venerdì 9 giugno 2017

Crash (1996): Il film preferito dei carrozzieri


A Torino facciamo automobili, chi più o chi meno, per lavoro facciamo tutti automobili. A questo punto qualcuno potrebbe dire: “Ma io faccio il panettiere!”, non è vero, tu fai il pane per qualcuno che di mestiere fa automobili, quindi qui facciamo tutti macchine. Macchine e persone dentro alle macchine, il tema principale del film di oggi della rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!


Per essere precisi, io mi guadagno il pane (visto signor panettiere?) occupandomi di robetta che, messa dentro le macchine, ha la funzione di evitare che le persone volino fuori dal parabrezza come nella prima scena di questo film. Forse anche per questa ragione, David Cronenberg è uno dei miei registi preferiti, in questo caso per deformazione professionale, il Canadese trova sempre il modo di infettarmi con il suo cinema e “Crash” è uno dei suoi film più capaci di rivoltarmi dall’interno, tutti i film del Canadese hanno la caratteristica di essere unici, si possono provare e replicare ma non ad imitare, la giuria del festival di Cannes nel 1996 non poté far altro che premiare un film che non assomiglia davvero a nessuno altro mai visto prima o dopo.

L’unicità non è il solo talento di Davide Birra, mettiamo pure nel mucchio la capacità di farsi apprezzare dai romanzieri più disparati di cui decide di adattare i lavori per il grande schermo, che sia il maestro del brivido e dei best sellers Stephen King, oppure il corrosivo e acidissimo William S. Burroughs, tutti si sono lanciati in odi sperticate per il lavoro fatto dal Canadese, a questi aggiungete anche James G. Ballard che è arrivato a definire “Crash” come una messa in scena ancora più manifesta di alcune tematiche che nel romanzo restano latenti.

"No ma ha toccato appena, una lucidata con la pasta abrasiva si sistema".
Cronenberg sostiene che tutti i lavori di Ballard sembrano ambientati in un presente collocato poco più avanti nel tempo, contemporaneo, ma allo stesso tempo futuristico, malgrado gli evidenti punti in comune, l’esordio al cinema di Cronenberg Il demone sotto la pelle ha moltissimi punti con il romanzo di Ballard “Il condominio” pubblicato lo stesso anno, questi due grandi autori erano destinati ad incontrarsi, anzi, è più giusto dire a scontrarsi.

«Serbo nell’intimo la convinzione che le due cose più filmate nella storia del cinema siano il sesso e le automobili.», come non dare ragione alle parole del nostro Davide, peccato che, come dico sempre, quando Cronenberg si mette in testa di fare qualcosa, lo fa sempre a modo suo. “Crash” è il fratello più giovane (e pessimista) di Fast Company, che per emulazione fraterna prende le auto veloci e scintillanti, le scene di sesso blande e gioiose e i protagonisti senza macchia e senza paura e li elabora in una versione sovversiva e nichilista.


Anche i titoli di testa sfrecciano via veloci.
A ben guardarlo, “Crash” ha anche diversi punti in comune con Videodrome, Max Renn era alla costante ricerca di uno stimolo (anche sessuale) nuovo e più intenso, arrivando a sviluppare una dedizione assoluta per la nuova carne che qui è rappresentata dalle cicatrici causate dagli incidenti. Qui i protagonisti sono ormai ad un livello successivo, sono annoiati al limite dell’apatia, pur di sentire qualcosa, sono alla costante ricerca di un'esperienza sempre più intensa che sia un orgasmo o uno schianto in automobile, ma lo fanno senza l’esaltazione che sfoggiava Max Renn.

Vaughan (un bravissimo e viscidissimo Elias Koteas) ad un certo punto sgancia la frase chiave del film: "È una cosa nella quale siamo tutti intimamente coinvolti. Il rimodellamento del corpo umano da parte della tecnologia". Ancora una volta il tema della carne mutata, degli uomini-macchina tanto cari a Cronenberg che, ormai dovreste averlo capito, ha fatto della continuità tematica la sua principale caratteristica.


"Come fai a guidare con il vetro così zozzo? Farai un incidente" , "Magari!!".
Alla costante ricerca di una nuova esperienza che serva a farli sentire vivi, i protagonisti sono affascinanti dagli incidenti d’auto, Vaughan, ad esempio, ama la sua vecchia e scassata Lincoln, deformata da mille scontri, da mille esperienze traumatiche che l’hanno resa quella che è ora, questi personaggi non hanno nessuna attrazione per le auto nuove e scintillanti, Gabrielle (Rosanna Arquette) ad esempio s'infila in una concessionaria, solo per il gusto di provocare e sentire cosa si prova ad entrare con stampelle e tutori dentro un'auto progettata per le persone “normali” come le chiama lei.

Ormai totalmente apatici, i protagonisti non trovano più nessuno tipo di appagamento nei corpi naturali, devono cercare un'illusione di benessere attraverso qualcosa di artificiale, che siano protesi oppure un automobile, non è un caso se fanno sesso quasi sempre in auto e che lo stesso corteggiamento, avvenga con le dinamiche di un inseguimento, se non proprio di un tamponamento, non curanti della sicurezza stradale, o dei moduli CID da compilare, anche se a ben pensarci la scena finale potrebbe quasi essere intesa come la “Costatazione amichevole” nella personalissima interpretazione del protagonista.


Un corteggiamento spietato fatto a colpi di paraurti.
Di fatto, sono una versione estrema di quei furbacchioni che alla guida rallentano, per guardare l’incidente della corsia opposta (e tante volte provocando una fagiolata, bravi!) e non è un caso che un'opera così smaccatamente sovversiva, abbia scatenato una Cambogia alla sua uscita, molte sale inglesi si rifiutarono di distribuire il film, anche se tempo dopo è stato poi trasmesso in prima serata senza censure dai canali in chiaro della BBC (storia vera).

Prendo un titolo a caso, “Ultimo tango a Parigi”, nel 1972 scatenò un vespaio mai finito, ad una manciata di anni dal 2000, Cronenberg si becca ancora accuse di pornografia che dimostrano che più le cose cambiano, più restano le stesse, tutti pronti a parlare di arte, ma finché non modifica lo status quo e non urta nessuna coscienza e anche qui Cronenberg ha dimostrato estrema coerenza: fin dai suoi esordi ha sempre sostenuto che per lui l’arte deve far riflettere ed essere sovversiva. Critiche estremamente “Illuminate” a cui il nostro Davide Birra ha risposto come sempre senza scomporsi, facendo notare che sì, il sesso abbonda nel suo film, ma ogni amplesso è mostrato in maniera estremamente gelida. Inoltre gli incidenti vengono mostrati in maniera realistica, veloci e brutali, senza spettacolari rallenty come siamo abituati a vedere al cinema.


"Un tizio con la gamba ingessata, mi spia dalla finestra qui di fronte, sto guardone!".
A ben guardarlo, “Crash” non ha nemmeno una vera trama, si passa da una scena di schianto ad una si sesso, procedendo per accumulo, verrebbe quasi da dire che è un'imitazione della struttura di qualunque film porno vi possa capitare fra le mani, non lo so eh? Parlo per sentito dire, me lo ha detto mio cuGGGino!

Le scene di sesso sono molto spinte ed estremamente esplicite, forse anche oltre i limiti del visto censura e, per di più sono condite, da dialoghi volutamente scabrosi, ma risultano comunque gelide, l’occhio da anatomopatologo di Cronenberg ci mostra corpi che nell’atto sessuale si schiantano uno contro l’altro come automobili durante un incidente, ma comunque gelidi come le lamiere impegnate a contorcersi.


Un tipo di eccitazione che solo i carrozzieri possono capire.
Il film ci ricorda costantemente la sua natura fittizia, il protagonista si chiama James Ballard (un gelido ed azzeccatissimo James Spader) come a ricordarci che tutto questo è tratto da un romanzo di un autore e all’interno del film, sono gli stessi protagonisti a ricordarci la finzione, impegnati a portare in scena gli incidenti che hanno tolto la vita ai divi del cinema, come James Dean. Per altro, il casting è ancora una volta micidiale, trovo incredibile che Cronenberg con questo film abbia anticipato una buona parte della carriera di James Spader celebre per un ruolo “sexy” come quello di “Secretary” (2002), ma anche per aver definitivamente ceduto a lamiere ed acciaio, diventando a sua volta una macchina in Avengers age of Ultron.

Elias Koteas è bravissimo e qui risulta davvero animalesco e laido, Deborah Unger bionda algidissima non poteva essere una scelta più azzeccata per la parte, menzione speciale per Rosanna Arquette, attrice che malgrado i dentoni trovo sempre piuttosto sensuale e qui è davvero azzeccata nell’incarnare la bellezza non canonica del corpo modificato, nella comunione tra carne e metallo.


Chissà perché mi viene in mente una battutaccia dal film "Borat".
La profonda apatia dei protagonisti, li spinge a cercare una sensazione, una qualunque, ovunque, anche nel farsi tatuare sopra le cicatrici (qualunque tatuatore con la testa sulla spalle si rifiuterebbe), eppure tutto questo sesso manifesto risulta comunque gelido, basta dire che nella prima bozza di sceneggiatura era prevista anche una scena di sesso (avevate dubbi?) tra il protagonista e la sua segretaria che Cronenberg ha deciso di tagliare perché i due attori sul set dimostravano di avere fin troppa chimica (storia vera).

Cronenberg ci mostra l’apatia dei protagonisti, puntando tutti su una recitazione volutamente monocorde, ridotta ad una mimica facciale quasi assente, guardateli nella scena in cui riguardano tutti insieme le videocassette dei crash test, basta questa sequenza per capire che Cronenberg ha portato i suoi personaggi e il suo cinema, oltre i confini della nuova carne, le VHS che provocavano una reazione (mutante) a Max Renn qui non ne ottengono nessuna.


I miei colleghi si agitano molto di più vedendo i filmati dei crash test.
Ancora una volta, Cronenberg trova il modo di piazzare il suo celebre colpo segreto del malessere (UA-TAAA!!) usando gli elementi più fisici del cinema (sesso e automobili) per parlare all’inconscio dello spettatore, uno sguardo assolutamente nichilista, scandito da quel finale, in cui i protagonisti, passano da un amplesso metaforico fatto di scontri e sbandate in auto, ad uno fisico, tra le lamiere delle auto stesse. Se per tutto il tempo James Ballard cerca di ricostruire l’eccitazione del suo primo incidente d’auto, nel finale la mette fisicamente in atto.

"Ed ora facciamo la costatazione amichevole...".
Se tutti i film i David Cronenberg risultano unici, imitabili, ma non ripetibili, questo porta il concetto di unicità a livello di arte, un capolavoro di asettico e assoluto nichilismo, da cui nessuna cintura di sicurezza potrà mai salvarci davvero.


Prossima settimana, una cosina di tutto riposo, vi piacciono i videogiochi? Ecco avete sette giorni per scatenarvi, poi cambierete idea.

20 commenti:

  1. Mitico post e ora devo assolutamente rivedermi il film. Davvero unico.
    Ma sai che mica me lo ricordavo James Spader? Un grande talento perso nella pinguedine, però se non altro è passato alla TV dove ha fatto gran belle cosette.

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    1. Grazie ti ringrazio! Mi ha fatto piacere rivedermi il film, era un po’ che non lo facevo, resta un titolo unico anche per la media di Cronenberg, che in questa categoria è già piuttosto ben messo ;-)
      Spader tra questo e “Secretary” ha preso parte a due cult ad alto tasso ormonale, poi è entrato in fase Steven Seagal, magari un giorno riuscirò anche a vedere qualche episodio della sua “Black List” ne sento spesso parlare più che discretamente. Cheers!

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  2. Uscendo dal cinema pensai che forse ci eravamo giocati Cronemberg (ma doveva ancora arrivare Cosmopolis..), troppo ..troppo per i miei gusti...francamente...

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    1. Ti capisco, non ho avuto modo di vederlo al cinema, e sarò onesto, se fosse stato diretto da un altro, avrei fatto fatica anche a capirne il senso, per mia fortuna (o follia) ho una strana propensione a recepire i sotti testi di Cronenberg, sarà che tra ossessivi malati di mente ci si capisce, non so ;-)
      Questo film rappresenta l’apice della sua sperimentazione, anche del nichilismo, non è un titolo che si riguarda a cuore leggero, mi lascia sempre rivoltato come un calzino. Cheers!

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  3. Non ho (ancora) visto il film (elloso, shame on me. Prometto che provvederò), ma ho letto il libro. Una delle cose più difficili da processare, mancante di una trama vera e propria, ma infarcito di ossessioni e follia. E mi pare di capire che Cronenberg sia riuscito a filmare l'infilmabile, di nuovo.

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    1. Assolutamente sì, estremamente coerente anche in questo il nostro Canadese, mostrare l'infilmabile e restare in ottimi rapporti con gli scrittori che adatta per il cinema, uomo dai multipli talenti. Adesso sono curioso di sapere la tua sul film, fammi sapere se confermi il parere di Ballard ;-) Cheers!

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  4. Sai che non mi è mai capitato di vederlo! Io e il tuo canadese preferito non andiamo proprio d'accordissimo però Videodrome mi piace moltissimo e visto che lo citi forse potrebbe piacermi anche Crash

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    1. Lo avevo immaginato non fosse tra i tuoi preferiti, “Crash” è il suo film forse più estremo e teorico, visto che ti piace “Videodrome” (bongustaio) potrebbe piacerti il film della prossima settimana, in ogni caso “Crash” è da vedere anche solo per mettere alla prova i propri limiti cinematografici, almeno a me fa questo effetto ;-) Cheers!

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  5. Il mio crash con Crash è arrivato sulle pagine di Ranxerox dove il coatto cibernetico incontra un suo amico tassista che copia incolla i musetti di ragazze copertina sui corpi violati da incidenti e sogna di morire mentre interagisce con non ricordo quale star. Brr.
    Tante zucchine tante idee, ma mi permetto di non essere d'accordo con il vecchio Dave perchè credo che nei films ci siano soprattutto persone che si trovano da qualche parte a bere un caffè prima di Alamo o di decollare alla volta del Triangolo delle Bermude o della festa di fine corso e cose così. Anche James Ultron Spader arriva alla festa degli Avengers e scommetterei che Steve Rogers assuma caffè e non alcol. Mark Bruce Ruffalo Banner prediligerà il decaffeinato. Queste cose hanno presa sullo spettatore inerme. No kiddin. Pensa a quanti hanno iniziato a fumare per colpa di Bogey. Rrobbe Recchioni dice che dipende dalla nico per il Bruce Willis della Trappola di Cristallo. Io bevo 15/20 tazze di caffè al giorno - nemmeno Voltaire osò tanto - per colpa di tutta quella gente stilosa che beveva un Volluto Lungo in attesa di decollare con il Millennium Falcon e precipitare nel Triangolo e scoprire che è un varco per atterrare ad Alamo dove Ash e John McClane affrontano ibridi coatti di zombie e macchine evocati dal Necronomicon dello sciamano Markionn. Cattivi !

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    1. Di Ranxerox ho sempre letto pochissimo purtroppo, gran fatica a reperire il materiale! Ti devo correggere, Rrobbe dice di aver iniziato a fumare per via del Bruce Willis sì, ma de “L’Ultimo boyscout”, in ogni caso come non comprenderlo? ;-)

      Ma sai che ha un senso, alla fine si riduce tutto a caffeina e tabacco, il “Volluto” (non Blu) di Clooney e il dek di Hulk, (Dulk), vuoi vedere che aveva ragione Jim Jarmusch con il suo “Coffee and Cigarettes”? Per altro Jarmusch mi ha sempre dato l’impressione di uno che poteva passare come il fratello minore di Cronenberg, quello senza occhiali e con la passione per la musica e le pettinature in stile New Wave anni ’80 ;-) Cheers!

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  6. L’Ultimo boyscout ! grazie.

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    1. Di che? Figurati! Aveva affascinato anche me quell’affermazione di Rrobbe ;-) Cheers

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  7. un film che non ho capito in pieno ma che mi è rimasto!

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    1. Meglio di uno che non lascia nulla no? Nell'ultima parte della filmografia di Cronenberg qualche titolo così é presente. Cheers!

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  8. Aspettavo con ansia questa recensione (il mio Cronenberg preferito a parimerito col Pasto Nudo) e non sono rimasto deluso. Ottimo come sempre!
    P.S. Pure io sono torinese e, nonostante viva in America, lavoro nel campo degli pneumatici. Puoi togliere il torinese dall'automobile ma non toglierai mai l'automobile dal torinese...

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    1. Grazie mille molto gentile ;-) Sei la conferma che questa città è fondata sui motori, non é che per caso ora vivi in un'altra motown? In ogni caso bro-Fist ;-) Cheers!

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  9. Un film dove le atmosfere raccontano più della storia, secondo me. E' tanto che dico di rivederlo (è tanto che dico di rivedere circa un migliaio di film) e mi sa che questa è la volta buona.

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    1. Procede per a accumulo senza una vera storia, e dici bene é proprio l'atmosfera che ti comunica quello che (non) provano i personaggi, se sono riuscito a convincerti a rivedere un filmone sono sempre molto felice ;-) Cheers!

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  10. All'epoca trovai il titolo molto anonimo, mentre il film lo promossi!

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    1. Il titolo rende l'idea del modo di interfacciarsi dei personaggi, pensa che ne esisono due di "Crash", quello del 2004, con nessuno legame con questo film, da noi è stato differenziato con il sottotitolo "Crash - Contatto fisico". In ogni caso questo mi piace di più ;-) Cheers!

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