venerdì 21 luglio 2017

Cosmopolis (2012): Guardo il mondo da una Limò mi annoio un po'


Troppo facile scrivere solo dei capolavori, il bello di trattare la filmografia di un regista è anche questo: affrontare di petto i titoli più controversi, come quello di oggi protagonista della rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!
State tenendo il conto? Se facendo storcere il naso ai puristi, teniamo conto anche di un fumetto, sono stati ben sei i titoli che Davide Birra ha tratto da romanzi, alcuni anche incredibilmente complicati come Il pasto nudo, oppure dal contenuto estremo come Crash, quindi il nostro Canadese ha dimostrato di non avere paura di affrontare le sfide, “Cosmopolis” di Don DeLillo rientra decisamente in questa categoria.

Considerato una satirica anticipazione della disastrosa piega presa dall’economia mondiale, il romanzo di DeLillo è un interminabile flusso di coscienza del protagonista che molti hanno paragonato ad un altro libro semplice semplice, l’Ulisse di James Joyce, anche solo per l’ambientazione racchiusa nello spazio di una giornata.

Un romanzo verboso, anzi estremamente verboso che David Cronenberg ha trasformato in una sceneggiatura nel tempo tecnico di sei giorni (storia vera), non è complicato capire come, di fatto, il Canadese ha riportato intere porzioni di dialoghi presi dal libro, montandoli insieme cronologicamente, proprio come il film è stato girato, chiamando sul set gli attori (la maggior parte canadesi, fateci caso) nell’ordine in cui nel film compaiono.


I titoli di testa quasi in stile Jackson Pollock del film.
Non è nemmeno difficile comprendere perché il romanzo abbia attirato l’attenzione di Cronenberg. Al suo interno ci sono tanto di quegli elementi tipici del cinema di Davide Birra, da sembrare fatto dal sarto per lui, per assurdo, per registi estremamente riconoscibili, questi sono proprio i film più difficili da dirigere, in cui è difficile spiccare, il cinema è pieno di esempi di questo tipo.

Ora ve lo dico subito: “Cosmopolis” mi fa arrivare ogni volta ai titoli di coda sui gomiti, fin dalla prima volta che vidi il film in sala nel 2012. Nel film parlano, parlano parlano e poi ancora parlano, il personaggio di Robert Pattinson non sta zitto nemmeno mentre fa sesso o quando mangia (due attività che fa piuttosto spesso nel film), quindi non mi sentirete mai consigliare questo film con entusiasmo e pacche sulle spalle, però non riesco a considerarlo così disastroso come la maggior parte del pubblico (anche comprensibilmente) lo considera, è molto lontano dall’essere un film riuscito, ma lo trovo molto più gustoso, sanguigno e in linea con la volontà di produrre arte provocatoria di Cronenberg, rispetto al suo predecessore A dangerous method che, in ogni caso, condivide con questo titolo il difetto di una parlantina fuori controllo.


"Ho visto un ratòn nella laguna" (Cit.)
Nel corso di una carriera lunga quasi quarant’anni, il virus del cinema di Cronenberg si è evoluto sacrificando le mutazioni esteriori a favore di quelle interiori, trovo significativo che i suoi film meno riusciti, siano quelli dove il numero di parole aumenta, proprio perché Cronenberg ha sempre trovato il modo di mostrare anche il non mostrabile (la telepatia di Scanner, e la follia in Spider) piuttosto che descriverlo.

Detto questo (per stare in tema di gente che parla troppo…), “Cosmopolis” ha in sé tante di quelle possibili chiavi di lettura che a volerle analizzare tutte, si rischia di risultare più verbosi di Eric Packer, il giovane miliardario capace di creare dal niente un impero economico gigantesco che dopo aver sbagliato una previsione azionaria, fa i capricci e decide che deve andare a farsi sistemare un taglio di capelli già perfetto.

A niente valgono i sensati avvisi della sua guardia del corpo Torval (Kevin Durand che passerà dai ratti di questo film ad acchiappare topastri e Vampiri in The Strain) che magari attraversare da capo a capo una città paralizzata dalla visita del presidente, mentre c’è in giro un assassino che ha minacciato di morte Packer, non è una grandissima idea. Ma se per vostra sfortuna avete frequentato capi di azienda, allora sapete che sentendosi tutti re del mondo, è difficile farli ragionare, quindi al grido di “Il presidente di che?” (Cit.) si parte tutti alla volta del barbiere.


"Dimmi un po' Twilight, non sarò mica qui per dare ancora la caccia ai topi vero?".
La “Strech”, la limousine bianca di Packer, oltre ad assecondare la passione per i motori di Cronenberg, trasforma il protagonista in un ibrido uomo macchina del tutto Cronenberghiano, il riccone ci fa di tutto in questa macchina: riceve gli ospiti, mangia, ci fa sesso, mangia ancora un po’, si fa fare una visita alla, ehm, prostata, addirittura ci piscia dentro grazie ad un apposito gabinetto a scomparsa, un ufficio, una casa e un grembo su ruote da cui non sente ragioni.

La critica al capitalismo è chiara come il sole, per le strade i rivoltosi, profeti di una nuova economia nata dalla rovine di quella attuale in cui il topo diventerà l’unica moneta e la frase che passa sui maxi schermi “Uno spettro si aggira nel mondo, lo spettro del capitalismo” è un ribaltamento di quanto affermato da Karl Marx nel manifesto del partito comunista.

Cronenberg utilizza ancora l’arte per provocare, la mutazione dei personaggi è stata avviata dal denaro e nel film si succedono uno dopo l’altro alla corte di re Packer i personaggi che tengono le mani sul volante del mondo, dei ventenni esperti di finanza informatica (qui rappresentati da Jay Baruchel), ma anche assatanate consulenti di economia come Juliette Binoche che non trova resistenze nel ripassarsi Packer, ma vigliacca se riesce a capire se per lui esiste una differenza tra un dollaro, o un milione di dollari.


Fun fact: Giammatti (USA), Pattinson e Morton (UK) e Juliette Binoche (Francia) gli unici stranieri in un cast tutto... Canadese.
Eric Packer è guidato dagli appetiti, al pari dello Jung di Michael Fassbender del film precedente, passa il tempo a mangiare, tra colazioni, pranzi, noccioline sgranocchiate e amanti con cui intrattenersi, ma il tutto senza alcuna emozione, distaccato come solo uno che possiede già tutto può essere. L’unica a smuoverlo un minimo è la sua nuova mogliettina che lui vorrebbe tanto portarsi a letto, ma non riesce nemmeno a far salire sulla sua Limousine (infatti è sempre lui che va dai lei, costretto ad uscire dal suo grembo sicuro), ovvero Elise Shifrin, interpretata dalla biondissima Sarah Gadon, al secondo film con Cronenberg e algida il giusto per essere perfetta per il suo cinema, sembra la figlia della bionda di ghiaccio di Crash.

"Ne abbiamo fatta una sì, ma la seconda colazione?" (Cit.)
Ve lo ripeterò fino alla morte perché è IL difetto del film: “Cosmopolis” risulta troppo parlato anche quando il mito di Packer, il cantante rap Brutha Fez, una specie di immaginario Tupac Shakur muore e il suo funerale diventa una celebrazione popolare roba che nemmeno l’esposizione della salma di Alberto Sordi, per capirci. Infatti, qui parte la nenia (perché definirla canzone non riesco) “Coming from the streets to Meccaaaaaaa” che ve lo dico: vi farà due maroni così, mettetevi l’anima in pace.

La morte del suo mito è la scintilla che spinge Packer ad uscire dal grembo sicuro della sua stretch, infatti dopo aver seminato in giro giacca e cravatta, appena fuori si becca pure una tortata in faccia dal pasticcere terrorista (interpretato da Mathieu Amalric) specialista in personalità di spicco ricoperte di crema, ogni riferimento a cose, persone o Bill Gates farciti è puramente voluto.


Peter Venkman lui lo avrebbe chiamato "l'inzaccheratore".
Sconvolto esternamente nel look e internamenti dalla mutazione in atto, Packer è lo spettro che si aggira, lo spetto del Capitalismo che non è più il faro splendente, il punto di riferimento di tutti quanti, ma è sempre più male in arnese e meno scintillante. A questo punto pur di smuoversi dalla sua apatia, è disposto anche a sfidare apertamente il suo assassino, per scoprire che poi non è poi tanto diverso da lui.

Da una parte abbiamo Packer, giovane e affascinante (anche se piuttosto stropicciato) capo di industria, l’uomo che decide del destino di tanti rappresentante del capitalismo, in pratica il famoso 1%. Dall’altra Benno Levin (Paul Giamatti, intenso in una scena complicata), di sicuro né giovane né bello, simbolo di chi il capitalismo lo subisce, il restante 99%.


"...He got a gun shot a night clerk now they call'm Johnny 99" (Cit.)
Il loro scontro verbale è I-N-F-I-N-I-T-O, dura la bellezza di venti minuti (20, due zero, venti!), ad un certo punto Cronenberg li mostra dai due lati di una tendina chiusa, come se fossero in un confessionale e il finale, come spesso accade nel cinema di Cronenberg, ci lascia in sospeso, cosa farà Benno? L’uomo che si è rivolto a Packer (il capitalismo) sperando di essere salvato? Non è dato saperlo e dopo 105 minuti di infinito chiacchierare, capisco anche che il pubblico avrebbe gradito un finale più netto di così, o lo sparo di Benno anche solo per far star finalmente zitto Packer!

Molto simile alla tendina di M. Butterfly che divideva i personaggi.
Quando supera i 90 minuti di durata e apre la diga dei dialoghi, Cronenberg non sforna certo i suoi film migliori, nella mia classifica personale insieme ad A dangerous method sono i fanalini di coda dalla filmografia del mio secondo Canadese preferito, questo è poco sopra perché la messa in scena è ottima, dalle musiche del fidato Howard Shore alla fotografia, basta un fotogramma per capire che questo è un film di Cronenberg, di sicuro non visivamente banale come il precedente, ma bisogna armarsi di santissima pazienza per digerire tutto quella montagna di chiacchiere.

Alcuni passaggi già presenti nel libro, purtroppo sullo schermo sembrano quasi auto citazioni di Cronenberg a se stesso, tutto il discorso sulla prostata asimmetrica, oppure il fatto che Packer si mette a parlare con la sua pistola (“Nancy Babich”) hanno il fastidioso effetto di sembrare quasi uno scimmiottamento, degli omaggi forzati ai suoi film del passato, che aggiungono pochino alla trama.


I personaggi di Cronenberg sono sempre imprevedibili quando hanno una pistola in mano.
In generale, poi, non si tratta nemmeno del miglior adattamento di un romanzo mai fatto da Davide Birra, in “Cosmopolis” ci sono troppi dialoghi che se sacrificati avrebbero solo migliorato il film, ma c’è comunque tanto buon cinema qui dentro. La scena in cui i manifestanti imbrattano la Stretch di Packer, cercando di darle il giro, mentre lui dentro, continua senza affatto scomporsi a parlare con un'altrettanto glaciale Samantha Morton, penso che sia ancora oggi la miglior metafora vista al cinema di recente di quanto chi comanda, sia insensibile ai bisogni e alle urla di disperazione del popolo sottostante.

Grossi METAFORONI mandati a segno.
Trovo significativo il paragone (Ciao Pike!) con un altro film uscito nel 2012, “Holy Motors” di quel discreto matto di Leos Carax, in entrambi i film il protagonista si muove in Limousine, solo che qui Packer si aggira tra le rovine di un mondo che sta iniziando a crollare a pezzi, mentre in “Holy Motors” il disastro è già avvenuto, eppure quando Packer si chiede dove vanno le Limousine quando di notte non girano più, mi è impossibile non pensare alla scena finale del film di Carax.

Il deposito della stretch, dell'ultima scena di "Holy Motors".
Quando nel 2012, scoprì che il protagonista del nuovo film di David Cronenberg, sarebbe stato il “Vampirla” di “Twilight” oh! Non vi dico che gioia! Mamma mia com'ero felice voi non potete capire! Ve lo dico chiaramente: a me “Twilight” piace, è la mia saga comica preferita di sempre, solo Abrahams e Zucker mi hanno fatto fare le risate che mi sono fatto con “Tu hai l’aids”. Ad una prima occhiata un Robert Pattinson ancora scintillante e con le ragazzine urlanti ad inseguirlo, è una scelta di casting suicida, eppure ha avuto ancora una volta ragione David Cronenberg, perché Pattinson è perfetto.

Eric Packer non è certo un personaggio positivo, quindi il fatto che Pattinson molto probabilmente vi stia sui maroni aiuta moltissimo a renderlo credibile nel ruolo, di fatto è molto più vampiresco qui, uno sfruttatore capitalista per cui potrei scomodare una citazione anche al mio Canadese preferito, zio Neil Young quando cantava “Vampire Blues”. Qui Robert Pattinson ha staccato con il suo ruolo più famoso, in misura minore a quanto fatto da Viggo Mortensen, se l’ex “Vampirla” ha sfornato ottime prove in film come “The Rover” (2014), in tutta risposta dovrebbe spedire un cestino di Natale a casa Cronenberg ogni 25 Dicembre.


Sembra più un vampiro qui che nei in tutti i (15 o 16) "Twilight" precedenti.
“Cosmopolis” ha degli enormi difetti di ritmo e risulta un adattamento troppo fedele al libro per funzionare davvero sul grande schermo, eppure in tutto quel “Bla Bla Bla” Cronenberg scalcia e la costante è il pessimismo del regista, ma se l’andazzo dell'economia mondiale continua ad essere questo, vuoi vedere che un giorno scopriremo che Cronenberg aveva ragione e non solo sul casting del film?


Prossimo capitolo della rubr… Oh, cacchio, ma siamo già alla fine!? Come passa il tempo quando ti diverti! Se avrete voglia, tra sette giorni qui, per l’ultima di campionato. 

22 commenti:

  1. L'ho visto solo una volta quando passó su Sky e... Mi addormentai! Non sono riuscito a tenere gli occhi aperti e un paio di volte mi é calata la palpebra. Zero ritmo, zero guizzi. Solo metafore (fatte benissimo per carità!) e un gran parlare. E poi parlare. E ancora parlare.
    Se questo film non fosse di Cronenberg ma di un tizio canadese qualunque non avrebbe neanche senso citarlo o analizzarlo, ma essendo del buon David l'unica cosa buona da fare é cercare sotto la superficie buia e pessimista un secondo livello di lettura, cosa che hai sottolineato nel post. Ma le metafore e le inquadrature di Crononeber non salvano un film pesantissimo e, ahimè, insufficiente.

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    1. L’eterno blaterare dei personaggi lo affosserà per sempre questo film, devo averlo visto tre o quattro volte, ed ogni volta mi tramortisce di parole. Purtroppo è anche vero che a voler cercare, si potrebbero trovare nel film mille riferimenti agli altri titoli di Cronenberg, molti sarebbero delle forzature, accanimento terapeutico da appassionati.

      Eppure il film ha un certo fascino secondo me, siamo nella parte bassa della classifica generale dei film del Canadese, ma è comunque estremamente coerente con la sua filmografia, è impossibile amarlo per i difetti, ma non riesco comunque a volergli male, anche perché non credo che un altro sarebbe comunque riuscito a dirigerlo ;-) Cheers

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    2. Sono un testone e pure un cogli@ne così faccio la rima. Stamattina per una serie di motivi che non ti sto a spiegare mi sono ritrovato bloccato a casa senza poter/dover fare nulla dalle 9 alle 12.30 e visto che hai postato "Cosmopolis" e l'ho commentato lapidandolo sotto ad una montagna di merd@ cosa ho ben pensato di fare? Riguardarlo! In streaming (per altro di ottima qualità...) naturalmente.
      Visto con occhio diverso dato dalla seconda visione e dalla lettura di un po' di articoli (compreso il tuo post odierno), ho leggermente cambiato idea sul film. Non lo promuovo perché la lungaggine delle chiacchiere è oggettiva e alcune parti sono moooolto noiose. Ma sotto alcuni punti di vista il film anticipa di molto la caduta dell'economia e l'odio che si ha oggigiorno nei confronti dei ricchi e dei potenti. Tutte le metafore presenti a partire dal ratto, ma anche la limousine come "bolla" che protegge i ricconi da noi poveracci, la loro indifferenza, l'asimmetria di Pattinson (prostata e capelli),... Tutto è molto ben comprensibile, quasi ovvio, e Cronenberg ha fatto il suo solito lavoro con metamorfosi (la più evidente è lo sparo sulla mano), paradossi e, appunto, metaforoni. Diavolo di un canadese! Non promuovo il film ugualmente ma non è così male come me lo ricordavo. Paradosso su paradosso, sai cosa mi ha ricordato questo film? "The Neon Demon" di Refn. Sono complementari come lo yin e lo yang. Colori cupi e bui contro neon e fluo, chiacchiere a iosa contro silenzi eterni, un Pattinson luciferino e oscuro da una parte e una Fanning angelica e solare dall'altra. I messaggi sono diversi ma mi è venuto istintivo assorciarli come due facce della stessa medaglia. Sono pazzo?
      Resta un ultimo dubbio: Pattinson. Non ho mai visto TWILIGHT e non mi pare di aver mai visto un suo film (a parte Harry Potter). E' bravissimo come attore? Talmente bravo che da fare un "impermeabile" figlio di putt@na, misuratissimo, apatico e del tutto privo di emozioni, oppure la sua prova "fa il giro doppio" e non è Pattinson che interpreta nessuno. E' proprio lui un cane di attore! E fare il "pesce lesso" gli viene naturale.

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    3. Niente cosa devo dire, applausi a scena aperta, ti meriti una birra perché uno che legge, va a rivedersi il film e poi ritorna a commentare è veramente degno di ammirazione, hai vinto tutto! :-D

      Mi fa piacere che tu lo abbia un po’ rivalutato, io stesso non riesco a promuoverlo completamente ma non è affatto il disastro di cui si parla, le parti noiose ci sono, ma per me il film è micidiale nell’anticipare i nostri (brutti) tempi, e coerente con la filmografia del regista più coerente del mondo, il che non è affatto poco. Ogni volta che lo rivedo mi annoio (come Packer che guarda il modo dalla sua stretch) eppure mi affascina.

      Il paragone con “The Neon Demon” ha un suo perché, forse anche per una certa estetica da luci asettiche, mi sono ritrovato a pensare al film di Refn mentre rivedevo “Maps to the stars”, quindi si vede che aleggia nell’aria ;-)

      L’annoso problema Pattinson, ti offro due alternative, la prima: Cronenberg capisce che quella faccia da pesce lesso che si chiama gli schiaffi è perfetta per Packer e quindi la sfrutta, oppure il ragazzo con i ruoli giusti funziona, in “The Rover” ho trovato che fosse molto bravo. Cheers!

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    4. Beh, ma in fin dei conti i post del tuo blog e le chiacchiere tra di noi servono anche a questo.
      Segno la birra... Grazie!

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    5. Si sono perfettamente d’accordo, segna segna così non mi scordo ;-) Cheers!

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  2. hai sentito di chester bennington?

    quest'anno le superstar della musica sdanno

    buon wek end

    rdm

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    1. Letto ieri sera la notizia, ci sono rimasto di sasso. Sono al lavoro su un piccolo post, buon week end anche a te. Cheers!

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  3. Onore (si non sono impazzita) a Pattinson che con coraggio estremo si carica sulle spalle l'intero film...ma personalmente l'ho trovato insopportabile, noiosissimo e verboso oltre ogni limite.

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    1. Palle enormi per Cronenberg, prendere il divo preferito dalle ragazzine, e trasformarlo in un attore, confermando il suo talento nel gestire gli attori. Prima Pattinson mi sembrava un cretino, con questo film ho cambiato idea su di lui.

      Detto questo l’eterno cianciare del film è indifendibile, il materiale di partenza era complicato, il risultato non riuscito, quando mi capita di rivedere il film, ci trovo dentro tante cose veramente ottime, tra un dialogo infinito e l’altro. Cheers!

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  4. Molti miei amici lo hanno osannato all'inverosimile.
    Io mi sono semplicemente annoiato :I

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    1. Non credo sia da asonnare, ha i suoi momenti, ma anche tanti tanti momenti di noia, merita vederlo, ma si arriva stanchi ai titoli di coda. Cheers

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  5. Ma sai che non ricordo d'aver mai sentito nominare questo film???? Possibile sia stato così distratto da perdermi un Cronenberg per strada? Corro immediatamente a provvedere e poi vengo a dirti :-P

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    1. Non so dirti se è stato pubblicizzato poco o tanto, la presenza del “Vampirla” forse ai tempi ha attirato qualche attenzione sul film, ma non ti saprei veramente dire. Metti in preventivo parecchie chiacchiere, però magari tu sei un fan di DeLillo quindi sei già preparato ;-) Cheers

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  6. Che bello, per una volta faccio il bastian contrario: questo l'ho amato alla follia e (sara' che mi piacciono i film molto dialogati) non mi sono mai annoiato. Enorme il confronto finale Pattinson/Giamatti.
    Ora sono curioso di leggere che dirai del prossimo (e sublime, faccio che dirlo) "Maps to the Stars".
    E comunque tantissssima stima per aver tirato fuori quell'altro capolavoro di "Holy Motors".

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    1. Non riesco a considerarlo un capolavoro, perché è davvero tanto tanto parlato, ma non riesco nemmeno a considerarlo la schifezza che tanti dicono, o che avrebbero voluto che fosse, per via della presenza di Pattinson. Non è tra i Cronenberg che mi sento di consigliare a tutti, ma è talmente tanto Cronenberg, e talmente tanto figo che comunque mi affascina ad ogni visione, se davvero fosse meno dialogato lo troverei perfetto.

      Ti ringrazio, il paragone con “Holy Motors” nel 2012 era più palese, penso di aver visto i due film a davvero poche settimane di distanza, o almeno ricordo così, magari ricordo male. Finito poco fa il pezzo su “Maps to the stars”, ci parliamo la prossima settimana, sono abbastanza sicuro senza “bastian contrario” ;-) Cheers

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  7. Scusa se ho cancellato il commento precedente, ma ero stato cattivo con una persona che non c'entra niente e in fondo non se lo merita affatto. Rimedio dicendo che non ho visto il film, come già ti avevo detto, ma forse sei riuscito a vendermelo con questa (come sempre) ottima recensione :-))

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    1. Non ho letto il commento precedente, quindi non mi fido della tua calma zen, se posso fare qualcosa fai un fischio ;-) Ti ringrazio moltissimo, il film è molto/molto tanto/parecchio/un casino parlato, ha il suo fascino però fammi sapere com'è andata ;-) Cheers

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    2. Niente di che: riguardava una mia ex a cui il film era piaciuto molto.

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    3. Argomento sempre delicato quello, figurati nessuno problema ;-) Cheers

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  8. Devo dire che mi è piaciuta, una verbosità non fine a se stessa, oltra a farmi rivalutare Robert (inizialmente doveva essere Colin Farrel, Pattison si è sbattuto non poco per questo ruolo) e introdurmi quel gran pezzo di Gadon ho amato lo sviluppo tecnico molto raffinato. Il libro è fantastico, peccato che Cronenberg non abbia riportato delle cose che erano molto nelle sue corde: 1) I flash/visioni del protagonista che sono di quanto più Crononberghiano si poteva trovare nel libro, per esempio quello primo dello sparo di Benno che è tipo ai livello di Videodrome 2) La scena di sesso con sua moglie per strada durante una protesta sovversivi nudisti, che poteva essere al livello della brutale scopata tra Viggo e quel gran pezzo di Maria Bello sulle scale in A History of Violence in quanto intensità 3) I diari di Benno dove parlava della sua vita e della sua malattia esotica, ma cosa tralasciabile rispetto alle altre due visto che Giamatti è stato molto intenso.

    Per il resto lo riguardo molto volentieri se mi capita in mano.

    Gran cast comunque in particolare Samantha Morton e la Binoche hanno un non so che di perverso in questo film. Emily Hampshire l'avevo scambiata per un attimo con Neve Campbell.

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    1. Già con "Spider" Cronenberg aveva eliminato dal suo adattamento parti del libro che invece erano pienamente Cronenberghiane è una mossa che il Canadese ha in faretra ;-) Non è forse del tutto riuscito, estremo ma non come "Crash" eppure a me questo film affascina, non so che dire, anche se mentre lo guardo a volte mi annoio, è una noia che continua ad avere presa su di me. Quella cosa che la Morton e la Binoche hanno in questo film credo che si chiami tocco di Cronenberg, lo aveva anche la Arquette in "Crash" giusto per citarne una ;-) Cheers

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