martedì 28 marzo 2017

Iron Fist - Stagione 1: L’uomo con i pugni nelle mani


Trovo sempre incredibile la moderna capacità di tante persone di esaltarsi tantissimo nell’attesa di vedere un nuovo film o una serie tv, ma anche la velocità degna di un super eroe Marvel di etichettare, archiviare e dimenticare in favore del prossimo titolo degno di AAAAAIIIIIPPPP.

Bah, sarà che io quando mi appassiono ad una storia ho sempre voglia di approfondire, o semplicemente perché sono troppo lento per stare al passo con il ciclo digestivo dell’Hype, ma sta di fatto, che pure la novità delle serie Netflix dedicate agli eroi urbani della Casa delle Idee provoca già sbadigli e polemiche ridicole, roba che vi costringerei a guardare il “Daredevil” di Mark Steven Johnson a rotazione costante, stando in ginocchio sui ceci, mentre vi bastono con un grande randello, come fanno i monaci di K'un-Lun con Danny Rand in questa serie.

Parliamo subito dell’elefante nella stanza. La serie dedicata a Pugno D’acciaio ha esordito facendosi largo in una selva di pernacchie nate, ovviamente, online, perché sui Socialcosi un sacco di persone ci passano la vita, parlando di tutto con una visibilità spesso esagerata, quindi, qualcuno ha pensato che fosse molto razzista prendere il biondino Finn Jones (il cavaliere dei fiori di Giocotrono) per fare la parte di un maestro del Kung-Fu, per una parte così ci vuole per forza un Orientale.

A parte il fatto che Danny Rand del fumetto originale è CAUCASICO (come dicono in maniera errata dei doppiagi italioti dei film) e per di più biondo, ma poi penso che sia molto più razzista associare per forza le arti marziali agli Orientali, è come dire Italiani mangiaspaghetti, ribadisco, i commenti sui Socialcosi hanno spesso troppa visibilità e poi, a dirla tutta, io sognavo Scott Adkins nei panni di Iron Fist, perché ho la tessera del KKK e sono a favore del Whitewashing nei film. No, perché un maestro di Kung-fu mi piacerebbe che fosse interpretato da uno che sa dare dei calci della stramadonna, quindi non sono razzista, al massimo calcista.


"Ho le mani piene di pugni!"
Elefante nella stanza numero due. Ai giornalisti che guardano la serie Netflix in anteprima, vengono forniti i primi cinque episodi e ve lo dico subito: i primi due di questa serie hanno un ritmo al limite del soporifero questo, secondo me, spiega i primi commenti freddini. Sì, perché sono le prime due inevitabili puntate di costruzione ad essere un po’ lente, poi la serie dal terzo episodio cambia passo ed io mi sono divertito, i difetti ci sono, ma Finn Jones è perfetto per la parte e la prima stagione di “Iron Fist” è il romanzo di formazione di un ragazzo con i “Pugni nelle mani” (Cit.) che sa tutto di arti marziali e pochissimo del mondo fuori dalla sua K'un-Lun.

"Non sono pazzo, ho sconfitto un drago in una città di maestr...","Eletroshock subito!".
Bisogna anche dire che la serie personale dedicata all’ultimo dei quattro Difensori, è quella che sfrutta uno schema ormai rodato, Daredevil (prima o seconda stagione che sia) resta ancora la migliore e più curata, Jessica Jones quella con il cattivo più riuscito e Luke Cage quella che ha saputo omaggiare meglio la Blaxploitation e la cultura nera americana.

La famiglia Rand, titolare delle industrie che portano il loro nome, si schianta con l’aereo sulle cime dell’Himalaya, ad ereditare tutto il cucuzzaro è Harold Meachum (David Wenham, il Faramir de “Il Signore degli Anelli”), il socio dei Rand che per un po’ eredita tutto e poi lascia la compagnia nelle MANI (occhiolino occhiolino) dei figli Joy (Jessica Stroup) e Ward (Tom Pelphrey), tanto precisina la prima, quanto pronto a collassare il secondo, anche perché Harold resta una presenza con cui fare i conti, in particolare per il figlio.

Senza preavviso, dopo 15 anni in cui era dato per morto, alle porte della Rand torna a bussare Danny (Finn Jones) che, come Ulisse, torna a casa e nessuno lo riconosce, anche perché scalzo e con la barba lunga, è il miliardario peggio vestito della storia, roba che Mark Cuban a confronto sembra un modello di Dolce e Gabbana!


"No, non ho cento lire, e se non te ne vai chiamo la buon costume".
Danny Rand è stato salvato e cresciuto dai monaci guerrieri di K'un-Lun, ora è un esperto di arti marziali e padroneggiando il sui Chi, può concentrare la sua energia in un devastante pugno d’acciaio luminoso, ottimo per sfondare pareti, o per leggere a letto senza accendere l’abat-jour.
Unica alleata, Colleen Wing (Jessica Henwick) sensei di un Dojo di arti marziali che ospita lo spiantato Danny per i primi giorni, poi lo supporta nel suo ritorno al mondo reale e nella sua battaglia contro i Ninja della Mano, la letale società segreta già vista in Daredevil che ambisce a conquistare K'un-Lun e la città di New York.

Visto che ci sono più elefanti in questo commento che in “Dumbo”, lo dico subito: le arti marziali di questo film non sono eccezionali, cosa anche normale se tutto il tuo cast è composto da attori con poca o nessuna esperienza marziale. I primi episodi non possono contare nemmeno registi così astuti da sfruttare la magia del cinema per mascherare questa lacuna, vi faccio un esempio.

Nel secondo episodio Danny Rand evita un Taxi con un balzo, sfiga! Finn Jones non è Tony Jaa, quindi il regista lega il suo attore ai cavi, lo tira su come una pinata messicana e poi cancella i cavi usando la computer grafica, risultato finale: un balzo di mille metri da fermo che risulta finto da morire. Maluccio se parliamo di una serie il cui protagonista è un campione di Kung-Fu.


Benedetto figliolo, ma che cacchio stai facendo? Sembra il lago dei cigni.
Bisogna anche dire che dal famigerato episodio tre in poi, le cose vanno molto meglio, no Jones non impara a menare, ma in compenso arrivano registi più furbi, alcuni dei quali riescono a mascherare meglio il fatto che la controfigura di Jones sappia il fatto suo, quindi iniziano ad arrivare delle inquadrature larghe e qualche bel momento d’azione.

"Mi metto il cappuccio, così la mia controfigura può picchiarti".
In particolare, nell’episodio sei, dove Danny è impegnato a combattere uno dopo l’altro i campioni della Mano, in una struttura che, ovviamente, è ispirata a Game of Death (quello pensato da Bruce Lee, non l’abominio che tutti conosciamo), chi dirige l’episodio? RZA, ormai lo sanno anche i muri che l’artista del Wu-Tang Clan è un fanatico di film di arti marziali, quindi non poteva mancare, anche perché il suo il suo esordio alla regia “The man with the iron fist” (e il suo seguito), fanno di lui l’uomo giusto per questa serie.

Forse non si ripete la magia di Luke Cage, in cui oltre all’origine di un eroe urbano, si riusciva ad omaggiare Harlem e la cultura nera, mi sarebbe piaciuto poter dire che questo “Iron Fist” è un omaggio ai film di arti marziali. In parte lo è, ci sono un sacco di combattimenti rispettosi della tradizione, quello già citato con un combattete per ogni piano, ma c’è anche un ottimo scontro a distanza ravvicinata in ascensore (come vuole la tradizione dei film di menare) e nell’episodio numero otto, Randy deve vedersela con un “Drunken Master” della Mano, impegnato ad utilizzare la tecnica dell’ubriaco, con tanto di fiaschetta.


Un, due, tre mena! Ecco dai, stai migliorando...
Insomma, non ci troviamo al cospetto del “The Raid” delle serie tv (purtroppo), ma tutto sommato “Iron Fist” potrebbe iniziare molti spettatori al mondo dei film di menare, anche se lo fa con un prodotto per tutti che riesce ad intrattenere molto bene, devo dire che la serie mi ha preso abbastanza, per altro, è piaciuto anche alla mia Wing-Woman che di certo non è una fanatica di arti marziali. In fondo, bisogna ricordare che nei fumetti di super eroi, gli eroi in costume le mani le menano e le serie Netflix si confermano più realistiche da questo punto di vista rispetto alla controparte cinematografica della Casa delle idee.

"Stai per assaggiare il mio pugno sulla faccia!" , "Meno male che non ti chiami Iron Fisting allora".
“Iron Fist” funziona come romanzo di formazione di un ragazzo che padroneggia il suo Chi alla grande, ma che lo vedrà messo a dura prova dalla burocrazia e dai rapporti umani (che sembrano spesso coltellate alle spalle) del mondo. Finn Jones per questo è azzeccato, è un toncolone (poverino, è biondo, non è colpa sua…) che avrà pure i pugni di acciaio, ma si fa prendere dal naso da tutti, non aiuta nemmeno che abbia dei riccioli biondi che lo rendono la brutta copia di Justin Timberlake quando ancora ballicchiava negli NSYNC, vedere per credere.

"Il mio cliente vuole dichiararsi colpevole per la pettinatura".
Danny e tutti i personaggi hanno il giusto spazio di approfondimento e sono tutti piuttosto sfaccettati, ad esempio, Ward Meachum, interpretato dall’azzeccato Tom Pelphrey in tredici episodi compie un arco completo di evoluzione che copre tutta la gamma da buono a cattivo, ho trovato anche azzeccato David Wenham nella parte di papà Meachum, scelta di casting azzeccata, ne “Il Signore degli Anelli” era Faramir, un figlio che si disperava per cercare di essere all’altezza delle impossibili aspettative di suo padre, qui ha saltato lo steccato ed è lui il padre che fa favoritismi tra i suoi figli. La vendetta di Faramir!

Candidato al premio "Papà dell'anno 2017".
Mi ha convinto abbastanza anche Jessica Henwick, dal trailer della serie sembrava lei la meno preparata a livello atletico, invece nel ruolo della “Figlia del Drago” come si fa chiamare quando partecipa ai combattimenti in gabbia illegali, la sua Colleen Wing funziona e riesce ad essere molto di più che le quote rosa del menare, o la fidanzatina del protagonista, in proporzione, molto più riuscita lei della sua socia (nei fumetti) Misty Knight, vista in Luke Cage.

"Contati le ossa, che ora vengo li e te le mischio".
Ovviamente, non manca la Nick Fury delle serie Marvel/Netflix, ovvero l’infermiera Claire Temple interpretata da Rosario Dawson, potrà sembrare strano che anche nel momento di massimo bisogno, faccia riferimento ad altre “Persone con capacità straordinarie”, senza coinvolgerli mai davvero, ma d’altra parte l’infermiera (di notte) è vincolata da una specie di patto professionale di non rivelare segreti (e identità) dei suoi pazienti e proprio in “Iron Fist”, oltre a curare, è impegnata anche a procurare qualche ferita ai ninja della Mano. Può sembrare strano, ma la Dawson ha di questi numeri, in fondo, faceva un piccolo cameo “Scazzottante” nell’ottimo Raze, quindi la ragazza è perfettamente a suo agio tra gli eroi con i lividi e i pugni (d’acciaio) pronti a volare di Netflix.

"Nick Fury non deve fare tutta questa fatica, e ha anche un elivelivolo tutto suo!".
Sul mio personalissimo cartellino, l’MVP della serie, però, è Madame Gao, il suo personaggio è diabolico e beffardo, l’attrice Wai Ching Ho recita ridendo in faccia a tutti i suoi nemici mangiandosi ogni scena in cui compare, sicuramente molto più sveglia del biondo protagonista, in certi momenti viene quasi da tifare per lei se solo non fosse così sfacciatamente votata al male.


"Siete talmente scemi che ho anche il tempo di farmi la tisana".
L’avevamo già vista nella prima stagione di Daredevil ed è proprio lei il personaggio che fornisce il gancio più insolito tra Iron Fist e il diavolo di Hell’s Kitchen, mi pare abbastanza chiaro che i “Defenders” che arriveranno nel 2018 dovranno vedersela con lei e i ninja della Mano, Daredevil dovrà fare “Team-up” (usando un termine in puro stile Marvel) con gli altri eroi urbani per affrontare la temibile setta e… Sigourney Weaver! Sì, perché ci sarà anche lei! No, sul serio gente, l’avrei guardata comunque “Defenders”, figuriamoci se poi ci mettete dentro pure la Weaver, dai!

Tutto questo, con l'aggiunta di Sigourney Weaver, brutto?
Risultato finale: “Iron fist” è il disastro di cui tutti parlano in rete? Secondo me proprio no, i difetti ci sono, ma è anche una serie appassionante in grado di portare in tv un po’ di azione al netto di una storia meno banale di quello che si potrebbe pensare. Se non conoscete il personaggio e siete a digiuno di arti marziali, questa serie equivale alla cintura bianca, potete iniziare da qui e poi approfondire per imparare a controllare il vostro Chi, per ora promossa, ma per “Defenders” voglio un salto di qualità fatto come si deve, non con le corde elastiche.


Grazie al nostro super potere secondario (la telepatia) oggi è venuto fuori un "Iron Fist Day", passate anche su Il Cumbrugliume che ci parla della serie!

26 commenti:

  1. Su "Il mio cliente vuole dichiararsi colpevole per la pettinatura" sono morto! Per il resto sono stato un po'più cattivello di te perché mi aspettavo di più, ma ci sta. Però... Miglior cattivo in Jessica Jones? E Vincent D'Onofrio? 😱

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    1. Eheh dai con quei riccioli d’oro non si può guardare ;-) Vado a leggerti! No in effetti hai ragione, il Wilson Fisk di Vincent D’Onofrio è il miglior cattivo Marvel, nemmeno nei film sono riusciti a fare meglio, in Jessica Jones il cattivo spicca anche più della protagonista, il che è tutto detto ;-) Cheers!

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  2. Ho visto i primi cinque episodi nella mia opera di lento recupero e devo dire che mi sta piacendo, sicuramente meno di Daredevil e Jessica Jones e sicuramente di piú di Luke Cage. Spero vivamente si mantenga su questi livelli e poi lasciarmi nell'attesa spasmodica dei Defenders!

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    1. Fammi sapere come finisce la tua maratona, Daredevil resta la serie migliore, a questo punto spero che Defenders sia sui livelli della serie personale del Diavolo Rosso ;-) Cheers!

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  3. Per barcamenarmi fra le recensioni discordanti dovrei vedere questa serie... quindi rimarrò con il dubbio! :-D
    Però a pelle mi fido del tuo giudizio, visto poi che nel mucchio si affaccia pure RZA, che in quanto a passione marziale non lo frega nessuno.
    Questi Bruce-cloni anni Settanta non li sopporto più, che tanto non possono fare ciò per cui sono nati, menare - pensate ai bambini! Perché nessuno pensa ai bambini? - e quindi vivono un limbo di stereotipi insopportabili. Sai qual è la nazione più popolosa al mondo? Il Tibet, stando alle secchiate di gente che ci casca o ci arriva in pellegrinaggio in fumetti e film :-P
    Michele Cumbrugliume però segnala una scena di "fight in an elevator", che prima o poi dovrò schedare...

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    1. I primi due o tre episodi sono imbarazzanti, la scena del salto del taxi non si può guardare, poi per fortuna va un (pochino) meglio, l’episodio diretto da RZA è uno dei più riusciti.

      Il problema è che proprio di cloni di Bruce Lee si tratta, Iron Fist e Shang-Chi (con le sembianze di Bruce Lee nei fumetti) sono nati negli anni ’70 per sfruttare la Bruceploitation, ma restano personaggi della casa editrice più venduta d’America, le botte dei super eroi sono innocue, un po’ come leggere Tex avendo in testa i film di Sergio Leone, si rischia di restare un pelo delusi.

      Questa serie funziona più come “Origin Story”, come serie di menare siamo veramente alle aste, gli unici pugni inquadrati bene sono quelli dati dagli Stunt men.

      La scena in ascensore è nell’episodio 1x04, ma ti faccio risparmiare qualche minuto, la trovi anche QUI:

      https://www.youtube.com/watch?v=L76Jnhm1CgU

      ;-) Cheers!

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  4. Forse avrebbero potuto omaggiare di più il cinema cinesino, come Luke Cage omaggia la balxploitation!
    Però figurati, secondo me sempre meglio questo che le serie della DC XD
    P.s. in ogni caso l'unico caucasico maestro di kung-fu è Carradine :D

    Moz-

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    1. Sicuramente sarebbe stato meglio, ma concordo molto meglio delle serie della Distinta Concorrenza ;-) Cavolo è vero hai ragione! Considerando che Carradine non aveva alcuna preparazione marziale, mi sa che hanno voluto rendere omaggio a lui, uno dei primi casi di "Whitewashing", giusto per usare una parola Yankee che ultimamente sembra il più grosso problema dell'umanità ;-) Cheers

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  5. Non ho visto ancora la serie, ma mi ha fatto specie una presunta intervista all'attore in cui dichiara di aver saputo la coreografia delle scene di arti marziali un quarto d'ora prima delle riprese. :-P
    Ora non so quanto sia vera questa cosa, ma in genere un attore studia mesi e mesi una disciplina per essere un minimo credibile.

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    1. Guarda visto il risultato finale non stento a crederci, Charlie Cox che interpreta Daredevil, si è allenato parecchio, e poteva contare su coreografie (e registi) migliori, Finn Jones non è stato altrettanto fortunato, la sensazione è che abbia corso per buttare giù la serie, si vede un po’ troppo il “Pilota automatico”, anche se come storia sulle origini secondo me funziona. Cheers

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  6. Peggio di Luke Cage non può essere (anche se mi è piaciuto, nonostante i limiti evidentissimi), e in ogni caso prima dei Defenders va recuperata. Tempo di finire quello che sto seguendo (The Expanse e Black Sails), poi mi ci butto. :)

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    1. L’Attore che impersona Luke Cage è ancora più legnoso di Finn Jones, anche a me è piaciuta, ma sono le due più deboli del poker calato da Netflix, fammi poi sapere come l’hai trovata ;-) “Black Sails” sto accumulando gli episodi della quarta stagione, mi piace vederli a distanza ravvicinata, “The Expanse” visto il tema è una cosetta che potrebbe piacermi, vediamo se riesco a metterla in pista. Cheers!

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  7. Un tempo, in una vita precedente, ho visto supereroi in tv: Captain Nice, Ralph Supermaxieroe e tonnellate di Bats via Adam West ed uno zinzino di bionici da milioni di dollari e Ferrigni Verdi. Mi rendo conto che mi occorrebbe una vita in lamasseria tibetana apparecchiato come Alex deLarge durante il suo lavaggio del cervello kubricko x recuperare tutta la fiction metaumana che ho perso. Mm.
    Da bimbo però ho letto tanta roba marziale Marvel e non tanto x il kung fu quanto x la atmo da spy story di alcuni serial e la atmo , solita, da fumetto di supereroi di altri.
    Shang Chi nasce come tentativo di Steve Englehart e di Jim The Bishop Starlin di sfruttare il successo planetario del serial tv con il compianto Dave Carradine. No kiddin. Proposto in prima istanza a Mamma DC che disse no grazie. Peccato perchè il Richard Dragon di quegli anni non è mai riuscito a recuperare le miglia percorse da uno scalzo figlio ( allora ndr ) di Fu Manchu. In b/n ed in formato gigante per i tipi della Editoriale Corno ergo fumetto per bimbi svegli e + grandi ai miei occhi. Le storie di Doug Moench e di Paul - maquantomipiacesteranko -Gulacy erano una combo di 007 e dime magazine. Anche quando il nostro incontra l'Uomo Cosa. Formidabili quegli anni. Rand nasce per tentare di avvicinare un pubblico cresciuto con Spidey e la First Family. Ha un costumino colorato. Le didas sono raccontate in seconda persona singolare ( " ti chiammi Danny Rand ed un giorno sarai la stella di un serial tv e tirerai in ballo Don Trump x difenderti dalle critiche " ) contro la prima singolare necessaria per rimpolpare con i pensieri del protagonista la scarsa propensione a parlare del Chi ( " attraverso Central Park di notte e scalzo e sorprendo ceffi birichini armati fino ai denti e penso che magari tra qualche anno sarò in un serial tv sempre che il parco non sia stato ripulito da una politica di tolleranza zero "). Immagino che Frank Miller avrà letto alcune di queste storie. Tarantino - no kiddin, letto in una intervista anni fa - nella lista dei suoi Marvel Comics preferiti ha infilato anche un albo di Shang Chi.
    Genndy Tartakovsky ha disegnato una mini su Luke Cage che immagino sarà presto tradotta da noi. Non sarebbe bello scodellasse un cartone sullo stile del suo Samurai Jack ( o anche delle Powerpuff Girls ) con i Figli della Tigre ? Excelsior !

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    1. Una volta di queste che ho un po’ di tempo (verso il 2027 credo) mi piacerebbe scrivere della Marvel di “Ti ricordi i Ferrigni Verdi” e dei Capitan America che non somigliavano a Chris Evans. Danny Rand alla fine piaceva a tanti, da Tarantino a Bendis che lo ha ripescato (insieme a Luke Cage) dal dimenticatoio, queste quattro serie Netflix in pratica sono il “Bendisverso” televisivo ;-)

      Sul tuo riassunto su Shang Chi, vita ed opere, non faccio altro che applaudirti, impeccabile :-D L’idea di Danny Rand predestinato a usare Trump come scudo mi ha fatto morire ;-) Non sapevo che Tartakovsky fosse al lavoro, ma ora stanno pubblicando sulle collana di (Dare)devil anche Luke Cage e Iron Fist, quindi probabilmente arriverà.

      Danny Rand in versione Samurai Jack? Io già sono in fotta per la nuova serie di Samurai Jack, quindi figurati, sarebbe proprio Excelsior! ;-) Cheers

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    2. In rete sono alcune tavole del numero uno. Non ci crederai, ma Tartakovsky ha cominciato a lavorarci giusto dieci anni fa - ricordo un disegno con il Cage dei seventies - poi ha mollato tutto x dedicarsi ad altro e ha ripreso in mano la cosa solo ora. In questo momento immagino che negli USA stia uscendo il numero due.
      L'unico precedente che ricordi di tentativo della Marvel di riprendere la estetica degli anni della Blaxploitation è nella storia di Cap e Falcon del 2001 di Dean
      " Dino " Haspiel contenuta nel volume x i 60 anni del personaggio. E forse, non so se conti, un what if con Avengers alternativi che se non sbaglio era disegnato da Mike Perkins.

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    3. La coppia Cap e Falcon in versione Blaxploitation me lo ricordo, il what if invece mi manca, Mike Perkins sa decisamente il fatto suo ;-) Cheers

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  8. visto il primo episodio solo perchè ho ceduto momentaneamente il potere sul mio account netflix a papà... e mi ha annoiato a morte.
    Se dici che migliora mi fido. Però c'è anche da dire che di serie marvel-netflix ne seguo zero... quindi la vedo grigia ;-)

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    1. Durante i primi due episodi, concentravo il mio Chi nelle mani, per tirarmi gli schiaffoni per stare sveglio, poi migliora però.
      Si può seguire anche non avendo visto le altre serie, ma se proprio devi iniziare da una, ti consiglierei la prima di “Daredevil”, che è anche la migliore. Cheers!

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    2. Daredevil l'avevo cominciata un millennio fa in streaming ed era fatta bene, ma poi l'avevo abbandonata, perchè "che due... lo streaming".
      Ora con Netflix è più semplice effettivamente.
      Ma sto seguendo altre cosette per ora. andiamoci piano che a me le serie tv fino a ieri non piacevano XD
      Ho iniziato True Detective.

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    3. Netflix rende tutto più comodo, la migliore invenzione al mondo per chi si è rotto dello streaming che salta e dei sottotitoli furoi sincrono ;-) Te la consiglio, ma prima finisci “True Detective” che anche quella ha il suo grosso perché ;-) Cheers

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  9. Difficilmente sono così tranciante, ma questa serie - di cui ho visto sinora solo i primi 5 episodi - mi ha fatto orrore. Per... tutto! Attori/attrici, situazioni, antipatia del protagonista, totale incapacità di rendere credibili le arti marziali (e lo dico io che sono cintura rosa di danza classica), noia, brutto. Per dire: domenica sera, mi pare, così, per curiosità mi sono visto un'orrida puntata del Flash telefilm e cribbio, mi sono divertito di più! Però visto che dici che la regia del sesto è di quel geniaccio di RZA almeno la sesta me la guardo :)
    Comunque, recensione divertentissima (e sarà anche l'unica che leggerò).
    Ciao!

    P.S. Non frequento i social, quindi la mia opinione non è stata influenzata da nulla se non dalla serie stessa.

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    1. Meno uno frequenta i social meglio è, però ci tenevo a dire la mia sulla questione "Whitewashing". I difetti ci sono tutti, il protagonista è un toncolone a tratti anche difficile da reggere, non sei il primo che mi parla bene di Flash, che del gruppo delle serie della Distinta Concorrenza è quella che mi ispira di più. Nel sesto episodio si vede la mano di uno più esperto, leggendo i crediti dell'episodio non mi sono stupito molto nel trovare quel matto di RZA ;-) Ti ringrazio moltissimo e passa pure quanto vuoi sulla Bara Volante, sappi che ti spio sul tuo blog ;-) Cheers!

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  10. Io ricordo che anche i primi due / tre episodi del "Daredevil" erano piuttosto noiosetti quindi questo deve essere un limite un po di tutte la produzioni marvelliane della Netflix. Certo però che fare una serie del genere con attori a digiuno di arti marziali mi sembra un vero passo falso....

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    1. Il ritmo delle serie Marvel/Netflix è basso basso ma va in salendo, però la distanza con Daredevil è piuttosto ampia, questo Iron Fist sembra quasi fatto con la fretta, spero che la motivazione è che sono già al lavoro su "Defenders" lo spero proprio. Cheers!

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  11. Nooo, ti giuro che ho una bozza di post salvata con il titolo "l'uomo coi pugni ne La Mano"! Maccio ci ha contagiati tutti. :-D
    Concordo sul carisma di Madame Gao, anche se questa faccenda di "spostare" continuamente il cattivo mi ha fatto sentire scema come Danny Rand. Non volevo abboccare alle recensioni iniziali, tutte piuttosto crudeli, anche perché i primi episodi mi erano piaciuti. Speravo ponessero le basi per "un'esplosione" che poi non avviene. E quindi niente, sono rimasta tanto meh.

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    1. Ho la sensazione che non si siano sbattuti poi molto per questo Iron Fist, dimenticando che uno che arriva da una fantastica città tra i monti come Heidi, con monaci, un drago e dei pugni fluo, richiede lo stesso impegno per essere presentato al pubblico, di un avvocato cieco di Hell’s Kitchen che mena come un fabbro.

      Non aiuta che certi episodi siano stati montati da “Il Montatore gelosone”, per restare in tema di Maccio, la stagione due di Iron Fist facciamola curare da lui, andrà meglio di sicuro ;-) Cheers

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