mercoledì 19 aprile 2017

Ghost in the shell (2017): Il fantasma di sé stesso


Nel 2017, anno del Gallo secondo il calendario cinese, la promozione cinematografica ha un nuovo fronte su cui combattere, quello del Web, ironico che un film che aspira ad essere Cyberpunk, si sia dimenticato dell’importanza di Internet.

Non è nemmeno semplicissimo dover riadattare per il grande schermo il manga di culto del 1989 di Masamune Shirow, già nel 1995 Mamoru Oshii ci aveva provato raccogliendo diversi nasi arricciati da parte degli appassionati del fumetto, ma allo stesso tempo diventando un anime giustamente idolatrato. Un film con i soldi (e gli attori… Lasciate l’icona aperta che ripasso) americani, su una delle pietre miliari del genere Cyberpunk nel 2017, è davvero un'operazione rischiosa che arriva fuori tempo massimo e, forse, anche un po’ oltre.

Inoltre, pare chiaro che tu, grande casa di produzione americana che per comodità chiameremo Paramount Pictures, puoi spendere carrettate di ex presidenti morti stampati su fogli verdi, in pubblicità vecchia maniera, passaggi televisivi per creare l’attesa (nel 2017 si chiama “Hype”) per il tuo film, ma è anche chiaro che se su Internet vieni presa di punta, non hai quasi più scampo e la polemica rischia di diventare più famosa e importante del film finito. Certo le chiacchiere starebbero a zero se poi il film fosse una bomba e non un'operazione poco ispirata tipo che so, il remake di Ghostbuster, giusto per non fare nomi, anche se mi viene da pensare che la parola “Ghost” nel titolo, stia attiri l’odio del web come il sangue gli squali.


Internet è un posto pericoloso Rossella, William Gibson lo sapeva...
Al netto di 110 milioni dei sopra citati presidenti defunti, negli Stati Uniti il film di Rupert Sanders viaggia intorno ai 20 milioni d'incasso, la Paramount al momento rischia uno scoperto tra i 60 e i 100 milioni, Scarlett Johansson in tutina semi adamitica non attira il pubblico? Strano, mi viene da pensare che tutto quel parlare di Whitewashing abbia fatto presa sul pubblico.

Gli Americani hanno una parola per tutto e se non ce l’hanno se la inventano, “Whitewashing” è quella che indica ruoli da stranieri, assegnati ad attori bianchi e Americani, una candida mano di bianco razzista che nell’Era del perbenismo comunque e sempre fa il giro su se stesso diventando spesso più estremista degli estremisti, quindi NO! Un bianco non può fare arti marziali e ancora NO! Ghost in the shell è giapponese, quindi ci vogliono attori Giapponesi. Ora, io che sono fatto alla vecchia maniera, penso che i film vadano visti prima di essere giudicati e una cosa, forse l’unica cosa positiva che posso dire sul “Ghost in the shell” di Rupert Sanders è il suo essere una pellicola CONTRO il “Lavaggiobianco”.


Ma il white washing è quello che si fa in lavatrice vero?
Senza rovinarvi la trama (traduzione: NO SPOILER), il film giustifica in una maniera anche sensata, la scelta di Rossella Di Giovanni nel ruolo del Maggiore, anche il “crimine” di aver dato un tocco Yankee al nome del suo personaggio (che qui diventa Mira Killian, invece di Motoko Kusanagi), ha una sua logica all’interno del film e delle azioni della cattivissima Hanka Robotics, non approfondisco il punto perché ho promesso nessuna rivelazione sulla trama, ma provate a guardarvi il film e poi ne riparliamo.

Giuro, ma giurin giurello davvero, che sono partito con l’intenzione di vedere il film di Rupert Sanders, senza fare il Nerd cagaminchia con gli occhiali incerottati che con voce nasale dice “Questa scena è diversa all’anime del 1995”, mi sono approcciato al film dicendo: "Dai, vediamo cos'hai da offrire", ma già sui titoli di testa inciampa quando dichiara a chiare lettere “Tratto dal fumetto di Masamune Shirow”. No cocchi di mamma, tratto dal manga un bel paio di balle cibernetiche, questo film non è altro che la versione bignami dell’anime del 1995 di Mamoru Oshii. Il film è iniziato da un minuto e tutti i miei buoni propositi sono già finiti giù per lo scarico.


"Non mi puoi trattare così, io sono stato il più grande cattivo degli anni '90!".
Oshii ai tempi si è preso la sua bella dose d'insulti per aver semplificato molte delle sottotrame del manga di Masamune Shirow, ma il risultato finale è stato comunque un film fantastico degno di essere ricordato come un cult.

Gli Americani avrebbero potuto ripartire dal complicato Manga per regalarci la loro versione, ma siccome fare come hanno fatto i Coen per il loro “Il Grinta” (2010) (ispirato più al romanzo di Charles Portis che al film con John Wayne del ’69) costa tempo e fatica, via tutte le riflessioni sul senso della vita, siamo mica i Monty Python? Basta con i pipponi filosofici! Via tutto e sotto con tanti spiegoni che servono a sottolineare l’ovvio e ad allungare il brodo senza aggiungere davvero nulla di utile, se non una mezz’ora di minutaggio extra rispetto al film del 1995, che azzoppa il ritmo senza portare novità.


Ho detto meno parlare! Più sparare! 
“Ghost in the shell” è un film che spiega l’ovvio, guardandolo sembra che la direttiva imposta agli sceneggiatori Jamie Moss e William Wheeler sia quella di giustificare lo strambo aspetto dei protagonisti, ma soprattutto di epurare la trama del film di Mamoru Oshii da ogni possibile rischio di riflessione, percarità! Il pubblico deve pensare solo ad ingozzarsi di pop-corn, non possiamo distrarli con pipponi filosofici sull’umanità.

Quindi, per replicare i bellissimi titoli di testa dell’anime del 1995, ci viene spiegato in stampatello l’incidente del Maggiore, oppure si allunga il brodo illustrandoci le origini degli occhi bionici di Batou (Pilou Asbæk il Ponzio Pilato del Ben-Hur sbagliato) che davvero non necessitavano di una presentazione.


Tutto ok dottò dieci decimi, patente rinnovata.
In compenso, il film procede con l’avanti veloce e con il minimo di enfasi possibile su tutti i momenti chiave, la scena del netturbino è presente anche qui, ma il dramma del personaggio e della sua rivelazione sul suo passato sono gettati nel mucchio. Ma cosa resta ad una storia come questa se gli togli l’anima? Pardon, chiedo scusa, il Ghost? Un guscio vuoto, realizzato bene quanto volete ma sempre un guscio vuoto.

Come passare dal costume da Vedova Nera, al costume adamitico.
Privare questa storia delle riflessioni filosofiche ed etiche, è un po’ come rifare “La notte dei morti viventi”, senza la critica sociale per non correre il rischio di offendere qualcuno, ve lo immaginate il capolavoro di George A. Romero senza la critica sociale? Il protagonista di colore esce dalla casa in pieno mattino, si stiracchia e dice “Beh, si è stata una nottata tosta, ma tutto bene ciò che finisce bene...” e se ne va fischiettando “Raindrops Keep Fallin' on My Head”.

Occhio agli SPOILER moderati:
In questa versione ripulita diretta da Rupert Sanders, il finale è l’equivalente del pezzo più famoso di B. J. Thomas fischiettato, le motivazioni del personaggio interpretato da uno sprecatissimo Michael Pitt sono riassumibili con un grande astio verso la Hanka Robotics e per essere sicuri che IL MALE in questo film non si nasconda nelle zone d’ombra che le riflessioni sull’umanità possono generare, ha il volto del burocrate cattivo Cutter (Peter Ferdinando) che attacca gli uomini della sezione 9 e radiocomanda un Blindo-Ragno (d’ora in poi nei doppiaggi italiani sarà tutto blindato) contro la protagonista, sistemato lui abbiamo anche concluso il film, i buoni possono darsi una sistemata ai vestiti e far partire l’allegro fischiettare
Fine degli SPOILER!

Persino la colonna sonora mi è sembrata riciclata, ultimamente il reparto sonoro dei film mi sembra sempre meno ispirato, qui il tema principale nei momenti d’azione è l’ormai abusato ZAAAAAANNN ZAAAAANNN drammatico che si sente un film su cinque come le sorprese dell’ovetto Kinder.


"Sospetto che ci sia altro nella vita oltre ad essere bello bello in modo assurdo" (cit.)
Non è semplice rifare un capolavoro, devi essere un regista d’esperienza e di gran carisma, non solo uno capace di gestire gli effetti speciali, come Rupert Sanders aveva già dimostrato di saper fare nel suo “Biancaneve e il cacciatore” (2012). Visivamente il ragazzo si sbatte tantissimo per cercare di creare un futuro Cyberpunk senza, però, riuscire a smarcarsi dall’iconografia imposta da “Blade Runner”, ma ho il sospetto che non avesse nessun intenzione di farlo.

Qui si limita troppo spesso ad un compitino, uno Shell primo di Ghost progettato e costruito per ricordare il film originale, quindi se Motoko Kusanagi nel 1995 si lanciava nel vuoto dal palazzo, qui Rossella Di Giovanni lo fa DUE volte, un po’ come rifare “Via col vento” e far dire alla protagonista “Domani è un altro giorno” all’inizio e alla fine del film, per convincere anche gli spettatori con la bocca piena di pop-corn.


Su questa invece, i pop-corn sono stati sputati dal naso.
Se da una parte sono contento di vedere Juliette Binoche reggere più di tre minuti sullo schermo in un grosso blockbuster americano (battuto il precedente record di “Godzilla”), dall’altra il suo personaggio è schematico da morire.

Tutto questo parlare di “Lavaggio bianco”, poi, potrebbe distrarre dalla prova di Scarlett “Cambio colore di capelli ad ogni film” Johansson che è davvero una delle poche cose azzeccate di tutta la pellicola. Anche se sembra che abbia scippato la parrucca da Aeon Flux alla sue collega Charlize Theron, Rossella ha il piglio giusto per far funzionare il personaggio e anche il vissuto artistico azzeccato per il ruolo.

Non sarà orientale ma per me resta sempre guardabile.
Qui sembra una versione 2.0 della “Lucy” di Luc Besson e se in “Lei” (2013) di Spike Jonze interpretava la voce sexy di un software, qui ci mette anche l’Hardware con il corpo e l’aspetto giusto per la parte di una Ginoide.

Sono l'unico che sta pensando ad un video di Bjork?
Menzione speciale per il mio preferito, il grande “Beat” Takeshi Kitano qui recita come uno che non c’ha cazzi, per qualche oscura ragione, lo fanno pettinare come Donald Trump e allora lui risponde: “Va bene, in Takeshi’s Castle tanto ero conciato pure peggio... Però recito in Giapponese! Cosa che di fatto fa per tutto il film e appena pensi che il suo ruolo sia lì per giustificare almeno un vero Giapponese nel cast, lui ti piazza una delle sue scene di ammazzamento, in cui spara a qualcuno senza mai cambiare faccia, giocandosi la migliore (ma forse anche unica) frase maschia del film: "Non mandare un coniglio ad uccidere una volpe".

"A chi hai detto fottuto Giapponese?" (Cit.)
Grazie Beat sei un grande! Evidentemente, il suo destino è quello di comparire in film cyberpunk americani destinati a fare flop di brutto al botteghino, spero solo che, come accaduto a me con
Johnny Mnemonic, qualcuno vedendo questo film si faccia smuovere da sana curiosità e corra a scoprire tutta la filmografia di quel Giapponese con il tick all’occhio, e magari perché no, il film Masamune Shirow, è davvero l’unica speranza che ormai ripongo in questa operazione senza Ghost.


Visto che siete lanciati, passate anche dal Zinefilo che ne stacca altre due sul film.

14 commenti:

  1. Finalmente approda anche su La Bara Volante, come poteva non mancare? Le accuse di "whitewashing" le lascio agli americani che, da ignoanti che sono, non sanno che in Giappone esiste una copia nipponica di tutto ciò che viene dai paesi occidentali. L'unica cosa che non mi tornava è che persino gli spazzini avessero nomi anglosassoni. C'è stata una migrazione dell'occidente verso il Giappone? Magari in seguito ad una guerra in Europa? Per fare fantascienza basta pochissimo, anche qualche frase... in questo film non c'è niente.
    A breve se ne parlerà anche sul mio canale YouTube insieme a molti altri :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ero pronto dalla scorsa settimana, ma tra Cronenberg e Boyka qui alla Bara sono pieno di ospiti ;-)
      Appunto, accuse stupide ed unidirezionali dettate sempre dalla stessa questione, ignoranza, ignoranza e un pelo di politicamente corretto a tutti i costi.

      Il fatto che Rossella Di Giovanni e Michael Pitt abbiano sembianze occidentali trova un senso nel film, ma il resto no, penso che l’idea sia una società futura Nippo-Americana, in “Blade Runner” per lo meno si erano inventati la parlata mista di Gaff, qui invece abbiamo solo Kitano che recita in Giapponese, solo perché non ha voglia ;-)

      Non è un film di fantascienza, è azione? Mah più o meno, sembra sulla scia dei vari Underworld e Resident Evil, fosse solo per la protagonista in tuta aderente ;-) Oh bene! Non vedo l’ora di gustarvi scatenati suo YouTube! Cheers

      Elimina
    2. Su Ghost in the Shell mi sono tenuto al minimo e ho tagliato molto della discussione perché non vale neanche la pena, un film che non merita molte attenzioni, comunque ci saranno anche altri film di cui si è discusso anche qui alla Bara Volante e sullo Zinefilo di Lucius.
      Le poche apparizioni di Kitano mi impedivano di addormentarmi completamente. Non potevamo avere una trama che girava intorno a lui e meno cose trite e ritrite? Mah.

      Elimina
    3. In effetti su questi film non ci sono poi troppi argomenti, bene bene, non vedo l’ora! ;-)
      Concordo, sarà che sono di parte e per me Kitano è un mito, però qui quando parte a fare robe alla Kitano davvero è stato uno dei pochi momenti memorabili del film ;-) Cheers

      Elimina
  2. Quando i giapponesi chiesero a Kitano perché avesse preso un idolo locale come Zatôichi e l'avesse reso biondo - il colore dei bianchi! - lui rispose che per il personaggio si era immaginata una nascita mista, un figlio illegittimo da uno dei tanti europei che all'epoca mercanteggiavano con il Giappone. Fine delle polemiche. (Anche perché davanti a Kitano che ti parla guardandoti negli occhi non esistono polemiche!)
    Ancora meno sensato è parlare di whitewashing agli americani: ragazzi, sono il Paese che vanta più stranieri bianchi della storia dell'umanità, ancora ne stiamo parlando? E' il paese in cui i pellerossa erano interpretati da Burt Lancaster e Boris Karloff, era il paese in cui i cinesi erano interpretati da Christopher Lee e Boris Karloff, è il paese in cui i russi erano interpretati da Dolph Lundgren e Boris Karloff, è il paese in cui i faraoni egiziani erano interpretati da Arnold Vosloo e Boris Karloff. Non è che solo perché Boris Karloff è morto possono cambiare mentalità...
    Visto poi che gli americani amano rubare ai ricchi per dare ai poveri (cioè i propri spettatori), da sempre prendono trame straniere e le "bianchizzano": dei mille difetti di Ghost in the Shell, il whitewashing è davvero il più insignificante!
    Comunque concordo con te e grazie per le citazioni ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio per l’aneddoto su Kitano mi mancava questo, sarebbe bastato che dicesse che in quel periodo stava in fissa con il biondo platino (basta vedere il successivo “Takeshis”), ma come spiegazione va benissimo lo stesso, anche perché sennò mette mano alla pistola :-P

      Scherzi a parte, questa smania di politicamente corretto a tutti i costi fa ridere, mi ha fatto ancora più ridere il fatto che Rupert Sanders, invece che dire: “Ragà, andate a vedervi il film e capirete che state parlando del niente”, è rimasto molto zitto (perché ad Hollywood vorrebbe continuare a lavorare) mentre la major pagante provava a rendere più orientale Rossella Di Giovanni usando il computer e provocando ulteriori inutili polemiche, pazzesco.

      Gli yankee si concentrano su queste menate, poi il fatto che dal film abbiano piallato via le riflessioni filosofiche non frega nulla a nessuno, sono fatti così, sono Americani, sono gli unici che abbiamo tocca tenerceli. Cheers!

      Elimina
  3. Mi "limito" a dire che mentalmente ho già prenotato l'edizione steelbook. :D
    Credo si capisca cosa penso del film. :P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che per altro ha una copertina fighissima ;-) Ma in questo film è tutto fighissimo, se non fosse che è un bellissimo niente, sono piuttosto sicuro che lo avrei trovato insipido, anche se non avessi mai visto l’anime del 1995. Cheers!

      Elimina
  4. Avevo già letto stamani ma riesco a commentare solo oggi (ancora non mi riprendo dal "jet lag" pasquale :p)
    Non sapevo che avesse floppato così di brutto, roba che salteranno molte teste... insomma, fior di milioni gettati via.
    Ma alla fine lo capiranno mai che magari non sempre paga il semplificare le storie per renderle capibili pure da un minorato mentale?
    E non imparano MAI a seguire le tracce perfette che già si hanno (in questo caso, oltre al fumetto, anche il film anni '90...)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Pasqua è sempre una mazzata per tutti ;-) Un flop bello grosso, qui hanno pagato la mancanza di coraggio, potevano partire dal Manga e fare un film completamente diverso, invece hanno cercato di vincere facile utilizzando "Il semplificatore!" pronunciato in stile Dottor Male di Austin Powers ovviamente ;-) Cheers!

      Elimina
  5. Come promesso...

    https://youtu.be/eKwkwzy5eKo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fantastico grazie mille! Lo vedrò il prima possibile ;-) Cheers

      Elimina
  6. Risposte
    1. No problem, fatto, ogni tanto spara due colpi. Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...