venerdì 5 maggio 2017

La zona morta (1983): Scacco al re


Facile apprezzare un regista per i suoi capolavori più riconosciuti, ma sono sempre più convinto che all’interno di una filmografia, siano i film considerati minori, le anomalie, a fare davvero la differenza nei gusti personali, è sicuramente il caso del film che oggi è protagonista della rubrica… Il mio secondo Canadese preferito!


Ci sono pochi scrittori che hanno avuto un peso specifico sull’immaginario collettivo come Stephen King, i suoi romanzi hanno influenzato generazioni di lettori e anche i più grandi maestri del cinema hanno dovuto fare i conti con lo scrittore del Maine, fino a gran parte degli anni ’90, l’etichetta “Tratto da un romanzo di Stephen King” era in grado di smuovere coscienze e capitali, questo ha fatto sì che tutti i più grandi si siano dovuti misurare con l’adattamento di uno dei lavori della Zio, da Brian De Palma passando per Stanley Kubrick e quasi sempre la cosa ha coinciso con la definitiva consacrazione presso il grande pubblico.

Ho trovato sempre curiosa l’assegnazione romanzo/regista che è capitata a tre dei più grandi registi horror di sempre e, casualmente, anche tre dei miei preferiti: Carpenter, Romero e Cronenberg.

Arrivato a scegliere tra gli ultimi, nel 1993 Romero ha pescato tra i pochi titoli che a quel punto non erano ancora stati adattati, facendo un ottimo lavoro con “La metà oscura”, un romanzo che tra scrittori e alter ego letterari partoriti dalla mente che prendono il sopravvento, sembrerebbe fatto dal sarto per David Cronenberg.

"Capito Chris? Niente mutazioni, organi strani, una cosa di tutto riposo".
Nel 1983 il mio secondo Canadese ha vinto il compito di portare sul grande schermo il primo grosso successo commerciale di King, il bellissimo “La zona morta” (1979), quello che è senza ombra di dubbio il romanzo più politico mai scritto da Zio Stevie e proprio per questo, forse, sarebbe stato più nelle corde del sovversivo John Carpenter che, però, nello stesso anno era alle prese con l’adattamento di Christine - La macchina infernale che, a ben guardarlo, è un soggetto ben poco Carpenteriano, se non fosse che Giovanni è sempre stato in fissa con Elvis e il Rock 'n' Roll classico.

Insomma, non sarebbe stato niente male aver a disposizione una pila di libri di King, da assegnare come compiti a casa a tutti i maggiori maestri dell’Horror, io avrei fatto delle associazioni diverse, voi probabilmente ancora altre, ma considerando come se la sono cavata tre dei miei preferiti, è chiaro perché loro sono maestri dell’horror e perché io, invece, sono un nessuno, un John Smith qualunque.

Non ho intenzione di ammorbarvi con la classifica, anche perché non ho voglia di stilarla in stile Nick Hornby, ma posso dirvi che David Cronenberg è uno dei miei registi preferiti anche perché quando ne ha avuto la possibilità, ha messo le mani su quello che è uno dei miei cinque romanzi preferiti di King di sempre (storia vera).

I can't sleep 'cause my bed's on fire (Cit.)
La storia di un mite professore universitario con una vita prossima all’essere perfetta, che dopo un incidente d’auto, perde tutto, finisce in un coma lungo cinque anni e al suo risveglio non ha più il suo lavoro, il suo corpo ferito lo sostiene a malapena e ha perso l’amore della sua vita, che ha scelto di continuare la sua vita senza di lui, impossibile non provare empatia per uno così.

L’intuizione geniale di Stephen King è quella di rendere questo sfortunato ragazzo, l’incarnazione di quello che fino ad una brutta mattina di settembre del 2001, era il grande incubo americano, l’uomo solo con un fucile che si mette a sparare, magari alle autorità, i Charles Whitman e i Lee Harvey Oswald di questo mondo, nomi associati a stragi, motivazioni poco chiare e bagni di sangue. King costruisce la storia attorno all’attentatore, lo rende uno qualunque fin dal nome, John Smith. Se conosco l’uomo con il fucile, la sua storia, le sue motivazioni e il male contro cui combatte, farà ancora così paura?

Spara Jurij Christopher, spara.
Un libro geniale, ricordo ancora la prima lettura, mi sono bevuto quelle 500 pagine scarse in un tempo irrisorio, non riuscivo a staccarmi, volevo solo sapere se alla fine Johnny Smith sarebbe riuscito a portare a termine la sua missione contro quel pazzo demagogo di Greg Stillson, politico carismatico destinato a dare fuoco al mondo e che al momento tutti vedono come l’amico del popolo (votante), un simpaticone dalla parte della classe operaia. Aggiungo solo che nel periodo in cui ero impegnato a leggere il romanzo, mi capitava di uscire e vedere per strada cartelloni elettorali di uno che diceva di essere “Un presidente operaio”, no giusto per farvi capire quanto il romanzo sia centrato e quanto possa essere inquietante la nostra politica…

Ecco! La mia stessa identica faccia quando vedevo quei cartelloni, proprio così.
“La zona morta” per stessa ammissione di Davide Birra è il suo film più Hollywoodiano nel senso classico del termine, questo non vuol dire che sia un brutto film, perché malgrado sia anche l’unico non scritto dallo stesso Cronenberg (ma da Jeffrey Boam quello di Indiana Jones e l'ultima crociata e Arma Letale 3) all’interno della storia il mio secondo Canadese preferito ci ha visto tratti comuni al suo cinema su cui poter lavorare e proprio quello ha fatto.

Bisogna anche dire che Cronenberg ha potuto contare sul suo primo budget degno di nota (10 milioni di ex presidenti stampati su carta verde), attori di primo livello e una produttrice come Debra Hill, storica collaboratrice di John Carpenter di cui non mi stancherò mai di parlar bene. Inoltre, Cronenberg è anche stato uno dei pochi registi capaci di tener testa a Dino De Laurentiis, produttore esecutivo storicamente invasivo che proprio con questo film iniziava a spremere la sua gallina dalla uova d’oro Stephen King, senza raggiungere ancora gli eccessi imboscati come Vietcong dietro l’angolo.

Persino Cronenberg resta a bocca aperta accanto a Debra Hill.
Chiaro che Cronenberg abbia dovuto accettare più di un compromesso, ad esempio, è riuscito a spuntarla per quanto riguarda l’attore protagonista, il tempo ha dato ragione al regista Canadese, Christopher Walken qui è davvero azzeccato nei panni di Johnny Smith e con tutta la stima che ho per lui (tanta) non credo che avremmo potuto dire lo stesso dell’attore che voleva King per la parte, Bill Murray (storia vera).

Per una vittoria di Cronenberg va segnalata anche una piccola sconfitta, “La Zona morta” è uno dei pochissimi film in cui il suo compositore di fiducia e amico di lunga data Howard Shore è rimasto a casa, De Laurentiis ha voluto qualcuno di più convenzionale, ma è stato comunque un ottimo accontentarsi con il grande Michael Kamen (Arma Letale, X-Men, Last Action Hero), che qui firma un tema musicale molto efficace, che coglie in pieno l’atmosfera funerea del film fin dai bellissimi titoli di testa. Ecco, però non ditelo ai vicini di casa di Kamen, che un giorno in piena fase creativa, si è visto piombare addosso il classico padre di famiglia incazzato, per il fatto che i suoi bambini non riuscivano a dormire e avevano gli incubi per colpa della roba che stava suonando incessantemente da giorni (storia vera).


Sarà anche una tradizione, ma i titoli di testa di questo film srestano fighissimi!
Johnny Smith si rivela essere un personaggio più Cronenberghiano di quello che avrei mai pensato leggendo il libro, quello che dico sempre del mio secondo Canadese preferito, è che da buon ossessivo, non molla un'idea finché non trova il modo di sviscerarla in profondità, la passione per i poteri mentali è sempre stata una piccola fissa di Cronenberg fin dal suo primo corto “Stereo” (1969) passando per Scanners, a ben guardarli, Johnny Smith e Cameron Vale hanno dei tratti comuni.

Entrambi sono maledetti dai loro poteri, proprio Johnny nel film risponde in tono sarcastico ed arrabbiato quando lo sceriffo Bannerman parla di “Dono di Dio” per descrivere le capacità del protagonista. Entrambi arriveranno a sacrificarsi per salvare l’umanità da un male molto più grande, Johnny è un povero Cristo, nel vero senza della parola, tanto che il suo ritorno dal coma, sembra quasi una resurrezione cristologica.

E’ chiaro che Johnny Smith sia un buono buonissimo e qui si vede lo stampo Kinghiano del personaggio, in tutto questo Cronenberg ancora una volta s'intrufola come una malattia virale, aggiungendo qua e là alcuni suoi tocchi caratteristici, tipo la passione per il protagonista per opere funeree come “Il corvo” di Edgar Allan Poe oppure “La leggenda della valle addormentata” di Washington Irving e il suo cavaliere senza testa, personaggio che, guarda caso, Christopher Walken si è anche trovato ad interpretare nel 1999 nel film di Tim Burton “Il mistero di Sleepy Hollow”, e poi ditemi che Cronenberg fa i casting dei suoi film a caso, tzè!

"Un ottimo libro, chissà se ne faranno mai un film".
Mi è capitato di vedere il film svariate volte, a distanza di anni dalla sua uscita è una pellicola che tiene ancora botta, anche se in alcuni passaggi, come ad esempio tutta la parte dell’indagine ambientata nella mitica Castlerock, sembra un po’ un procedurale di stampo classico, il fatto che il romanzo sia stato riadattato anche in una serie tv omonima (in onda dal 2002 al 2007) sembra quasi un naturale proseguimento del lavoro di Cronenberg, non ho visto tutta la serie, ma mi è sempre stato chiaro che non hanno fatto poi molto per differenziarsi dall’impostazione data dal Canadese, chiamateli scemi.

Quello che, invece, può passare erroneamente sottotraccia è il fatto che Cronenberg, con mano fermissima, sia riuscito ad adattare alla perfezione l’atmosfera del romanzo, certo ha dovuto limare gli eccessi Body Horror tipici del suo cinema, incastrato tra titoli come Videodrome e “La Mosca” la mancanza di sangue, budella e mutazioni spicca come Woody Allen su di un marciapiede di Harlem, ma la capacità di rispettare il materiale originale e di farlo proprio senza bisogno di stravolgerlo è sempre e comunque talento, di tanti adattamenti Kinghiani, pochi sono stati approvati dallo stesso King, “La zona morta” è uno di questi, uno scacco al re che coincide con la consacrazione di Cronenberg presso il grande pubblico.

"Dai smettila Cassidy, non è tutto merito mio".
Il sangue è quasi totalmente assente, la visione del futuro in cui Greg Stillson provoca una guerra termonucleare globale, nelle idee originali avrebbe dovuto essere più splatter, con mani mozzate e posate sul sensore digitale (storia vera), ma malgrado i tagli imposti per non incappare nel visto censura, Cronenberg si gioca una altra delle sue carte migliori, quella di cui si parla sempre troppo poco, ovvero la sua capacità di dirigere gli attori.

Martin Sheen nei panni di Greg Stillson è fisico e furente, la sua recitazione è impeccabile, sembra davvero un personaggio in grado di morderti con gli stessi denti che sfoggia nei suoi sorrisi pubblici e, per altro, le visioni di gloria del personaggio forse non erano così sbagliate, visto che Sheen ha interpretato il Presidente degli Stati Uniti per anni nella serie tv “The west wing”. Come perfetto contro altare c’è Christopher Walken che risulta fragile e dolorante quando più il suo avversario si mostra spavaldo.

Alla fine il suo mandato è durato la bellezza di sette stagioni.
Il Johnny Smith di Christopher Walken è uno dei personaggi più iconici dell’attore, non propriamente uno a cui mancano i ruoli mitici in carriera, qui riesce ad essere sempre stremato fisicamente, costantemente in tensione, quando descrive le sue visioni come “Mi sento come se morissi dentro" la sua faccia parla chiaro e viene proprio voglia di credergli. Sul set Cronenberg lo ha strapazzato per bene, su richiesta dello stesso Walken, per rendere credibili le reazioni spaventate dell’attore, Davide Birra sparava a caso dei colpi, naturalmente a salve, con una 357 Magnum (storia vera), non so voi, ma io quasi me lo vedo Cronenberg che ci prende gusto e mentre Walken è in fila alla mensa con il vassoio in mano arriva e BANG! Matte risate.

"Mannaggia a me quando gli ho detto di usare quella dannata pistola!".
Ma “La zona morta” è un film di svolta per la carriera di Cronenberg, non solo perché è stato uno dei maggiori incassi al botteghino del regista, o per l’approvazione di Stephen King, ma perché è stato il film in cui ha saputo dimostrare di poter gestire materiale puramente Hollywoodiano senza svendersi e, allo stesso tempo, perché le flessioni della mente e le mutazioni del corpo dei suoi personaggi sono passate dall’essere esteriori ad interiori, meno manifeste, ma altrettanto traumatiche e sconvolgenti, un dettaglio che risulterà fondamentale per la seconda metà della filmografia del regista.

Se la capacità di dirigere gli attori di Cronenberg è sottovalutata, è giusto non dimenticare che anche il melodramma fa sempre capolino nei suoi film, fin da Rabid, i protagonisti Cronenberghiani sono sempre al centro di storie d’amore contrastate (proprio come accade qui tra Johnny e Sarah), ma anche di finali tragici e anche sotto questo punto di vista “La Zona morta” non è secondo a nessuno.

Rivedendolo a breve distanza da Videodrome, mi sono ritrovato a pensare che sia quasi un film che conferma la tesi del precedente. Se nell’altro suo film del 1983, Cronenberg ci intimava di non fidarci di quello che la televisione ci propina come realtà, allo stesso modo qui ci ritroviamo a credere, senza MAI mettere in dubbio le visioni di Johnny Smith.

"Tranquilli vi potete fidare, so come va a finire, ho letto il libro".
Nemmeno per un momento da spettatori pensiamo che potrebbero essere solo un effetto indesiderato del suo lungo coma, siamo certi che solo lui potrà fermare Greg Stillson, per il semplice fatto che le visioni di Johnny sono parto della sua mente e non alterate dal filtro televisivo come accadeva in Videodrome.

Insomma, io “La zona morta” me lo rivedo sempre con grande piacere, Cronenberg è riuscito a centrare in pieno l’atmosfera cinerea e condannata della storia, quella sua ineluttabilità che la accompagna anche fuori dalla pagine del libro o dalla schermo, questo lo rende ancora sinistramente attuale.

Make america great again! Beh si, più o meno...
Ieri per me erano i “Presidenti operai” ad aleggiare intorno alla storia, oggi sono altri Presidenti pronti a mettere mano alla valigetta dei missili, per inseguire i loro sogni di gloria, il risultato è sempre lo stesso, alla fine Cronenberg ha trovato il modo di fare critica sociale in maniera meno diretta, ma comunque presente (come in altri suoi titoli) senza risultare banale, quindi le cose sono due: forse “La zona morta” (romanzo) era molto più adatto a Cronenberg di quanto avrei mai potuto pensare, oppure il mio secondo Canadese preferito è un gran regista. Mi sembrano entrambe teorie valida, la seconda più della prima.

37 commenti:

  1. gran film.

    caro cassidy comunque ci poteva andare peggio-molto peggio.

    adesso a governare gli Usa potrebbe esserci quella super guerrafondaia di Hillary Clinton grazie alla quale ( non dimentichiamocelo mai ) esiste l'Isis.

    Mi permetto di fare questo commento polemico perchè è la centesima volta che fai battutine su Trump che non sarà Ghandi ma non è nemmeno Hitler.

    Vabbè tu parli molto bene di cinema ma dovresti ( secondo me ) astenerti a fare politica.

    Saluti e Buon Week End

    RDM

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    1. Credimi non ho intenzione di usare queste pagine per fare concorrenza a Beppe Grillo e lanciare il “Movimeno bara volante” ;-)

      Non credo sia possibile scrivere di una storia come “La zona morta” (libro o film che sia) stando completamente fuori dall’elemento politico, che è parte della trama stessa.
      Quello che mi interessava invece era sottolineare il fatto che ogni volta che mi imbatto nuovamente in Johnny Smith (su carta o sullo schermo) finisco per alzare il naso, guardarmi attorno, e trovare elementi della storia anche nella realtà che mi circonda, motivo per cui “La zona morta” resta ancora attualissimo ;-)

      Detto questo visto che siamo entrati in argomento, se fossi stato americano, lo scorso Novembre non so proprio per chi avrei votato, dei due candidati principali non ne apprezzavo davvero nessuno. Poi Trump si espone (da sempre) a battute e battutine molto bene, così come Salvini e Putin. E ringrazia che ancora non ho avuto l’occasione giusta per scherzare sul mio preferito, il grande Kim Jong-un! :-D

      Boh è più o meno tutto spero di “essere stato spiegato” ;-) Stammi bene e buon week end! Cheers

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    2. Cassidy touchè!!!!

      credevo che mi bannavi( si dice così??) o che mi ignoravi o che mi insultavi.
      a tal proposito non mi iscrivo perchè io sto al computer quanto Massimo Dalema alla Coerenza.
      massimo Dalema ha sempre inneggiato alla libertà di satira ma poi quando forattini l'ha preso in giro Massim Dalema l'ha subito querelato.



      ok continuerò a leggerti e se non è un problema ti suggerisco persone che da sempre si espongono a battute e battutine

      Laura Boldrini
      Cecille Kyenge
      Massimo Dalema
      Beppe Grillo
      David Parenzo
      matteo Renzi


      se il sito ti verrà oscurato non sarà certo colpa di trump ma di uno di questi bei soggettini .

      w la libertà.

      Rdm

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    3. Cose che mi interessano pochissimo: Iniziare una carriera politica, il calcio, e litigare su Internet, tutta roba che lascio volentieri ad altri ;-) La coerenza di Massimino è storica, Forattini, la guerra in Kosovo robetta da nulla proprio, ancora oggi quando vedo comparire baffetto nei TG mi parte l’intifada… Stammi bene e buon week end! Cheers

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    4. E ti pareva che a scrivere ste cose fosse un "anonimo"! XD Per fortuna ne circolano pochissimi quì! XD

      "finisco per alzare il naso, guardarmi attorno, e trovare elementi della storia anche nella realtà che mi circonda, motivo per cui “La zona morta” resta ancora attualissimo ;-)"

      Tra questo ed "Essi vivono" in effetti... XD
      il manifesto mica lo ricordavo! °_O Della serie quando la realtà supera la fantasia! Il nostro presidente operaio è stato eletto non una, non due, ma ben tre volte! Ed il rischio di una quarta è tutt' altro che scongiurato! Lui per la storia del bambino come scudo scommetto che avrebbe saputo trovare una buona giustificazione! XD

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    5. Anche secondo me é molto attuale, quello li che mi fa venire l'orticaria anche solo a citarlo, avrebbe detto "Sono stato frainteso" e poi avrebbe vinto le elezioni alla faccia di Johnny Smith, come per "Essi vivono" qui da noi ne avremmo di spunti per film di genere metaforici. Cheers!

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  2. Uno dei cult di Cronenberg senza ombra di dubbio ^^

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    1. Un ottimo adattamento del romanzo (e non è cosa da poco) ma anche il film con cui ha fatto il botto diventando un nome presso il grande pubblico.
      Stasera ci vediamo dalle tue parti, il venerdì sera mentre torno a casa leggo i tuoi commenti Cronenberghiani, ormai è un appuntamento fisso ;-) Cheers

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  3. E' un film molto ben fatto, però ricordo che per me all'epoca fu un trauma vedere il mio Cronenberg contaminato con il cinema hollywoodiano. Un po' come veder materializzare nella realtà uno dei suoi film.

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    1. Dici bene, è il classico film che valutato a freddo, dopo il giusto tempo, dimostra tutto il suo valore, ma a caldo alla sua uscita, rischiava davvero di sembrare una specie di “Morte al cinema indie, gloria e vita ad Hollywood!” ;-)

      Va soppesato che Cronenberg ha saputo tener ben testa ad uno dei produttori più storicamente invasivi di sempre, il nostro Dinone De Laurentiis, Inoltre ha adattato molto bene un romanzo all’apparenza ben poco Cronenberghiano, e che questo film gli ha permesso di avere libertà totale per fare un capolavoro come “La Mosca”. Questo è il bello di poter scrivere di un intera filmografia ad anni di distanza ;-) Cheers!

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    2. Il tempo porta i suoi vantaggi ;-) Cheers

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  4. Martin Sheen è stato anche JFK in una miniserie del 1983 trasmessa dalla RAI. Non ti dico come finisce. Odio gli spoilers. Non ho mai voluto vedere quel film di Cameron con Kate e Leo perchè una mia amica mi ha detto della montagna di ghiaccio. Cattiva.
    Mai stato John Smith, ma sono uno dei tanti che da sempre si firma Alan Smithee quando dirige un film che non ha interesse sia associato al suo nome. Persino lo sceneggiatore di comics Dan G. Chichester chiuse la sua famigerata run di Daredevil firmandosi Alan Smithee perchè in disaccordo con la Casa delle Idee. Oggi fa altro. Io ho continuato invece ad indossare la maschera di Alan Smithee anche se naturalmente non sono l'unico Smithee.
    Al momento sto lavorando ad un remake aprocrifo di Taxi Driver combo con Zona Morta ed altra roba in cui Travis Becool è un reduce dalla campagna per le presidenziali vinte da Trump che per i suoi peccati ha vinto una missione a Saigon, ma non ci arriva mai perchè il suo taxi salta da un ponte. Travis si sveglia in un ospedale sostanzialmente illeso, ma afflitto da visioni che gli permettono di accedere alla Zona del Crepuscolo in cui si addestrano i tizi che la storia riconoscerà a posteriori come pazzi assassini solitari quando in realtà sono solo persone salite sul taxi sbagliato. Il movie avrà qualcosa della allucinazione ipnagogica: esiste la zona del crepuscolo ? Travis è forse un militare a Saigon che sogna tutto il resto ? o un neurone presidenziale che cerca a tutti i costi di non spegnersi come tutti gli altri sotto attacco di una pallottola magica che curva ? esiste Trump ?
    Pensiamo di scritturare Martin per la parte di Travis e Bob DeNiro per la parte del neurone fumantino che vuole prendere Trump a pugni sul naso. Chris sarà non il taxi driver ( pensiamo a Steve Buscemi ) quanto la fotina sulla licenza di Buscemi che nelle nostre intenzioni potrebbe essere un demonietto chiamato Smithee che possiede Steve e lo guida come un editor. Se fai il bravo, ti inviteremo alla proiezione al Sundance. Ciao ciao.

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    1. JFK e Titanic, hanno un grande spoiler-nemico: La storia!
      Ho iniziato a leggere (dare)devil proprio durante la gestione di Dan G. Chichester, quindi per me è solo amore, ed è stato proprio lì che ho fatto la conoscenza del famoso Alan Smithee, prolifico regista dalle identità più multiple di Legione.

      Combo tra Taxi Driver e la zona morta, ma anche con punte di Videodrome e il pasto nudo. Per Bob DeNiro quasi un modo per riprendere le file con quello che è stato il suo ruolo migliore (Archibald "Harry" Tuttle) impegnato a tenere a battesimo la versione figa (anzi cool) dell’altro suo ruolo migliore, Travis Bickle. Dai farò il bravo promesso, in fondo sono l’uomo per voi, lui è Sundance ed io sono Cassidy ;-) Cheers

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  5. DG aveva studiato cinema al college. Nella sua gestione di DD cerca di portare i suoi amori. Uno zinzino di Rashomon ed una citaz di Tarantino nel senso di un videomaker fan di Quentin in una trama con + punti di vista a la Kurosawa. Ricordo le perplessità nella colonna delle lettere della posta americana per il nuovo costume corazzato - in quegli anni Bats al cine e nei comics indossava kevlar perchè era difficile che zompasse tra le pallottole come nei comics fino a poco prima - e le critiche al suo pard Scott McDaniel che stava passando da un tratto sgraziato a la Frank Robbins 2.0 alla fase quantomipiacesincity. Probabilmente Marvel e DG non erano davvero ai ferri corti, perchè il dinamico duo di cartoonists ha poi lavorato al team up tra DD e Bats del 1997. Credo che il suo " original sin " , la ragione per cui alcuni fans finirono per non apprezzarlo, fu il riesumare Elektra, persino in una miniserie. Scherza con i fanti eccetera.

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    1. Me lo ricordo quel numero Rashomoniano, il costume corazzato era brutto e figlio dei suoi tempi, ma ti dirò, quello che nero indossato ora dal cornetto non è che mi piaccia tanto di più. Certo far tornare Elektra non è stata una gran idea, ma la Marvel dovrebbe ancora ringraziarlo oggi per aver fatto il lavoro sporco, visto quanto hanno (e stanno) cavalcando il personaggio.

      Ricordo le critiche amarissime come l’aranciata degli Elii ai disegni di Scott McDaniel, condivise poco, a me non dispiaceva, anche se vero, c’era rimasto sotto dopo aver letto “Sin City”, il team up con Batman è nella mia collezione, del delirio di incontri/scontri e amalgame degli anni ’90 tra Marvel e Distinta Concorrenza, quella storia è una delle poche che secondo me meritava sul serio. Cheers!

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    2. Scott McD si affranca uno zinzino da FM nei lavori successivi, anyway. E' già più personale in Green Goblin. Poi passa alla DC. Notevoli il suo Bats su testi di Ed Brubaker e se non ricordo male anche qualcosina con Larry Hama. Il suo capolavoro è lo spettacolare Nightwing scritto da Chuck Dixon. Non resta soddisfatto - ricordo una sua intervista - del suo contributo a Supes. In Countdown Arena torna a citare il Miller del Dark Knight Returns del 1986 nel mascellone di Kal-El.
      A me piace la sua sintesi, ma gli consiglierei di non esagerare con le splash page in cui infila per esempio un paio di faccioni di profilo ( vedi il suo per altro divertente Green Arrow su testi di Judd Winick ) perchè la sua stilizzazione è eccessiva per simili espedienti retorici. Mi piacerebbe tanto vederlo al lavoro su di una Doom Patrol veloce e surreale. O a matitare uno 007 con il ritmo dello Spyboy di David/Mahn. Anche Flash.

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    3. Su Green Goblin non era male, della sua trasferta alla Distinta Concorrenza ho visto solo le sue tavole su Nightwing, in effetti ha la tendenza ad esagerare, per Flash sarebbe perfetto ad esempio, solo che si sparerebbe splash page doppie solo con le scie del velocista ;-) Cheers

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  6. La Zona Morta è anche uno dei miei King preferiti, in questo caso però credo proprio di aver visto prima il film rispetto alla lettura del romanzo! Edizione comprata in edicola, mi sembra allegata all'Espresso o qualcosa del genere... mi fece innamorare di Cronenberg, del quale avevo visto La Mosca, ma che ancora non avevo ricollegato allo stesso regista!

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    1. Uno di quei casi in cui si trova a penare “Ha diretto anche questo!?” ;-) Per me è stato così per Kubrick con Shining, film prima del libro, se serve a scoprire scrittore e regista, per di più di questa caratura, ben venga ;-) Cheers

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  7. un Cronenberg quadratissimo... come al solito

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    1. Aggettivo che per Cronenberg è più che mai centrato, ehm anzi no, meglio dire azzeccato ;-) Cheers

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  8. Grandissimo film, e grazie per la citazione ;-)
    All'epoca ricordo che pensai che avessero esagerato con il "cattivo": andiamo, ma quale presidente considererebbe davvero la guerra nucleare? La realtà ha dimostrato che King è stato anzi troppo tenero :-D
    Scherzi a parte è davvero un film che ha fatto epoca e ha reso immortale Walken, che definire qui perfetto è davvero riduttivo. Credo poi sia l'unico altro film di Tom Skerritt che ricordo, oltre Alien: è (era? non so neanche se è vivo!) un attore prolifico ma davvero non ha lasciato il segno se non a bordo della Nostromo...

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    1. Figurati doverosa, sui titoli di testa mi sono ricordato del tuo post ;-) King i cattivi li sa fare, lui ai tempi avrà pure esagerato, ma sono bastati pochi anni per farlo passare per un ottimista.

      Walken recita per la storia, purtroppo non sono riuscito ad incastrare un paragrafo su Tom Skerritt, stavo già sbracando come lunghezza. Sono abbastanza sicuro che sia vivo solo perché ho controllato ora ;-) Davvero tanti ruoli, ma lo si ricorda come uno di quelli sulla Nostromo, un peccato davvero. Cheers!

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    2. "King i cattivi li sa fare, lui ai tempi avrà pure esagerato, ma sono bastati pochi anni per farlo passare per un ottimista."

      Già! XD Millantare armi nucleari nascoste nel sottosuolo? Sembra la trama di un B-movie ed invece... sic!

      "Davvero tanti ruoli, ma lo si ricorda come uno di quelli sulla Nostromo, un peccato davvero."

      Già! Che paradosso!

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    3. Si é perso lungo la sua stessa carriera. Cheers!

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  9. Del libro ne ho un ricordo nitidissimo anche adesso, tanto che non credo avrò mai bisogno di rileggerlo, demenza permettendo.
    Del film invece, ricordo pochissimi dettagli e frammenti, dovrei davvero rivederlo.

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    1. Vero é un libro che resta impresso moltissimo anche grazie al suo altissimo livello di coinvolgimento. Se deciderai di rivedere il film penso che ti piacerà, manca il tormentone (classico di King) della tigre, ma é gran adattamento ;-) Cheers

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  10. Quando vidi la prima volta questo film conoscevo ancora poco di Cronenberg e della sua poetica delle mutazioni... ma poi, dopo averlo approfondito, ho sempre guardato questo, per altro bellissimo, film con un occhio particolare, come se fosse una mosca bianca. Quando poi ho letto il romanzo di King non ho potuto fare a meno di notare al fatto paradossale che c'è un passaggio fatto apposta per Cronenberg e che invece non é stato tradotto nel film: quando John viene operato agli arti per guarirli dall'atrofia, con conseguenti cicatrici che ne segnano il corpo e che, se non ricordo male, vengono sottolineate nella scena (assente nel film) in cui fa l'amore con la sua ex fidanzata... un passaggio alla "Crash"! ;-)

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    1. Verissimo quel dettaglio anticipa "Crash" e forse è uno dei motivi per cui Cronenberg ha visto qualcosa di suo in questa storia. In effetti vedere questo film per primo, potrebbe essere un buon modo per iniziare a conoscere il cinema di Davide Birra ;-) Cheers

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    2. "vengono sottolineate nella scena (assente nel film) in cui fa l'amore con la sua ex fidanzata..."

      Grazie David! Da chiedere perché fece quella scelta alquanto anti per il cinema tra gli anni 70 e 90! XD Di King ho letto pochissimo. "Le notti di Salem" mi è piaciuto, ma la scena di sesso tra il protagonista e la ragazza è scritta in maniera così pacchiana, così come certi dialoghi... spero che ne LZM non sia così! XD I veri grandi si vedono comunque quando sanno cosa sfrondare! XD

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    3. Concordo infatti secondo me il film funziona anche perché più anello del libro, che comunque vola via bello rapido. Cheers!

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  11. Un giorno di tanti anni fa stavo sfogliando Telesette quando, ad un certo punto, la mia attenzione viene attratta da un titolo: "La zona morta", tratto da un romanzo di S. King.
    Al tempo conoscevo le sue trasposizioni più famose ("Shining", "Christine - La Macchiana infernale"...) anche se non sempre riuscite (vedi "Brivido" che è comunque un cult, o "I figli del grano") e non avevo idea che già nel'83 fosse stato realizzata questa pellicola.
    Anche se ancora non avevo letto il romanzo, ero troppo curioso di vedere com'era questo film, per cui presi una videocassetta vergine, nuova di pallino, onde evitare che sovraregistrazioni fatte male e già nel pomeriggio programmai il videoregistratore per le 2.00 di notte (guarda un po' tu a che ora devono trasmettere certi film).
    Inutile dire che il film mi piacque tantissimo fin da subito; un film che parla sottovoce eppure sembra urlare tutta la sofferenza del protagonista, un magnifico Christopher Walken, dolente e fragile, eppure capace di una forza che lo porta a sacrificarsi per un bene più grande.
    Inutile anche dire che il romanzo mi piacque altrettanto, se non di più...

    See you soon Bro!

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    1. La cassetta vergine per i film speciali, ho avuto una visione del passato alla Johnny Smith ;-) Esatto parla sottovoce e a volte urla, non avrei potuto descriverla meglio, il libro poi è fantastico, grazie per il commento Bro! Cheers

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    2. "guarda un po' tu a che ora devono trasmettere certi film"

      Ah, ah! Già! XD Sic!

      "I figli del grano"

      Una di quelle chicche scoperte sul Mereghetti! XD

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  12. Atmosfera minimale ed angosciante per un film coinvolgente e senza esagerazioni. L' ambientazione innevata rende il tutto più caustico ed affascinante! Mamma mia la scena dei ragazzi che vanno a giocare!
    I film prodotti da De Laurentiis o finiscono nei "classidy" o nei "Bruttissimi"! Niente vie di mezzo! XD

    " che proprio con questo film iniziava a spremere la sua gallina dalla uova d’oro Stephen King, senza raggiungere ancora gli eccessi imboscati come Vietcong dietro l’angolo."

    Massì, acquistiamo un pò tutta la bibliografia di SK e poi vediamo cosa farne! XD

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    1. Ancora oggi non fai in tempo ad arrivare a metà dell'ultimo libro di King che già qualcuno ha in cantiere un adattamento ;-) Cheers!

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