giovedì 6 aprile 2017

Tepepa (1969): Ovvero, come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare i film di genere


Lo scorso 22 marzo ci ha lasciato il nostro compañeros Tomas Milian, ennesimo colpo al cuore di un 2017 degno sequel del maledetto 2016, mi sembrava doveroso fare un piccolo omaggio ad un attore unico, ma soprattutto ad un uomo con un'idea di cinema che non posso non condividere.

La vita di Tomás Quintín Rodríguez Milián è stata già di suo materiale da cinema, prima che il cinema iniziasse a farlo per davvero. Esule Cubano, figlio in un generale dell’isola, morto suicida, per altro, davanti agli occhi del figlio. Tomas tira avanti raccattando tra la monnezza per le strade all’Avana, brutti ricordi esorcizzati creando il suo personaggio più famoso Er Monnezza dei film di Umberto Lenzi.

Arrivato in Italia, dopo una breve parentesi americana (un saluto a Donald Trump), Milian impara usi e costume romaneschi nelle strade della capitale, tutta roba che torna utile per dare forma e parlata a Er Monnezza, anche se poi lo doppiava Ferruccio Amendola. Il Romano Cubano ha sfornato una serie di personaggi infinita, certo, i più lo ricordano in coppia con le scoregge di Bombolo, ma Tomas Milian è stato un attore “Serio” che ha recitato per Luchino Visconti e Pier Paolo Pasolini, salvo poi dire: "Sapete che c’è? Sta storia dell’attore “Serio” con le virgolette ha bello che rotto il cazzo", non ha detto proprio così ma il succo era quello.


"Ah quindi tu reciti solo in film impegnati... Bravo, no no bravo".
Il suo punto di svolta Tomas Milian lo ha espresso molte volte anche nella sua autobiografia ("Monnezza amore mio"), era stufo della distinzione tra attori seri e attori popolari, l’unica differenza percepita era che quelli impegnati parlavano, mentre gli altri sparavano. Motivo per cui ha aperto al cinema più popolare, che negli anni ’60 e ’70, in uno strambo Paese a forma di scarpa, voleva dire sì le commedia, ma anche polizieschi (tipo l’ottimo “Milano odia: la polizia non può sparare” 1974) e, soprattutto, film western.

Riassumere tutti i personaggi a cui Tomas Milian ha prestato corpo e faccia da schiaffi sarebbe impossibile: Nico Giraldi, il Gobbo, El Vasco, no sul serio sono troppi, basta dire che è stato Rambo, prima di “Rambo”. Per quanto mi riguarda la cosa più importante da dire su Tomas Milian è che era un ottimo attore, che aveva capito che il cinema non si distingue tra cinema alto (quello impegnato dei temi sociali) e cinema basso, quello dove si spara magari anche le scoregge no, al massimo bisogna distinguere tra buoni e cattivi film. Tomas Milian è una delle ragioni per cui bisogna essere ben fieri di amare il cinema di genere.


"Sei accusato di amare i film di genere, come ti dichiari?" , "Colpevole senor!".
Non riesco a pensare ad un film più adatto di “Tepepa” per riassumere questo concetto, una pellicola che ha davvero unito cinema alto e basso, perché è il film in cui recitano insieme da una parte l’uomo che ha dato vita a Er Monnezza e Nico Giraldi e dall’altra, robetta, soltanto Orson Welles, potreste averne sentito parlare, Stanley permettendo, come del più grande regista della storia del cinema... Una roba da niente, insomma.

Sembra il professore, pronto ad interrogarti a sorpresa...
“Tepepa” è uno spaghetti western, anzi tecnicamente è uno Zapata Western, perché fa parte di quei film ambientati durante la rivoluzione messicana, come “Giù la testa” del Maestro Sergio Leone (tenetemi l’icona aperta che ripasso) o “Vamos a matar, compañeros” di Sergio Corbucci che era l’altro titolo candidato per questo piccolo omaggio a Milian, che ha perso lo scontro solo perché “Tepepa” riassume meglio il concetto.

Da Giulio Petroni, quello di “Labbra di lurido blu” (1975) o lo spesso dimenticato western “Da uomo a uomo (1967) con Lee Van Cleef, “Tepepa” è un film sessantottino come il suo regista, la cui posizione politica è appena appena (ma poco eh!) espressa in quasi tutte le sue pellicole.

La storia parla del peone Tepepa, anzi scusate Jesus Maria Moran detto Tepepa tierra y libertad (se questo è il nome pensate al codice fiscale), ovviamente interpretato da Tomas Milian. Il nostro ha combattuto la rivoluzione per conto del compagno Madero che una volta salito al governo, diciamo, non ha mantenuto proprio tutte tutte le promesse, ecco.


Il "Compagno" Madero, con i suoi nuovi amichetti.
Tanto che il pueblo oppresso era prima e lo è ancora, forse anche peggio, visto che bisogna fare i conti con i soprusi del temibile colonnello Cascorro (Orson Welles con baffo che grida Mexico!). Alla riffa aggiungete un dottorino inglese di nome Henry Price (John Steiner) che vuole vendetta per la sua amata, una ragazza proveniente da una famiglia benestante che un certo Tepepa avrebbe violentato.

Tantissima solidarietà per il bravo Petroni che si è trovato a dover dirigere da una parte Tomas Milian, che letteralmente si carica tutto il film sulle spalle, trasformandolo in un personale sfoggio di bravura e dall’altra Orson Welles che, ok non era ancora arrivato a fare pubblicità del vino ubriaco fradicio (storia vera), ma a caratterino è sempre stato ben messo. Malgrado il fatto che Milian sia cresciuto nel mito di Welles, il grande regista si riferiva comunque a lui etichettandolo come “Dirty Cuban” che non credo necessiti di traduzioni. Evidentemente era ancora scottato da quella volta in cui lo hanno costretto a far interpretare la parte di un Messicano a Charlton Heston.


"Tu non hai idea, mai digerita quella storiaccia...".
L’aria di ’68 si respira fortissima e la trama di “Tepepa” fa leva sullo scontro tra i poveri peone la cui causa è stata tradita e dal governo che predilige il bastone alla carota, tutta roba che nell’Italia di allora smuoveva ancora coscienze, oggi al massimo per ottenere lo stesso effetto, il governo dovrebbe far passare una tassa sugli Smartphone, ma a parte questo, il film funziona e ti tira pure dentro.

Giulio Petroni, anche sceneggiatore, fa un ottimo lavoro, specialmente perché sforna un film dove non ci sono buoni o cattivi, ma soltanto ideali da portare avanti. Certo, il maledetto Madero è il viscido traditore della causa e il colonnello Cascorro il sadico braccio armato del padronato, ma lo stesso Tepepa è un personaggio con parti uguali di chiari e di scuri.


Il lacciolo del sombrero sotto il naso, ed è subito Mexico!
Il suo odio per Madero è chiaro e condivisibile, è uno che non esista a lasciare indietro chi tradisce la causa, Pedro Pereira detto "El Piojo" (José Torres) padre a cui hanno tagliato le mani per aver rubato pochi spiccioli.

Petroni, poi, è bravissimo a far venire fuori anche il lato oscuro di Tepepa, primo piano sul faccione “Infernale” di Orson Welles, mentre legge al dottorino le testimonianze sugli atti criminali del rivoluzionario, la sottotrama che parte come tale per poi diventare quella principale. 
Un’altra scena che dimostra la bontà del Petroni regista, è il breve flashback del Dottore che ricorda la sua amata, un momento onirico che complice anche il riuscito tema musicale del Maestro Ennio Morricone, ricorda molto i flashback di “Giù la testa” di Sergio Leone che, però, è uscito dopo nel 1971.


"James Coburn rivuole indietro cappello e occhiali".
Il tema di Morricone già... “Tepepa” è uno di quelli del Maestro che non si cita mai, ma è un esempio di efficacia, un ritornello ripetuto che va in crescendo e ti si pianta al centro della testa per giorni, tanto che ad un certo punto, e lo stesso Tepepa nel film, che canticchia il tema musicale di "Tepepa" (Storia vera!). Semplicemente impeccabile quando deve fare da sottofondo ad un altro momento in crescendo del film, il monologo di Tepepa.

Il discorso motivazionale del protagonista è un classico del cinema, quello di “Tepepa”, al pari del tema principale, non viene mai ricordato come meriterebbe: trascinante, rabbioso, brutto sporco e cattivo come solo i personaggi degli Spaghetti Western possono essere e con un finale beffardo tipico dell’umorismo tutto italiano dei nostri film, è il momento più alto di tutto il film e, ovviamente, Tomas Milian se lo divora convertendoci tutti alla sua causa.

La sua prova è fantastica, con davvero pochissimo passa dal contadino ignorante, ma motivato, al leader carismatico ed incazzato, fino ad un personaggio subdolo, un anti eroe che è di poco meglio (o meno peggio) dei suoi nemici. Con materiale del genere un attore può scadere nella macchietta, oppure eccellere, barrate pure “B” tranquilli.
Tomas Milian ha capito il valore del nostro cinema di genere, ben prima della grande rivalutazione, ha scelto la sua posizione e si è schierato come Tepepa in questo film, il suo lascito oltre a tanti bei film ed un'infilata clamorosa di personaggi iconici, è proprio questo: si giudica il cinema solo tra quello buono o quello cattivo, non tra impegnato o di genere.

Hasta luego Tomás, ci vediamo nei film!

16 commenti:

  1. ottima recensione come sempre .
    avrei preferito il formifabile vamos a matar companeros.

    oggi voglio fare il precisino e mi permetto di ricordarti che tomas milian era cittadino USA.


    rdm

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    1. Si esatto, sono io che sono andato con l'avanti veloce sulla vita di Milian, anche perché per descriverla tutta sarebbe servito almeno un romanzo intero. Oh non è detto che non lo commenterò, anche perchè nella scelta avevo voglia di rivederli tutti e due, magari trovo il tempo di rivedermi anche "Vamos a matar companeros". Ti ringrazio sempre gentilissimo! Cheers

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  2. condivido con chi dice che vamos a matar companeros rubacchia le idee a tanti film (primo fra tutti il mercenario e anche lo stesso tepepa )ma è talmente energico ben recitato e divertente che è un capolavoro.
    da vedere e rivedere



    la canzoncina ti entra in testa e non esce più

    vamos a matar vamos a matar companeros

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    1. Concordo, sono stato indeciso fino all’ultimo, ma per scrivere di “Vamos a matar companeros” bisogna dividersi dando il giusto spazio sia a Corbucci a Franco Nero e a Jack Palance, invece “Tepepa” era più vicino al discorso sui film di genere che mi interessava, e poi è un “Tomas Milian Show” ;-)

      Ti dico solo che in cuffia in questi giorni avevo entrambi i temi musicali dei due film a rotazione ;-) Cheers

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  3. Mai visto, ma sono curioso e non tanto per TM - squarciate il mio petto, estraete il mio cuore e non troverete il suo nome tra coloro che abitano il crepascolaverso , sorry - quanto per Orson.
    Dalla sintesi molto efficace della trama ho il sospetto che sia stato visto da Sergio Bonelli - Mister No special # 3 Il Redel Sertao ( 1988 ) - e da Carlo Ambrosini - Napoleone # 17 Il Predone ( 2000) in cui in modi molto diversi al centro del plot è una figura controversa di rivoluzionario che cambia a seconda del testimone. Al tempo naturalmente avevo pensato a Kurosawa. Ciao ciao.

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    1. Più che legittimo anzi, anche stare dietro a tutte le parti, particine e comparsate di Orson è un lavoro a tempo pieno. Mi sa che hai beccato da dove proveniva l’ispirazione per i due fumetti Bonelliani. Se il punto di vista su Tepepa fornito nel film, non fosse stato solo quello del personaggio di Orson, anche io avrei pensato ad una “Rashomonata” di Petroni, ma anche con un solo punto di vista, il risultato non è davvero niente male. Cheers!

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  4. Fantastico personaggio , comunque io adoro ancora chuchillo.

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    1. Come si fa a non adorare Cuchillo? Mamma mia "Corri uomo corri" altro titolo che ora mi spacca di rivedere. Cheers!

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  5. Splendido omaggio e grazie per la citazione al "Rambo prima di Rambo" ;-)
    Questo film l'ho visto secoli fa ma ricordo che mi è piaciuto. Non certo Orson Welles vestito da messicano, che è pure peggio di quando si vestì da tartaro...

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    1. Prego figurati doveroso provare a diffondere il tuo gran post. In effetti in versione tartaro era inguardabile, qui paga lo scotto di quella volta in cui Charlton Heston faceva il messicano diretto da lui. Cheers!

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  6. Con questo, Keoma, Django e Vamos a matar io dico che anche nel western abbiamo dato una lezione a tutti.
    Grande post (su un grande artista) con un grande significato: il cinema è cinema, Milian lo aveva compreso. Il cinema popolare e di genere, poi, è sempre quello che riesce meglio, almeno in quegli anni^^

    Moz-

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    1. Verissimo, ne sfornavano tanti fino a saturare il mercato, ma i filmoni non mancavano, per provare ad omaggiare Milian, mi sembrava giusto ribadire quello che lui aveva già capito da tempo e che ancora oggi quanto si parla di cinema, tanti ancora dimenticano. Cheers!

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  7. In questi giorni sto conoscendo un Tomas Milian che non conoscevo... Come in "Tepepa".

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    1. Per fortuna ci ha lasciato davvero con tanti ottimi personaggi, mi fa piacere averti fatto scoprire uno dei miei preferiti. Cheers!

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  8. Grandioso, ricordo le scorpacciate di spaghetti western che mi facevo intorno ai venti anni, quando riscoprii il genere...

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    1. Figata, poi abbiamo avuto la fortuna di beccarci il genere in differita, quindi i titoli da ripercorrere sono tanti. Lo dico sempre che quando avrò messo la testa a posto, scriverò solo più di Western, ma potrebbe volerci del tempo ;-) Cheers

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