mercoledì 21 giugno 2017

1993: Uno strambo Paese a forma di scarpa, sempre più strambo


Abbiamo dovuto aspettare due anni, ma posso dire che ne è valsa la pena, finalmente è arrivata anche la seconda stagione di 1992, che pensate un po’, s'intitola 1993, se ve lo state chiedendo: sì, volendo possiamo considerarla il prequel della prossima stagione che s'intitolerà 1994, lo avreste mai detto?

Mi sono già espresso sul fatto che ho sviluppato una predilezione per le serie basate su eventi reali, se la serie tv di Gomorra è pura fiction, applicata a situazioni tristemente reali, 1993 è il primo deciso passo fatto da questo strambo Paese a forma di scarpa, per imitare gli Americani (per una volta, nelle cose buone e non solo quelle negative) ed utilizzare la fiction per parlare della nostra storia recente.

Nel 1993 Silvio Berlusconi era un imprenditore proprietario del Milan, Maurizio Costanzo si occupava ancora di giornalismo puntando il dito contro la mafia in prima serata su Canale 5 e Bettino Craxi si beccava il coro della folla inferocita, pronto ad accoglierlo con il lancio di monetine. Questa è la scena iniziale del primo episodio di questa seconda stagione ed è anche il clima in cui tornano a muoversi i personaggi.


Immagine a caso (see proprio!) per ricordarvi il 1993.
Leonardo Notte, Veronica Castello, Pietro Bosco, Luca Pastore e Bibi Mainaghi sono personaggi di fantasia, ma interagiscono con gli eventi reali e i personaggi che hanno fatto la storia (e i disastri) recenti di questo Paese.

Il Leonardo Notte di Stefano Accorsi (quello de “Da un’idea di Stefano Accorsi” lui! Lo stesso non è un omonimo!) si divide per tutta la stagione tra il suo passato di sinistra, rappresentato dal Massimo D'Alema interpretato da Vinicio Marchioni e il suo presente in cui è il pupillo di Silvio Berlusconi, che qui è interpretato da Paolo Pierobon che è molto somigliante fisicamente, peccato che si giochi un pesantissimo accento milanese che non somiglia per niente a quello del Cavaliere (oscuro).


Vi giuro che mi fa senso persino l'imitatore.... Brrrr!
Tra i due personaggi agli antipodi, devo dire che i due attori scelti sono comunque molto bravi, perché al pari delle loro controparti reali, si chiamano entrambi gli schiaffi, sono per la par condicio delle sberle io. Scherzi a parte, Dalema che se la ride del programma di un partito chiamato “Forza Italia” sa tanto di ultime parole famose, mentre Berlusconi ancora fa melina prima di “Scendere in campo” come, purtroppo, farà nella prossima stagione, non ditemi che è uno SPOILER perché cacchio è successo davvero e questo spiega l’aurea oscura intorno a tutta questa stagione, a tutti gli effetti l’atto centrale di un dramma in tre parti per l’Italia, ma anche per il personaggio di Stefano Accorsi che ha sempre la sua aria tutta impostata odiosissima (meglio quando fa lo stropicciato), ma se non altro dimostra di trovarsi a suo agio con il pubblicitario in grado di manipolare tutti.

Se il primo atto, 1992, è stato quello della rivoluzione portata da Mani pulite, qui vediamo in azione il terrore, gli arresti scatenano il panico, i suicidi e il vuoto di potere al vertice, tutti i personaggio a loro volta si trovano costretti ad affrontare il passato (come Leonardo e Bibi), oppure reinventarsi per restare a galla (come Veronica) e ancora peggio, abbracciare il nuovo ordine, l’impero (del male) che vedremo sorgere nel 1994.

Ci sono degli scivoloni bisogna dirlo, ad esempio, ho trovato piuttosto forzato l’arco narrativo della giornalista che passa da precisina a bomba sexy, per poi tornare precisina nel giro di tre puntate o poco più. Anche il lungo tira e molla tra il personaggio di Stefano Accorsi e quello di Laura Chiatti, risulta la parte più debole e stiracchiata delle serie, a cui va aggiunta la sottotrama della figlia di Leonardo che si conclude senza spiegazione alcuna.


Stefano Accorsi impegnato a farsi venire qualche idea per la serie.
Il finale è volutamente aperto, non è proprio il massimo della logica (del cliffhanger sì, ma della logica così così) anche se tanto di cappello, se volevano creare l’attesa per la prossima stagione ci sono riusciti in pieno, personalmente mi ha ricordato quello di una certa serie piuttosto famosa, che non vi posso citare per non fare anticipazioni, ma quando lo vedrete non potrete non riconoscerlo, anche perché la seri in questione è tornata molto di moda ultimanente, basta non aggiungo altro.

Gioia e giubilo! Tea Falco ha fatto un corso di dizione! Gli autori poi fanno di necessità virtù, clamoroso il fatto che il suo personaggio, Beatrice "Bibi" Mainaghi, si esprima solo per brevissime frasi facili da scandire e anche su Bibi ci sarebbero un paio di cose da dire, perché l’evoluzione compiuta dal personaggio in questa serie si concbbugf FughFFgh fuuffFFhhfh Fh fhff, tutto chiaro, no? Bravi mi piacete così, reattivi, capite i concetti anche se ve li scrivo come se fossero pronunciati dalla Falco.


"Ecco così, ferma, non parlare, non dire niente. Bravissima!".
Nemmeno malissimo Domenico Diele che non è certo arrivato primo il giorno in cui distribuivano il carisma, però il suo poliziotto malato di AIDS Luca Pastore è piuttosto risoluto e funziona meglio in coppia con il personaggio di Antonio Di Pietro, qui interpretato da Antonio Gerardi che dalla prima stagione ha finalmente fatto pace con l’accento da utilizzare per il personaggio e risulta non solo un personaggio molto sfaccettato, ma anche con una certa ironia, lo sbirro pronto a fare piazza pulita della vecchia repubblica.

Sono già pronti per lo spin-off: "Distretto di polizia - Operazione mani pulite".
Gioia e giubilo secondo estratto! La Veronica Castello interpretata da Miriam Leone è ancora impegnata in scene di sesso! Che poi è inutile che ci giri tanto attorno: la Leone è brava, ma il fatto che sia pure guardabile è l’unica cosa che fa notizia. Il suo personaggio ha sulle spalle tutta la critica alle connessioni tra il mondo della politica e quello dello spettacolo, che con l’avvento del Cavaliere hanno perso anche quella parvenza di separazione, peccato per la svolta intellettuale di metà stagione, non tanto per il suo contenuto, quello no, ma per com'è gestita, lo scrittore che s'innamora di Veronica è veramente il clichè dell’intellettuale, si poteva fare meglio.

"Ma la vita è un sogno? Oppure state guardando tutti le gambe della Leone?".
Per una serie che s'intitola “1993” l’ambientazione, ovviamente, conta. Bravissimi a sfruttare tutta una serie di trovate che hanno caratterizzato quell’anno, dalle Bull Boys con le lucine, ad un piccolo omaggio a Gustavo Roll, fino alla famosa (anzi, famigerata!) pubblicità progresso sull’AIDS, quella dell’alone viola che ha turbato più di una coscienza, ma anche l'utilizzo del "Dracula" di Coppola, uscito proprio in quest'anno. Anche a livello musicale gli autori sono sul pezzo, vengono utilizzate nei momenti più sentiti di alcuni episodi “Disarm” degli Smashing pumpkins, “Mmm Mmm Mmm Mmm” dei Crash Test Dummies e poi giusto per comparmi facile, anche “Daughter” dei Pearl Jam, con cui ammettiamolo, non si sbaglia mai, sono di parte? Sì e me ne vanto, tiè.

Ancora una volta, però, il personaggio con cui è più facile provare empatia, è il leghista Pietro Bosco, il che è assurdo perché non potrei essere più distante dall’ideologia di questo partito, ma il personaggio è perfetto per parlare di come “l’anti-sistema”, come si definivano allora i membri del partito con la foglia di Cannabis come logo (non è la foglia di Cannabis? Beh, però ci somiglia), si sia trasformato nella peggior versione del sistema stesso. Il Pietro Bosco di Guido Caprino sarà pure grande e grosso, ma è anche quello più fragile, il trucido candido che consapevolmente abbandona la purezza d’animo, non con qualche difficoltà (“Vado a combattere, magari non serve ad un cazzo, ma è l'unica cosa che so fare") arriva ad incarnare quello che Stephen King scriveva della politica: che è come la gabbia delle scimmie, quando entri quasi vomiti per la puzza, ma a furia di starci dentro, tutto sommato ci si abitua.


Si si, fate i ganzi, siete passati dal cappio alle Selfie di Salvini.
Malgrado il fatto che continui a sopportare Stefano Accorsi con fatica, “1993” resta una delle serie più interessanti in circolazione, peccato per i tempi lunghi di realizzazione, per “1994” toccherà aspettare altri due anni.

6 commenti:

  1. La prima stagione tutto sommato non mi é dispiaciuta. Questo 1993 é lá su Sky che mi fa l'occhiolino ma non ho tempo di metterlo su. Lo guarderò fuori tempo massimo come il 90% delle cose che guardo.

    Comunque solo applausi per la Leone che può anche stare ferma in scena a leggere l'elenco del telefono e le darei Oscar, David di Donatello e pure il premio Nobbile (Maccio docet.)

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    1. Hanno migliorato qualche difetto rispetto alla prima stagione, e se non altro ha il pregio di avere una manciata di episodi dal minutaggio standard, quindi si recupera piuttosto in fretta. Per il resto ti capisco, in questo momento ho circa cinque serie in corso, non so più dove girarmi “Escono dalla fottute pareti!” (Cit.). La Leone bene, fa un’altra serie di stampo poliziesco (credo), ma dopo averla vista qui, non credo che potrò vederla in altri ruoli. Cheers!

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  2. Bella serie di cui aspetto con ansia la terza stagione! E va detto, Accorsi fa la parte del leone.

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    1. Quello sì, anche se mi era sembrato più gagliardo nel ruolo di Leonardo Notte della prima stagione, grazie al suo personaggio qui però, riesce a mostrarci la discesa in campo del Cavaliere (oscuro) da entrambi i lati della, trincea? Posso dire trincea? Ma si ci sta, parlando di politica. Cheers!

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  3. Nero. Non Oscuro. In quel 1993 anche Fulvia Serra celiava sulla discesa in campo di un altro Dark Knight da quello di cui curava un albo.
    Crepascola guarda anche questo show e le piace. Io ho guardato il 1993 live e per buona parte con la divisa dell'alpino. Da bimbo sono stato morso da un What if radioattivo e da un Elseworld geneticamente modificato e mi chiedo ancora oggi come sarebbe andata se " l'uomo + intelligente d'Italia " ( D'Alema in quei gg nelle barze con un paracadute in meno rispetto al numero di passeggeri dell'aereo che precipita ndr )non se ne fosse uscito con quella boutade sul Cavaliere Nero che finiva per mendicare a Parigi. E considera che ero tra quelli convinti che non avrebbe vinto le elezioni. Non ti dico il mio muso the day after. Se Max Moustache fosse stato zitto - o avesse detto che con la caduta della Prima Repubblica era il caso di lavorare per una Seconda in cui corruzione e compromesso fossero un tabù - non saremmo oggi in un sistema bipolare puro con populismi marginali? Forse ci sarebbe stato il tempo per investire risorse in sviluppo e scuola. Ed un dibattito serio sui fondamentali dietro l'euro. Non avremmo potuto evitare naturalmente le conseguenze di 11/9/01 - forse il G8 a Genova pochi mesi prima - e della crisi planetaria del 2008 ed oggi saremmo nello stesso aereo in caduta libera, ma eviteremmo , come fece il D'Alema della barza, di saltare nel vuoto con il sacco a pelo dello hippy affermando che l'uomo + intelligente di Italia non può non salvarsi. Chissà...

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    1. Si lo so che “Cavaliere Nero” è più corretto, però mi fa pensare subito ad uno sketch famoso di Gigi Proietti ;-) Una delle scene migliori della stagione, è proprio Massimino che se la ride di questo nome buffo di stampo calcistico. Guardi la scena e non puoi non pensare che l’uomo del paracadute è dal 1993 che se la ride, ma ancora non ha capito cosa gli è esploso (a lui e pure a noi) in faccia.

      Quasi invidio le nostre controparti nei rispettivi What if o Elseworld, quasi quasi vorrei vedere questa serie trasmessa dai loro universi paralleli, magari si trova su Sky Atlantic ;-) Cheers

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