mercoledì 29 marzo 2017

Kong: Skull Island (2017): Akongalypse Now!


Mentre ero comodo sulla mia poltroncina a guardare “Kong: Skull Island” ho avuto quella che Samuel L. Jackson in “Pulp Fiction” chiamava il momento di lucidità. Questo film è uno di quelli che alimenta i pregiudizi nei confronti dei film con i mostri, è come quando sul tram le signore bene si tengono stretta la borsa quando sale a bordo un ragazzo di colore.

Sì, perché una gran fetta di pubblico non può fare a meno dei temi sociali, o dell’approfondimento psicologico dei personaggi, trattato in modo canonico, come se non ci fosse differenza tra un film con mostri alti trenta metri che si menano e un drammone con Margherita Buy. Questo è il motivo principale per cui, invece di vivere tutti in un mondo buono e giusto, dove “Pacific Rim” ha dieci seguiti uno con un budget maggiore del precedente, stiamo ancora qui a sperare di poter vedere un secondo capitolo, ma solo se siamo disposti a subire lo Ius primae noctis da uno di quei maledetti Inglesi! Scusate, ho visto troppe volte Braveheart…

Ora, a me sanguinano cuore e orecchie quando qualcuno dice che Pacific Rim sarebbe anche bello se non fosse per i personaggi umani che sono poco approfonditi (25 minuti per battere questa frase sulla tastiera, maledicendo il cielo ad ogni tasto premuto), perché Guillermo Del Toro ha fatto un lavoro fantastico con quel film, ma purtroppo Jordan Vogt-Roberts (Salute!) e i suoi quattro sceneggiatori (!) non hanno un briciolo del talento di Del Toro e quindi “Kong: Skull Island” alimenta il pregiudizio popolare, sarebbe bellissimo, se non fosse per i personaggi umani, altri 25 minuti persi porco mondo!


"Kong odia piccoli umani che rovinano film!".
Inoltre, noi poveri Occidentali senza fantasia dell’anno 2017, non possiamo semplicemente andare al cinema e goderci un film su King Kong o uno su Godzilla, senza premesse lunghe e inutili, senza un “MonsterVerse” che unisca i fili, quindi per arrivare a vedere “Godzilla vs. Kong”, già annunciato per il 2020, tocca passare questi Tentpole movies, come li chiama Giacomo Uomodorato.

Pensare che era iniziata bene, il “Godzilla” (2014) del bravo Gareth Edwards, era tutto campi lunghi, un ‘Zilla rispettoso della tradizione dei film della Toho mostrato in tutto il suo splendore, in cui purtroppo Aaron Taylor-Johnson e Bryan “Più grande attore del mondo” Cranston dovevano recitare delle parti perché a noi Occidentali non basta il nome GODZILLA per correre al cinema felici. Secondo voi, questo “Kong: Skull Island” impara dagli errori del film di Gareth Edwards per fare meglio? Penso che sappiate già la risposta.

A costo di passare per il Nonno Simpson della situazione, quello che ripete sempre che i primi cinque minuti di una pellicola ne determinano tutto l’andazzo, anche questa volta è così. Dopo una breve premessa ambientata nel 1944 con un pilota americano e uno giapponese che precipitano su un’isola (fate ciao ciao con la manina a “Duello nel Pacifico” del 1968), Kong riempie lo schermone del cinema con manona e faccione ancora prima dei titoli di testa, l’enormità del vero protagonista sbattuta in faccia allo spettatore come non accadeva da, credo l’ultimo film con Rocco Siffredi, alla faccia del non mostrato di Edwards.


Sapete cosa dicono di quelli con le mani grandi no?
Il resto? Cosa si sono inventati i quattro (quattro, Q-U-A-T-T-R-O) sceneggiatori di questo film per raccontarci le origini del primate più famoso del mondo? Niente, ambientiamo tutto nel 1973 con la guerra del Vietnam agli sgoccioli e inseriamo tutti i riferimenti possibili ed immaginabili ad “Apocalypse now” (1979) di Francis Ford Coppola, li cacciamo dentro a forza con l’imbuto roba che il personaggio di Tom “Loki” Hiddleston si chiama Conrad in modo che i riferimenti siano grossi quanto i mostri dei film e poi abbiamo l’occasione per farcire il tutto con rock anni ’70 buttato dentro a caso, la colonna sonora del film sembra uscita dal mio lettore MP3: ti vorrò sempre bene se mi spari a palla David Bowie, Black Sabbath e i Creedence, ma vacci piano con le strizzate d’occhio che la congiuntivite è sempre dietro l’angolo.

Invece di ignorare la questione, facci su un poster!
Per la trama i quattro sceneggiatori giustificano il viaggio su Skull Island dicendo: “E sennò i Russi ci vanno prima di noi!”, dopodiché prendi Johh Goodman nella parte dello scienziato uscito da Jurassic Park, gli metti accanto un costosissimo Indiana Jones con la faccia di Hiddleston, una fotografa pacifista fatta a forma di Brie Larson, perché si sa che i Kong preferiscono le bionde e la scorta militare rappresentata da un Samuel L. Jackson uscito dritto sparato da Basic, direi che a nomi grossi per portare il pubblico in sala siamo ben messi, sarà ma io alle quattro lettere K-O-N-G ero già convinto.

Una volta superate le nebbie eterne di Torino Skull Island, qual'è la prima cosa che fai se sei un Americano che ha appena perso la guerra più sanguinosa della sua storia e sospetti di trovarti su un’isola con forme di vita sconosciute e primitive? Facile! Fai quello che fanno sempre gli Americani: lanci un sacco di belle bombe, per giustificare una fantomatica teoria scientifica, perché ricordate gente, nel cinema americano del 2017, “Teoria della Terra cava” is the new “Templari”!

Ovvio che poi il monarca assoluto dell’isolotto s'incazzi due righe (come dargli torto) e qui “Kong: Skull Island” dà il suo meglio con lo scimmione che prende a schiaffoni elicotteri da combattimento in un tripudio di “Prepararsi all’impatto!” e CGI fatta talmente bene da darti l’impressione che forse non risulterà già vecchia tra cinque anni, magari tra sette, ma per ora va pure bene così.


La mia scimmia per questo film, giudica la buona riuscita degli effetti speciali.
Jordan Vogt-Roberts (Salute!) è il solito poveretto che deve sottostare alla regola "hai fatto una commedia a basso costo (“The Kings of Summer” 2013), ma sei vuoi entrare nel giro che conta ad Hollywood ora dirigi un blockbuster ad alto budget", inoltre Jordan ha pure una lunga barba da Hipster, quindi è stato più facile acchiapparlo e metterlo dietro alla macchina da presa, dove si diletta con rallenty di ogni tipo, ma coadiuvato dal direttore della fotografia Larry Fong tutto sommato fa un lavoro ignorantemente bello, basta guardare Kong che si staglia nella sua gigantezza contro il tramonto di Skull Island per capire che dal punto di vista visivo è un film di gran fattura.

"Mi piace l'odore di gorilla la mattina, odora di... di vittoria".
Non mi va nemmeno di dilungarmi sulle creature che popolano l’isola, sono una migliore dell’altra, se le descrivessi vi toglierei quella che è davvero l’unico punto di forza del film, mi sento solo di rivelarvi che almeno una scena alza l’asticella dei ragni giganti al cinema, gli aracnofobici si considerino avvisati e buona ragnatela a tutti!

Il giovane King Kong che in questo film sta ancora crescendo, come ci tengono a spiegarci, è davvero figo, è il Michael Jordan di Skull Island, ma occhio: il modello di riferimento per questa incarnazione della scimmia più famosa del mondo, non è il gorillone creato da Merian C. Cooper e Ernest B. Schoedsack nel 1933 e nemmeno la sua versione aggiornata nel 2005 da Peter Jackson, per fare la conoscenza del nuovo Re, dovete tenere in mente la sua versione giapponese, quella della Toho. Questo spiega perché con i suoi trenta metri di altezza, è il King Kong più grosso mai visto in un film americano, insomma avevo la scimmia per vedere questa scimmia e a fine visione il mio primate ed io eravamo molto contenti.


"... Forse, se la scimmia è molto grossa, forse il bambino può scendere. Non è che l'uomo può scendere dalla scimmia" (Cit.)
Purtroppo, devo anche sottolineare che per un film che si chiama “Kong: Skull Island” oltre a King Kong deve funzionare altrettanto bene il resto del titolo, la Skull Island di Jordan Vogt-Roberts non allaccia nemmeno le scarpe a quella di Peter Jackson. Ora, so che il film del regista de “Il Signore degli Anelli” ha tanti appassionati e altrettanti detrattori (contatemi tra i primi), ma aveva messo in chiaro una cosa: se sei solo un piccolo umano, Skull Island può ucciderti in trenta modi diversi e tutti dolorosissimi.

Nell’Isola del teschio del barbuto Vogt-Roberts (Salute!), invece si muore male, ma si può anche sopravvivere 28 anni (e 11 mesi) come accade al personaggio di John C. Reilly e, malgrado la mia premessa iniziale, il modo in cui i personaggi umani infestano e allungano una trama risicata, è talmente palese che mi costringe per forza a parlare di loro.

Guardando il film mi è parso chiaro che Jordan Vogt “Trattino” Roberts abbia poca esperienza a dirigere gli attori e abbia lasciato fare a loro, che in base a talento, personaggio e capacità di adattarsi sfornano prove alterne, iniziamo con i veterani.


"Ma che ci tengono lì dentro, King Kong?" (Cit.)
Il William "Bill" Randa di John Goodman è un personaggio infame, funziona solo perché Giovanni Buonuomo è un fenomeno con un carisma pari a quello di Kong, lo stesso si può dire del militare Preston Packard che altro non è che il capitano Achab (o il colonello Kurtz) della situazione che perde la capoccia e va in fissa per uccidere il mostro, una macchietta bollita in salsa di cliché che per lunghi tratti funziona solo perché quando distribuivano il carisma, Sam Jackson era il primo della fila e forse voleva rifarsi dopo la figura da cioccolataio rimediata contro i gorilla di Tarzan.

"Ho osservato una scimmia arrampicarsi lungo il filo di un rasoio..."
A metà classifica inserirei un’altra infilata di personaggi infami, le spalle comiche, quella che si portano dietro l’obbligo di fare battute e battutine per stemperare la situazione. Il naufrago Hank Marlow è uno dei pochi personaggi con un arco narrativo completo, il super personaggio tra la inevitabili battute sulla vittoria dei Chicago Cubs (108 anni di vacche magre interrotte solo lo scorso anno, li senirete citati in tutti i film più della Terra cava sicuro!) rischia spesso di risultare urticante, ma se non passa mai il Rubicone guadagnandosi l’odio del pubblico, è proprio solo grazie al mestiere e al faccione di John C. Reilly, personalmente vederlo guardare la foto della moglie cantando IL pezzo della Seconda Guerra Mondiale “We'll meet again” (Don't know where / Don't know when…) poteva essere la chiosa perfetta per il personaggio, il regista con il trattino nel cognome gli dedica anche la scena sui titoli di coda, tanto che sembra di aver appena assistito a “John C. Reilly: Skull Island”.

"You can take the children... but you leave me my monkey!" (Chi indovina questa citazione vince il premio della settimana)
Ma il mio personale premio di MVP va a Shea Whigham, nei panni del soldato strambo armato di AK-47, non voglio rivelarvi niente sul suo arco narrativo, ma Whigham dà spessore, credibilità e faccia da chi le ha viste tutte ad un personaggio che in mani diverse sarebbe stato il solito “Biologo che tocca gli animali” di Prometheus e ci riesco solo perché è un grande attore, se vi piaceva “Boardwalk Empire” non lo scoprite certo oggi.

"C'ho un carisma grosso così".
La cosa davvero pazzesca del film è che gli attori più famosi, ricoprono anche i due ruoli più inutili di tutto il film. L’avventuriero James Conrad interpretato da Tom Hiddleston per tutta la durata del film non fa NULLA, tanto che ad un certo punto il personaggio di Brie Larson gli fa notare che è il più pagato di tutta la spedizione e che sarebbe ora che dimostrasse che vale tutti quei soldi, meta cinematografia portami via! Trovo incredibile che uno come Tom “Sposa mia figlia” Hiddleston, sia andato così sotto a livello di carisma, colpa anche di un personaggio che passa da potenziale aspirante proto-Indiana Jones a ruotino di scorta in un tempo clamorosamente breve, quattro sceneggiatori (quattro!) e nessuno è stato in grado di scrivergli una riga di dialogo degna del suo potenziale, bah!

Non fare nulla, ma farlo molto intensamente.
A parità di personaggio inutile, Brie Larson riesce a fare pure peggio, colpita dalla “Maledizione del Green Screen” passa tutto il tempo a fare la faccia stupita, guardando punti a caso e quasi sempre dal lato sbagliato rispetto a dove sta il mostrone aggiunto in post produzione, speriamo che con Capitan Marvel vada meglio, perché qui è davvero più caruccia che utile.

Brie Larson, che guarda un punto del set, sgranando gli occhi.
Voi, che guardate un punto (anzi due) di Brie Larson, sgranando gli occhi.
“Kong: Skull Island” poteva essere un capolavoro della durata di 45 minuti, invece la trama stiracchiata serve a giustificare gli attori famosi, per questo è un film che non fa altro che alimentare il pregiudizio per i Monster Movie grossi e caciaroni che mi piacciono tanto. Se hai un’isola piena di mostri e un tostissimo gorilla gigante non hai davvero bisogno di altro, bastava fare un film muto, l’equivalente del manga “Gon” per chi lo ricorda. Infatti, la mia scena preferita è lo scontro tra Kong e la piovra gigante, prima con un cazzottone il Re di Skull Island riduce il mostro a insalata di polipo e poi si sgranocchia un tentacolo che ancora si muove e gli si incolla con le ventose alla faccia.

"L'insalata di polipo mi piace fresca, non ancora viva!!".
Serve davvero aggiungere una scena post-credit che ci certifica che nel 2020 arriverà “Godzilla vs. Kong”? Secondo me no, King Kong contro l’insalata di polipo, siamo ragazzi semplici, ci accontentiamo dei nostri mostroni giganti per essere felici, porco mondo!


Siccome ogni giorno passato a parlare di film con le scimmie, è un giorno ben speso, oggi per questo Kong: Skull Island-Day abbiamo un altro gran fanatico dei primati, Il Zinefilo, cliccate qui e leggete, con tutte le dita di mani e piedi!

22 commenti:

  1. Direi che concordiamo su tutto, il migliore è lo scimmione mentre i due uberfighi fanno una figura assai barbina.Salva la baracca un po' John C.-Reilly,ma nel complesso poteva andare meglio

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    1. Finalmente posso passare a leggerti dalle tue parti come si deve, ma in effetti è proprio così, Kong vince senza proferire verbo, Reilly è quello che si è adattato meglio all’andazzo del film, la coppia di fighi invece sono cervi abbagliati dai fari del tir, davvero una pellicola Darwiniana ;-) Cheers

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  2. ERA ORA!!! aspettavo questa recensione da due settimane.

    non riesco a capire se ti è piaciuto o meno.

    ti favorisco e ti dico la mia usando il sitema scolastico .

    king kong del 1934 : ng ( non l'ho visto)
    king kong 1976 : 9
    king kong 2 del 1986 : 3
    king kong del 2005 : 4 +
    kong shull island : 8 1/2

    grazie

    rdm

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    1. Ti ho fatto aspettare ma oggi vinci due pezzi sul film al prezzo di uno ;-) Non mi ha fatto schifo, ma nemmeno mi ha esaltato, quindi ho provato ad elencare pregi e difetti che ho notato.

      Come voti, gli darei un 6.5, mi ha intrattenuto ma senza esaltarmi, il “Godzilla” di Edwards mi aveva lasciato più contento. Per la pagella, spero di riuscire a rivedermi i King Kong del ’76 e quello del 2005, poi magari ti sparo qualche numero non basato sui vecchi ricordi ;-) Cheers!

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  3. La precisazione di Quèlo sull'uomo che discende dalla scimmia ha vinto tutto: perché non hanno chiamato Guzzanti a sceneggiare il film? :-D
    Ero così preso dagli sganassoni pelosi di Kong, ed ero così rattristato dalla mancanza di sceneggiatura, che non avevo colto i riferimenti "cuore-di-tenebrosi". E sì che quando il barbuto Reilly dice di chiamarsi Marlow, come l'io narrante del romanzo di Conrad (come il mercenario!), diventato poi al cinema Apocalypse Now, dovevano suonarmi un po' di campanelli. Ma ero anestetizzato dalla milionesima interpretazione di Samuel L. Jackson :-P
    Marlow in effetti è ciarliero come il suo omonimo letterario, ma molto più simpatico: quando saluta sorridendo i soldati e dice che moriranno tutti credo sia il momento più alto della sceneggiatura!
    Ci ho messo giorni interi a cercare di capire se mi sia piaciuto, 'sto film, e credo non sia una cosa buona: magari il prossimo reboot andrà meglio...

    Parabola dei reboot:

    1933 King Kong originale
    1976 reboot di Dino
    2005 reboot di Jackson
    2017 reboot di come si chiama quel regista col trattino
    secondo i calcoli, il prossimo reboot sarà del 2022...

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    1. Il Maestro Quèlo avrebbe portato più filosofia a questo film, quattro sceneggiatori? Bastava Guzzanti ;-) Sam Jackson e John Goodman hanno due ruoli infami, ci mettono la faccia e l’eco dei loro vecchi film, ma due caratteristi avrebbero potuto fare lo stesso ad un costo minore.

      Capisco la tentazione di un film ambientato nel 1973, ma la faccenda è scappata di mano, lo hanno trasformato nel bignami di “Apocalypse Now”, quindi sotto con “Cuore di tenebra”, ad un certo punto ero pronto a sentire anche “The End” dei Doors, che però non è arrivata.

      La parabola del reboot continua, anche il cugino di Kong, Godzilla, stesso destino, Roland Emmerich, Gareth Edwards e il prossimo "Godzilla: King of Monster" che io pensavo fosse un seguito del film di Edwards, molto probabilmente sarà un reboot come questo “Kong: Skull Island”, peggio della maledizione di The Ring, non si scappa! Cheers

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  4. Margherita Buy ha DAVVERO lavorato in una versione poco nota del Mito della Scimmia e della Bionda sagomaccia ! - ed è chiaro che sei DAVVERO un cinefilo perchè non era facile ricordarsene e citarlo tra le righe. Bravo. Per tutti coloro nati troppo tardi o distratti da cose come il compleanno di Lady Gaga - è stata una gran festa ieri - grazie o mia Germanotta! - ed ancora rido ricordando John C. Reilly che saltella intorno al lampioncino del tuo giardino con una barbie in mano mentre John Goodman gli ronza intorno con due modellini di spitfire - segnalo che il nostro anfifrione si riferisce al film La Stazione che Sergio Rubini trasse da una piece di Umberto Marino galeotta perchè recitandola a teatro conobbe la signora Buy. La pellicola è del 1990. Racconta della signora Buy in fuga da un party e da un fidanzato ( Ennio Fantastichini ndr ) e da una vita che non sopporta più. La Bionda si nasconde in una stazioncina di provincia e si racconta ad un capostazione provinciale e brullo con il muso non allineato alle convenzioni buie e borghesi che ancora oggi ha il Rubini. Finisce quasi come il Cane di Paglia del mio amico ed ex allievo Sam Peckinpah. Sergio ed Ennio sono naturalmente due aspetti diversi della Scimmia. Della Bestia. Il mio tipo di cinema man mano che invecchio male. Low cost e con un plot e attori degni di scipparmi 90 minuti in anni in cui i film duravano come una partita di calcio senza intervallo. Mirabilia.
    Marino sta lavorando al remake USA con Loki nella parte di Rubini, Goodman in quella di Fantastichini e Samuel Jackson in quella della Buy. Dice che i tempi sono maturi ( " meno Cane di Paglia e + Carnage " ). Vedremo. Ciao ciao.

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    1. Ed io lo sapevo che il mio inconscio cinefilo non grattava alla porta per caso, compleanno di lady gaga o meno, questa è la ragione per cui pensavo a Margherita Buy mentre sentivo tutto questo chiacchierare attorno alle scimmie.
      Ed ora non vedo l’ora di vedere Samuel L. Buy, che chiede “Di cosa un’altra volta!” e poi scoppia a piangere per una depressione di mezza età ;-) Cheers

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  5. Per me è stato bello. Ha le scene giuste ed effetti bellissimi. :D
    Diciamo che in un film di mostri io mi concentro sui mostri, non sul cast di umani. :D

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    1. Perfetto, era proprio quello che intendevo anche io, visto che hai i mostri, realizzati tutto sommato bene, cosa serve pagare due super star in rampa di lancio per non far fare loro nulla?
      Al pubblico occidentale servono ancora due "Uberfighi" come direbbe Beatrix per andare al cinema, a me bastano i mostri grossi ;-) Cheers

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  6. Ah scusa non avevo capito. Jackson a me è piaciuto più qui che nell'ultimo di Tarantino. :D

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    1. De nada figurati, l'intensità è sempre la stessa, gli basta una faccia per fare brutto, ma il personaggio che aveva nell'ultimo di Tarantino era più originale, o per dirla meglio, aveva più sfaccettature e sapeva meno di già visto. Cheers!

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  7. “Caro Billy, ...Ehm... Caro Cassidy, sul nuovo “Kong – Skull Island” ci speravo tanto e sono stato piuttosto ripagato. La passione per il Re dell’Isola del Teschio era nata grazie allo splendido “King Kong” di Peter Jackson, un ambizioso atto d’amore verso quel cult del 1933 che l’aveva appassionato e fatto desiderare la Settima Arte. Nella versione del zeolandese si provava forte empatia per la relazione tra la Bella e la Bestia ma il cuore del film erano certamente le scene d’azione più grottesche, divertenti e magnifiche che io avessi mai visto, tutt’ora invecchiate benissimo. Nell’andare a vedere questo “Kong – Skull Island” pensavo avrei visto grande azione e nient’altro, sentendo la mancanza di quella personalizzazione che rese “King Kong” di Jackson un film unico ma mi sbagliai. Andiamo con ordine. Così come Jackson dava spessore al contesto storico degli anni ’30, Il regista Jordan Vogt-Roberts fa altrettanto per quanto riguarda gli anni ‘40 (in parte) e gli anni ‘70. Il film pone un punto di riflessione sui temi della pace, l’armonia tra le specie, la paura del diverso e la futilità della guerra. Il pilota Hank Marlow (personaggio meglio scritto e approfondito del fim; e io che credevo fosse solo una macchietta comica) è portatore dei messaggi positivi della pellicola. Toccanti sono il suo ricordo dell’amico giapponese così come la sua spontaneità nel rivolgersi alla tribù, solo all’apparenza minacciosa (al contrario di quella cannibale di Jackson ). La sua controparte “maligna” è certamente il personaggio tormentato di Samuel Jackson, un tenente insoddisfatto dal suo passato che cerca nell’uccisione di Kong una propria (sbagliata) rivendicazione. Preston Packard rappresenta la parte bellica del racconto, quella insana e malata. Tra tutti i personaggi è quello che come arco narrativo assomiglia di più al Jack Black di “King Kong”; anche lui- una volta messo piede sull’isola – dà sfogo ai suoi demoni interiori e finisce col mettere a repentaglio la vita di Kong. Ah, e come non parlare di Kong! Forse il primate non sarà protagonista quanto nel film di Jackson (Peter, non Samuel :P) ; il suo ruolo è simile al Godzilla di Gareth Edwards ma questa volta con una partecipazione maggiore e un evidente affinità con i protagonisti e la razza umana. Kong e Godzilla combattono la loro guerra “quasi sullo sfondo” prendendosi le sequenze migliori principalmente nella loro presentazione e nell’atto finale, in entrambi, piuttosto coinvolgente e riuscito. Per quanto riguarda gli altri membri della squadra (con l’eccezione degli inutili Tom e Brie), anche loro hanno una buona caratterizzazione con cui si può distinguerli, ancor meglio della ciurma di marinai diretti da P. Jackson. Ottima la scelta cromatica del film. Rosso, giallo e verde creano un mood molto coinvolgente che riesce a differenziarsi da molti blockbuster attuali. Un applauso anche alle piccole ma preziose idee che nel montaggio del film creano un accattivante messinscena, ad esempio: le esplosioni riflesse sugli occhiali di un bombardiere compiaciuto, la libellula che pare volare insieme agli elicotteri, le palafitte che formano l’immagine di Kong, .... tutti piccoli dettagli che esprimono al meglio la freschezza voluta dal regista

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    1. Eheh Billy gran idea per iniziare :-D Bisogna dire che a parte il cuoco Andy Serkis davvero nella ciurma di Pietro Di Giacomo nessuno era molto caratterizzato, Adrien Brody meglio di Tom e Brie, ma i due secchioni, il ragazzo nero con gli occhiali e la bella Jing Tian, sono poco più che tappezzeria.

      Ci sono tutti i temi che hai riscontrato, il problema secondo me è che sono tutti accettati e quasi nessuno approfondito davvero, quindi a spiccare sono gli attori Sam Jackson che a fare la faccia brutta e sempre capace e John C. Reilly che a sorpresa vince a mani basse. Ad esempio io avrei voluto sapere di più su Skull Island, visto che è il primo film di Kong che se la gioca nel titolo.

      Jordan Vogt Trattino Roberts non è un cretino, sa fare delle belle immagini e muove la camera più che decentemente, i rallenty sulle bombe lanciate, ma anche le palizzate che formano il volto di Kong che hai sottolineato anche tu mi sono piaciute molto, avrebbe dovuto lavorare di più sulle proporzioni, mostrando i mostri (ah-ah) vicini a qualcosa per farci percepire meglio le loro dimensioni, ma non ha fatto un bruttissimo lavoro, considerando che è il classico film che serve ad entrare nel giro di Hollywood che conta. Vedremo come saranno gli altri, il reboot solita su ‘Zilla e lo scontro tra i due, questo non è affatto un brutto film, mi manca però i chili di cuore buttati dentro da Pietro Di Giacomo ecco ;-) Cheers

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  8. Sinceramente Re Kong è un personaggio che non mi ha mai detto nulla, ma da quel che vedo in molte recensioni questo sembra essere un film a suo modo divertentissimo. Mi sta quasi venendo la voglia di guardarlo!

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    1. I difetti ci sono, visivamente è molto ben fatto, non ha l'epica dei vecchi Kong, ma se riesci ad ignorare gli umani, i mostri sono bellissimi ;-) Cheers

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  9. Guzzanti e Jurassic Park? Questo è l'articolo perfetto.
    Sapevo della faccenda Godzilla vs Kong, ma non della scena post credits. Evidentemente nella mia sala hanno pensato bene di interrompere la proiezione prima. Che bello!
    Mi spoileri cosa c'era, anche se sai che il mio cuore appartiene al rettilone?

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    1. Ti ringrazio gentilissima, ho dovuto resistere alla tentazione di fare solo didascalia che citavano Jurassic Park ;-)
      Nella scena post credit, ci sono i due uber fighi (citanto Beatrix) nella classica stanzetta con vetro finto da interrogatori, arriva Jing Tian che sottopone loro la questione che Skull Island è solo una delle isole, ci sono altre isole come quella, e passa loro un dossier. Parte il musicone drammatico, e Loki sfoglia prima una foto di un fungo nucleare, e poi in ultimo quella di una sagoma gigante che non si vede bene ma si riconosce, dalle caratteristiche braccine, la coda e le scaglie sulle schiena, insomma il nostro rettilone preferito ;-) Cheers!

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    2. Grazie mille! Ci sono altre isole... dove avrò già sentito una cosa del genere... Islaaa... Isla Sooo... Sorna? Isla Sorna. E tuuutto torna. :-D

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    3. Eh figurati di nulla, visto che ideona originale? Giusto perché i riferimenti siano nascosti, velati ;-) Considerando che già si sapeva di questo "Monsteruniverse", non proprio una scena per cui vale far scadere il parcheggio. Cheers!

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  10. Visto recentemente.... E che dire: cafonissimo e rumoroso come piace a me.
    E devo dire che l'ho trovato originale. E poi c'è quel Gorillone di Mister Kong... Che voglio di più dalla vita?

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    1. Vero in effetti quando hai Kong, serve davvero altro? Non credo ;-) Cheers

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