mercoledì 26 aprile 2017

Legion - Stagione 1: You'll lose your mind and play (See David play)


Un periodo niente male per essere un Mutante niente da dire: Logan che finalmente azzecca un film e poi… Legion, di centinaia di personaggi dotati di Gene-X, proprio il più improbabile di loro ha conquistato il piccolo schermo.

Non era certo un’impresa semplice, l’unico precedente televisivo degli uomini-pareggio? Lo ricordiamo in quattro e siamo ancora traumatizzati, il pilot della serie tv ispirata a “Generazione X”, no sul serio, un dolore, un dolore enorme se poi, come me, amavate anche il fumetto omonimo.

David Charles Haller, anche noto come Legione, nome Biblico molto adatto, visto che nella sua testa sono tante le personalità che si avvicendano, uno dei più potenti telepati di casa Marvel, il figlio disperso a nascosto lontano dagli occhi del professor Charles Xavier, fondatore degli X-Men che sullo schermo è stato interpretato sia da Patrick Stewart che da James McAvoy.

Creato da quello che è all’unanimità riconosciuto come la vera autorità quando si parla di Mutanti Marvel, ovvero il loro padre putativo Chris Claremont e le illustrazioni del grande Bill Sienkiewicz, che con le sue tavole artistiche lo ha reso un personaggio ancora più contorto e oscuro, nomi grossi per un personaggio noto solo ai lettori più appassionati, ai nerd senza ritorno direbbero qualcuno.


Bill Sienkiewicz alle prese con i folli folli folli capelli di Legione.
Allora perché hanno scelto proprio un nemico degli uomini pareggio così poco noto come titolare di una serie tv prodotta da Bryan Singer e da Fox, per il suo canale FX? Forse perché i nostri tormentati tempi moderni, richiedono anti-eroi più che veri eroi (da Tony Soprano giù fino a Walter White) o forse solo perché un personaggio dalle multiple personalità offre multiple soluzioni, specialmente ad uno showrunner che non ha paura di sperimentare come Noah Hawley.

Lo stesso che ha già dimostrato che un capolavoro dei Fratelli Coen, poteva diventare una riuscita serie televisiva, insomma, al nostro Hawley non piace giocarsela facile, se non è difficile non si diverte!

Iniziamo dai lati negativi. Otto episodi, di poco meno un’ora ciascuno, che a tratti vi faranno pensare “Ma questa scena non l’ho già vista tipo tre volte?” e allo stesso tempo vi faranno sospettare sulle abitudini del montatore degli episodi, beve? Fuma? Che droghe usa? Perché di sicuro non è del tutto presente a se stesso.


Voglio quello che ha preso lui!!
Noah Hawley ha già dimostrato con le prime due stagioni di Fargo che per lui una serie deve avere ritmi lenti lenti, per esplodere forte forte nel finale, qui è la stessa cosa, mettetevi l’anima in pace e godetevi la messa in scena, perché fin dal pilot si balla, ma non per dire, si balla proprio! La scena di Dan Stevens e Rachel Keller che ballano felici è solo l’apice di un primo episodio che potrebbe tranquillamente ambire al titolo di “Miglior Pilot visto in giro da tanto tempo” esiste questo titolo? Fate conto di sì, solo per oggi.

Il cast di "Legion" celebra la vittoria per il premio di oggi.
Dove “Legion” vince davvero tutto è con una messa in scena folle come il suo protagonista, grossi complimenti a Noah Hawley e alla sua schiera di registi, per aver snocciolato otto episodi che potrebbero essere analizzati uno ad uno, solo per scovare riferimenti cinematografici, strizzate d’occhio o chiavi di lettura. Tipo il palombaro che soccorre David, potrebbe essere una metafora della discesa nell’inconscio del protagonista, peccato che sia rappresentato come il palombaro che stava nell’acquario di Fox Mulder e, a mio avviso, anche volutamente.

"Il palombaro non è un combattente, è un esperto in ricerca e soccorso" (Cit.)
Noah Hawley si permette di tutto, ho passato i primi tre episodi della serie a chiedermi se fosse ambientata negli anni ’60, ’70 o ai giorni nostri, le tonalità di arancione dei vestiti strizzano l’occhio a Wes Anderson, ma ci sono anche tante rigorose simmetrie centrali alla Kubrick, basta dire che David è ospite del Clockworks Psychiatric Hospital, quindi la serie deve più di qualcosa al buon Stanley.


"Carine le felpine patatini, le avete rubate dall'armadio di Wes Anderson?".
Meraviglioso nella sua plasticosa bruttezza, The devil with the Yellow eyes, il parassita che perseguita David nelle sue molteplici forme, tipo il bambino più arrabbiato del mondo, che con il suo testone sembra il figlio di Mashiro Tamigi di “Mai dire Banzai”, o tutto il resto della legione di personaggi che popolano il cranio del protagonista, sì, perché quando ho finito di chiedermi in che anno fosse ambientata la serie, ho iniziato a pormi il quesito che forse nessuno dei protagonisti esista, nemmeno David.

"Se siete maniaci dell'ordine state lontani da questa serie".
Per fortuna esistono gli attori che li interpretano, questa serie sarà la definitiva rampa di lancio per il bravissimo Dan Stevens, che ricordo di aver intravisto in “Downton Abbey” (tra una pennichella e l’altra) e di sicuro non ho visto, causa pessima computer grafica ne La bella e la bestia, vi do un indizio: lui NON faceva la bella.

Qui è perfetto per il ruolo e fa riflettere il fatto che il cinema uno così lo sacrifichi sotto brutti effetti speciali e la televisione lo renda un divo, in senso più ampio, fa pensare anche che una serie che omaggia così tanto il cinema, si prenda rischi e sperimenti molti di più della settima arte, ma potrebbe venirmi la depressione a pensarci.


"Ho disegnato le vignette visto? So fare anche i fumetti!".
Anche se “Legion” merita un'occhiata, perché tratta in modo nuovo un personaggi di un fumetto di super eroi, certo ci sono i super poteri, dati quasi per scontati, anche perché dopo 200 film di super eroi, cosa bisogna spiegare ancora, no? Ed è proprio quella di un film di super eroi anche la struttura, con tanto di scena dopo i titoli di coda nell’ultimo episodio (consideratevi avvisati!).

Eppure, allo stesso modo “Legion” avvicina la tv al fumetto, ribadendo il concetto che la nona arte, quella con i baloon e le vignette, soffre sempre della sindrome del pene piccolo, ma è la forma narrativa più sperimentale, quella con più potenziale e anche quella che ha dato in prestito più idee alle ben più blasonate “cugine” cinema e tv.


Su questa scena sono morto dal ridere giuro!
Questa serie si gioca la sperimentazione, protagonisti che s'infilano gli occhiali e vedono il mondo in bianco e nero, ovvero per come appare davvero (tutto questo mi ricorda qualcosa), ma anche spiegoni fatti con cartoni animati che si animano sulle lavagne come disegni fatti con il gesso. Poi, perché no, parte di colpo l’Aida di Giuseppe Verdi e i protagonisti comunicano solo attraverso cartelli che appaiono sullo schermo, come i dialoghi dei vecchi film muti, sperimentazione totale.

"Ti sto dando una scelta: o ti metti questi occhiali o ti faccio ingoiare la spazzatura!".
Certo non è tutto pesche e crema, la parte centrale della stagione a tratti si trascina, ma difficilmente sul piccolo schermo troverete qualcosa di altrettanto coraggioso nello sperimentare, anche con la musica, il pilot inizia con “Happy Jack” dei miei adorati Who e con un personaggio che si chiama Sydney Barrett, detta Syd, proprio come il diamante pazzo dei Pink Floyd.

A proposito di Syd Barrett, l’attrice Rachel Keller è davvero carina, perfetta per la “fidanzata” (virgolette obbligatorie) che fa perdere la testa al protagonista, il fatto che i suoi poteri ricordino molto quelli delle celebre X-Woman Rogue forse è un caso, o forse no, poco importa.


Ed è anche più carrucia dell'originale Crazy diamond.
Meglio di lei fa solo Aubrey Plaza nei panni della scoppiatissima Lenny Busker, vorrei dirvi di più del suo personaggio, ma vi rovinerei la visione, dico solo che la Plaza è davvero fenomenale, in certi episodi si mangia lo schermo facendo il vuoto, ha una gamma espressiva che pare infinita e qui fa davvero di tutto, anche cantare “Feeling good” di Nina Simone.

Stars Aubrey when you shine you know how I feel...
Insomma, “Legion” è la serie più fuori di testa della tv, anche perché con uno protagonista (e uno showrunner) così, non poteva davvero essere diversamente.

16 commenti:

  1. "Legion? La serie tv? Ah no, non m'interessa proprio, mi sa che me la perdo volentieri..."
    ...
    Questo era PRIMA di leggere la tua recensione!
    Maledetto... :)
    Grazie e a presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi prendo volentieri del maledetto, spero non sarà lo stesso anatema dopo che l’avrai vista, è talmente matta che una visione secondo me la merita, fammi sapere come è andata, intanto tengo le dita incrociate ;-) Cheers!

      Elimina
  2. The devil with the Yellow eyes mi ha fatto pensare ai disegni dell' amico ed ex allievo del mio amico ed ex allievo Ash Wood ovvero Ben Templesmith ( Fell - 30 Days of Night ndr ).
    Sembra roba sua filtrata dalla sensibilità di un Bruno Bozzetto morso da un Genndy Tartakovsky geneticamente modificato. Ricordo di esser entrato nella batcave di Crepascola mentre dormiva davanti al primo episodio di Legion e di aver pensato, guardando quelle immagini a volume zero, che il tizio che aveva messo insieme lo show doveva aver letto il Castoro di Enrico Ghezzi su Kubrick.
    Quando e se la Casa delle Idee ed i mille rivoli attraverso cui monetizza le sue licenze anche più improbabili - chi lo avrebbe detto che durante il mio passaggio nella Realtà Prima qualcuno avrebbe realizzato miniserie da Cloak and Dagger ? - si degneranno di dare una occhiata alle mie modeste monetizzazioni mutanti multimediali, forse il pubblico meno mainstream potrà vedere il pilota di una serie in cui Enrico Ghezzi travestito da Max Headroom come lo disegnerebbe Templesmith recita in una cella vuota e bianca per una ora a episodio i nomi di Genndy Tartakovsky, Darren Aronofsky, Bill Sienkiewicz e Szymon Kudranski. Excelsior !

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quando ho visto il trailer di Cloak and Dagger non potevo crederci, ok puntano al pubblico adolescente, ma se riescono a centrarli, potrebbero essere due personaggi mitici.
      Deve aver letto il Castoro di Kubrick e di Wes Anderson, perché a tratti sembra davvero di guardare un fanboy di questi due che gioca a imitare i suoi miti.

      Ora voglio Ghezzi (in rigoroso fuori sincrono) come lo hai immaginato tu, in alternativa, mi accontento del fumetto del mitico Max Headroom, disegnato da Ben Templesmith ;-) Cheers, anzi Excheersior!

      Elimina
  3. Sto finendo anch'io di scriverne...
    È durata troppo poco :-P
    I primi episodi sono una bomba davvero!! Adorata!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vedi che ogni tanto siamo anche d'accordo? ;-)
      Scherzi a parte, i primi episodi vanno fortissimo, poi cala un po' e si riprende nel finale, spero che la stagione due si confermi così piena di idee. Cheers!

      Elimina
    2. tendenzialmente andiamo d'accordo sui (pochi) film che ho visto anch'io. Per questo quando non succede mi stupisco ;-)

      Elimina
    3. Non sono mica così pochi, per il resto… Bro-fist! ;-) Cheers

      Elimina
  4. Apprezzo l'entusiasmo di chi scrive, ma io sinceramente oltre il terzo episodio ho rinunciato, e già il primo mi è toccato vederlo due volte, sarà che questi sperimentalismi non riesco ad assorbirli, come dici è davvero una serie fuori di testa ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Verso metà stagione ho faticato anche io, però forse ero preparato dal fatto che Noah Hawley nelle prime due stagioni dell’altra sua serie (Fargo), aveva messo in scena un ritmo ancora più lento. Per il resto è tutta sperimentazione che pesca a piena mani dalla cultura popolare, più che legittimo che possa non piacere. Grazie per il commento e benvenuto sulla Bara Volante! ;-) Cheers

      Elimina
  5. " Devo " recuperarla.
    Ho finito tutto e mi è rimasta solo la seconda stagione di Hap & Leonard che però non ho ancora iniziato perché voglio lasciargli un buon margine di vantaggio, quindi perché, no?
    D'altronde se mi citi Chris Claremont non posso che dirti presente. :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono quasi nella tua stessa condizione, mi sono tenuto la seconda stagione di Hap & Leonard da gustare in un solo blocco. Fammi sapere come è andata con David e soci ;-) Cheers!

      Elimina
  6. Generazione X ... cavolo avevo lottato per anni contro il dolore... e mi è riaffiorato dritto per dritto come una catapulta

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La capulta Mocciana ha colpito anche me appena ho sentito parlare di "Serie tv tratta da un fumetto degli X-Men", siamo uniti nel dolore Bro, noi c'eravamo, noi ricordiamo l'era di Apocalisse, quella vera. Cheers

      Elimina
  7. Bello eh, bellissimo a livello visivo. Ma non si capisce un cazzo per una buonissima parte della stagione. Troppo troppo psichedelica, ma di coraggio effettivamente ne ha davvero tanto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, per una buona porzione, in particolare quella centrale, non si capisce davvero una mazza, poi nel finale è tutto spiegato piuttosto bene, quindi vale la pena sopportare, ma la narrazione è tutto tranne che cartesiana ;-) Cheers

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...