martedì 2 maggio 2017

The Void (2017): Il mio Carpenter con trentamila lire lo faceva meglio


Era un po’ che volevo vedere “The Void” per il semplice fatto che qua e là se n'è parlato piuttosto bene e capisco anche il perché, un film con dentro così tanto John Carpenter, HP Lovecraft e Stuart Gordon non può non piacermi, però ecco, avrei tanto voluto che mi piacesse più di come ha fatto, posso aggiungere porco mondo? Dai, uno solo: porco mondo!

Jeremy Gillespie e Steven Kostanski non sono gli ultimi della pista, hanno lavorato nei reparti tecnici, in particolare per gli effetti speciali di un sacco di roba tipo la serie tv Hannibal, o Suicide Squad giusto per fare due dei tanti nomi. Insieme hanno anche scritto, prodotto e diretto (Kostanski in particolare) quell’adorabile follia che rispondeva al titolo di “Manborg” (2011), una roba in puro stile Troma, strapiena, ma letteralmente strapiena in ogni suo fotogramma di effetti speciali orgogliosamente vecchia scuola, al servizio di una trama che sembrava uscita dalla mente di un fanatico dei film di genere, in botta di zuccheri e strafatto di Red Bull.

L’idea di mettere nelle mani di questi due, un horror Lovecraftiano, con abbondanti pennellate di Carpenter è una roba da manine sfregate, da aumento della salivazione, il risultato finale è notevole, nel senso che Gillespie e Kostanski (da qui in poi Jerry e Steve sennò facciamo notte con tutte ‘ste consonanti) fanno davvero tutto giusto, il risultato finale è un compito fatto bene, ma ahimè solamente quello.


Anche se ha la faccia di uno che vende autoradio rubate per vivere, questo è il protagonista.
S'inizia forte con un paio di matti che danno fuoco ad una tipa, sono padre e figlio, hanno le armi, le asce e la benzina, è inevitabile pensare che siano loro i cattivoni del film, ma la situazione peggiora quando spuntano dei tizi inquietanti in tunicona bianca, sembrerebbero quei minchioni del Ku Klux Klan, solo che invece dei classici cappucci a punta, hanno sì dei cappucci, ma con sopra disegnato un triangolo nero.

Il triangolo, no! Non lo avevo considerato.
Tutti belli ordinati i nostri omini bianchi, si mettono in attesa fuori da un ospedale dove dentro, oltre a padre e figlio, non troviamo lo spirito Santo (anzi proprio no), ma solo lo Sceriffo Daniel Carter (Aaron Poole), la sua quasi ex moglie con cui ha ancora qualche problema irrisolto, l’infermiera Allison Fraser (Kathleen Munroe), il Dr. Richard Powell (Kenneth Welsh, sempre un piacere rivedere il suo faccione), più una serie di personaggi di contorno, tipo un'infermiera fatta a forma di Ellen Wong.

Le cose iniziano ad andare in cacca (perché merda non si dice) quando fuori, gli incappucciati assediano l’ospedale stando fermi immobili, non fanno nulla, fissano l’edificio in attesa, per darvi un'idea: come i barboni guidati da Alice Cooper de Il signore del male.


Dash. Più bianco non si può.
Dentro, invece, l’infermiera Beverly fa tutto tranne che tener fede al giuramento di Ippocrate, si tagliuzza pezzi di faccia, tanto che lo sceriffo è costretto ad abbatterla a revolverate, fino qui tutto bene, se non fosse che Beverly porta i capelli (e le cicatrici in faccia) come faceva la Kelly di beh, Il signore del male. Il tutto mentre fuori Jerry e Steve ci mostrano il tempo che impazzisce, strani eventi che si scatenano e sembrano tutti anticipare un’apocalisse imminente proprio come accadeva ne, ecco fatemi pensare ad un titolo di film per darvi un'idea, Il signore del male! Ecco sì, questo va bene.

Insomma, avete capito che il signore del male a Jerry e Steve è piaciuto (giustamente) un casino e hanno deciso di farne il modello del loro film, aggiungiamo anche che ci sono personaggi che si trasformano in mostri dalla fisionomia impossibile e tutti animati in effetti speciali di orgogliosissima vecchia scuola (tipo ehm… La Cosa) e il dottore interpretato da Kenneth Welsh ricorda tanto il caro vecchio Herbert West di Re-Animator. Insomma, vogliamo dire un film derivativo? Diciamolo senza paura.


"Jerry avremmo messo abbastanza signore del male nel copione?" , "Bah non so, un altro po' lo metterei".
A dirla proprio tutta tutta, sembra quasi che Jerry e Steve si siano messi in testa di rifare Pro-Life di Giovanni Carpentiere, come avrebbe dovuto essere, se l’episodio in questione non fosse uscito fuori brutto come lo ricordate, ma in senso più generale, come possono non entusiasmarmi per un'operazione che tra ragazze in dolce attesa (che in un film del genere sono dei bersagli mobili), sette che adorano e attendono il ritorno dei Grandi Antichi, riportano in auge le letteratura del solitario di Providence in questo modo?

Corpi che mutano per ospitare l’orrore, un concetto ben espresso da HP Lovecraft in molti dei suoi lavori, tipo “L’ombra di Innsmouth” giusto per citarne uno celeberrimo, è chiaro che Jerry e Steve abbiano più voglia di portare in scena un orrore grondante sangue, piuttosto che sbattersi a creare vera tensione, se lo spunto iniziale arriva da Carpenter, nel prefinale mi sono ritrovato a pensare anche a lavori come Punto di non ritorno e poi, non che io corra il rischio di dimenticarmelo, ma anche nello scontro finale i due compari hanno pensato bene di metterci dentro un’altra scena presa di peso ancora da Il signore del male, per concludere sulle note di un'azzeccata canzoncina folk, con un'ultima scena che invece grida fortissimo: LUCIO FULCI!!


Oh raga! Il signore del male vi piace un botto, lo abbiamo capito, grazie.
Secondo voi cosa devo dire io a questi due ragazzi? Hanno la voglia di fare, amano i film giusti, mi omaggiano Carpenter a profusione, scelgono anche di uccidere (o salvare) i personaggi sbattendosene dei classici clichè degli horror, però nei 90 minuti spaccati di “The Void”, troppo spesso mi sono ritrovato a guardare l’orologio, quando invece non avrei MAI dovuto staccare gli occhi dallo schermo ipnotizzato dall’orrore.

Gli effetti speciali sono perfetti, Jerry e Steve s'inventano dei mostri davvero orripilanti, tutti rigorosamente realizzati con trucchi vecchia scuola, nessuna CGI tutta gomma, plastica e sangue finto, in certi momenti li riprendono fin troppo al buio, vecchio trucco che serve a nascondere difetti e difettucci che effetti speciali così ben fanno non avrebbero nemmeno bisogno e si era già visto in “Manborg” che Kostanski (giro la ruota, compro una vocale), sapeva davvero il fatto suo.


"Pensare che avevo voglia di insalata di polipo".
Nemmeno le musiche di Blitz//Berlin aiutano, purtroppo “The Void” risulta essere un altro di quei film in cui il tema musicale è grossomodo tutto un gran ZAAAAAANNN ZAAAAAAANNN nei momenti di tensione e un bel niente che nemmeno ti ricordi più dopo un minuto dai titoli coda per il resto del tempo.

L’idea che mi sono fatto è che ok amare Carpenter, Lovecraft e Gordon, ma riproporre schemi e situazioni già viste, anche facendolo benissimo, spesso non è sufficiente, spazzo via il campo da ogni dubbio: volete vedere un horror Lovecraftiano fino alla punta dell’ultimo tentacolo? Correte a vedere “The Void”, però allo stesso tempo mi è sembrato un film a cui manca il colpo del KO.


Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu R'lyeh wgah'nagl fhtagn.
Lo so che faccio la figura del pignolo della situazione, ma mi pare che Jerry e Steve pur amando i film giusti, non abbiano ancora assimilato la lezione dei Maestri facendola del tutto propria, per ora mi tocca ancora guardare il loro “The Void” pensando che Il mio Carpenter con trentamila lire lo faceva meglio, ma solo perché avrei davvero voluto terminare la visione del film esaltato sventolando il pugno in aria come John Bender in “Breakfast club”. Jerry, Steve, siete bravi, ma non v'impegnate, però vi tengo d’occhio, mi aspetto grandi cose da voi.

16 commenti:

  1. Secondo la mia talpa a Cinelandia - non so quanto sia affidabile considerato che mi ha chiesto trentamila lire per soffiarmi che Tom Hardy interpreterà Oliver Hardy in un film in cui Stan sarà Dan Luttazzi - Jerry e Steve stanno lavorando ad un biopic mantecato nella Red Bull in cui si immagina che Renato Zero sia uno degli Ultimi Antichi e che il song Extraterrestre di Eugene Finardi sia un tentativo di convincere Zero a portarlo dove non è mai tenebra. Cioè il ristorante davanti al MacDs del primo piano del centro commerciale di viale Sarca ( MI ) protetto da vetrate visibili persino dalla luna.
    Ho visto Jerry & Steve proprio l'altro giorno in viale Sarca - avevamo tutti e tre occhiali da sole da MIB e nonostante questo la luce era quella di un fall out in un video degli Ultravox - e ridacchiavano come collegiali giapponesi all'idea di Zero infettato da una proteina senziente che sovrascrive la sua programmazione con un bignami del Necronomicon come potrebbe compilarlo Dan Luttazzi e che si batte perchè il Grande Antico Triangolo non entri nella nostra dimensione. Sul pavimento davanti alla porta della toilette era uno di quei triangoli che avvertono che il pavimento è umido ed un cosplayer di Severus Piton ( ciao Alan , ci manchi tanto e ti perdoniamo quindi anche il tuo clone di Renato Zero ) nel centro commerciale per una convention dei fans del maghettopotter, senza occhiali da sole ed abbacinato dalla luce che entrava dalla vetrata , è finito gambe all'aria. E' stato come vedere Zero tentare la rovesciata di Pelè in Fuga per la Vittoria. Dal gran ridere, Jerry & Steve quasi si strangolavano con i polipetti che stavano assumendo...

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    1. Jerry & Steve sono così, avranno sicuramente preso il menù bambini perché volevano la sorpresa, questa settimana ci sono i Peantus di Providence, Cthulhu Brown e il suo amico il bracchetto Snoopy-Niggurath.
      Chissà se basta ascoltare al contrario 666 volte Extraterreste di Finardi per far tornare in questo mondo Alan “Hans Gruber” Rickman? Ci consoleremo con il notevole gesto atletico del suo sosia, i ben informati dicono che a chilometri di distanza, nel soggiorno di casa sua, alla stessa ora, minuto e secondo della grande rovesciata, Max von Sydow si sia alzato dalla poltrona per applaudire. Cheers!

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  2. Lo guardo stasera, poi tornerò dalle tue parti ;)

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    1. Buona visione, aspetto il tuo verdetto ;-) Cheers

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  3. Il solo titolo è da applauso in ginocchio. L'articolo diventa quasi superfluo, anzi, una piacevole aggiunta.

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    1. Ritrovarmi non completamente esaltato da un film così pieno di Giovanni (inteso come Carpenter), mi ha fatto sentire un po’ Giovanni (inteso quello di Aldo e Giacomo) come pignoleria, quindi il titolo del pezzo è arrivato da solo come una rivelazione durante la visione ;-) Cheers

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    1. Genuflessioni multiple di ringraziamento! Cheers

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  5. La sola passione non basta, ma è ormai chiaro che il persistere di John a starsene sul divano (o di suonare in giro per il mondo) sta creando una voragine sempre più grande: c'è un disperato bisogno di cinema alla Carpenter, ma nessuno sembra in grado di essere il nuovo Carpenter... neanche Carpenter stesso! C'è grossa crisi...

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    1. Carpenter non può, o molto più probabilmente non vuole, nel senso che ha voglia di fare altro, però dici bene, manca il cinema alla Carpenter, in un momento in cui il cinema alla Carpenter (bassi budget compresi) è sulla cresta dell’onda. Il Maestro ai tempi era in anticipo sui tempi, ora sono tutti gli altri ad essere indietro, ci sta la citazione all’altro Maestro, Quelo. Cheers

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  6. John C. potrebbe tornare. Classified. Per ora almeno. Saremmo già in pre produzione se i ragazzi della stanza dei bottoni in Sky non fossero tutti in scimmia per la miniserie con Gabe Garko nella parte di Diabolik. Capisco lo hype, claro que si, ma questo ha rallentato la corsa della combo di In treatment e la Cosa con Quelo Guzzanti e Barilla Favino che JC ha cesellato negli ultimi mesi. Due criminologi , un epicureo gourmet e l'altro un mistico con la tendenza a sentenziare, chiusi in un albergo in mezzo al nulla, ma uno dei due non è chi millanta di essere quanto un pericoloso criminale in fuga. Sto provando in tutti i modi a rimettere in carreggiata la cosa - ho provato a suggerire che nel secondo episodio della quarta stagione il dinamico duo potrebbe aver l'impressione di aver visto un tizio in calzamaglia aderente nera che saltella nel crepuscolo che ammanta il parco intorno allo Over Eyes Wide Open Hotel - ma mi è stato risposto che occorre vedere se da Clerville si torna con il grisbi. Sperem.

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    1. “Chiamami Quelo”.
      Con il budget di una puntata media di “In treatment” Giovanne girerebbere facile tutta la stagione, e avanzerebbe il tempo per comporre le musiche, sempre se Garkolik non gli ciula la tastiera prima. Cheers

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  7. Paradossalmente il film funziona finché rimane nel regno di Distretto 13/Il signore del male (cioè nella sua premessa)... ma appena ci infila dentro anche La Cosa mi perde per strada. Poi il finale alla Event Horizon è da sputargli in faccia, dico Event Horizon perché associarlo ad altri film Carpenter a quel punto diventa un'offesa nei confronti di Carpenter, non un omaggio.
    Questo film è, per farla breve, molto paraculo. Non basta essere fan di Carpenter e attingere da tutti i suoi film allo stesso momento per farne un gustoso omaggio. Qui siamo al limite del fan film. Merita di finire subito nel cestino dei DVD a 1,99.

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    1. Esatto, aveva il potenziale per care qualcosa di grosso, peccato che si limiti a replicare qualcosa di già visto e già fatto (da Carpenter) meglio. Peccato perché il design dei mostroni mutati non era nemmeno male, solo che arrivi a fine film e dici ok va bene e quindi? Troppo rumore per troppo poco. Cheers!

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  8. Definirlo derivativo e' un eufemismo,i due autori non ci mettono una idea originale manco per sbaglio.
    Tecnicamente il film si difende piuttosto bene:ottimi effetti speciali artigianali,buona fotografia,regia discreta.
    Purtroppo il film non ha una vera sceneggiatura: e' composto da tante belle sequenze che visivamente spaccano ma senza un collante che le renda davvero interessanti.
    Poi i due registi da veri fanboy di Big John lo omaggiano in ogni modo possibile ma mi cadono sulle basi :
    una bella traccia synth ossessiva degna di Carpenter potevano buttarcela visto che c'erano.
    La colonna sonora purtroppo e' quanto di piu' anonimo potevano inserire.

    Tra le tante citazioni cmq quella che piu' mi ha fatto piacere e' quella finale a L'aldila' di Fulci.
    Solo che li avevamo la musica di Fabio Frizzi a caricare di angoscia la visionarieta' del regista qui invece abbiamo un pinco pallino qualsiasi .

    Cmq il film non mi e' affatto dispiaciuto nonostante tutto.
    Lo rivedro' di certo.

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    1. Verissimo, la musica è fondamentale, ho pensato che abbiamo volutamente evitato i synth per non essere proprio spudorati, anche se lo sono stati lo stesso, con l’aggravante che in certi momenti, un tema musicale da farti stringere le chiappe manca come l’aria.

      Digerito tutto questo, il film rilancia l’orrore cosmico nella sua forma più fisica, voglio bene a Jerry & Steve hanno gusto e occhio, devono osare di più, mi aspetto grandi cose da questi due ;-) Cheers

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