesso voglio sapere cosa dice Dan Peterson sui codico postali! Parla abche di quello di Chattanooga?

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    1. Ah guarda chiedi alla persona giusta, perché tra il wrestling da bambino e il basket da sempre, ormai mi sono fatto una cultura. A parte il fatto che gli americani stanno in fissa con codici postali e prefissi telefonici di zona, ne fanno una questione di appartenenza. Dan Peterson, che da quanto ricordo è sempre stato anziano, evidentemente sta sveglio la notte a studiarseli, quindi invece di commentare le azioni, ci ricorda i prefissi e i codici di Chicago, che però sono diverso da quelli di New York, che però sono diverso da quelli della California e via così per ore.

      A Chattanooga (Tennesse) gli va male perché non hanno una squadra di basket, ma probabilmente per Dan Peterson è il numero 1 ;-) Cheers

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    2. Ahahh, ma come non hanno una squadra di basket?? Allora lui era lì solo per sbevazzare tè insieme alle bionde??

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    3. Mi spiace che tu lo scopra così da me, ma tira più una bustina di tè che una palla da basket. Cheers

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