venerdì 7 aprile 2017

Veloci di mestiere (1979): Donne e motori, gioie e... David ti senti bene?


Ecco, tutto questo parlare della grande continuità artistica e tematica di David Cronenberg e poi arriva “Veloci di mestiere”, quello che all’unanimità è considerato il corpo estraneo della filmografia del protagonista della rubrica settimanale… Il mio secondo Canadese preferito!


“Veloci di mestiere” sembra davvero un'anomalia, è quello nano della cucciolata, il cugino eccentrico che nessuno vuole frequentare, ma che bisogna comunque invitare alla cena di Natale, questo film sta alla filmografia di Cronenberg come “La Fortezza” a quella di Michael Mann, il titolo che viene citato distrattamente, mascherato spesso da un colpo di tosse, o da un attacco epilettico, fate voi.

Devo anche confessare che è il film di Davide Birra che ho scoperto più tardi, visto per ultimo e anche meno volte (il che già di suo è un commento alla pellicola), sapevo della sua esistenza all’interno della filmografia di Cronenberg, ma non avevo mai avuto l’occasione di vederlo fino a sei o sette anni fa, quando mi sono portato a casa il DVD sulla base della fiducia per il mio secondo Canadese preferito.

So che non ci somigliano, ma sono davvero i titoli di testa di un film di Cronenberg questi.
Ancora oggi è uno dei DVD più bizzarri della mia collezione, la copertina con la tipa tatuata, non c'entra una fava con il film, inoltre, il titolo riportato in bella vista, è quello originale “Fast company”, tra questo e i colori fluo, mi è sempre sembrato un tentativo di mettersi in scia al più famoso Fast and furious. Ribadisco: a me è bastato il nome di David Cronenberg per convincermi a spendere sei o sette euro.

La storia, bisogna dirlo, è originale, penso sia l’unico film della storia del cinema ambientato nel mondo della gare automobilistiche di drag races, quei mostri d’acciaio con ruote di diverse grandezze, capaci su un percorso rettilineo, di raggiungere velocità folli in pochi secondi, salvo poi frenare con un paracadute, per non sconfinare in territorio russo passando dall’Alaska, in fase di frenata.
Se il paracadute fa cilecca, spero che tu abbia con te almeno il passaporto.
La trama gira intorno alla FastCo la società che produce olio per motori e fa da sponsor alla squadra di corse con lo stesso nome, il cui pilota di punta, Lonnie Johnson (William Smith) è un pioniere delle funny cars, il Michael Jordan di questo sport. Il pilota veterano sa che il suo compagno di squadra, il giovane Billy (Nicholas Campbell) è il prossimo astro nascente di questo sport, anche se il loschissimo manager della squadra Phil Adamson (John Saxon quello de I 3 dell'Operazione Drago) è di un altro avviso.

"Ti devi fidare, io ho lavoraro insieme a Bruce Lee, ho esperienza di queste cose".
Gli 89 minuti di “Veloci di mestiere”, passano sì veloci, ma senza esaltare più di tanto, litigate tra Lonnie e Billy, il pilota veterano che viene sostituito dall’ancora più losco rivale Gary Black, proveniente dalla squadra avversaria ed ogni genere di vigliaccheria utilizzata per rallentare e sabotare i ragazzi di FastCo, trucchetti degni delle trame del Wrestling WWE, con lo stesso livello d'imprevedibilità.

“Veloci di mestiere” è un orgoglioso B-Movie, persino il suo regista lo ha sempre definito così, per altro, schifandolo molto meno dei Cronenberghiani che vorrebbero lanciarlo nel pozzo più profondo e sigillarlo a colpi di dinamite. La messa in scena non brilla per particolari guizzi, gli attori fanno tutti il loro dovere, quello che salta agli occhi è la struttura estremamente schematica e didascalica di una storia che schiera da una parte i buoni buonissimi di FastCo, i cui colori di squadra arrivano dalla bandiera americana (ma non siamo in Canada?) contro i cattivi cattivissimi della squadra avversaria, la Blacksmith che, tanto per essere sicuri che vengano subito percepiti come i cattivi, sono vestiti di nero.

Nel finale abbiamo fuoco, fiamme, un biplano in fuga sulla pista e una corsa tra auto risolutiva, se devo dirvi che sono le parti migliori del film mentirei, ricordatevi cosa dicevo: il Cronenberg che ho visto meno volte in vita mia.


"Ci dica, com'è lavorare in un film di Cronenberg?" , "Bah, mi aspettavo un po' più di sangue".
La passione per i motori di Cronenberg non gli ha portato grande fortuna, questo “Fast Company” a
livello di riuscita finale, si avvicina molto a “The Italian Machine”, un piccolo film per la tv scritto e diretto da Davide Birra nel 1976, visto anche quello per ragioni di mia personale Cronenberghite.
“Macchina Italiana” come (non) è uscito qui da noi in uno strambo Paese a forma di macchina, ehm! di Scarpa, parte come un heist movie, poi svolta in commedia, finisce velocemente e non fa ridere nemmeno per sbaglio, parla di un gruppo di ragazzi, intenzionati ad infilarsi in casa di un riccone, che nel soggiorno tiene una Ducati 900 Desmo Super Sport come oggetto d’arredo. I ladri improvvisati sono appassionati di motori, intenzionati a liberare quell’opera d’arte sì, ma per utilizzarla per il motivo per cui è stata progettate e costruita, ovvero: correre libera sulle strade.

Il soggetto non sarebbe nemmeno male, peccato che poi l’umorismo finisca per fossilizzarsi sull’inquilino del riccone, caratterizzato come il cliché dell’omosessuale che, come detto, non strappa mai una risata. “Veloci di mestiere” e “Macchina Italiana” condividono la passione per i motori e lo stesso destino, arrivi a fine visione pensando: "Ok... E quindi?".


Una scena del film "The Italian Machine" (1979), esiste davvero vi giuro!
Arrivati ai titoli di coda di "Veloci di mestiere", sembra di aver appena terminato uno strano episodio di “Hazzard” ambientato in Canada, dalla messa in scena piuttosto standard e non aiuta nemmeno il fatto che il tema musicale, che parte bello trionfante in due o tre occasioni, nelle prime note somigli sinistramente a “Rotta x casa di Dio” degli 883 (storia ahimè vera). Ok che Max Pezzali è notoriamente appassionato di motori, ma dubito conoscesse questo film.

Questa è la ballata di Bo e Luke, due ragazzi che hanno una marcia in più...
Inoltre, “Fast Company” è stato l’ultimo film di Claudia Jennings (vista in “I gladiatori dell'anno 3000” ideale seguito con motociclette di Anno 2000 la corsa della morte), deceduta in un incidente automobilistico, pochi mesi dopo le riprese di questo titolo. Se fossi un complottista appassionato di Templari, adesso dovrei citarvi l’unico film su automobilisti di Cronenberg davvero riuscito, ovvero “Crash” (1996), ma lasciamo perdere che mi sembra di cattivo gusto.

Ma se il film per la televisione (quello sì) può essere tranquillamente etichettato come uno dei primi esperimenti registici di Cronenberg e consigliato solo ai completisti del regista Canadese, “Fast Company” merita almeno un'analisi un po’ più approfondita. Mi rendo conto che se lo avessi visto alla sua uscita (anche se uscì in tipo tre cinema Canadesi per poi sparire fino alla riscoperta in DVD) sarei rimasto stordito, ma valutare le filmografie ad anni di distanza ha dei vantaggi. In fondo, è proprio Cronenberg con il suo cinema ad insegnarci che le anomalie, i corpi estranei, sono da tenere da conto, come segnali, sintomi di una malattia più grande… E poi, se non diamo un minimo di credito a David Birra a chi dobbiamo darlo? Ero già stato troppo politicamente corretto, ora mi sento meglio.

Ho letto in giro analisi per cui la malattia, tema caro a Cronenberg, sarebbe presente in questo film sotto le mentite spoglie dell’avidità che pervade il mondo delle corse e quindi la nostra società, rappresentata dal riporto di John Saxon, ma detta fuori dai denti: mi sembra una tipo di lettura forzata dal nome del regista.


"Capo Oro, qui Capo Rosso, Dirigiamo verso il canale bersaglio" (Cit.)
Quello che è chiaro, invece, è l’ossessione per i motori. Cronenberg si prende il tempo necessario per mostrarci la vestizione dei piloti e un'intera gara dall’interno di uno dei Dragster, con tanto di cronometro bello in vista per mostrarci che la preparazione è lunga e meticolosa, ma la gara in sé, viste le velocità raggiunte, è brevissima.

I piloti che si chiudono dentro queste bare volanti sembrano quasi corpi divorati da mostri meccanici, quindi anche se stiracchiata, s'intravede la solita ossessione per il corpo/macchina di Cronenberg e piano piano germinano i semi che fioriranno nel già citato “Crash”, ma anche l’ossessione dell’uomo per spostarsi da un punto all’altro in tempi brevissimi che raggiungere il suo apice ne “La Mosca” (1986), a questo punto, dovrebbe essere chiaro che i primi film di Cronenberg, sono una lunga rincorsa verso quel capolavoro.

Voi direte: "Niente sesso in un film di Cronenberg?". Quasi, o per le meno, ben poca roba, alla fredda lamiera delle auto Cronenberg spesso alterna con regia e montaggio qualche fugace inquadratura sulle belle figliole che bazzicano il mondo della corse, ma non è davvero molto, se non una scena forse, che sa tanto di zampata dell’autore.


Hey! Io starei facendo un discorso sul film, cosa state guardando?
In strada per raggiungere il prossimo circuito di corsa, i ragazzi di FastCo, danno uno strappo a due autostoppiste, bisogna dirlo, aiuta il fatto che abbiano le gambe lunghe e gli shorts corti, il tutto è abbastanza prevedibile, anche il fatto che Lonnie, nel retro della roulotte dei piloti, si “Intrattenga” con le due ragazze. Non che si veda davvero niente, potrebbe essere la scena di sesso più casta mai (non) mostrata da Cronenberg e la zampata promessa?

Facile: Lonnie prende una confezione di olio per motori FastCo e lo versa sul seno di una delle due ragazze irridendo la società che li finanzia. Sesso, corpi e macchina, anche se in piccolissima parte, la continuità tematica dell’ossessivo David Cronenberg s'intrufola, d’altra parte, fatevi una domanda: come si lubrifica la nuova carne? (Ciao Pike).


"Tranquilla piccola, è di motori, non di palma".
Tra sette giorni, sempre qui, con un nuovo capitolo, in cui carne mutata, malattie e sangue verranno via un tanto al chilo!

24 commenti:

  1. si un film decisamente minore, rispetto a quello che ha fatto quel geniaccio di Cronenberg :)

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    1. Puoi dirlo forte, penso che sia solo per completisti di Cronenberg, ma visto che sto esplorando la sua intera filmografia non mi tiro indietro davanti a nulla ;-) Cheers

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    2. fai bene, da me alla fabbrica trovi tutti i suoi film recensiti ^^

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    3. Ti leggo sempre, quelli di Cronenberg li ho mancati, ma passerò a leggerti sicuramente, se non ci si spalleggia tra Cronenberghiani ;-) Cheers

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    4. Hai proprio ragione, se vuoi approfondire l'argomento body horror, di cui Cronenberg è maestro indiscusso, ti consiglio di guardare l'intera filmofrafia di George Andrew Romero, un grande, ha fatto film che spaccano completamente!!

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    5. Carpenter, Cronenberg, Romero sono una santa trilogia per me, pensa che fino all'ultimo era indeciso di trattare qui sopra la filmografia del Canadese, o quella del papà degli zombie, ha vinto Cronenberg, ma Romero è solamente rimandato, almeno ho una scusa per far fare un altro giro anche alla mia collezione di DVD di Romero ;-) Cheers!

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  2. Ho incontrato Carmine Orrico a.k.a. John Saxon ad una cena in piedi a casa di Cronenberg in anni in cui il regista de La Mosca stava ancora pensando di ridurre a film il Jimmy Corrigan di Chris Ware. Dave stimava Carmine dall'episodio Il Vampiro di Starsky and Hutch e lo voleva nel ruolo dell'attore che gira le fiere firmando autografi ai giovani fans per il suo passato di Superman televisivo e passa una notte a casa di Jimmy con la mamma di Jimmy. Chris non era tanto per la quale e avrebbe preferito John Lithgow, ma non disse nulla perchè era ipnotizzato da tutti quei bizzarri bisturi appesi alla parete. Tomas Milian ne prese uno e se ne servì per domare una bistecca. Formidabili quegli anni.
    Carmine ad un certo punto si mise a scherzare su " quella parodia dei wacky races che abbiamo cucinato quando eravamo + giovani ed incoscienti " e Dave si sparò la stessa espressione inquietante di una sua cover per Vogue e disse che la sua idea al tempo era di raccontare la storia di due meccanici gemelli, uno remissivo e l'altro maschio alfa cinico, la cui simbiosi è interrotta dalla passione per una copia della Batmobile di Adam West. Purtroppo al tempo non ebbe la forza di contrastare i desiderata della produzione. Eppure qualcosa del concept originale deve aver continuato a tormentare i neuroni mutanti del Cro perchè sono sicuro di aver visto da qualche parte qualcosa che ricorda quella traccia... ciao ciao

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    1. In effetti ora che hai descritto il soggetto mi ricorda qualcosa, penso che continuerà a pensarci finché non capirò cosa mi ricorda, ormai è diventato un pensiero inseparabile nella mia mente. In effetti qui siamo davvero in zona wacky races, a cercare le tracce degli schianti (in senso di “Crash”) futuri si rischia di passare per quelli che valutano un film leggendo il nome del regista prima di guardarlo, ma per assurdo di questo “Fast Company” funzionano meglio i piccoli tocchi di Dave che la parte motoristica ;-) Cheers!

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  3. metto le mani avanti : negli anni 90 ( sò ragazzi) vidi " il pasto nudo" da ubriaco.

    ancora adesso non ho il coraggio di rivederlo da sobrio perchè sono convinto che non lo apprezzerei.

    gli altri due film che ho visto da alterato "taxi driver" e "spawn"

    taxi driver è un capolavoro.

    spawn è un film apprezzabile da alterato.

    grazie e buon week end

    rdm



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    1. “Il pasto nudo” potrebbe far sentire ‘mbriago anche un astemio convinto (quindi non io), ogni tanto lo rivedo per sfizio, lo farà anche per questa rassegna, tanti cari auguri al me stesso del futuro quando dovrò anche scriverne ;-)

      Sugli altri due concordo, metto a mia volta le mani avanti, nella mia ormai famigerata lista di film da rivedere nel 2017 uno dei due è presente, lascio il mistero su quale dei due. Ciao grazie e buon week end anche a te! Cheers

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  4. E' una idea da proporre al Toddster quando e se decidera di cambiare di nuovo la identità sotto il cappuccio del suo zombie.
    Travis "Biker" Bickle guida un taxi risciò per le strade della Hong Gong " quindici minuti nel futuro " e finisce x caricare un tizio in fuga che semina nella sua bici a tre ruote il solito mcguffin per cui Biker ci lascia il calzino e fa un patto di là con Peter the Wizard che ha qualcosa anche di Riffraff e che gli permette di tornare nella Realtà Prima nel corpo di due gemelli- uno remissivo e l'altro meno - scrittori di capolavori di cut up che in realtà sono la cronaca delle loro avventure dopo il crepuscolo come necrovigilantes con ali di mosca. Memorabile Biker One che si specchia in Biker Two e dice cose come hai detto birichino a me ? ci sono solo io qui ! Testi di Pete Milligan ( scusa Todd, ti voglio bene , ma non ho ancora digerito Torment ) e disegni di Humberto Ramos in modalità nondimenticocarlosmeglia.
    Di nuovo primo o secondo nella top ten. Forse. Ciao ciao.

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    1. Se Todd avesse fatto uscire un fumetto così negli anni ’90, sarebbe stato sicuramente disegnato da Greg Capullo, e molto probabilmente lo avrei comprato sulla fiducia! Ma ti dirò che anche adesso lo leggerei, sperando che Ramos sia in una di quelle volte si, in cui non disegna stando in piedi davanti al tavolo da disegno, con il corriere alla porta, che gli chiede le ultime tavola da portare in redazione, anche perché quando disegna da seduto è un bravo bravo ;-) Cheers

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    2. Mi piace Capullo, ma ti confesso che ancora mi chiedo se il Toddster gli abbia fatto bene o no: il Capullo di Quasar e X-Force sembra avviato a seguire la traccia di Romita jr post Starbrand ( grafico e cinetico tanto x sintetizzare ) , ma cambia rapidamente ( direi nel corso delle tre storie di Spawn scritte da Morrison in cui esordisce l'Anti-Spawn ) per omologarsi al tratto caricaturale e grottesco di McFarlane. Chissà. Resta comunque il cartoonist preferito dai fans di Spawn. Ramos sta normalizzando il suo tratto. A me spiace. Ha perso per strada alcuni tic della sua maniera carlosmeglica come i piedoni e gli occhioni e le chiome a cespuglione perchè probabilmente allontanavano alcuni lettori dei suoi lavori mainstream come Spidey. Gli riconosco però di essere in grado di ridiscutere il suo tratto nel tempo ed è tra gli impropriamente detti american mangaka quello che è cambiato di più. Una scelta di campo. Altri hanno scelto un percorso quasi inverso come Skottie Young che paradossalmente è + offbeat oggi di quanto fosse al lavoro sullo Spidey del Mangaverse e i Thunderbolts pre Civil War.

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    3. Gli ha fatto da papà il Toddone a Capullo, però davvero, sotto la sua ala aveva raggiunto dei livelli quasi caricaturiali, ho avuto modo di vedere i suoi disegni su Batman, almeno quella tendenza è (un po’) sparita, chissà se avesse seguito l’andazzo di John Romita Jr. pausa per tenermi il cuore, ancora non ci credo sia passato alla Distinta Concorrenza…

      Vero il Ramos delle pagine di Spidey ha rinunciato al tratto da american mangaka, in quelle due ore che ha disegnato Wolverine mi piaceva un sacco. Dello Spider-Man del Mangaverse, mi piacevano davvero solo i disegni di Young (la trama? Bah…) ormai fa solo più variant cover puccettose. Cheers!

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  5. Biker One e Two in copertina contro King Kong sui tetti della Hong Kong di 15 minuti nel futuro. Exclsior!

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    1. No sul serio, quanto costa con la copertina variant King Kong? ;-) Cheers

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  6. L'unico film di Cronnie che mi manca da vedere .___.

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    1. Se proprio sei in vena e hai voglia di poter dire di averli visti tutti tutti, altrimenti lascia stare, potrebbe essere più traumatizzante delle trasformazione di Seth Brundle ;-) Cheers

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  7. Ma pensa che sei andato a pescare, giuro che non li ho mai sentiti nominare questi titoli! Ma sei sicuro che siano davvero del nostro Davide? E sicuro che il seconda non sia stato scopiazzato da "Tower Heist" con Ben Stiller? Lì il riccone Alan Alda aveva un macchinone al centto del suo appartamento...

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    1. Sicurissimo, del primo ho il DVD il secondo invece ripescato nel mio periodo di massima fissa Cronenberghiana, anche se dopo aver visto “Fast Company” ho sospettato che mi avessero venduto il film di un omonimo ;-) In effetti sembra la trama di “Tower Heist” vuoi vedere che Stiller è un Cronenberghiano? Cheers!

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  8. E.... niente, questo manca anche a me! Penso che sia solo la seconda recensione di questo film che abbia mai letto, e di solito quando vedo il nome Cronenberg mi fiondo!

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    1. Senza ombra di dubbio il Cronenberg più anomalo e meno celebre, il bello di ripercorrere una filmografia è anche questo ;-) Cheers

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  9. Che vergogna... Lo scopro solo adesso :D

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    1. Non è affatto famoso, una roba per malati di Cronenberg (e di mente) come me ;-) Cheers

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