martedì 21 marzo 2017

Death Race 3 - Inferno (2012): Feed my Frankenstein


Tra una curva e un freno a mano, anche “Death Race” raggiunge il traguardo, con quello che ad oggi, è l’ultimo capitolo dedicato a questa saga e, per non farci mancare niente, questa volta abbiamo anche il sottotitolo “Inferno”, giusto per ribadire il concetto.

Non perdetevi anche il pezzo del Zinefilo che ci parla del film mettendo i puntini sulle... Z!

Ora, normalmente funziona che io sto qui a blaterare e a dirvi la mia su questo quell’altro film, mi è piaciuto perché, mi ha fatto schifo per come, oggi proviamo una cosa diversa, oggi vi faccio vedere un'immagine presa a caso dal film e sarete VOI a dire a me perché non dovreste voler vedere un film come questo. Siete pronti? Via con il dagherrotipo!


Il cinema impegnato pieno di temi sociali che piace alla gente che piace.
Dai? Forza, adesso ditemi perché non vorreste vedere questo film, vediamo se mi convincete!

Scherzi a parte, “Death Race 3 - Inferno” arriva sempre dritto sparato solo per il mercato home video, appena un anno dopo il suo predecessore, Death Race 2, cast e regista subito confermati e anche il poco tempo intercorso tra l'uscita delle due pellicole aiuta, idealmente andrebbero viste a breve distanza una dall’altra, se non nella stessa serata (ignorante), perché insieme compongono un solo “Doppio spettacolo” che fa da prequel agli aventi narrati da Paul W. S. Anderson nel suo Death Race del 2008 e, ma anche al capostipite Anno 2000 - La corsa della morte, che in qualche modo va ad incastonarsi nello schema alla perfezione.


Titoli di testa ragguardevoli che promettono battaglia.
Se non avete visto gli altri film, nessun problema perché “Death Race 3 - Inferno” si apre con un riassuntino che sembra tanto quello che si vede negli episodi delle serie tv (“Previously on Death Race”) e il discorso serie tv tornerà buono più avanti, per ora c’è solo da sapere che Carl Lucas (Luke Goss) è ancora in carcere incastrato nell’identità segreta del pilota mascherato Frankenstein, collabora nuovamente con la sua squadra, senza che nessuno sappia chi si nasconde dietro quella maschera (Tigre! Scusate non ho resistito), quindi ritroviamo il capo meccanico, l’Ebreo messicano Goldberg (Danny Trejo), l’impacciato e geniale Lists (Frederick Koehler) e la co pilota bona Katrina (Tanit Phoenix), fino a qui, quindi, tutto bene, provate a dire quante gare ha già vinto Frankenstein? Come al solito, quattro di fila, ne manca solo una per uscire e, anche questa volta, qualcuno gli mette i bastoni tra le ruote.

La Death Race è vittima della sua stessa fama, il pubblico a casa è talmente drogato di violenza televisiva che altri vogliono spartirsi una fetta della torta che ora è saldamente nella mani della Weyland Industry (un saluto a tutti i fan di Alien la fuori!), il nuovo arrivato è Niles York (la faccia da sberle di Dougray Scott) che scippa i piloti alla Weyland e porta la gara fuori dal tracciato chiuso di Termina Island, per la precisione nel deserto del Kalahari, nel sud dell'Africa.


"Che spasso! Non mi divertito tanto dai tempi di giochi senza frontiere!".
Si ricomincia, altre cinque gare da vincere per avere in premio la libertà (seee credici!), un altro industriale stronzo che comanda a bacchetta il pilota sotto la maschera di Frankenstein, cambia solo l’ambientazione, questa volta si corre nel deserto e le automobili vengono modificate per adattarsi al nuovo tracciato.


Bet you'll never ever get away, Never ever get away... Dune buggy!
Roel Reiné, nel frattempo, non è diventato un fenomeno, anzi, però riduce considerevolmente il numero di rallenty e avere un'infilata di auto dall’aspetto futuristico che corre in mezzo al deserto, diciamo non lo fa diventata automaticamente George Miller (anzi!), però fa sempre il suo effetto e Reinè ci crede tantissimo, quindi tutto sommato funziona, anche se scordatevi di capire chi è in testa e chi è ultimo, solo sulla base della regia di Reinè è impossibile.

Nel giro di solo due film, Lucas, List, Goldberg e Katrina diventano personaggi familiari, in qualche modo ci si affeziona a loro e questo film porta avanti (e conclude) le loro vicende, non sto a spiegarvi come, altrimenti vi brucerei tutte le svolte, ci sono e funzionano, quindi gustatevele, quello che aleggia su tutto è la sensazione di stare guardando l’episodio di una serie tv chiamata “Death Race”, sensazione che nel film precedente non c’era, perché per quanto ridimensionato nel budget, si parlava sempre di cinema.


"... Ti avevo detto di girare a sinistraaaaaaaaaaa!!".
Quindi, “Death Race 3 - Inferno” è meno esplosivo del suo predecessore, ma si lascia guardare lo stesso, gli attori sono affiatati e i siparietti tra di loro che prima sono “Litigati” e poi sono di nuovo amiconi tutto sommato girano, si poteva osare un po’ di più , ad esempio, c’è una scena di, diciamo, coinvolgimento emotivo per lo spettatore, che vede protagonista Danny Trejo, che si risolve nel giro di pochi minuti a colpi di gomitate e cinque alti, con il Messicano impegnato a giocare al dottore con un infermiera, davvero mancano solo le risate registrate in stile sit-com.

Inoltre, ci sono un paio di trovate buttate nel mucchio che si vedono sullo sfondo che, però, mi hanno dato da pensare, tipo: perché la cella di Frankenstein è completamente allagata? Ha l’acqua ad altezza brandina nemmeno fosse a Venezia. E poi, soprattutto: perché ci sono dei carcerati che corrono dentro delle enormi ruote da criceto? Un'idea di prigione eco sostenibile?


"Ti dichiaro in arresto per aver gettato la carta nel bidone dell'umido!".
La spiegazione che mi sono dato è che Roel Reiné abbia deciso di tentare di dare al tutto un look alla Mad Max, inserendo qualche trovata bizzarra, ma in generale il film funziona quando si attiene alle cose che conosce, tipo la lotta in stile gladiatori tra carcerati che qui ha la sua variante in una Cat fight in versione “Royale Rumble”, con sedici copiloti donna, in lotta per dieci posti liberi.

Una mattanza tra signorine che si squartano, si decapitano e si prendono a pugni in shorts, tacchi alti e lanciafiamme, insomma, poteva andarci peggio, dai!


Una tipica giornata in ufficio per Danny Trejo.
A questo proposito, Tanit Phoenix ogni volta che compare si mangia lo schermo, non per bravura recitativa (non scherzate dai!) ma per il semplice fatto che non ha una singola inquadratura in cui non sia in posa sexy, ad un certo punto, parte anche una scena onirica totalmente a capocchia, in cui la Phoenix fa la doccia con sottofondo musicale tipo soft core, inserita nel montaggio a tradimento, sembra quasi che il DVD sia stato masterizzato male e sia partita la traccia extra con lo spogliarello, oh beh poco male.

"Cosa stai guardando?" , "Ehm la fotografia è l'uso del montaggio!".
Il finale ha una certa coerenza e in qualche modo si ricollega alla perfezione con la scena di apertura, quella prima dei titoli di testa del film, del Death Race di Anderson, quella in cui vediamo un Frankenstein, quindi tutto sommato, “Death Race 3 - Inferno” chiude bene il cerchio e si candida a titolo ideale per una serata ignorante fatta di film violenti.

La cosa divertente è che ho scoperto per il 2018, è già stato messo in cantiere un quarto capitolo, “Death Race: Anarchy”, nel cast già figura Frederick Koehler, bisogna solo vedere se sarà un prequel, o questa volta un sequel vero, insomma: Frankenstein il più grande pilota del mondo, non ha ancora finito di gareggiare!


"Signore, di nome posso chiamarla Frederaick?" , "Sta zitto Aigor!".

6 commenti:

  1. Solo anche per la gnocca questo film merita, e comunque le gare sono mille volte meglio della Formula 1 ;)

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    1. Si vede che hanno quasi interamente puntato su questo punto di forza del film, la regia è totalmente concentrata e direi pure dedicata, il tutto per farne il vero “Selling point” del film.

      …Ah sì poi ci sono anche le gare d’auto ;-) Cheers

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  2. Io invece sin dalla prima volta ho trovato deludente il film: presi singolarmente tutti i suoi elementi sono giusti e ghiotti, ma messi in quel modo proprio non mi hanno convinto. Troppa roba infilzata in un film solo, troppi personaggi che a malapena si vedono per qualche secondo, troppe location e troppe situazioni per una sola storia: come hai detto bene tu, questa era una miniserie perfetta, ma rattrappita in un unico film.
    Anche questa volta non capivo esattamente cosa ci fosse che proprio non mi piacesse, poi sono arrivati i titoli di coda... ed è apparso "Story by Paul Anderson". Ahhhhhh ecco cos'è! Nel secondo film Tony Giglio ha avuto mano libera e ha creato una bombetta, qui invece il maledetto Paul ci ha infilato le manacce e ha fatto danni. Forse era invidioso che qualcuno aveva fatto un buon lavoro senza di lui :-D
    Comunque sono curiosissimo di scoprire cosa sarà il Death Race del 2018: abbiamo l'originale, il reboot, il prequel, il sequel del prequel e il remake... cosa manca? :-D

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    1. Le corse nel deserto non sono nemmeno malissimo, ma sembra davvero di guardare l’episodio di una serie tv, anche per il modo in cui tira le fila e fa il punto sui rapporti tra i personaggi, è senza ombra di dubbio il capitolo più debole di tutta la saga.

      Ho il tuo stesso dubbio, cosa fanno continuano da qui? Con più probabilità continueranno dal finale del film di Paul W. S. Anderson, quello che manca è raccontare come la “Death Race” sia diventata una gara corsa lungo le strade d’america, come abbiamo visto in “Anno 2000”, poi boh, magari sarà un altro prequel, proprio non so ;-) Cheers!

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  3. Ma Danny Trejo che perdio c'ha sempre la figa intorno???
    Beato lui.

    Ecco, ora questo devo recuperarlo, apprezzo anche le trovate madmaxiane!
    E poi via di sequel... non vedo l'ora!! **

    Moz-

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    1. Secondo me ha una clausola nel contratto che lo prevede, dopo anni di galera se lo merita pure ;-) Se hai visto gli altri, almeno per completare la storia una visione la merita, e poi tutti ad aspettare il 2018! ;-) Cheers!

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