mercoledì 31 maggio 2017

La Mummia (1932): Walk like an Egyptian


Lo ammetto candidamente: non ho davvero nessun tipo di attesa (meglio noto come “Hype”) per vedere la nuova incarnazione della Mummia della Universal inseguire la mummia di Tommaso Missile, però Lucius Etruscus ha trovato il miglior modo per riempire il tempo con la sua iniziativa tutta avvolta nelle bende spalmata su tutti i blog, a cui sono felicissimo di partecipare!


Essere di Torino può voler dire gioie e dolori, ma un'unica vera grande costante, sei veramente di Torino se ti hanno portato in gita 87 volte al museo egizio! Da quando il museo è stato rifatto figo figherrimo non ci sono ancora andato, per il semplice fatto che davvero credetemi, da bambino ci sono andato in visita un numero impressionante di volte e adesso vi beccate anche l’aneddoto infantile!

Il museo egizio di Torino era veramente un salto indietro nel tempo, le teche in vetro vecchia scuola ripiene di Canopi, vasi e vasetti e poi l’odore caratteristico, una versione in piccolo dell’aria all’interno di una piramide. Ma l’evento principale per un bambino con lo spiccato gusto per il macabro come me non poteva che essere l’ala dedicata alle mummie, peccato che un mio compagno di classe non condividesse il mio stesso entusiasmo, mettiamola così, aprite il vocabolario alla voce “Strizza”.

La maestra per evitare drammi disse al mio compagno di classe, di fare il giro nel corridoio laterale e aspettare il resto della classe al fondo della lunga sfilata di mummie all’interno dei loro sarcofagi, così facendo avrebbe potuto tenerlo d’occhio a distanza evitandogli teschi, ossa e bende. Un piano perfetto, sfiga! Il mio compagno colto da rinnovato entusiasmo capisce solo “Aspettaci in fondo” e parte a cannone lungo il corridoio, passando accanto a TUTTE le mummie, di fatto beccandosi una versione velocizzata della visita che poco dopo avremmo fatto anche noi. Ricordo solo che una volta raggiunto il nostro compagno al fondo dell’ala, era ancora bianco come un cencio e con gli occhi fuori dalla testa, ci siamo persi di vista negli anni, ma se scoprissi che è ancora in cura dallo psicologo oggi, non mi stupirei più di tanto.


Ho visto davvero una scena così, non solo nei film!
Non mi è mai più capitato di vedere qualcuno terrorizzato dalle mummie fino all’altro giorno, in cui ho deciso di rivedermi il capostipite di tutti i film con le mummie, tanto che s'intitola proprio “La Mummia” (the mummy, 1932) logico, no? Un film talmente seminale da meritarsi il cartellone rosso che qui riserviamo solo ai Classidy!


Il produttore Carl Laemmle Jr. è stato l’eminenza grigia dietro ai mitici mostri della Universal, grazie a lui nel 1931 abbiamo avuto due film fondamentali come “Dracula” di Tod Browning con Bela Lugosi e il “Frankenstein” di James Whale con Boris Karloff. Dracula e Franky, Lugosi e Karloff due mostri leggendari, interpretati da due leggendari mostri sacri del cinema.

Alla ricerca di una terza grande maschera del terrore da affiancare a questi due giganti, Carl Laemmle Jr. capisce al volo l’aria che tira, il mondo è in fermento per la leggenda della maledizione legata all'apertura della tomba di Tutankhamon avvenuta nel 1922. Ora, lo sappiamo tutti che la storia della maledizione è un’affascinante frottola, ma quando si parla di bufale, noi sfigati del 2017 possiamo davvero permetterci di prendere in giro i nostri avi?


All eyes on me, come cantava Tupac.
I pianeti si allineano, perché lo sceneggiatore John L. Balderston, a cui era stato affidato il compito di scrivere un film su Cagliostro, di ‘sto mezzo ciarlatano non ne vuole proprio sapere, il ragazzo sta in fissa con l’antico Egitto ed è il più felice di tutti, di passare da Cagliostro a “The King of the dead”, questo il (Romeriano ante litteram) titolo della prima bozza, modificato poi in “Im-Ho-Tep” prima e nel definito “The Mummy” dopo.

La regia viene affidata a Karl Freund che si era già fatto le ossa (per stare in tema) nella seconda unità del “Dracula” di Tod Browning e con una lunga esperienza come direttore della fotografia, cosa che si vede benissimo, perché Freund ha davvero saputo dare un tocco di antico Egitto a tutta la pellicola, facendo un lavoro straordinario, al resto ci pensa la presenza scenica di Boris Karloff, ma parliamo un attimo della trama!


Shhh! Facciamo piano altrimenti si sveglia.
La spedizione del British Museum a Tebe nel 1921, scopre il sarcofago del sacerdote Imhotep (Boris Karloff), secondo i geroglifici il sacerdote è stato condannato ad una morte orribile, mummificato vivo e rinchiuso nel sarcofago, probabilmente per aver scatenato l’ira del Faraone, ipotizzano gli archeologi che azzeccano al primo colpo il movente, ma poi fanno un errore da principianti, mettendosi a leggere a voce alta il contenuto di un antico papiro ritrovato nei pressi del sarcofago che risveglia la mummia che con il suo trascinare i piedi e muoversi a stento con le braccia davanti alla faccia come faccio io quando mi alzo dal letto la mattina, terrorizza uno dei due archeologi.

Dieci anni dopo, la mummia ha una nuova identità, non si sa bene come, ora ha preso quella dell’arabo Ardath Bey seriamente intenzionato a riportare in vita la sua amata Anck-Su-Namun la vera causa della sua orribile morte. Per farlo usa tutti i mezzucci necessari per turlupinare un'équipe di archeologi e rapire la bella Helen (Zita Johann) in tutto e per tutto identica alla sua amata principessa.


Zita Johann durante la sua gita alla giostra degli egizi a Gardaland.
Nei suoi 70 minuti (versione integrale) “La Mummia” è ancora un film incredibilmente efficace, Karl Freund è bravissimo a farci respirare quell’aria da antiche maledizioni che è diventato il modello da imitare ogni volta che si parla di mummie al cinema, per altro, il balzo in avanti di dieci anni della storia, rimanda idealmente anche nelle date all'apertura della tomba di Tutankhamon. Il nome Imhotep, invece, è stato scelto pescando da quello di un architetto egizio realmente esistito ai tempi del faraone Djoser, agli inizi della III dinastia (storia vera), Ardath Bey, invece, è un giochino ancora migliore, di fatto, è l’anagramma di "Death by Ra", scelta geniale per un personaggio che ha giurato a tutti, anche agli Dei, il suo eterno odio e lo sfoggia come un memento mori nella sua identità fittizia, d’altra parte l’uomo che medita vendetta mantiene fresche le sue ferite. Oh raga! Oggi sono sceso dalla bara con il piede aulico!

Il povero Karl Freund, però, ha dovuto sudare sette bendaggi nel suo battesimo del fuoco come regista, a suo disposizione ha avuto davvero pochissime settimane per consegnare il film e il set non è stato certo pesche e crema, anche solo per i continui litigi con l’attrice Zita Johann. Siete liberissimi di immaginarvi una diva del cinema vecchio stampo, tutta pretese e fisime personali, tra cui una fede incrollabile nella reincarnazione. L’attrice era profondamente convinta di aver già attraversato tre o quattro incarnazioni quasi tutte di grandi attrici (ma tu pensa!). Immaginatevi avere una così, impegnata ad impersonare due personaggi diversi (Helen Grosvenor e la Principessa Anck-es-en-Amon) sul set, il povero Freund si sarà sentito come l’analista di quella famosa battuta di Woody Allen sulle coppie di gemelli affetti da sdoppiamento di personalità.

"Ti rivedrò in un'altra vita, quando saremo tutti e due gatti" , "See vabbè, hai preso le pastiglie stamattina?".
In compenso, dirigere Boris Karloff non era certo una passeggiata, dopo essere stato etichettato come il più degno continuatore dell'arte di Lon Chaney, Karloff era seriamente intenzionato a cavalcare il successo della sua straordinaria prova tutta grugniti per esigenze di copione in “Frankenstein” (1931), ma, soprattutto, voleva mettere la testa avanti nella sua personale sfida a distanza con il rivale Bela Lugosi.

Sulla faida tra Lugosi e Karloff sono stati scritti libri e saggi di cinema, diciamo che i due non si amavano ecco, giusto per utilizzare un larghissimo giro di parole, Karloff capisce che questa è la sua occasione per brillate anche in un ruolo “parlante” e non vuole che nessuno oscuri la sua stella, ne fa le spese anche Henry Victor, il suo nome compare ancora nei titoli di coda del film, accreditato come “Saxon Warrior”, peccato che nel film non si veda MAI, sforbiciato senza pietà in sala di montaggio, perché il pubblico doveva avere occhi solamente per Karloff.

“KARLOFF the uncanny”, come compare il suo nome, scritto ben più grosso e visibile del titolo del film stesso sulla locandina, perché tanto il pubblico vuole solo lui, infatti il film incassa una fraccata di ex faraoni presidenti morti stampati su carta verde, un successo che Lugosi non riesce a pareggiare nemmeno con due film in uscita lo stesso anno, Il dottor Miracolo e il clamoroso "L'isola degli zombies" (White Zombie).


Mostri sacri nella storia del cinema.
Per dare vita (sempre per stare in tema) ad Imhotep, Karloff il magnifico si sottopone ogni giorno ad otto ore di trucco, frutto del lavoro del grande Jack Pierce che meticolosamente aggiunge strati su strati di cotone sulla faccia del divo per trasformarlo in una mummia incartapecorita. Al resto ci pensa lui stesso, malgrado fosse solo 1,80 (5cm più basso di Lugosi, ma nessuno pare essersene mai accorto) svetta su tutto il cast come se fosse alto due metri, il colpo di genio è recitare immobile, immobile come solo uno che è rimasto chiuso in una bara per duemila anni può imparare a stare.

Il suo odio si manifesta solo con sguardi ipnotici e una gestualità delle mani rallentata, quando Imhotep utilizza i suoi poteri, lo fa come uno che da millenni attende il momento in cui potrà strangolare i suoi nemici e desidera solamente godersi il momento. Poi, ditemi cosa volete, ma vedere Karloff avvolto nelle bende, nella scena del flashback dedicata alla sua mummificazione fa ancora venire l’ansia, evocando la paranoia del risvegliarsi sepolti vivi che Edgar Allan Poe ha ben descritto in tanti suoi racconti, ma ancora peggiore e parte integrante del fascino inquietante delle mummie.


"Te lo dico sempre di non giocare con il rotolo della carta igienica!".
Menzione speciale per le musiche, fin dai favolosi titoli di testa gustosamente vecchia scuola, con tanto di avviso che spiega al pubblico che le maledizioni delle mummie non sono mai state riconosciute dalla scienza (altri tempi, altri tempi davvero) parte un pezzo preso dal lago dei cigni di Tchaikovsky che non ci azzecca nulla, ma funziona alla grande!

Forse l’unico vero difetto de “La Mummia” è quello di avere parecchi passaggi ricalcati sul modello originale del “Dracula” di Tod Browning, il personaggio del dottor Muller (come lo yogurt) ha svariate analogie con il cacciatore di vampiri Van Helsing ed è impossibile non notare che in entrambi i film, i mostri in carica vengono sconfitti dal potere di un simbolo sacro, il crocefisso anti-vampiro da una parte e il simbolo di Ankh dall’altra, antico glifo Egizio che rappresenta la vita.

Ma è un difetto su cui si può tranquillamente soprassedere, la prova di Karloff in questo film è l’incudine su cui sono stati scolpiti tutti i film di mummie fino ai giorni nostri, la nascita di una delle più riconoscibili icone che compongono i leggendari mostri della Universal, perché oggi i bambini di tutto il mondo vanno in giro con lo zaino del loro super eroe preferito, ma un tempo sfoggiavano il porta merenda con sopra personaggi con bende, canini e chiodi nel collo, tranne un bambino, il mio compagno di classe, lui di sicuro non ha mai più voluto sentir parlare di mummie!


Ed ora filare! Tutti a leggere il commento del Zinefilo a questo film, altrimenti vi chiudo nell’ala della mummie del museo, veloci!

10 commenti:

  1. Spettacolare il film, spettacolare il post, spettacolare tutto. Su Lucius non mi pronuncio più gli ho già detto in tutte le salse che lui È l'homo enciclopedicus.

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    1. Ti ringrazio moltissimo, e concordo su tutto, se non puoi consultare Wikipedia, puoi sempre fare una domanda a Lucius, anzi, le sue fonti sono più sicure e verificate ;-) Cheers

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  2. Che bel post!Adoro gli horror come dire, un pò datati (tempo fa ho rivisto il mostro della laguna nera..classicone) e mi hai fatto venire voglia di andare a ripescarlo quindi ti faccio il domandone: dove lo hai trovato?DVD?Netflix?Altri mezzi?

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    1. Ti ringrazio! Per altre chicca fai un salto anche dal Zinefilo, vero colpevole di tutte le mummie che vedrai in giro per i blog ;-) Il mostro della laguna nera vorrei rivederlo anche io, perché è un pezzo che ho un pezzo in testa che prevede proprio il mitico Gill-Man, poi sono sempre stato malato di horror con i mostri della Universal o quelli della Hammer. In DVD si trova piuttosto agevolmente, e anche attraverso altre vie, su Netflix manca purtroppo, dovrebbero mettere tutto su Netflix ;-) Cheers!

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  3. "Death by Ra": questa è una superchicca! Credevo fosse il solito nome finto "che fa straniero" :-D
    Filmone davvero epico, e peccato che Boris stia così poco con le bende.
    Sai che l'unica volta che sono stato a Torino non ho fatto in tempo a vedere il Museo egizio? Sono stato nella Mole, al Museo del Cinema, e pure a vedere l'ostensione della Sindone (era periodo) ma poi ero lì per lavoro e non avevo molto tempo. Magari un giorno organizzo un viaggio Roma-Torino a caccia di mummie e ovviamente voglio Cassidy come guida ^_^

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    1. Vero che è una grande idea? Il modo del protagonista per ricordare a se stesso la sua missione ;-)
      Invecchiamo molto bene come film, direi che si è mantenuto!
      Il Museo del Cinema è piuttosto figo, fanno un bel po’ di mostre niente male, se ti capita sicuro volentieri, andiamo a caccia di faraoni bendati ;-) Cheers

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  4. Questo film è in lista per la maratona horror, dovrei vederlo a breve xD

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    1. Oh benissimo! Non vedo l'ora di leggere il tuo parere ;-) Cheers!

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  5. Per essere del 1932 il trucco era eccezionale!

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    1. Tutto cotone, fotografia e tanta pazienza, la CGI di oggi non gli pulisce nemmeno la macchina ;-) Cheers!

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