martedì 6 giugno 2017

Sette minuti dopo la mezzanotte (2017): Lui non è Groot (ma un filmone si!)


Non è una brutta annata per gli alberi antropomorfi al cinema, se un alberello piccoletto come Baby Groot ci ha fatti divertire, uno molto più grande è al centro di questo gran bel film, per fortuna, il buon cinema sta mettendo radici.

La vita per il giovane Conor O'Malley (l’emaciato e bravissimo Lewis MacDougall) non è certo pesche e crema, a scuola è perseguitato dai bulli, mentre a casa non va tanto meglio, mamma Lizzie (Felicity Jones) è malata di cancro, papà? Chi lo vede, sta negli Stati Uniti con la sua nuova famiglia e anche se ha il faccione di Toby Kebbell che ultimamente si vede spessissimo, è assente dalla vita del figlio.

In compenso, il rapporto con la nonna materna (Sigourney Weaver… Appluasi!!) è molto più che complicato, gli unici momenti di gioia di Conor sono quelli passati con la mamma a guardare vecchi film di mostri grossi e incompresi (pennellata metaforica molto apprezzata), oppure a disegnare, guarda caso, talento ereditato dal lato materno, in cui il ragazzo si rifugia tra matite, fogli di carta e acquarelli.

Sette minuti dopo la mezzanotte, invece di ascoltare pezzi quasi omonimi degli Iron Maiden, Conor riceve la visita di un mostro gigante, una specie di enorme albero antropomorfo che no, non è Groot, smettetela di chiederlo!

"Per l'ultima volta, Non. Sono. Groot!"
L’albero di tasso gigante, tornerà tre volte a raccontare al ragazzo altrettante storie, in cambio alla quarta ed ultima visita, Conor dovrà raccontare la sua “verità” che, di certo, è legata al sogno (facciamo anche incubo) che il bambino fa tutte le notti. Sogni? Verità? Storie da raccontare? Non è già abbastanza strano avere un albero gigante in visita, no? Deve pure parlare come Gigi Marzullo!

Dopo queste poche e sbocconcellate righe di riassunto, sapendo che alla base di tutto c’è il romanzo omonimo “A Monster Calls” (da noi “Sette minuti dopo la mezzanotte” perché si sa che noi Italiani ci teniamo alla puntualità) di Patrick Ness, voi chi fareste venire giù a dirigere la storia? Se avete risposto Guillermo Del Toro bravi, siete personcine di buon gusto, ma sappiate che ci è andata altrettanto bene, J.A. Bayona per una storia così è una sicurezza.

Tanta solidarietà al cagnone che proverà a fare la pipì su questo albero.
Il suo esordio al cinema è stato l’ottimo “El orfanato” (pronunciato con finto accento spagnolo, da noi “The Orphanage” 2007), prodotto proprio da Del Toro, una riuscita fiaba Horror con piccoli protagonisti, per poi passare dritto sparato al filmone drammatico, mega produzione spagnola con attori famosi (Naomi Watts, Ewan McGregor e il futuro Spider-Man Tom Holland) di “The Impossible” (2012), la storia vera di una famiglia che affronta una catastrofe.

“A Monster Calls” sembra fatto dal sarto per unire tutte le caratteristiche dei due precedenti film di J.A. Bayona, elementi horror e un'emotività manifesta, ma comunque sincera, “The Impossible” sapeva essere la cronaca di una vera tragedia, ma fatta con il cuore in mano, tanto da guadagnarsi più di un punticino e incollando sulla fronte di Bayona una bella etichetta, quella di regista a cui i film di pancia e di cuore vengono piuttosto bene.

Questa tenetela qui, che più avanti torna buona...
I 114 minuti di “Sette minuti dopo la mezzanotte” filano via belli agili, l’andamento della trama non è certo difficile da intuire anche per quelli come me che non hanno letto il libro di Patrick Ness, il film riesce nell’impresa di rendere credibile e anche molto coinvolgente, il percorso del protagonista. Fin dal suo incubo è chiaro che Conor non è pronto ad affrontare la separazione dalla madre, ma è la messa in scena a trasformare una storia che in mano altrui sarebbe stato classica, anche banale, in un film davvero riuscito.

Per prima cosa J.A. Bayona si conferma ancora una volta un regista che oltre a saper gestire grandi budget, sa dirigere i suoi attori, talento che spesso passa in secondo piano, basta guardare la differenza nella prova di Felicity Jones, anche nel dimenticabile Autobahn faceva la parte della malata terminale, qui a costo di apparire consumata ci regala una prova tenera senza mai scadere nel melenso, il che non è affatto un dettaglio da poco viste le premesse della storia.

"Adesso guardiamo un film con un mostro gigante" , "Siiiii!".
Toby Kebbell si vede pochi minuti, ma riesce a tratteggiare il secondo personaggio del film, che gestito con meno attenzione passerebbe per il solito padre assente, mentre qui guadagna delle sfaccettature molto apprezzabili. Menzione speciale per una Sigourney Weaver dall’intensità devastante, se la sua Ripley era una mamma pronta a proteggere la sua Newt, qui, invece, è una nonna autoritaria che ci mette molto di più a calarsi nel ruolo, ma l’intensità di Sigourney è davvero da applausi, in un ruolo da strega cattiva, ma solo di facciata.

"Get away from her, you brat!" (Quasi-Cit.)
A questo aggiungete anche lo straordinario quattordicenne Lewis MacDougall che anche lui, quando distribuivano l’intensità recitativa si è svegliato presto per essere tra i primi in fila. Inoltre, si conferma bravissimo nello sfoggiare tutta la gamma di emozioni necessaria al protagonista di questa storia: il senso di colpa, i rapporti conflittuali con gli adulti e anche gli sfoghi (spesso violenti) di rabbia. Nei primi minuti di “A Monster Calls” mi sono ritrovato a pensare a “La storia infinita” (1984), lì Sebastian fuggiva dai bulli e si portava dietro un irrisolto materno che levati, ma levati proprio, basta pensare al nome da dare all’Imperatrice per capirlo.

Anche lui si rifugiava nell’immaginario e nelle storie e la sua rivalsa sui bulli era un gioioso trionfo, Conor fa un percorso simile, ma al passo con i tempi, anche qui la scena della rivincita contro i bulli prevede il protagonista che rialza la testa fianco a fianco del suo creatura immaginaria e prima che iniziate a prendere torce e forconi, non è uno SPOILER, nel trailer del film la scena fa bella mostra di sé, completamente decontestualizzata come da tradizione dei trailer.

Qui la rivincita si risolve in modo diverso e con tanto di piccola comparsata di Geraldine Chaplin (figlia di cotanto padre), questo serve a capire questo “Sette minuti dopo la mezzanotte” che è una storia anche per bambini, ma meno fanciullesca e consolante del film di Wolfgang Petersen che, comunque, quando voleva i denti te li faceva sentire… Come dite? Artax? No, no, non so di cosa stiate parlando, non so di cosa stiate parlandooooooooo!!!

Is the answer to a never ending stoooooory!
Le tre storie raccontante dall’Alberone Tasso, sono metaforiche della vita del protagonista, spesso macabre come solo le antiche fiabe possono essere (gli archetipi di tutti gli horror della vostra vita) e Bayona è bravissimo anche a mostrarci il mostro che diventa il vero protagonista della storia.

La creatura immaginaria è una figura volutamente genealogica, in tutte e per tutto, il fatto che sia doppiato da Liam Neeson non è secondario, aguzzate la vista e provate a guardare dove spunta lo spilungone irlandese nel film, capirete che il personaggio ha tutto un ulteriore livello di lettura mica male. Poi parliamoci chiaro: è l’anti-Groot anche per via del suo vocabolario forbito (altro che tre parole in croce) e il suo comportamento benevolo, ma severo, è una forma di “Tough love” (passatemi l’anglicismo) formativo per la crescita del protagonista, intento ad affrontare la fase più oscura del suo personale romanzo di formazione.

Vi rendete conto? Ho trovato Liam!
Bayona è bravissimo a dare un look credibile anche al film, l’albero è molto ben animato e sfrutta delle ottime texture, mentre le storie raccontate si animano sullo schermo come degli acquarelli che prendono vita, anche in questo ha dimostrato di aver imparato la lezione di Del Toro, mi ha fatto pensare alle scena iniziale di “Hellboy the golden army” (2008)

"Mi presti un foglio e una matita anche a me?".
Non sono uno di quelli che vi racconterà mai che i film sono belli solo quando fanno piangere, è pieno di persone che usano l’attività dei dotti lacrimali come metro di giudizio, personalmente non posso che dire bravo, anzi bravissimo a J.A. Bayona, perché ha saputo rendere credibile, interessante nelle possibili chiavi di lettura e dannatamente coinvolgente un film che in mani meno capaci sarebbe stata la sagra del melenso e della lacrima facile, invece questo è davvero un gran bel film.

Ironicamente J.A. Bayona sta ancora seguendo le orme di Guillermone nostro, il Messicano è arrivato fino ai kaiju di “Pacific Rim”, mentre Bayona sarà presto alle prese con i dinosauri di “Jurassic World 2” con quanto poco mi è piaciuto il primo capitolo, non posso che essere contento, i miei amati sauri sono tornati nelle mani di uno che sa davvero il fatto suo.

22 commenti:

  1. Ma dove li trovi questi film? Sei più aggiornato di ComingSoon.it :-D
    Già che c'è la Weaver devo vederlo, visto poi che ha l'ok della Bara... meglio ancora ^_^

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    1. Questo è uscito lo scorso week end se non sbaglio, ti ringrazio, non riesco tanto a tenere il passo delle uscite in sala, perché mi diverto a scrivere anche dei vecchi film, ma questo sono andato a vederlo subito e ne ho scritto al volo, sai il discorso sulla sveglia rotta no? ;-)
      Sigourney nostra qui spacca, ma davvero tanto, un occhiata lo merita anche solo per la sua prova ;-) Cheers!

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  2. Questo lo avevo proprio messo in conto.
    Anche se davvero non ho voglia di nessun velo di tristezza, per ora...XD

    Moz-

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    1. In effetti visto il tema un po’ di tristezza fa parte della storia, ma è tutto molto ben fatto e ben gestito, quando ti senti in vena dagli un occhiata perché merita ;-) Cheers

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  3. Visivamente è splendido, mi ha dato l'idea di essere uno di quei film con uno spirito al di sopra delle mode attuali... molto bello! (anche se non è Groot)

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    1. Bravo dici bene, se ne frega di parecchi passaggi che sembrano obbligati nel cinema moderno, spero che Bayona non si faccia fagocitare dagli ingranaggi e ci sforni anche un bel film di dinosauri, ha il talento per farlo ;-) Cheers

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    2. Mi ero perso la notizia della regia del nuovo Jurassic World... speriamo dopo!

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    3. Ecco bravo dici bene, perché chi vive sperando muore come Gennaro nel primo Jurassic Park ;-) Cheers

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  4. (possibili SPOILER)

    E bravo Cassidy che mi parla di un film che ho apprezzato tantissimo! :D
    Nella presentazione della creatura, “A monster’s call” sembra ripescare un pò dal GGG ma sin dai primi secondi la pellicola ci ha già rivelato tutta la sua crudezza e non ci addolcusce la pillola, esattamente come nelle fiabe prese in esame. Mi è rimasta impressa sin da subito la descrizione del protagonista "troppo grande per essere un bambino, troppo giovane per essere un uomo" che, a conti fatti, è il tono stesso del film (non è nè troppo "GGG" nè "Il labirinto del fauno") . E' una storia cruda, catarticata nei suoi insegnamenti e per nulla scontata. Si rivolge in maniera matura ancor più di come potrebbe riuscirci un "Coraline e la porta magica" ma qui, al posto della stop -motion, troviamo una CGI usata per dar vita e forma a quel mostro di mostro di Neeson e alle fiabe attraverso cui il bambino impara qualcosa, pur non riuscendole a comprenderle subito. E poi... Sì, ho letteralmente pianto dalla commozione a fine visione. Dannato Bayona, ci sei riuscito. Spero che "Jurassic World 2" possa essere un ottimo blockbuster, come la sua regia lascierebbe intendere.
    Per quanto riguarda il finale tra il bambino e la bestia, mi ha rimembrato molto la scena tra Scrooge e il terzo spirito del natale (anche lì il cimitero diventa luogo in cui rendersi conto della propria consapevolezza e trovare il coraggio di affrontarla, mentre tutto intorno si sgretola e si incupidisce). La sottotrama dei bulletti, invece, mi ha ricordato (alla lontana) qualche momento de "Il ponte di therabithia", seppur con un fine diverso (effettivamente “La storia infinita” ci azzeccherebbe di più, ammetto di non averci pensato). E poi vorrei poter dire che questo film abbia qualcosa di "Nel pase delle creature selvagge" ma... non l'ho ancora visto. Anche lì c'è un bambino, dei mostri e del dramma giusto? Lo guarderò sicuramente!
    Saluti!

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    1. "Nel pase delle creature selvagge" a me è piaciuto, ha un emotività meno manifesta di questo film, ma in certi momenti sa essere bello dritto nel suo messaggio, guardalo in originale per non perderti la prova vocale del grande James Gandolfini.

      In effetti se riesci a toglierti dalla testa Groot, somiglia molto all’inizio di GGG, poi però va tutto in una direzione meno zuccherosa, per questo mi è piaciuto molto di più, Bayona ha saputo adattare l’elemento oscuro delle favole, quello che c’era in “Il labirinto del fauno” e in “Coraline”, in un film che comunque ti prende per il bavero, le svolte non sono impossibili da intuire, però niente, ti incolla allo schermo lo stesso, almeno con me ha fatto così ;-) Dannazione! Ora mi tocca aspettare anche Jurassic World 2, dopo il primi ci avevo messo una pietra sopra. Cheers!

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  5. Io l'ho adorato.
    Poi mi ha anche ricordato lo stile di Del Toro e di due dei suoi film che letteralmente venero: La Spina Del Diavolo e Il Labirinto Del Fauno.

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    1. Amen, non avrei potuto dirla meglio, è proprio su quello stile lì, anche a me è piaciuto moltissimo. Cheers!

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    1. Ottimo! Aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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    2. Una vera e propria meraviglia, il finale è tipo la cosa più commovente che abbia mai visto.

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    3. Bello vero? Ero quasi sicuro che ti sarebbe piaciuto e mi fa molto piacere ;-) Cheers

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  7. Visto qualche settimana fa, non ho ancora avuto modo di recensirlo, ma a questo punto aspetto di rivederlo per avercelo più fresco in memoria. In ogni caso il film mi è piaciuto molto e, sì ho pianto e non poco...

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    1. Terminata la visione mi sono detto questo é roba per Marco al 100% non vedo l'ora di leggerti ;-) Cheers!

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  8. Peccato per la poca promozione, è stata una bella sorpresa!

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    1. Concordo, rischia di essere uno dei migliori titoli visti quest'anno, e non è stato pubblicizzato poi così tanto. Cheers!

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  9. Bayona mi fa sempre piangere fiumi di lacrime, è destino.
    C'è da dire che, alla base, c'è un romanzo di Patrick Ness altrettanto bello.
    Non mi ha fatto impazzire la CGI, ma quanti feels. :)

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    1. Mi é sembrata appena migliore di altra ma i primi piani dell'albero sono più curati del resto, in ogni caso gran trasporto Bayona da essere molto sincero e si vede. Cheers!

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