mercoledì 5 aprile 2017

Bigfoot e i suoi amici (1987): Trent'anni e un saluto alla mia maestra


Uno dei più vecchi ricordi che ho pescando dalla mia memoria, è ben poco preciso, ma davvero tanto vivido: sono piccolo, circa sei anni, arriva il giorno fatidico dell’incontro genitori insegnanti, non che io fossi uno di quegli studenti particolarmente scapestrati, ma la vera costante della mia vita è un’altra, la mancanza di tempismo.

Sì, perché sfiga! L’incontro avviene nel pomeriggio ed io quella mattina mi becco una rara cazziata dalla maestra che diventa materiale per la discussione. Che vi devo dire? Non ho fortuna con queste cose. La mia umiliante colpa è quella di essere stato distratto in classe, ecco non proprio un caso che resterà negli annali dell’istruzione scolastica moderna direi.

Sono distratto perché stando alla signora maestra, parlo con i compagni con grande enfasi di qualcosa non seguendo la lezione, sai che novità. Mia madre nell’incontro si lascia scappare che l’unica anomalia rispetto al solito è il fatto che la sera prima, mi è stato concesso di guardare alla tv un film che volevo vedere, fino alla fine, anche se terminava dopo l’orario canonico del sonno. Ora, io non ho indizi concreti per verificare quale era il titolo del film, se non uno piccolo, ma se state leggendo questo qui sopra, potreste aver notato che la propensione per esaltarmi e condividere l’entusiasmo per un film, è una delle poche costanti che mi ha sempre accompagnato.

La maestra alla fine risolve tutto in tempi brevi, lasciandomi andare con una frase che è il mio indizio, ma anche il mio ricordo più vivido di tutto questo aneddoto: “Va bene, ma basta film con le scimmie”.

Ad un uomo puoi togliere quasi tutto, ma non i suoi film con le scimmie (John Lithgow nella parte del mio inconscio in quel momento).
Mi ricordo bene anche la mia risposta mormorata tra i denti (fanciullesca e prematura forma di “Vaffanculo”) e ignorata dal mio successivo “No, niente, ok”, forse la mia risposta è la pistola fumante di questa storia: “Non era una scimmia, era un Bigfoot”.

“Bigfoot e i suoi amici”, uscito nel 1987 e replicata con puntuale costanza fino a metà degli anni ’90 in tv, quest’anno compie trent’anni ed io ho fatto “Team-up” con il Cumbrugliume ed IPMP per celebrare il film, cliccate come se non ci fosse un domani!

Gli Hendersons vanno in campeggio, tutto fila liscio, il figlioletto Ernie (Joshua Rudoy) ha catturato la sua prima preda, un coniglio e, come direbbe mamma Nancy (Melinda Dillon), questo sarà il primo campeggio di famiglia in cui Ernie ha preso qualcosa e papà George (John Lithgow… APPLAUSI!) no. Ecco, più o meno, perché sulla via del ritorno, con la giardinetta di famiglia George stende un animale, strambo, grosso e maleodorante.

"Ragazzi siete di strada per Seattle? Mi date uno strappo?".
Nel soccorrere la creatura (o portandosi a casa il trofeo per farci bei soldi), gli Henderson scoprono che si tratta del leggendario Bigfoot che, per altro, non è morto per niente! Anzi, se lo ritrovano bello pimpante a divorare roba nella cucina di casa! Superato (l’esilarante) panico iniziale, proveranno a nasconderlo dalla furia omicida dei cacciatori come Jacques LaFleur (David Suchet), sperando di trovare un posto sicuro per lui magari con l’aiuto dell’esperto di Sasquatch, il Dr. Wallace Wrightwood (il grande Don Ameche). Seguono una fuga per la vicina città di Seattle e svariati momenti incredibilmente azzeccati.

Il mio cane fa "Seduto!" nello stesso identico modo (storia vera).
Niente da fare: “Harry and the Hendersons” non perde un colpo! Rivedendolo mi sono reso conto di ricordare ancora quasi tutte le battute più clamorose a memoria, ma la più piacevole scoperta è stata quella di ritrovarmi davanti un film che ho sempre amato molto, invecchiato in maniera impeccabile, l’unico segno della sua età anagrafica arriva dal fatto che George, cerca informazioni sui Bigfoot andando in biblioteca a sfogliare dei libri, invece di fare una ricerca su Google. Lo dico ai più giovani: una volta si faceva così. No, perché magari può sembrare strano.

Oliver Dear sarà un parente del regista? Lucius, il caso Bigfoot è tuo...
Il ritmo va alla grande, il bilanciamento tra momenti comici, drammatici e messaggi educativi è perfetto, la recitazione impeccabile e gli effetti speciali ti fanno davvero credere che Harry sia un Bigfoot, senza mai sospendere l’incredulità che una storia del genere richiede.

Prodotto dalla Amblin Enterteinment, il film non riporta il nome di Steven Spielberg, perché il regista con gli occhiali tondi ha prodotto tanta di quella roba che non aveva nemmeno bisogno di metterci la firma, anche se la sua presenza aleggia su tutto il film. Sì, perché il regista e sceneggiatore William Dear, ricalca alla perfezione lo schema consolidato di “E.T. l'extra-terrestre” (1982): la diffidenza iniziale, la difficile convivenza, i cattivi alla caccia del “Mostro” e i buoni che cercano di salvarlo, perché ne comprendono la bontà d’animo. Proprio la stessa cosa, solo che invece di un tracagnotto con le dita intermittenti, c’è un cristone peloso con l’87 di piede.


Harry si fa curare la mano ferita, era invidioso del ditone pulsante di E.T.
Se volete un parere equilibrato e distaccato su questo film da me non potrete mai averlo, per il semplice fatto che l’ho sempre trovato un grande film e, anche rivedendolo, non ho cambiato parere, potrebbero guardarlo i bambini di oggi, come facevo io ai tempi e sono sicuro che si affezionerebbero ad Harry appassionandosi alle vicende degli Henderson, ne sono certo.

Il film è una favoletta che sfrutta un'icona del folklore americano, spogliandola completamente della sua aurea minacciosa, per mandare chiarissimi messaggi contro la caccia. Mai stato a favore di quello che molti considerato uno sport, che poi ci va pure coraggio a chiamarlo sport: date un fucile anche a fagiani, cinghiali e conigli, poi magari ne riparliamo!

Ecco, provate a prendervela con qualcuno della SUA taglia!
Harry che seppellisce la stuoia di visone della donna, o che cerca la parte mancante della testa di cervo impagliata (sfondando la parete di casa Henderson con un pugno) sono chiari intenti, che mandano a destinazione il messaggio ecologista facendo ridere alla grande, William Dear è bravissimo a sottolineare gli inevitabili momenti comici che il soggetto di base offre.

Quindi, abbiamo gag ricorrenti e divertenti come “Seduto!”, oppure la capoccia di Harry che deforma il tetto in lamiera della giardinetta degli Hendersons che, per altro, a ben guardarla, sembra la stessa della moglie di Roger Murtaugh che in Arma Letale 2 viene devastata allo stesso modo.

Ronald Reagan in "Bonzo la scimmia sapiente" ti fa ridere Harry? Sapessi chi è il presidente nel 2017!
Ho la tentazione di raccontarvi tutti i miei momenti preferiti, ma rischierei di descrivervi tutto il film scena per scena, preferisco parlare del perché “Bigfoot e i suoi amici” centra in pieno i suoi obbiettivi. Per prima cosa, nemmeno per un secondo si dubita della creatura al centro del film, ripresa sempre in pieno giorno, senza il minimo utilizzo di computer grafica, da questo punto di vista Harry è l’Anti-Howard per quanto funziona bene, sarà anche che ricorda un po’ Chewbacca, o forse perché è l’ennesima magia di Rick Baker “the monster maker”, se avete un cappello è il momento di levarvelo in segno di rispetto.

"Giusto una spuntatina alle basette grazie".
Sette premi Oscar su undici nomination, con i suoi trucchi ha contribuito a tutti i film che contano, specializzato in lupi mannari (sua la trasformazione di “Un lupo mannaro Americano a Londra” del mio amico John Landis) e di un quantitativo di scimmie che levati, ma levati proprio. Provate a dire quale di tutte le sue magie ancora oggi considera la sua preferita? Proprio il nostro Harry.

Difficile dargli torto, visto che la capoccia animatronica del Bigfoot garantisce un numero quasi illimitato di espressioni, mi sono rivisto questo film, a breve distanza dall’ultimo “La bella e la bestia”, quello con gli attori: il modo in cui i trucchi vecchia scuola di trent’anni fa, prendano a sonori sberloni in faccia la CGI di oggi è imbarazzante, fa venire voglia di smettere di guardare i film usciti dopo l’anno 2000.

Un bel sorrisone, alla faccia della nostra CGI moderna.
Ora, se prendere Don Ameche, il cattivo di Una poltrona perdue e fargli interpretare un personaggio ad una prima occhiata ambiguo come il Dr. Wallace Wrightwood è una grande idea, ancora meglio è stato usare come ripieno per il costume di Harry, il grande (in tutti i sensi) Kevin Peter Hal, un frugolone di 2 metri e 20 che nello stesso anno è riuscito a far sciogliere cuori con il volto di Harry e a terrorizzare tutti facendo a botte nella giungla con Schwarzenegger dentro il costume di Predator, un anno mica male per il ragazzo.

Kevin Peter Hall è semplicemente perfetto, quando fugge in lungo e in largo per Seattle, si muove con una falcata lunga identica a quella dei fantomatici filmati amatoriali che ogni tanto spuntano, quando qualcuno giura di aver visto davvero un Sasquatch, inoltre, con la capoccia oblunga e scimmiesca di Harry in testa, diventa ancora più alto, tanto che John Lithgow quando recita con lui deve guardare verso l’alto, una novità per il vecchio John, visto che lui è alto 1,93.


"Cosa vuol dire che sono il secondo attore più grande del film?".
Kevin Peter Hall ha impersonato Harry anche nella prima stagione della serie tv ispirata a questo film, andata in onda anche qui da noi dal 1991 al 1993 con il titolo “Harry e gli Hendersons”, solo la prima stagione, purtroppo, perché Hall è deceduto dopo aver contratto il virus dell’HIV da una trasfusione di sangue, ricevuta dopo un incidente stradale a Los Angeles in cui fu coinvolto alla fine del 1990, poco dopo l’uscita di Predator 2. Io, ovviamente, non potevo saperlo, perché sotto il costume non era possibile riconoscere l’attore, nel dubbio, da bambino mi guardavo con gran gioia anche la serie tv, ma questa era la parte facile da dire.

Harry e gli Hendersons, nel passaggio da grande a piccolo schermo.
Ecco, a proposito di scelte geniali di casting, staremmo qui a parlare della fuffa se non fosse per John Lithgow! Ora, io ve lo ricordo perché magari ve lo siete perso, ma da anni sono il vicepresidente del “John Lithgow Fans Club”, per ora siamo un esercito (ben sette!) e accettiamo sempre nuove iscrizioni, stiamo parlando di un grande attore che ha sempre fornito prove splendide, dai tempi in cui recitava per Brian Del Palma, fino ad oggi, dove ogni tanto ancora illumina lo schermo. Ma il mio culto per quest’uomo è iniziato proprio grazie a questo film, inutile girarci attorno.

Se provare empatia per Harry è piuttosto facile, è George Henderson il centro morale di tutto il film. All’inizio è un cacciatore incallito, ma con i minuti che passano capiamo che è solo una maschera che indossa forse per restare in contatto con il padre, gestore di un negozio di caccia, pieno di fucili e armi di ogni tipo, come può essere possibile in un solo Paese al mondo (gli Stati Uniti di sparolandia).

Chiedo scusa, stavo facendo le flessioni, ho le palpebre che mi sudano...
Complice anche il tema musicale azzeccatissimo. Fateci caso: tutti i momenti emotivi del film prevedono un faccia a faccia tra George ed Harry che, per altro, hanno la stessa tonalità di blu degli occhi. E John Lithgow cosa fa nel film? Niente semplicemente essere perfetto ogni volta che viene inquadrato, non importa che stia ululando imitando il verso di Harry, sia sarcastico con qualche fanatico delle armi alla ricerca di fucili alla Rambo, o che tiri fuori il momento drammatico quando il padre gli rovina il ritratto della sagoma in cartone di Harry. Perfetto, non sbaglia mai una faccia e ha dei tempi comici impeccabili.

"Quindi io avrei un fan club? E non ho memmeno la tessera onoraria?".
La mia scena preferita per descrivere al meglio tutto il suo talento? Il suo duello verbale con il ciclista invasato, che passa da incazzato (“Te la sei semplicemente… Fatta sotto!”), alla balbuzie (“Mi chiamo George Hend…”) nel giro di due secondi, ma l’apice è assoluto è la faccia che fa quando strappa la confessione al ciclista davanti ai giornalisti. Si volta con un dito verso il cielo e una faccia che dice allo stesso tempo “Vedi? Lo sapevo che dicevi balle” misto ad un “Vittoria!”. Le volte in cui mi è capitato di avere la meglio in una diatriba verbale, ho sempre avuto in testa la faccia trionfante di John Lithgow. Se non si merita un Fans Club uno così, non so proprio chi, iscrivetevi! Iscrivetevi numerosi!

Sono così fan di John Lithgow, che ho anche la sua stessa camicia nell'armadio (storia vera!).
Ora, signora Maestra, so di non aver mai creato troppi problema da studente, la mia politica del “Tu non dai fastidio a me ed io non do fastidio a te”, tra alti e bassi ha funzionato per tutto il tempo che ho passato tra i banchi di scuola. Non credo che lei leggerà mai queste righe ed anche se fosse, ci tengo a rassicurarla che ha fatto un ottimo lavoro con me, cioè, per quanto possibile visto il brutto soggetto e la testa di legno che mi ritrovo. Però a distanza di trentanni da quell'incontro genitori insegnanti e dall’uscita di questo film, mi sento di doverle dire che no, non era una scimmia ma un Bigfoot e che ancora no, non ho di certo smesso di guardare i film con le scimmie. Ma, soprattutto, signora Maestra, non ho ancora finito di condividere il mio entusiasmo per un film con chi mi sta ad ascoltare. Non è colpa sua, al cuore e alle scimmie non si comanda.

"Scusi signora maestra" (Harry nella parte delle mie buone maniere).

22 commenti:

  1. Recensione spettacolare, e aneddoti divertentissimi! Non mi ricordo se ero già iscritto al fans club, ma in caso la tessera 8 è mia!

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    1. Ti ringrazio moltissimo :-D Aggiudicata la numero 8, che è pure un bel numero, bello tondo ;-) Cheers!

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  2. Non ho alcun ricordo della pellicola anche se sono certo facesse parte della sconfinata di film che registrai in vhs negli anni 80/90.
    Di certo come capita spesso mi hai fatto venire voglia di rivederlo.
    Magari potra' piacere anche a mia figlia di 6 anni (ti faro' sapere quando riusciro' a reperirlo )

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    1. Molto probabile, fino ai primi anni '90 lo replicavano in tv puntualmente. Ti ringrazio molto ed ora sono curioso di sapere come lo troverà tua figlia, ma Harry ha tutto per conquistarla. Cheers!

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  3. Bella recensione e soprattutto grazie per i ricordi personali, tipo quello della maesi.

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    1. Grazie a te per la pazienza di averla letta tutta, era un vecchio ricordo che dovevo risolvere, l’occasione era quella giusta ;-) Cheers

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  4. Della frazione di luna di miele a Nuova York dodici anni fa ricordo: 1) Matt Modine travestito da Gordon Gekko in bici 2) Nic Cage ovunque perchè un film era nella sale, di un altro era stato pubblicato il dvd e stava lavorando ad un terzo 3) il mio amico ed ex allievo John Lithgow nelle pubblicità di un disco di fiabe. Sue.
    Il giocatore di football che cambiava sesso ne Il Mondo secondo Garp mantenendo lo chassis da mischia ed Legion ante litteram di Raisin Cain è anche un bestseller di libri ripieni di animaletti fantastici che ridono e scherzano tutto intorno al lettino del tuo bimbo. No kiddin.
    Ho chiesto ad Al Gore - suo compagno di stanza al tempo della università - se JL fosse sempre stato quella strana macedonia di crocchette di pollo e kiwi e glassa e timo selvatico e bresaola che ti servono nei villaggi vacanza di Krypton mentre il sole si fa sempre + rosso e grosso e quella sagomaccia di Al mi ha detto che è tutta colpa del loro mentore sensei Don Ameche ( pronuncia del cognome = a quella di un popolare show della signora de filippi ndr ) che dopo anni di ruoli da bel gagà ( " è citato persino in un romanzo di Kerouac ! ti rendo conto ? e' come se palahniuk infilasse in un suo lavoro il nome di Clooney.." ) è degerato nella parodia dei suoi personaggi ( " oscilla tra il cinico della poltrona x due e la versione sotto acido del rattuso di cocoon " ). Cattivi maestri. Sempre colpa loro. Ora vedi in una altra luce la tua maestra, vero ? ciao ciao

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    1. Ora decisamente si, anche se non è mai stata citata da Kerouac o diretta da John Landis (due volte). Sapevo del disco di fiabe, ho sempre avuto il sospetto che John Lithgow fossi così a suo agio in “3rd Rock from the Sun” perché lui è DAVVERO in visita sulla terra per studiarci.

      Per il resto, sempre un piacere leggere i tuoi commenti macedonia pop Kryptoniana, anzi, mi hai pure fatto venire un po’ fare, oltre a voglia di rivedermi “Il Mondo secondo Garp” una vita che non lo rivedo. Cheers!

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  5. Troppo forte questo film, all'epoca mi piaceva davvero tanto rivedere quando lo mandavano e rimandavano in onda, è uno di quei tanti film con cui televisivamente parlando sono cresciuto ;)

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    1. Assolutamente sì! Se aggiungessi un “Cheers” alla fine del tuo commento, giurerei di averlo scritto io, non posso davvero aggiungere altro se non proprio… Cheers!

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  6. Mi spiace non aver fatto in tempo a partecipare, ma il "Caso libro falso" sul Bigfoot è mio! :-D

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    1. Figurati, ti aggiunto al blogtour quando arrivi con il tuo pezzo, nessun problema. Sul libro falso ti ho invocato, è davvero materiale per te ;-) Cheers

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    2. A proposito, il tuo aneddoto dimostra che il cinema scimmiesco te lo porti nel DNA: e ora che me l'hai mischiato siamo in due! :-D

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    3. Sul serio, quello è uno dei miei più vecchi ricordi infantili ;-) Cinque alto scimmiesco dato con un piede, in puro stile quadrumane! Cheers

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  7. Oliver Dear = Dear Oliver
    Non ho nulla contro gli pseudo biblia- so di fans che scrivono e riscrivono da anni il Necronomicon - ma Big Foot One on One è uno script del mio amico ed ex allievo Oliver Stone che ipotizza si sia davvero scesi sulla luna nel 1969 ( qualcuno ci crede ancora oggi ) per trovare che qualcun altro era arrivato prima. Tutto nato da una pizzata a casa di Brian DePalma. Kubrick si è messo a scherzare sulla storia del piccolo passo per un uomo e Stone si è messo a rimuginare in un angolo e poi ha preso il conto e si è messo a matitarne il retro. So per certo che Pacino si è mangiato quasi tutta la marinara di Ollie.
    L'idea era di farne una parodia delle Star Wars con Forest Whitaker che scende sul satellite nei panni di Louis Armstrong e ci trova Chewbacca. Non trovò mai un produttore abbastanza matto da assecondarlo e per parecchio tempo andò in giro gridando alla congiura contro il suo talento e da lì nacque la sua fama di complottista. So goes life. Ciao ciao.

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    1. « Oliver Dear = Dear Oliver »
      Tutto torna, perché nel film Melinda Dillon ripete molte volte “Dear” riferito al marito, ma è anche il nome del regista.

      Per il resto, peccato non aver trovato un produttore coraggioso, ma il tempo ha dato ragione al soggetto, Forest Whitaker e davvero diventato parte di Star Wars in “Rogue One”.

      Rogue One, Big Foot One on One, John Lithgow attore feticcio di… Brian De Palma! Tutto torna Gomblotto!!!!!1!!!1!!!!

      ;-) Cheers

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  8. Dio che hai ritirato fuori.
    MA QUANDO SI DECIDONO A FARE UN CANALE che trasmetta SOLO cose simili? XD
    Hai profondamente ragione sui trucchi anni '80 e quelli in cgi di oggi: mamma mia.
    Ho visto l'ultimo Jurassic Park e si nota una differenza abissale (in peggio) rispetto agli anni '90 animatronici.

    Moz-

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    1. Ho notato lo stesso con l’ultimo “La bella e la bestia”, capisco che Harry poteva contare su Rick Baker, e i dinosauri di Spielberg sul grande Stan Winston (due grandi maestri), ma non può essere solo quello.

      Sai che ho sposato la tua idea del canale a tema dalla prima volta che ne hai parlato, non aspetto altro ;-) Cheers

      P.S. Ho finito il post sul tag che mi hai lanciato gironi fa, a breve arrivo abbi fede, sono sempre lentissimo!

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  9. Molto simpatico, anche se non con particolari pretese.
    Pellicola proprio anni '80 style piuttosto genuina.
    Lo avevo completamente rimosso dalla memoria ed il tuo post è stato meglio di una sessione di elettroshock. :-)

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    1. Assolutamente genuina e senza pretese, per l'elettroshock ci pensa John Lithgow e questo suo cameo conterà nella sua filmografia ;-) Cheers!

      http://brandedinthe80s.com/wp-content/uploads/2012/06/7156595707_752c9f34b2_b.jpg

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  10. Adoro "Bigfoot e i suoi amici": è una buona commedia per famiglie che trasuda anni 80 da tutti i pori. L'oscar al trucco se lo meritò tutto. E' poi ho un debole per gli scimmioni del cinema :D

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    1. Davvero meritato, sulla questione scimmie poi, con me sfondi una porta aperta, Bro-Fist! ;-) Cheers

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