martedì 7 marzo 2017

Death Race (2008): Stathamkenstein vive!


La leggenda vuole che Roger Corman abbia gradito molto “Shopping” (1994), film d’esordio di Paul W. S. Anderson e abbia aperto l’abbondante portafoglio per distribuire la pellicola anche negli Stati Uniti.

Non dev'essere stato male per un Inglese pieno d'idee bellicose come Anderson, ricevere tali attenzioni da una leggenda come Corman e, siccome al ragazzo il carattere non ha mai fatto difetto, proprio in quell’occasione espresse la sua volontà di fare un remake di Anno 2000 la corsa della morte. Ci sono voluti solo 14 anni di attesa, ma alla fine chi la dura la vince.

Anche se il piano originale di Corman, bisogna dirlo, era diverso: lui avrebbe voluto vedere Tom Cruise sotto la maschera di Frankenstein, il pilota interpretato da David Carradine nel film originale, ma Tommaso Missile rifiutò (per tre volte!) la sceneggiatura del film e si mise a litigare con tutta la produzione. Ma anche voi, egomaniaco com’è quell’uomo gli chiedete di mettersi una maschera? Eh, dai su, è normale che poi Tommaso parte di capoccia se non può sfoggiare il suo sorriso a 96 denti.

Insomma, di riffa e di raffa a Corman torna in mente quel ragazzotto inglese che, ancora reduce dalla bordata di fischi ricevuti (e ingiustificati) di Alien Vs.Predator, era alla ricerca di un altro pasticcio in cui infilarsi.


"Cosa ti devo dire Giasone? I soggetti facili mi annoio".
Ma prima di tornare a parlare del film, vi consiglio di passare a trovare il Zinefilo, che su questa pellicola avrà parecchio da raccontarci!

A dirla tutta, però, Anderson s'ispira più ad un altro film piuttosto celebre con giochi mortali e futuri distopici, ovvero l’originale Rollerball, da cui ha preso in prestito l’idea dell’arena chiusa in cui svolgere il massacro in diretta televisiva, una buona idea considerando che il film di Norman Jewison è ancora oggi un capolavoro del genere. Ecco, peccato che poi Anderson si faccia un attimo prendere la mano, iniziando a parlare di macchine da corsa che diventano invisibili (!) o che si trasformano in mega robot (!!), a quel punto Corman gli batte due dita sulle spalle e gli fa: “Sentì un po’, vabbè che paga pantalone qui, ma cala un po’ le arie”.

L'Idea di Anderson per un film più sobrio e morigerato.
50 giorni di riprese e 45 milioni di ex presidenti stampati su carta verde dopo (budget più alto di sempre per un film di Corman), Anderson sforna la sua versione di “Death Race”, a detta del regista ambientato 15 o 20 anni prima del film originale, anche se non si sa bene il perché, è ambientato 12 anni dopo, nel 2012 appunto.

Jensen Ames è un ex campione di NASCAR caduto in disgrazia per colpa della crisi economica che sta falcidiando il mondo, meglio non farsi troppe domande sul perché un campione di gare NASCAR, debba risentire della crisi economica e finire a fare l’operaio sottopagato in fonderia e nemmeno del perché il suddetto pilota abbia il grugno e i muscoli di Jason Statham che per questo film si è preparato con un ex Navy Seals, ha visitato la prigione di Corcoran in California e ha portato la massa grassa del suo corpo dal 20 al 6%, il tutto per stare seduto a guidare una macchina, se gli avessero chiesto d'interpretare Rambo. cos'avrebbe fatto? Scatenato la Terza Guerra Mondiale?


"Lasciami guidare o scateno una guerra che non te la sogni neppure" (Quasi-Cit.)
Il nostro Jensen, malgrado le sfighe, è un bravo ragazzo con moglie e figlia, uno a cui non frega niente del programma televisivo più visto di sempre, la famigerata “Death Race”, una corsa mortale tra galeotti alla guida di bolidi armati e corazzati, sulla pista della prigionale di Terminal Island, gestita con il pugno di ferro dalla direttrice Hennessey, una Joan Allen in un ruolo molto diverso dal solito, ma molto azzeccato.

Siccome la trama è stata scritta da Anderson, non è difficile intuire chi è l’ex campione di NASCAR che verrà incastrato per l’omicidio della moglie e dovrà correre a Terminal Island per aver salva la vita e vendicarsi del vero assassino... Dai, era facile, no? Ecco bravi, come L'Implacabile, quasi uguale.


Ecco, provate con LUI a fare la constatazione amichevole!
Quello che interessa davvero a Paul W. S. Anderson, è fornire una nuova angolazione rispetto all’originale Death Race 2000, nella scena d’apertura del film, appena appena spettacolare, vediamo il pilota mascherato Frankenstein (doppiato proprio da David Carradine, storia vera!) morire malamente prima dei titoli di coda, essendo il favorito del pubblico, Hennessey sa che chiunque potrebbe indossare la maschera di Frankenstein, ma pochi potrebbero guidare come lui, da qui il piano per incastrare Jensen, che ci viene spiegato in una delle poche scene di dialogo, che sembra durare da sola due ore, perché il resto del film va ad un ritmo indiavolato.

Come si può voler male a “Death Race”? Il film è ancora una discreta bombetta, me lo sono rivisto qualche giorno fa trovandolo anche migliore di come lo ricordavo, Anderson aggiorna tutto, la maschera di Frankenstein, le automobili che sono finalmente dei bolidi corazzati e non dei colorati go-kart usciti dalla sfilata di carnevale di Viareggio.


Un film di genere, si ma che genere? Il genere figo!
Inoltre, Anderson riesce a rendere quasi credibili delle trovate da videogioco che per un altro meno convinto di lui, sarebbero state pericolose macchie d’olio sulla pista su cui scivolare e schiantarsi, l’idea dei “tombini” in acciaio, su cui i piloti devono guidare per attivare le armi (di attacco e di difesa) a bordo delle loro automobili, è chiaramente presa in prestito dal mondo dei videogiochi, ma è anche una trovata che Anderson riesce a sfruttare bene, tra sabotaggi e piloti costretti ad improvvisare quando si ritrovano a corto di armi.

Anderson centra in pieno tutta l’atmosfera carceraria, è chiaro che il suo intento è quello di fare un film con macchine che si schiantano, sgommano e tirano dei ciocchi fortissimi, ma non dimentica l’ambientazione che, comunque, ha la sua parte. Jensen Ames appena arrivato si becca dai secondini una doccia con l’idrante in puro stile Rambo (meglio non farlo notare a Statham, la Terza Guerra Mondiale è dietro l’angolo…) e poi si ritrova a collaborare con la sua squadra di meccanici, tutti carcerati con il talento per i motori che, a ben guardarli, sembrano usciti da “Sorvegliato speciale”, giusto perché sia chiaro che Jason Statham studiava da Sly Stallone versione 2.0 anche prima di finire in squadra con lui negli Expendables.


"Ho detto che volevo l'M60 come in Rambo 2, questi sono i minigun di Terminator 2!"
Quindi, il film è popolato da una serie di facce giuste che levati, ma levati proprio, il capo meccanico Coach, è il solito grande Ian McShane, caratterista da cinque stelle extra lusso. Mentre il capo dei secondini è Jason Clarke, uno che ultimamente sta coprendo ruoli da protagonista, anche se il cattivo è sempre quello che gli riesce meglio. Aggiungete i tatuaggi sul collo di Robert LaSardo (uno che una parte da carcerato in un film l’avrà finché campa) e Tyrese Gibson che eredita proprio da Stallone il ruolo di Machine Gun Joe e, intanto, scaldava i motori per entrare a far parte della famiglia di Toretto e soci.

La trama è un buon compresso tra il pretesto per mettere un tostissimo Jason Statham dentro una Ford Mustang GT del 2006 e un riuscito aggiornamento del film del 1975, anche rivedendolo devo dire che mi è sembrato un po’ debole l’espediente finale con cui i buoni prendono per il naso i cattivacci e anche la vendetta contro Hennessey si consuma in maniera davvero frettolosa, in ogni caso l’azione e le gare sono la vera forza del film e quelle sono girate davvero alla grande!

Anderson ci ficca dentro di tutto: sgommate, sparatorie, scudi d’acciaio, sedili eiettabili, bombole di NOS, un camion blindato che sembra il cugino alla lontana della Blindocisterma di Mad Max Fury Road.


Una Blindocisterna, PRIMA della Blindocisterna, ma comunque DOPO un'altra Blindocisterna.
Inoltre con un estremo (ma gradito) sacrificio della credibilità, si gioca anche la carta “Michael Bay”, quando va entrare in scena (ovviamente a rallentatore e con musicona sparata a palla) i co-piloti che, naturalmente, arrivano dal carcere femminile e sono tutte delle strappone esagerate, perché è chiaro che in carcere hai tutto il tempo di farti unghie, capelli e magari pure un paio d’ore di step al giorno.

Anderson, ma se questa è la tua idea di WIP, girarne sette otto? brutto?
Per assurdo Case, la co-pilota assegnata a Jensen è un personaggio che funziona, è scritta più che decentemente, le sue motivazioni funzionano e Anderson accenna anche un minimo di passato travagliato, tutto riassunto in una sola riga di dialogo tra una gara e l’altra. Niente da dire nemmeno su Natalie Martinez (vista in Self/Less) e che le vuoi dire? Brava, non so bene come faccia una con quella scollatura ad essere un aiuto e non una distrazione per un carcerato al gabbio da mesi, ma probabilmente mentre stai prendendo una curva a 180Km/h e quello dietro ti spara addosso con due fucili mitragliatori, è bene restare concentrati e non togliere le mani dal volante.

"Ho detto occhi sulla strada, ti vedo che sbirci...".
Insomma, il “Death Race” di Paul W. S. Anderson è caciarone e divertente, ha tutto quello che uno vorrebbe vedere in un film d’azione di questo tipo ed è un modo originale per riportare sul grande schermo un classico del cinema, senza dover per forza ripeterlo fotogramma per fotogramma, perché Anderson potrà pure essere uno sceneggiatore modesto e un ragguardevole tamarro di periferia, ma riesce sempre ad approcciarsi alle storie con il piglio giusto, il ragazzo è più creativo di quanto i flop al botteghino lascino intendere, grazie al lavoro di Anderson questa saga potrebbe andare avanti ancora a lungo cosa che, in effetti, ha fatto, ma questa… E' un’altra storia.

12 commenti:

  1. ottima recensione. concordo con te.

    è l'unico film della serie che ho visto e ho un ottimo ricordo.

    joan allen è una grande attrice.

    grazie

    rdm

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    1. Grazie a te ;-) Anche secondo me è molto brava, e qui fa una parte diversa dal solito. Rivedendolo mi sono divertito più della prima visione, e anche i seguiti non sono niente male. Cheers!

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  2. Per me un grande film.
    Certo, manca tutto dell'originale (la vena auto(brum brum!)ironica, il kitsch tipico degli anni '70 ecc) ma è un gran film.
    Mi piace l'idea videoludica delle armi da attivare, solo mi aspettavo qualcosa in più per il finale, avrei preferito una punizione maggiore per i cattivi...^^

    Moz-

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    1. Si vero é un'altra cosa rispetto all'originale, ma non manca di buone idee, come l'utilizzo del pilota mascherato ad esempio. Fin dalla prima visione quel finale mi é sempre sembrato un po' troppo frettoloso, rivedendolo non ho cambiato idea. Ma in ogni caso é un gran film, avercene di remake così ;-) Cheers!

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  3. Ero nell'Urbe l'ultimo fine settimana - in un colpo solo evitato carnevale ambrosiano e lanciato monetina rituale nella Fontana di Trevi - e devo ringraziare il mio amico ed ex allievo Corman perchè parlare con lui mi ha distratto da Crepascolino che si lagnava di non essere nella ex capitale morale a sfilare travestito da Paperinik. Roger ha coccolato il mio cucciolo promettendogli di farlo entrare sul set durante la lavorazione del suo prossimo low budget b- movie Duck Avenger, ridacchiando come una casalinga macerata nello cherry tutto il tempo all'idea di Jase Statham nella tutina del supereroe con i piedi palmati. Un grande. Abbiamo parlato dei vecchi tempi ( " nei sixties il cachet di Jack Nicholson x 4 film era 1000 dollari " storico ndr ) e dei progetti futuri ( " ora mi sono impegnato a quella cosa con lo stramaledetto papero in spandex e lo devo al tuo bimbo, ma quando finisco - e sarà un cult entro una stagione - riprenderò quella mia idea di girare Essere Jase Statham con tutta quella che gente che entra ed esce dalla sua zucca e canta e urla ed ascolta la eco perfetta ").
    E' un ragazzo della vecchia scuola. Non riesce ad accettare che oggi occorrano decine di milioni di euros/bucks per produrre una cosa che se va bene rientrerà dei costi dopo i dvd e la pay tv. Eravamo fuori da un noto ristorante della città eterna quando ha detto che potrebbe girare uno steam punk chiamato Meow Pataki - in cui si ipotizza che una posse di dei alieni mesmerizzino gli indigeni di un posto nomato settecolli - con meno dindi di quanto costi un episodio di In Treatmnent...

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    1. Intanto Ruggero mi ha inviato via mail dei contributi video da aggiungere al tuo sempre gustosissimo commento, abbiamo il teaser trailer del papero in spandex:

      https://www.youtube.com/watch?v=W2UFFzPsSsg

      Ma anche quello di "Essere Jase Statham":

      https://www.youtube.com/watch?v=h6x7uw9ITp8

      Per quello che conta avete la mia approvazione per lo steam punk, spero anche con meno dialoghi di un episodio di “In Treatmnent” ;-) Cheers!

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    2. Ringrazio tutti e due - il video con Jase cambia il segno della mia giornata, no kiddin. Temo di aver sempre pensato che la sua luccicanza fosse nel avere sempre la stessa espressione mentre tutto intorno il mondo deflagrava - ed in quella direzione i Coen ed il sottoscritto stanno lavorando a Bastard Keaton, pellicola che rilegge il mito del comico come fosse un action hero - ma in quello spot è stato praticamente l'Alec Guiness di cui Churchill disse " è uno straordinario attore, ma non lo riconosco mai nei film ".
      Ciao.

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    3. Figurati un dovere ;-) No lo voglio! Giasone nei panni mono espressivi di Buster “Bastard” Keaton, il comico che ha preso a calci la comicità mondiale, regia dei fratelli Coen, con John Goodman nei panni del produttore cinematografico cattivo, ho già la frase di lancio: “Come vinsi la guerra, con pugni e calci”. No no lo voglio! Grazie a te :-D Cheers

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  4. D'accordissimo, un film che sbriga tutta la trama in pochi dialoghi ridotti all'osso - ma che funzionano - per poi buttarsi in pista a rombare e a uccidere. Non capisco proprio come possa essere stato un flop visto che è nettamente migliore di uno qualsiasi dei Resident Evil di Paul, che comunque sono stati tutti flop anche loro: possibile che l'assenza di Milla sia così screditante? :-P
    Dici che le strafighe non hanno la spa in carcere? Voto anch'io per un WIP fatto da Paul ^_^

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    1. Penso si parta da un preconcetto per cui tutti i film di Anderson debbano per forza essere robaccia, Paolo si sceglie sempre soggetti che vengono guardati dall’alto verso il basso, ma numeri alla mano sembra davvero che Milla sia il suo unico “Selling point”.

      Sono domande che uno si pone guardando il film, per questo Anderson dovrebbe buttarsi sul WIP, risolverebbe i nostri dubbi e i suoi problemi al botteghino :-D Cheers

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  5. Avevo apprezzato molti dei precedenti film di Paolino Anderson però ammetto di non aver visto questo, quindi sospendo il mio giudizio in proposito.

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    1. Non sono in molti ad averlo visto, infatti è stato un flop, ma ti assicuro che è molto divertente ;-) Cheers

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