mercoledì 24 maggio 2017

Tredici - Stagione 1: Il parere della brutta persona


La mia misantropia congenita pare alimentata dalle serie tv, cioè, principalmente dalla razza umana, una bestia brutta che sopporto con sempre più fatica, ma le serie tv moderne mi fanno spesso fare il tifo per i cattivi (Breaking Bad, Narcos e via così) che spesso sono più carismatici dei buoni. Ecco, poi arriva una serie come “13 Reasons Why” e allora capisco di essere diventato proprio una brutta persona.

Non ero mica così una volta, oddio di mio penso proprio di essere gentile, mi comporto con tutta l’educazione che mi è stata impartita, ma mi rendo conto che frequentando troppa razza umana sono peggiorato, perché non è possibile che davanti ad una serie che parla dei famosi “temi importanti” come questa, io mi sia ritrovato a ripetere costantemente “Ma questi sono completamente scemi”, oppure di fronte all’ennesima ideona del protagonista dire cose come: “Eri tu quello da bullizzare”. Niente, è ufficiale: sono una brutta persona. Oh! Se chiedete in giro sono sicuro troverete un sacco di gente pronta a confermarvi che sono una delle peggio persone che appesta l’etere, responsabile di mille mila colpe vere o presunte, tipo l’effetto serra o il buco dell’ozono, quindi l’essere una brutta persona è una questione di percezione, o di maggioranza. Bah sarà, io sono per l'antico metodo di pace chiamato "Ci vediamo nel parcheggio" e vediamo chi ne ha di più, ma siamo rimasti in pochi a praticarlo.

La questione, invece, con “Tredici” è più facile da districare, per me poteva essere una serie grandiosa, arrivata in un momento in cui il tema del bullismo è al suo massimo perché il rispetto delle persone ad una spanna da noi è al suo minimo, ma è anche vero che non puoi fare una serie su un argomento così delicato e scriverla in un modo così pessimo, però si sa, io sono una brutta persona e se la maggioranza dice che questa è una bella serie, allora mi rassegnerò ad essere quello contro cui tutti puntano il dito dicendo “A lui non è piaciuto 13 Reasons Why!”, perché è una serie che, fatta così, mi ha fatto girare anche discretamente i maroni.

Creata da Brian Yorkey e tratta dal romanzo “13” dello scrittore Jay Asher, la strapompata serie Netflix, accolta come il secondo avvento dalla critica parla della liceale Hannah Baker (nome che sentirete ripetere più di quello di Laura Palmer) morta suicida sconvolgendo la sua famiglia e la cittadina in cui la ragazza viveva. Qualche giorno dopo, il suo compagno di classe Clay Jensen (Dylan Minnette quello di Piccoli brividi e Man in the Dark) si ritrova davanti a casa una scatola don dentro sette audio cassette registrate da Hannah, in cui la ragazza spiega su ambo i lati i tredici motivi che l’hanno spinta all’estremo gesto, in vari capitoli ognuno dedicato ad un compagno o compagna di scuola diversi, tutti più o meno responsabili di mancata sensibilità nei confronti della ragazza.

Arriva questa a scuola, e tutti fanno a gara per maltrattarla, si certo, nella scuola maschile dove sono andato io vi manderei!
Il fatto che Clay si muova in bicicletta e il formato audiocassetta (scelto apposta perché degli MP3 era troppo semplice) rischia di far passare la serie per uno Stranger Things adolescenziale, in realtà, il tema è quello del bullismo di cui la ragazza era vittima, ovvero come trasformare in giallo una tematica fin troppo attuale, costringendoci a fare quello che la nostra società ha dimenticato: essere consapevoli che esistono anche gli altri oltre a noi stessi, persone vere non numeri a account sui social cosi, insomma, ambizioni altissime che prese da sole, fanno venir voglia di tifare per questa serie. Fatemi iniziare dai lati positivi, perché quelli negativi sono veramente troppi.

Il cast è micidiale, gli attori sono tutti giovanissimi (ovviamente) e uno più bravo dell’altro, ovviamente Dylan Minnette, con la sua faccia (e il suo vocione) da giovane vecchio è perfetto per il ruolo, così come Katherine Langford che ha sulle spalle il ruolo di morta, di protagonista e di voce narrante, una sovraesposizione di minutaggio che la ragazza affronta davvero alla grande.

Altri lati positivi. La regia degli episodi è ben fatta, ho apprezzato moltissimo l’utilizzo delle ellissi che spesso iniziano con Hannah Baker intenta a raccontare gli eventi e terminano con Clay che li rivive attraverso le registrazioni in cuffia, per altro, due episodi, guarda caso, quelli più orientati sul terremoto emotivo di Clay, sono diretti da Gregg Araki che avevo perso di vista dai tempi del fighissimo “Kaboom” e viste le tematiche del suo cinema, è perfetto per questa serie, mai abbinamento regista/episodio così azzeccato da American Crime Story in cui a dirigere l’episodio sulla carta razziale c’era John Singleton. Fine dei lati positivi, pronti al fuoco di fila perché da qui in poi non prendo più prigionieri.


Grazie Netflix per averci restituito Gregg Araki!
“13 Reasons Why” richiederebbe un'analisi episodio per episodio per sottolineare tutte le forzature e i passaggi a vuoto, della trama e vi assicuro che in ogni episodio più di una volta mi sono ritrovato a chiedere “Ma perché questo?” o “Ma perché quello?”, mettiamola così: da qui in poi SPOILER, tanto tra il grosso avviso che prepara lo spettatore ad immagini forti prima di ogni episodio e la trama stessa, non è certo uno spoiler dire che alla fine Hannah muore, no?

“Tredici” ha una serie di lacune logiche grandi come crateri lunari che ne minano la struttura fin dalle fondamenta, ad esempio, malgrado la spiegazione abbozzata da Clay, sul fatto che sta male ascoltando i nastri, ho trovato buffo il fatto che CHIUNQUE gli dicesse di ascoltare quei cacchio di nastri, stupendosi del fatto che il ragazzo procedesse nell’ascolto più o meno come Dylan Dog nel costruire il galeone, poco alla volta e con una lentezza giustificata solo dal fatto che la serie deve menare l’Hannah Baker per l’aia per tredici episodi.

L’altro buco ancora più grosso è il personaggio di Tony Padilla (Christian Navarro), soprannominanto Fonzie, perché la sua condizione di figo, lo rende in automatico la Svizzera della situazione tra i vari gruppi sociali della scuola, sfigati e strambi da una parte, contro la squadra di basket meno credibile mai vista, roba che a confronto gli avversari di Michael J. Fox in “Voglia di vincere” sembravano i Philadelphia 76ers di Doctor J.


Ho come l'impressione che non abbiate giocato molto a basket, dico bene?
La figosità di Tony è certificata del segnale universale dei fighi (la giacca di pelle) e dal fatto che una Mustang naturalmente con il mangianastri (che ve lo dico a fa!), quello che non si capisce, però, è come mai Hannah Baker scelga proprio lui per consegnare i nastri, mistero che speravo venisse spiegato, ma permane anche dopo l’ultimo episodio.


La giacca di pelle, simbolo universale di affidabilità e figoseria.
Inoltre, non aiuta certo il fatto che Clay sia un toncolo mai finito, potrei elencarvi cento momenti in cui l’ultimo possessore dei nastri (scelto per evidente idiozia direi) dimostra che le luci sono accese, ma in casa non c’è nessuno come direbbero gli Yankee, ma il momento significativo è nell’episodio 1x08, in cui insieme a Tony affronta la scalata (motivazionale) di una parete di roccia che si risolve in stile Aldo, Giovanni e Giacomo, con Clay che dice “Ma c’è il sentiero?” (storia vera) e un minuto dopo, si stupisce quando Tony gli rivela quello che per lo spettatore è chiaro fin dall’episodio numero uno, ovvero l’omosessualità del Fonzie di questa serie. No sul serio, quando ho assistito a quel dialogo ho capito che Clay è davvero troppo scemo.

Una delle più strazianti e dolorose scene di questa prima stagione.
Per ogni personaggio che si barrica dietro all’omertà o maltratta Hannah Baker con una motivazione anche strutturata e scritta in maniera valida (Courtney) dietro l’angolo ce n’è un altro che non si sa per quale ragione non avrebbe dovuto portare i nastri alla polizia quando ne ha avuto l’occasione (Zach), non mi faccio nemmeno impressionare quando il gruppo di bulli si raduna attorno ad un tavolo, in una specie di versione adolescente di “12 angry man”, vado pazzo per il film di Sidney Lumet, ma non mi lascio impressionare da così poco.

Non aiuta nemmeno che Hannah Baker il più delle volte risulti di un egocentrismo spaventoso, mi va benissimo evitare di fare un “santino” in cui la protagonista è buona buonissima e i bulli dei cattivacci tremendi, ma in certi momenti la pessima sceneggiatura di alcune scene, rende la protagonista quasi odiosa, ma su questo argomento lasciatemi l’icona aperta che qui sotto ripasso.


Ci ha messo 13 episodi per ascoltarla, perché non capiva dove inserire l'account di Spotify.
Andiamo al succo del problema, perché ad elencare difetti e difettucci facciamo notte. Dopo aver creato la suspence per dodici episodi, l’ultimo, quello risolutivo mi è sembrato un accumulo di sfighe sulla capoccia della protagonista, io capisco che troppo spesso sia necessario esprimere i concetti utilizzando l’evidenziatore fluorescente a punta grossa, in modo che anche l’ultimo degli spettatori, addormentato sul divano durante lo streaming di Netflix possa comprenderli, però qui si esagera, occhio da qui in poi SPOILER ancora più grossi.

La trovata della busta piena di soldi da portare in banca, nemmeno fossero le tasse de pagare al principe Giovanni è uno dei definitivi sassi caricati sulle spalle di Anna Panettiere, dopodichè arriva la scena “Ciao mamma io esco” alle tre di notte o giù di lì, con madre che saluta tranquilla che vabbè, dove va la nostra Panettiera? Alla festa dello stronzissimo Bryce (minuto uno del primo episodio “Quello lascialo perdere è uno stronzo” fine della caratterizzazione del personaggio cattivo cattivissimo). Ora io dico, benedetta figliola, hai visto l’American Idiot lì violentare la tua amica, non ne hai sentito parlare, lo hai visto proprio (senza fare nulla e vabbè!), ti sembra il caso di andare proprio alla sua festa? Di spogliarti ed infilarti nella vasca? Di non correre a gambe levate dando diversi metri pure a Usain Bolt quando quello arriva e zompa dentro la vasca?


Ragazza, il record da battere è 9"58, secondo me puoi farcela.
Eccolo il problema di questa serie: scene che per risultare davvero credibili, avrebbero avuto bisogno di sceneggiatori più abili, in grado di gestire meglio le sfumature e le zone grigie dei personaggi, ma questa mancanza di talento genera come unico effetto collaterale, il pensiero maligno nella testa dello spettatore che la nostra Hannah se la sia anche un po’ cercata, il che è ABOMINEVOLE, perché non c’è differenza tra questo e un se l’è cercata perché indossava i jeans o la gonna troppo corta, motivo per cui per quanto mi riguarda, questa serie manda messaggi sbagliati, rispetto agli intenti (ottimi) di partenza.

Voglio essere chiarissimo: c’è bisogno di storie che abbiano il coraggio di trattare il tema del bullismo, ma andrebbe fatto in maniera seria, non così, perché nel mondo dove vivono le brutte persone come me, ci sono ragazzi che si suicidano anche per motivazioni su cui non sarebbe possibile fare una serie tv di 13 ore, però molto più banali e proprio per questo forse molto più dolorose.

Il fatto che si parli di bullismo in una serie accessibile a tutti non è motivo sufficiente per celebrare questo “Tredici”, l’argomento è troppo importante e complesso per gestirlo così male, ma si sa che io sono una brutta persona, faccio lo sgambetto alle vecchiette mentre attraversano la strada e sono anche la principale causa del buco nello strato di ozono, anzi scusate, mi sa che quello laggiù è un tenero gattino che non riesce a scendere dall’albero. Per stasera ho la cena pronta.

Ecco, anche una partita a squash non è una cattiva idea.



Non perdetevi anche il parre del cumbrugliume, anzi vado a leggerlo anche io finalmente!

22 commenti:

  1. Sei stato due volte più cattivo e dieci volte più divertente (ho ghignat moltissimo!) di me, ma alla fine sono sollevato di non essere l'unico a pensare che questa sia una serie recitata benissimo, diretta benissimo ma che sbaglia completamente bersaglio in termini di idee. Però oh, agli adolescenti di oggi pare arrivata, quindi ho paura che la colpa sia nostra che siamo diventati vecch... SMALIZIATI, si dice smaliziati!

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    1. Ho deciso di farmi accusare di cyber bullismo ;-) Aveva tutto, anche il coraggio di trattare un tema purtroppo caldo, per diventare un capolavoro. Mi è sembrato un gran soggetto in mani non abbastanza abili. Sono felice che agli adolescenti sia arrivata, non so se sono felici di essere rappresentati da uno come Clay ecco ;-) Finalmente posso anche passare da te a leggerti, ci vediamo a breve dalle tue parti. Per il resto, ricorda, non sono gli anni, sono i chilometri di smaliziamento! ;-) Cheers

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    2. Le dimensioni (dello smaliziamento) contano!

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    3. John Holmes una vita per lo smaliziamento, John Holmes una vita per la moto (!) :-D Cheers

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  2. Applausi e ancora applausi. Aggiungo l'ennesima cosa che non torna: non si capisce se la serie cerca di colpevolizzare davvero Clay. Se lo fa, è una cosa ridicola, ma siccome le sue colpe sono debolissime (doveva ascoltare di più, essere più gentile, dobbiamo essere tutti più buoni e altri messaggi banali e semplificatori) lo rende un personaggio tutto sommato consolatorio, che rassicura sull'innocenza dello spettatore. E in una serie dalle così alte ambizioni accusatorie, che vorrebbe essere graffiante e scomoda, questa è un'ipocrisia bella e buona (una delle tante: sia lesbiche e gay in scena ma a baciarsi sono solo le donne, per esempio). Il mio terrore è che questa serie davvero santificasse Hannah, togliendole ogni sua responsabilità per il suicidio. Su questi temi delicati ci sarebbe bisogno di meno sensazionalismo e più sfumature, ma poi probabilmente non avrebbe avuto questo successo.

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    1. Troppo gentile grazie! Dici bene, non santifica Hannah, però anche io ho la sensazione che con più sfumature sarebbe stata una serie molto, ma molto migliore. L’altra faccia della medaglia è quel finale, in cui tutto diventa didascalico (la serie di sfighe sulla capoccia della protagonista) in modo che il messaggio arrivi forte è chiaro, sono d’accordo, più sfumature e zone grigie avrebbe voluto dire meno successo di pubblico. Parliamo di una serie in un la colpa di uno dei personaggi, è quella di aver buttato giù un cartello stradale, va bene tutto, ma mi è sembrato un pelo esagerato ;-) Cheers

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  3. Di sicuro non vedrò la serie, ma il tuo commento è imperdibile :-P

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    1. Muchas gracias! Fin troppo buono ;-) Cheers!

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  4. Solita impeccabile recensione ma io al contrario ho apprezzato la serie ,anche se le riconosco tutti i difetti che hai elencato.
    Sara` che la tematica mi coinvolge particolarmente e che tecnicamente e` molto curato (bella anche la colonna sonora) ma io mi sono lasciato catturare dalle vicissitudini di Hanna Baker (brava e molto carina ,forse troppo per la parte,l`esordiente protagonista)

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    1. Grazie mille! ;-) Te lo dico fuori dai denti, avrei voluto arrivare alla fine esaltato, perché il tema è grosso e merita che se ne parli, ma secondo me non così.
      La serie è ben diretta e molto ben recitata anche dalla protagonista, che è fin troppo caruccia, io compagne di scuola così mica le avevo eh! ;-) Cheers

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  5. Non potrei essere più d'accordo con quanto hai scritto. Anzi... penso che ti citerò in toto come recensione per la serie.

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    1. Grazie mille, sarebbe un onore! :-D Fino qui tutto bene, ora mi aspetto l’ondata di quelli che mi diranno che sono una brutta persona ;-) Cheers

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  6. I difetti che citi sono evidenti a tutti, ma io credo che noi siamo ormai fuori tempo massimo per giudicare l'adolescenza scolastica odierna.
    Detto questo il personaggio di Hannah è enormemente fuori le righe, ma questo potrebbe essere persino normale tanto da farcela sembrare più normale.
    Meno normale è la nuvolona di sfiga che manco Ataru Moroboshi e il biblico Giobbe.
    A me comunque la serie ha avvinto e per la figura di Tony magari ci verrà spiegato di più nel prossimo capitolo, visto che si parla di un proseguo della serie.

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    1. Sono sicuro di essere fuori bersaglio per giudicare la vita scolastica moderna, mi limito giusto a giudicare la qualità di scrittura generale, che per me è l’unico vero difetto della serie.
      Ho apprezzato che Hannah non fosse un santino, ma mi è sembrato che nemmeno gli autori sapessero tanto bene come far arrivare i messaggi. Per la seconda stagione mi aspetto una svolta giuridica tipo la seconda di “Broadchurch”, poi vedremo, di sicuro avremmo altri nastri da ascoltare ;-) Cheers

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  7. Non ho letto lo spoiler finale, lo dico (solo i soldi ecc... e mi sono fermato) ma anche tu come molti elenchi le ILLOGICITA' di questa serie.
    Una cosa che NON posso accettare.

    Moz-

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    1. Sarò pignolo io (Spoiler: LO SONO!) però certi momenti poco logici mi hanno spesso tirato fuori da una storia che invece dovrebbe prenderti per il bavero, il problema sta tutto qui. Cheers!

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  8. Una serie con un sacco di difetti, come dici, ma a me è piaciuta parecchio, dai primi episodi fino alla fine.

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    1. Quello ci tengo a dirlo perché in tutto il post non l'ho scritto, me la sono divorata in pochissimi giorni, questo è sicuramente un pregio, per i difetti invece mi sono già dilungato ;-) Cheers

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  9. Guarda amico che sei l'unico e non è un complimento che riece a farmi arrivare alla fine del tutto parlando di serie..ma da quando seguo te , mi diverto troppo a ricordarmi le tue osservazioni, che mi fanno diventare anche sadica, io animalista convinta che sganascio all'ultima vignetta del giocatore di tennis con i pulcini..
    Diventerò mutante....o sei una cattiva persona...
    Bacionissimi!

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    1. Ti ringrazio, un modo per sdebitarmi dei tuoi bei pezzi sulla musica che leggo molto volentieri, per la vignetta ringrazia il Rat-Man di Leo Ortolani, mio Maestro di umorismo (anche nero quando ci si mette) Cheers!

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  10. se lo valutiamo come solo un prodotto teen, va benissimo, se va valutato di confronto al clamore generale per me un po' sopravvalutato

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    1. Mi sembra una distinzione azzeccata, e siccome non sono più teen da un pezzo, opto per la seconda. Cheers!

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