martedì 21 febbraio 2017

Shin Gojira/Godzilla Resurgence (2016): Neon Godzilla Evangelion



I Giapponesi sono un popolo a parte rispetto al resto del mondo, fanno delle cose in un modo che nessun altro è in grado di fare, sono dei marziani che per comodità vivono su questo pianeta, come quelle persone che decidono di godersi gli anni della pensione in qualche località balneare, stessa cosa.

Oltre a non fare niente come nessuno degli altri bipedi del pianeta, sono anche orgogliosissimi dei simboli della loro cultura e, se portiamo la questione in campo cinematografico, come dargli torto? Ci sono icone cinematografiche grandi, alcune gigantesche e poi c’è Godzilla che, anche solo per dimensioni, è il più grosso di tutti.

Creato nel 1954 dal grande Ishirō Honda (inchini! Riverenze! Inchini! Riverenze!), il mostrone della Toho è stato protagonista di 30 (31 con questo) film e di un quantitativo di comparsate che non credo siano nemmeno calcolabili. Sarebbe bellissimo poter parlare di tutti i film di Godzilla, se solo avessi giornate da 36 ore e un paio di vite extra a disposizioni mi piacerebbe vedermi tutti i film mancanti, ma mi tocca accontentarmi degli ultimi avvistamenti del mostro che, per altro, mi tornano buoni per parlare di questo “Shin Gojira”.

Zilla impegnato a giocare con il trenino, in una foto di gioventù.
La prima volta che i Giapponesi hanno provato a prestare “Zilla” agli Americani, non è andata benissimo, visto che è finito nella mani di Roland Emmerich che, fresco fresco del successone di Independence Day, sbaglia tutto quello che si può sbagliare in un film con Godzilla, tanto che la Toho come la polizia, s'incazza e straccia il contratto con la Tristar pictures.

Fino a quando non decidono di rispondere all’affronto, come sempre, a modo loro, ovvero facendo un grossissimo film sul mostro, “Godzilla: Final Wars” (2004) che nasce con la pretesa di radunare TUTTI i Godzilla comparsi nei tanti film dedicati al personaggio, compreso il figlio (Minizilla) e la versione robotica (Robozilla) e relegando il lucertolone di Roland Emmerich ad una parte piccolissima nel film, come a dire: "Guarda come si fa scemo". Nessuno porta rancore come fanno i Giapponesi.

Con tanto di momenti comici a cura di Barney il dinosauro Minizilla.
Nel 2013, esce quella bomba assoluta di “Pacific Rim”, per altro, se mai riusciremo a vedere un seguito di quel film, dovremmo ringraziare dite un po’ chi? I Giapponesi, sempre loro, che sono corsi in massa a vedere il film di Guillermo Del Toro, facendo i numeri minimi per garantire un sequel che aspetto moltissimo.

Ma la competizione vera è quella con il Godzilla firmato da Gareth Edwards nel 2014 che prima di finire a combattere le sue guerre stellari, ha sfornato un film con difetti grossi come Godzilla vero, ma anche molto rispettoso del materiale originale.

"Ora la palla è laggiù nel campo dei tuoi amici Giapponesi".
Non potendo prendere Edwards a male parole, i Giapponesi nuovamente rispondono all’offensiva cinematografica e, se avete capito l’andazzo, a questo punto dovreste aver intuito che anche 'sta volta, l’hanno fatto alla loro maniera, come cantava Sinatra.

Per la regia del film viene chiamato Hideaki Anno, cresciuto alla scuola del maestro Hayao Miyazaki, Anno è l’uomo dietro a “Nadia - Il mistero della pietra azzurra”, se in questo momento nella vostra testa mentre leggete, state cantando una roba tipo “della pietra azzurraaaaaaaaaaa”, vuol dire che più o meno siamo della stessa leva. Bro-Fist!

Quello che accade in Giappone, pronunciando il nome di Hideaki Anno ad alta voce.
Ma il vero motivo per cui Hideaki Anno è celeberrimo in Giappone (e non solo) si chiama “Evangelion”, una di quelle robe che sono così famose, che anche se non avete letto tutti i numero del manga, o visto tutti gli episodi dell’anime (come me per capisci) lo conoscete lo stesso.

Il discorso sui Giapponesi attaccati ai simboli della loro cultura, vale per Godzilla, ma anche per “Evangelion” che, non solo ha contribuito a fare un enorme salto di qualità ai nostri classici cartoni animati con i robottoni, ma è anche un'icona culturale che levati, ma levati proprio in patria, malgrado il fatto che Anno, le abbia tentate tutte per scrollarsi dalle spalle il successo della sua opera più famosa.

"Il Godzilla americano? Ridicolo, un tracagnotto alto tipo così".
Tanto per essere sicuri di non sbagliare nulla, il co-regista del film è Shinji Higuchi e qui scusate la mia lacuna, non lo conosco, ma considerando che nella sua carriera può vantare gli effetti speciali per tre film su Gamera e ha lavorato con Anno su “Evangelion”, direi che è un affidabile uomo di fiducia.

Hideaki Anno e Shinji Higuchi, rispondono agli Americani per le rime, da quanto ho letto documentandomi, il Godzilla di questo film con i suoi 118 metri, supera in altezza anche quello di Gareth Edwards che deteneva il record precedente. Non credo serva scomodare Sigmund Freud per capire che qui era una questione di puro orgoglio.


Per distruggere una città grande, ci vuole un Godzilla grande.
“Shin Gojira” che per i mercati esteri, compreso l’Italia se mai uscirà, si chiama “Godzilla Resurgence” (e poi ditemi che quella storia con Roland Emmerich non gli è ancora passata…), di fatto, è un rilancio della saga iniziata nel 1954, non credo sia il primo perché negli anni ’80 mi pare l’operazione fosse già stata fatta, ma quando avrò 36 ore in un giorno saprò dirvi di più in merito.

La trama... Vabbè, è semplicissima, come sempre per questo tipo di film (chi pretende diversamente farebbe meglio a cercare altrove): un mostro gigante emerge dalle acque e inizia a devastare Tokyo, evolve mutando quattro volte e, ad ogni nuova evoluzione, fa sempre più danni… Come la moda di giocare a “Pokemon Go” in pratica.

Il governo giapponese non sa che pesci pigliare di fronte ad una minaccia impossibile come questa, l’unica cosa da fare e arrovellarsi il “Gulliver” e trovare un piano efficace contro il mostro, muovendosi tra le fitte maglie della burocrazia, perché il tempo scorre e l’esercito americano è già pronto a sganciare un'atomica sul mostro, tanto sempre lì finiamo: il vizio di nuclearizzare il Giappone per risolvere i problemi non lo hanno mai perso.


La costante è che comprare casa a Tokyo, resta un brutto affare.
A questo punto sarebbe una mancanza di tatto da parte mia se dicessi che il film è una bomba? Beh, diciamo che ho la sensibilità di Godzilla via, perché personalmente l'ho apprezzato molto, proprio per il suo essere giapponese fino al midollo osseo.

E’ palese il tentativo di riappropriarsi dei propri simboli, iniziando dal nome del personaggio, che gli Americani in codice chiamano “Godzilla”, ma che i Giapponesi pronunciano “Gojira” che, poi, è il vero nome del personaggio, quindi l’esatto opposto a quello che succede di solito, ovvero con gli Yankee che infilano una “Z” in mezzo a “Gojira”.

"Sparate a Goj.. Sparate a Goji... Oh insomma uccidete quel coso!".
Per il resto, anche uno come me che non ha mai terminato di vedere gli episodi di “Neon Genesis Evangelion” non farà fatica a riconoscere il fatto che la regia di Hideaki Anno è super riconoscibile: ci sono dei passaggi che sembrano della auto citazioni, con il nostro Gojira impegnato a sostituire gli Angeli che attaccavano l’umanità nell’anime originale.

Il bello, però, è proprio il modo in cui Gojira ci viene mostrato: all’inizio è solo un enorme mostro marino, mutato dalle radiazione dei rifiuti tossici scaricati abusivamente in mare, giusto per restare fedeli alle origini atomiche del mostro di Ishirō Honda.

I primi minuti del film sembrano fatti apposto per far scatenare i fanatici di GIF comiche sui social network del mondo, Gojira è un lucertolone con degli occhioni quasi umani che potrebbe strapparvi una risata, almeno fino al momento in cui Anno non ci mostra la distruzione causata dalla creatura che, al suo arrivo, devasta più automobili che John Landis in “The Blues Brothers”!

Più guardo quegli occhietti pallati, e meno mi fanno ridere...

Se poi pensate che quegli occhioni facciano ridere, provate ad immaginarli mentre spuntano sopra il tetto di casa vostra, almeno io ho fatto così e ho improvvisamente smesso di sorridere. Anche perché l’evoluzione del mostro arriva presto e mette in chiaro la natura metaforica della creatura.

Il nostro Zilla prima sanguina dalle branchie, poi evolvendo nella classica posa sulle zampe posteriori, con adorabili braccine, di fatto è comunque ricoperto da “sanguigne” striature lungo tutto il corpo, le radiazioni sono l’origine del suo potere, ma in quanto radioattivo soffre come se al centro del torace avesse il nucleo di una centrale nucleare.

La metafora è chiara: la natura ferita che si ribella all’uomo e, se il mostro del 1954 era figlio della paura per i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, questa nuova incarnazione si porta dietro il disastro di Fukushima del 2011.


Un metaforone gigante con tanto di zampe e coda.
Esteticamente la creatura è un riuscito mix tra tradizione dei Kaiju e modernità, quindi sta a metà tra il classico omino dentro il tutone da mostro e la computer grafica ben fatta, bisogna, però, dire una cosa molto importante: in realtà, nelle due ore di durata di “Shin Gojira” il mostro ha un minutaggio sullo schermo ridotto per essere così grosso, anche se vi assicuro ne vale davvero la pena. Senza rovinarvi la visione, il primo attacco combinato tra elicotteri apache e carri armati è davvero realizzato alla grande.

Pensate a lui, quando la moglie la sera gli chiede "Com'è andata al lavoro oggi?".
A riempire la maggior parte del tempo del film sono i dialoghi, alt alt fermi! Prima d'iniziare a sacramentare in Giapponese... Sì, lo so, in un film di mostri grossi, nessuno vuole vedere gente che parla (chi dice il contrario mente!), però i lunghi dialoghi sono fondamentali per questa incarnazione di ‘Zilla.

Gli Americani e noi Occidentali in generale, dobbiamo razionalizzare per forza ogni cosa, motivo per cui, la parte più debole del film di Edwards, erano gli inutili complottismi, e i piani (scemi) dei marines, inseriti per quella necessità di avere per forza una suddivisione tra buoni e cattivi.


La parte più spaventosa del disastro, quello che accade dopo.
Questo Gojira è superiore a questo tipo di etichette: semina danni perché carri armati e palazzi sono come mosche che sbattono contro un cavallo in corsa, semplicemente troppo piccoli per essere presi in considerazione, infatti il mostro attacca, soltanto quando provocato e lo fa in una scena di distruzione di cui non vi rivelo nulla, ma che merita la visione.

Godzilla è oltre il concetto di bene o male perché è semplicemente troppo grosso per questo pianeta e nel film, in generale, non ci sono veri cattivi, ma nemmeno veri eroi, solo omuncoli sommersi dalla burocrazia che si ritrovano ad affrontare qualcosa per cui non esiste una procedura scritta da seguire.

Non dirmi niente Zilla, divento viola anche io quando mi parlano di burocrazia.
Avete la sfortuna di avere a che fare con tanti burocrati in vita vostra? Io non troppi, ma anche solo uno è uno di troppo per quanto mi riguarda. In questo film Hideaki Anno riprende il concetto per cui è l’uomo il vero pericolo per l’uomo che non mancava mai tra le pagine di “Evangelion”, prima di poter passare all’azione con un piano, pensato e portato avanti da un giovane (nuova generazione, nuovo modo di pensare), i burocrati restano fermi immobili incapaci di affrontare una minaccia non prevista dalle loro procedure, per questo la parte centrale del film è tutta parlata, quindi sappiate che se non vi perdete (come me) sulla musicalità delle parole giapponesi, potreste trovare questa porzione di film indigesta, ma è davvero l’unico difetto che riesco a imputargli.

Non sto nemmeno a dirvelo: super campione d'incassi in patria, ma questa è la parte facile, perché se in Giappone esce un film giapponese, vanno TUTTI al cinema, figuriamoci, poi, se è un film di Godzilla. In ogni caso, saranno pure fatti alla loro maniera, ma la contro offensiva giapponese per riprendersi il primato sui Kaiju per me è riuscita, per un amante dei mostri giganti come me, non resta che sedermi qui aspettando le prossime mosse sullo scacchiere internazionale delle bestie giganti, prossima fermata: Skull Island.

12 commenti:

  1. Oddioooo... ahaha, ma è davvero così che lo girano?
    Coi palazzi che sono morbidissimi pezzi verdi? :)
    Preferivo l'artigianalità alla Power Rangers.
    Però dai, ogni nuovo Goji è sempre un evento... Gli americani comunque ne sono attratti da sempre... :)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Schermo verde e un tizio che da le movenze al mostro, la versione 2.0 del classico omini dentro la tuta di gomma di Godzilla, in Giappone è una specie di tradizione, ci tengono moltissimo a questa tecnica ;-) Questo film è stato davvero salutato come un evento, ed ora vediamo come risponderanno gli americani, già mi frego le manine da Godzilla ;-) Cheers

      Elimina
    2. Non mi sono mai troppo interessato al genere monster movie però ho apprezzato tantissimo il "Godzilla" di Gareth che ho voluto vedere insieme al prissimo film sul lucertolone. Un giorno vorrei recuperarmi qualche altro titolo della saga, quest'ultimo film che hai recensito mi attira assai!
      Il mio vero amore, in ambito monster movie, però è per il "King Kong" di Peter Jackson (o come lo chiameresti tu, Pietro Giacomo XD). Dopo "Skull Island", se davvero gireranno un ipotetico "King Kong vs Godzilla" saprei già per chi tifare... l'importante è che le loro madri non si chiamino Martha. :P XD (E a me pure piace BvS, ma ci so ridere sopra ;) )

      PS: Su Youtube c'è un ragazzo di nome Yotobi che ha fatto recentemente un video in cui descrive (quasi) tutti i film di Godzilla, uno ad uno. Un video un pò noiosetto e ripetitivo ma per chi fosse interessato all'iconografia della creatura, non è neanche tanto male.

      Saluti!

      Elimina
    3. Il Godzillone di Gareth è pieno di difetti ma mi è piaciuto molto, per il resto, quando parli del Kong di Pietro Di Giacomo, qui trovi un grande estimatore di quel film, te lo dico visto che siamo in pochi ad amare quel film, prossimamente da queste parti sarà pieno di scimmie ;-)
      Si ho visto quel video, commenta un cofanetto Tedesco con 11 film, vero un po' ripetitivo ma divertente, di quei titoli penso di averne visti quattro. Intanto questo te lo consiglio, Cheers!

      Elimina
  2. Me lo segno per recuperarlo. Non sto mai aggiornato con i mostri, ma meno male che ci sono blogger come te che mi ricordano di Godzilla ;D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Figurati un dovere ;-) Si parla di una possibile uscita italiana, ma con queste cose non si sa mai come va. Cheers!

      Elimina
  3. A me il Godzilla di Edwards non mi dispiaceva però è indubbiamente un prodotto creato dai giapponesi e probabilmente loro sapranno sicuramente come gestirlo al meglio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Anche a me era piaciuto, difetti vero, ma anche molti pregi. Questo è rispettoso della tradizione, parecchio parlato, ma anche ben fatto a me è piaciuto ;-) Cheers!

      Elimina
  4. Sembra visivamente splendido, rispettoso della tradizione e allo stesso tempo moderno. Una rinascita attesa!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esattamente, Zilla continua ad essere una minacciosa metafora, e il risultato non è davvero niente male ;-) Cheers

      Elimina
  5. Arrivo solo ora ma batto le mani fino a svenire: viva Godzilla! ^_^
    Sai che stai scatenando i miei sensi Zinefili? Già ho parlato di Gojira quando è stato menato d King Kong, non sarebbe impossibile iniziare un ciclo "mostruoso" :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Gracias! Zilla Rulez! ;-)
      Sarebbe fantastico, già su King Kong hai sfornato dei gran pezzi, e i film di Gojira non mancano, lo leggerei molto volentieri ;-) Intanto mi sono messo sulle piste di Kong, spero di arrivare con qualcosa di decente prima dell’uscita di “Skull Island”. Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...