giovedì 18 maggio 2017

Brimstone (2017): God's gonna cut you down


Lo dico sempre che il Western è tutto tranne che morto come genere, mi fa molto piacere vedere che sempre più spesso il Rock ‘n Roll dei generi cinematografici si ritrova a fare comunella con l’altro mio genere del cuore: l’horror.
“Brimstone”, che vuol dire zolfo, è anche il titolo giusto per un western sulfureo violento e nerissimo, che al pari di Bone Tomahawk si gioca dei momenti quasi horror e al pari di The Hateful Eight e Jane got a gun offre il punto di vista femminile su un genere considerato come il più maschile per eccellenza.

Liz (una bravissima Dakota Fanning) è una levatrice muta che vive nel suo allegro villaggio insieme al marito e alla famiglia. La ragazza è molto rispettata dalla comunità, proprio per il suo talento nel far nascere i bambini, ma la bionda inizia ad avvertire la puzza di Zolfo quando pare riconoscere l’altra grande personalità rispettata nel villaggio, quella dello sfregiato reverendo (Guy Pearce in gran spolvero) che con i suoi sermoni carichi di antico Testamento tiene in pugno gli abitanti.


"Non mi va di stare a sentire un predicatore del cavolo che mi parla dell'inferno e del paradiso" (Cit.)
Le cose vanno a zampe all’aria quando Liz si trova costretta a fare una scelta difficile: salvare la partoriente o il suo bambino dalla testa troppo grande? Al regista Martin Koolhoven basta inquadrare un forcipe sporco di sangue per piazzare il primo “Momento gulp!” del film.

La scelta tormentata di Liz fa incazzare due righe il padre del bambino morto durante il travaglio e attira sulla ragazza l’odio della comunità, abilmente fomentata dal predicatore, ma tra Liz e l’uomo di Chiesa ci sono dei trascorsi, le quasi tre ore del film ci racconteranno quali sono.

Martinus Wouter Koolhoven, detto Martin è un regista olandese che esordisce in un film americano forte di una lunga filmografia in patria. Pronti via, decide subito di affrontare di petto il genere yankee per eccellenza: il Western.


Questa locandina rende meglio l'idea, quella principale è un po' ingannevole.
Lo fa, però, con un tocco oscuro, quasi gotico, tipico della tradizione di certa pittura fiamminga e un gusto per la violenza applicata al Western, che il buon Martin ha candidamente ammesso di aver imparato ad amare grazie gli spaghetti Western italiani, cosa che si nota e non poco, perché se in Django non mancavano le orecchie mozzate, qui mutilazioni e maltrattamenti non mancano, quindi sappiate che il “Momenti gulp!” abbondano ed è anche la ragione per cui il film ha provocato così tante polemiche.

Polemiche, che poi ogni film è una polemica: e le Ghostbusters donna non vanno bene e le Rossella Di Giovanni che veste all’Occidentale non va bene... Marò che palle, abbiamo più polemiche che film tra un po’. “Brimstone” è stato accusato di misoginia, di eccessiva violenza, di essere eretico e pornografico, se escludiamo l’aggiotaggio, l’effetto serra e il furto di cavalli è stato accusato della qualunque, cose che capitano se dai un film così in pasto al pubblico della mostra del cinema di Venezia, dove il film è stato presentato l’anno scorso.


Il party dopo la proiezione a Venezia? No. No ok è una scena del film (beh però sembrava!).
“Brimstone” è un film biblico, non per la durata, le quasi tre ore scorrono piuttosto in fretta, è biblico nel ricordarci che la religione può essere utilizzata come un’arma, uno strumento di terrore con cui i potenti hanno sempre (e continuano) a controllare le masse e la storia insegna che le donne sono sempre state poste nella condizione di chi le imposizioni, al massimo, le subisce.

Ci sarebbero delle chiavi di lettura mica male da sviscerare, ma non voglio rovinarvi la sorpresa, sappiate solo che “Brimstone” è Biblico anche nella suddivisione in quattro capitoli (Apocalisse, Esodo, Genesi e Castigo) che, in modo non lineare, come si intuisce dall’ordine volutamente errato dei capitoli, narra in modo esaustivo i trascorsi tra Liz e il Reverendo, in quello che, di fatto, è un revenge movie, ma visto che sono in vena di etichette, potremmo quasi dire un Weird West che mette alla berlina la religione e il patriarcato.


Guy Pearce nella sua migliore imitazione del Robert Mitchum di "La morte corre sul fiume".
L’uso della narrazione in capitoli volutamente non cronologici, sono sicuro, provocherà l’effetto collaterale che tanti finiranno ad utilizzare l’aggettivo “Tarantiniano” per descrivere questo film, sarebbe una falsa pubblicità al film e riduttivo nei confronti del piglio autoriale sfoggiato dal regista Martin Koolhoven che dimostra di essere perfettamente a suo agio con generi, tematiche ed atmosfera del film.

I precetti religiosi che sfociano in estremismo e in soprusi ai danni delle protagoniste, non sono mai utilizzati da Koolhoven solo per fare clamore, anche se alcune torture sono esagerate per motivi cinematografici, come la museruola che Anna (Carice van Houten, la Melisandre di Giocotrono) è costretta ad indossare, servono, comunque, a far arrivare forte e chiaro il messaggio.


"Guarda il lato positivo, potresti vincere una gara di Cosplay di Bane".
Se da una parte abbiamo una grande interpretazione maschile, con Guy Pearce che riempie la scena e risulta minaccioso ogni volta che compare, i personaggi femminili sono talmente ben scritti e ben recitati da risultare credibili, ma anche il cuore della pellicola.

Dakota Fanning è davvero bravissima, dopo averla vista in 600 film interpretati da bambina, mi ero pure rotto di lei, c’è stato un periodo in cui era ovunque, qui si rilancia grazie ad un prova maiuscola, non potendo parlare per ragioni di trama, riesce solo sgranando gli occhi a far percepire tutta la gamma delle emozioni che la sua Liz attraversa e anche grazie alla sua prova, il suo personaggio ha orgoglio e fierezza anche nei momenti peggiori.


Come comunicare solamente cacciando gli occhi fuori dalla testa.
Menzione speciale alla bravissima Carla Juri, la sua Elizabeth Brundy è un personaggio frizzante e pieno di grinta, in parte secondaria rispetto alla storia, ci si affeziona anche a lei, non avevo mai visto nessun film con questa attrice, ma devo dire che qui è stata bravissima, spero lo sarà anche nel “Sequel di cui nessuno sente il bisogno”, meglio noto come “Blade Runner 2049”.

Ho trovato molto azzeccato il modo in cui Martin Koolhoven ha utilizzato Kit Harington nel film, l’attore reso celebre per il ruolo di Giosnò in Giocotrono, qui compare come il pistolero solitario, lo straniero (quasi) senza nome che è un archetipo del cinema Western. Ecco, dico solo che la sua trionfale entrata in scena e la conclusione dell’arco narrativo del personaggio, mi hanno fatto pensare a certe scelte di casting di quel provocatore nato che è Lars Von Trier, non vi rivelo altro per non rovinarvi la visione.


Voi lo vedete così pensando a Giosnò, poi guardatevi il film che ne riparliamo.
A proposito di archi narrativi, quello di Liz si conclude, in maniera volutamente circolare, con un film che riesce a mescolare i generi molto bene e allo stesso tempo a non sembrare un santino femminista a tutti i costi, dettaglio non da poco nel cinema di oggi.

Un western atipico che riesce allo stesso tempo ad essere anche un horror atipico, un ottimo esordio americano per Martin Koolhoven, oh! Scrivendo di The Salvation, scherzavo su una possibile invasione di western diretti da registi provenienti dalla Danimarca e dai Paesi Bassi, ma vuoi vedere che il boom degli “Smørrebrød Western” non è poi così lontano?

Go and tell that midnight rider
Tell the rambler, the gambler, the back biter
Tell 'em that God's gonna cut 'em down


Hey, non perdetevi il commento del Cumbrugliume, anzi vado a leggerlo anche io!

8 commenti:

  1. La nostra Cinelandia è piena di Alberti Sordi ed Ornelle Muti e quindi non posso che essere a favore di attrici che non parlino mai nei film. Tanti anni fa sono stato morso da un piede sinistro geneticamente modificato e so quanto sia possibile fare un figurone per un attore costretto a scoccare solo una freccia. Less is more. E sono un fan del weird western dal tempo dei Dead in the West e Jonah Hex di Joe R. Lansdale.
    Ti anticipo che avremo, come hai correttamente previsto, una invasione di Smørrebrød Western.
    E non solo. Weird West rules. O quasi. Non potremo ignorare la rivoluzione concettuale ed estetica del nuovo Blade Runner con Ryan G. a caccia di replicanti cloni di Bane con mordacchia per le sabbie di un deserto colorato di broken dreams che scopriremo nel finale essere la somma della poesia del replicante platinato che ben ricordiamo e che il nostro aveva affidato, come ultimo messaggio di amore universale, alla colomba decollata verso le colonie extra mondo. Scusa la spoiler.
    Dicevo di WW. Vedremo un broker accusato di aggiottaggio ripiegare nel west di una colonia extra mondo ( ho detto che il nuovo Runner ci condizionerà? ) dove si darà al furto di cavalli alieni che contrabbanderà altrove provocando con la loro assenza nell'ecosistema una sorta di effetto serra che colorerà di fiamme il deserto. Regia di Lars Von T.

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    1. “Dead in the west” è una bomba assoluta, praticamente come ogni cosa scritta da Champion Joe. Spero in un invasione di Weird West, e su furto di cavalli alieni, il mio cervello (o quello che ne resta) mi ha riportato alle mente lo sceriffo Bravestar e il suo cavallo robot 30/30, rigurgiti cerebrali da bambino degli anni ’80 o giù di lì.

      Presto gli androidi sogneranno Ryan Gosling elettrici, pagherei dei bei soldi per vedere mr. Persona non grata a Cannes dire la sua sull’argomento, ci sarebbe da divertirsi ;-) Cheers!

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  2. UAU che chiccona! Weyland nel far west :-D
    Scherzi a parte, da anni il Weird West domina, semplicemente perché è fichissimo ^_^

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    1. Weyland qui si fa perdonare i due minuti sotto il trucco brutto di “Prometheus” era un po’ che non lo vedevo così bravo. Concordo, e poi per gusti personali, non dico mai di no al western o al weird west ;-) Cheers!

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  3. Le polemiche non mi preoccupano (anzi: sto ancora cercando di farmi una ragione dell'inutile polverone che si è scatenato attorno all'uscita di "Ghost in The Shell" o "Iron Fist"...), il genere mi intriga e il cast... be', Dakota Fanning si è sempre dimostrata in gamba, per come la vedo io.
    In conclusione: non vedo l'ora di vederlo! ;D

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    1. Lo spirito giusto, anche perché sempre più spesso, qualunque titolo genera la polemica, sempre più sterile per altro. Dakota Fanning è sempre stata brava, però aveva anche raggiunto il punto di saturazione, questo film è allo stesso tempo una conferma e un rilancio ;-) Cheers!

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  4. Felice che ti sia piaciuto! Per me ad oggi è uno dei migliori titoli dell'anno!

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    1. Tutto questo mi ricorda che in questa settimana difficile, ancora non ho avuto tempo di leggere il tuo pezzo su questo film, rimedio subito, ci vediamo dalle tue parti! Cheers

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