giovedì 9 febbraio 2017

L’Implacabile (1987): L’Hunger Games della mia generazione


Anno 2017, l’economia mondiale è al collasso, il petrolio costa sempre di più (svalutation!), molte persone non hanno casa, cibo o possibilità di sostentarsi, la cultura è vista di cattivo occhio, nessuna forma di dissenso viene tollerata e la televisione è controllata dal governo per tenere il popolo rimbambito davanti a talent show in cui i concorrenti sono costretti ad esibirsi in prove aberranti.
Ok, adesso parliamo del film di oggi!



Prima di passare al prossimo quadrante, un po' di link per il resto del blogtour!

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IPMP con la locandina italiana dell'epoca.
Il Cumbrugliume si mette a correre.

Capita che qualche film abbia saputo anticipare il futuro, 30 anni fa “The Running Man” (in uno strambo Paese a forma di scarpa “L’implacabile” così, perché suona figo) ha saputo descriverci con sinistra lucidità, forse si sono dimenticati soltanto di dire che il presidente degli Stati Uniti è un palazzinaro con il parrucchino, ma per quello ci hanno pensato i Simpson.

Chissà se aveva idea che sarebbe finita così Rob Cohen, quando comprò a scatola chiusa i diritti del libro omonimo “L’uomo in fuga” (1982) di Richard Bachman, senza sapere che non era altro che lo pseudonimo di Stephen King (storia vera!). Ora, ditemi cosa volete, King e Bachman sono la stessa persona questo ormai è risaputo, ma non venite a dirmi che scrivono nello stesso modo e “L’uomo in fuga” insieme a quel capolavoro di “La lunga marcia” sono i migliori libri di “Dick Bachman”, come lo chiama lo Zio Stevie.


Nella ristampa, il nome STEPHEN KING tende a notarsi un pelo di più.
Pare che “L’uomo in fuga” sia stato scritto in 72 ore, di sicuro ne ho impiegate molto meno a leggerlo, perché è un libro con un gran ritmo, l’ho sempre considerato il romanzo più Carpenteriano mai prodotto da King/Bachman, anche per via di quel finale in anticipo sui nostri (brutti) tempi moderni. Il film del romanzo originale conserva davvero poco, il nome del protagonista, l’idea del gioco tv in cui i concorrenti corrono per la loro vita e poco altro, perché Rob Cohen non ha proposto di dirigere il film a John Carpenter (purtroppo), ma a chiunque altro sì! Incassando, però, un “No” bello grosso da tutti, tanto che alla fine, per dirigerlo hanno preso il primo che passava di lì, ovvero Paul Michael Glaser, il David Starsky di "Starsky & Hutch" (storia vera!).

Parliamoci chiaro: fino a quel momento Starsky aveva diretto solo qualche episodio di “Miami Vice” e nella sua filmografia spicca anche quella porcheria di “Kazaam - Il gigante rap” (1996), con Shaquille O'Neal, se per caso ve lo siete perso, vi dirò che non somiglia a “Quarto potere”, mettiamola così.

Come mai uno che di suo al massimo può dirigere “Kazaam” ha sfornato un film di culto come “L’implacabile”? Facile, la spiegazione ha un cognome (pieno di consonanti) e dei grossi bicipiti, ovvero: Arnold Schwarzenegger.


"Visto? Sono tornato anche sulla Bara Volante".
Arnoldone di essere diretto da Starsky non ne voleva sapere, anche perché voleva vendicare il flop al botteghino di Codice Magnum, per non saper né leggere né scrivere, se la gioca sul sicuro, dai suoi due ultimi successi commerciali pesca lo sceneggiatore, ovvero quel fenomeno di Steven E. de Souza, già autore di quella bomba di Commando e che l’anno dopo avrebbe regalato al mondo una cosina intitolata Trappola di cristallo.

Per il cast, invece, si pesca da Predator, da cui arrivano i muscoli di Jesse Ventura e, a dirla tutta, anche la protagonista femminile, Maria Conchita Alonso è la stessa vista in Predator 2. Il cattivaccio Damon Killian, invece, è interpretato da Richard Dawson, in una specie di auto-parodia di se stesso, visto che Dawson era il famoso presentatore dello show televisivo “Family Feud”, per altro, tanti che hanno lavorato con lui, sono stati prontissimi a dire che nella vita reale, era molto più stronzo che in questo film (storia vera!), ecco perché risulta così bastardamente efficace!


"Pronto reparto amministrazione? Siete tuuuuuuuuuutti licenziati".
In un futuro che somiglia fin troppo al nostro presente, il governo tiene a bada la popolazione mondiale, grazie al gioco più popolare della tv, il Running Man, talmente violento da sopperire alla brama di sangue del popolo e che ogni sera fa più ascolti di una puntata di “Sarabanda” quando c’era l’Uomo Gatto.

Damon Killian, presenta ogni sera dei nuovi concorrenti, pescati tra carcerati, dissidenti e nemici dello stato, i “volontari” chiamati corridori, devono attraversare i quattro quadranti del gioco, inseguiti da un gruppo di simpaticoni meglio noti come “Sterminatori”, nel nome sono riassunte anche le loro buone intenzioni. Avete presente “Takeshi's Castle” (magari lo ricordate come “Mai dire Banzai”)? Ecco, stessa cosa, solo che se i corridori si fanno prendere, finiscono ammazzati in diretta tv di fronte ad un pubblico in estasi.


Il presentatore di Mai dire Banzai Running Man, il Mashiro Tamigi americano.
Il tutto mentre in studio, Damon Killian fa il gigione con il pubblico chiamato a scegliere il proprio Sterminatore preferito da scagliare contro i concorrenti, in un tripudio d'ignoranza televisiva tipo puntata di “Ciao Darwin”, ma con degli energumeni incazzati ripieni di steroidi al posto delle ballerine con le chiappe al vento.

Il pilota militare Ben Richards (Arnold, uno di noi! Uno di nooooi!) si rifiuta di aprire il fuoco sulla folla inerme durante una rivolta per il cibo (“Va a farti fottere, non posso sparare su gente inerme!”), viene messo KO a fatica e, oltre a 18 mesi ai lavori forzati, si becca pure la colpa della mattanza e il soprannome di “Massacratore di Bakersfield”.


"Qui Arnold 1, richiesta di cambiare soprannome, passo".
Nell’Ottobre del 2019, Richards organizza la rocambolesca fuga dal campo di lavoro che, poi, è anche la prima scena del film, quella con i collari esplosivi e la “Linea della morte sonica” da superare, gli stessi collari farciti di esplosivo che vedremmo in Battle Royale (2000) e chi recitava in quel film? Takeshi Kitano che, oltre ad essere un regista, attore e più in generale mito, è pure lo stesso del già citato “Takeshi's Castle”, se fossi Lucarelli, a questo punto, farei lo sguardo truce e vi direi: “Questa è una storia strana, una storia, che fa paura”.

"Dimmi amico, fai prima tu a togliermi questo collare da cane, oppure io a romperlo con i deltoidi e fartelo ingoiare?".
Una volta libero Ben, ci regala un esempio di shopping online per come lo intendevano negli anni ’80, sfruttando le carte di credito di Amber Mendez (Maria Conchita Alonso che ai tempi non era mica male), per fuggire nello stato indipendente delle Hawaii. Amber lavora alla ICS, il canale che trasmette “Running Man” e viene trascinata (con tutta la panca per addominali) all’aeroporto, dove Ben viene beccato dalla polizia, forse per colpa della camicia Hawaiana troppo vistosa (“Soffro il mal d’aereo, sappi che ti vomiterò addosso", "Fai pure, su questa camicia non si noterà"). Se c’è una cosa che ho imparato, è che in un aeroporto se sei vestito come Magnum P.I. fai una brutta fine, ve lo ricordate “L’esercito della 12 scimmie”, no?

"Bella camicia", "Disse quella vestita come la pantera rosa".
Ben infilato dentro una tutina gialla (tanto mitica quanto imbarazzante da vedere oggi), diventa protagonista del programma, ma insieme a lui si becca una tutina pure Amber, che nel frattempo ha messo le mani sul filmato originale non taroccato dal governo che dimostra l’innocenza di Ben ("Dove lo avevi nascosto", "Non sono affari tuoi!").

I media che influenzano l’opinione pubblica attraverso notizie modificate per fare ascolto? Nel 2017!? Ma com'erano malpensanti nel 1987, parafrasando il protagonista: “Hai la tendenza a vedere tutto nero”. Scherzi a parte, per essere un film d’azione, con un'infinità di battutacce snocciolate dal protagonista, “L’implacabile” si gioca un paio di argomenti mica da ridere, lo scotto da pagare è l’aspetto generale, sembra un film di fantascienza distopica degli anni ’70, sullo stile di La fuga di Logan, o magari Rollerball, però intriso di un look anni ’80 che signora mia, come andavamo in giro conciati allora non mi dica!


Signore, signori, gli anni '80 in tutto il loro splendore!
Le coreografia delle ballerine coreografate da Paula Abdul (storia vera!), capelli così cotonati che viene da piangere a pensare al danno fatto al buco dell’ozono da tutta quella lacca spray, Maria Conchita Alonso che fa aerobica in lingerie e poi, ovviamente, gli sterminatori pescati tra giocatori di Football professionisti (come Jim Brown nei panni di Fireball) e Wrestler professionisti, come Gus Rethwisch (Buzzsaw) e il mitico Professor Toru Tanaka, samoano gigante che avete visto in TUTTI i film e qui nei panni di Subzero, quello che si becca una delle tante “Punchline” che Schwarzenegger sfoggia nel film, l’ignorantissima “Adesso vale di certo meno di zero!” gioco di parole con Subzero che doppiato perde qualcosa, ma resta comunque mitico.

"Si vede il marsupio?".
Guardandolo oggi, tra l’automobilina guidata da Dynamo (“Ehi, testa di lampada! Dico a te, albero di Natale!” posso andare avanti tutto il giorno io vi avviso) e le già citate tutine, il film non è proprio invecchiato alla grande, se lo mettiamo a confronto con Aliens - scontro finale, uscito solo l’anno prima, sembrano provenienti da due Ere geologiche distinte, anche se “L’Implacabile” è costato molto di più del film di Jimmy Cameron (Storia vera!).

"Ma cosa stai facendo!? Cinquanta sfumature di fitness?".
A ben (Richards) guardarlo, poi, si nota che la Los Angeles del film è stata realizzando avendo in testa quella di “Blade Runner”, i maxi schermi orientaleggianti arrivano da lì e anche gli spot pubblicitari satirici, anticipano quelli di “Robocop”, ma non li eguagliano in ferocia. Se devo dirla proprio tutta, la resistenza armata e il finale con l’irruzione negli studi televisivi, mi fa sempre pensare ad una versione eroica e trionfale del finale (invece nero e satirico) di Essi Vivono, sarà anche per colpa del tema musicale che è in odore di Carpenter. Ma importa davvero poco, perché “The Running Man” ha una personalità innegabile e un sacco di frecce al suo arco.

Ad esempio, è vero che i rivoluzionari sono rappresentati con il minimo sindacale dello sforzo (baschi alla Che Guevara in testa e via), però ho sempre trovato geniale l’idea di casting di selezionare due musicisti per interpretarli, uno è Mick Fleetwood (cofondatore dei Fleetwood Mac) l’altro è Dweezil Zappa, figlio di sua maestà Frank Zappa, in una società in cui la cultura e la musica sono demonizzate mi sembra davvero un'idea brillante!


Lui invece, sembra uscito dalla copertina di un disco di Zappa.
E' inutile girarci ulteriormente intorno, il motivo per cui “L’Implacabile” è il culto di almeno un paio di generazioni è proprio Arnold Schwarzenegger che fa fare una figura di niente ad un'infilata di energumeni che sembrano tutti ambire ad essere più grossi di lui (si Jesse Ventura, sto parlando di te), ma soprattutto sembra davvero implacabile nel modo in cui affronta l’assurdo gioco televisivo.

Ben Richards è spavaldo fin dall’inizio, ma una volta libero dalla barba lunga e dal collare sonico che minaccia di fargli saltare la capoccia come una tappo di champagne, mette su un ghigno e un umorismo irriverente, che risulta quasi del tutto fuori luogo rispetto all’atmosfera cupa, sembra che per lui sopravvivere in un gioco della morte da cui nessuno e mai uscito vivo (nemmeno i vincitori “Felici alla Hawaii” virgolette obbligatorie) sia la parte facile, ben Richards ha l’insostenibile leggerezza dell’essere (un eroe d’azione) alla faccia della distopia!


Distopia? Dittatura? Niente paura c'è Arnold!
Il lavoro di Steven E. de Souza si vede tutto, lo dico sempre che non si parla mai abbastanza del talento di de Souza, ma basta sentire come scorrono quei dialoghi per esaltarsi. La cosa clamorosa è che malgrado il protagonista abbia un nome americanissimo come Ben Richards, qui l’accento austriaco di Schwarzenegger è più marcato che mai, anche se ho visto tutti i film di Swarzy tante (tantissime) volte, personalmente “Running Man” è quello in cui il suo accento mi colpisce in pieno come uno dei suoi cazzotti, ma poco importa, rido alle battute come uno scemo tutte le volte!

Ovviamente, non può mancare il marchio di fabbrica di Schwarzenegger, ovvero la minaccia “Io ritornerò” (“I’ll be back”) ringhiata a Killian che in tutta risposta gli dice “Soltanto nelle repliche”, ma il duello tra i due prima di finire (male per il presentatore) continua anche con la spassosa: “Ho detto a Killian che sarei tornato... Non voglio passare per bugiardo”.


Non mi stancherò mai di sentirglielo ripetere.
Il finale, come detto, è trionfale, il Superman austriaco vince anche questa volta e l’ultima scena con bacio e ballata anni ’80 (Restless Heart di John Parr) un trionfo, di fatto “The Running Man” s'infila nella tradizione dei vari film distopici con giochi della morte, che va da “Anno 2000 la corsa della morte” (1975) giù fino a Rollerball, ma se più o meno siete della mia leva, probabilmente vi ricorderete di una trasmissione intitolata “American Gladiators”, una versione yankee e sotto steroidi di “Takeshi's Castle” che, ovviamente, era ispirata a questo film. Nei pomeriggi della mia infanzia, passava su Italia 1, con il commento del solito Dan “Per me numero uno” Peterson che, anche lì, parlava di codici postali americani, che fosse “American Gladiators”, gli incontri della allora WWF, o le partite di Basket, Peterson parla sempre di codici postali americani!

A proposito d'ispirazioni, prima ho citato “Battle Royale”, ma non pensate di scamparvela appassionati di “Hunger Games”, perché senza “The Running Man” (libro e film) col cavoletto che Suzanne Collins sfornava tutti quei romanzi! Visto che il Maestro ha aleggiato su tutto questo commento, da dove pensate che arrivi il Distretto13?


"Il tempo di scendere da 'sto Toboga e poi ve lo do io Hunger Games".
Perché non metto in dubbio che in tuta aderente, sia sicuramente più un bel vedere Jennifer Lawrence che un culturista austriaco, però è l’unico argomento che potete mettere sul tavolo, perdonatemi, ditemi pure che sono sorpassato, ma vi lascio la vostra protagonista, con arco, frecce, nome che m'incastra la mascella se pronunciato e pavone in fiamme, ma io mi tengo Ben Richards!

Agente ICS: "Deve firmare. Usi la mia schiena, vittima. AHHH!"
[Firma e infilza il contratto nella schiena con la penna]
Richards: "Non dimenticarti la mia copia"

38 commenti:

  1. Non avevo pensato a Mai Dire Banzai, ma devo ammettere che il paragone è assolutamente geniale :D Grande articolo e film mito della nostra generazione! :)

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    1. Ti ringrazio molto, sono felice che ti sia piaciuto, non so bene come mi sia venuto il paragone, probabilmente pensando a Battle Royale ;-) Ci siamo cresciuti in tanti con questo film, “Hunger Games” sembrava una replica sbiadita, e con meno ballerine ;-) Cheers!

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  2. io credevo che l'Hunger Games della tua generazione fosse battle royal.

    hunger games non l'ho visto ma battle royal lo vidi al torino film festival ed è un capolavoro.

    l'implacabile è un ottimo film.

    mi hai fatto venire voglia di rivederlo.

    grazie

    RDM

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    1. Purtroppo al TFF me lo sono perso, recuperai “Battle Royale” dopo e lo amai subito, anche perché ero nel pieno della mia follia per Takeshi Kitano, che in realtà non mi è mai passata davvero ;-) Però quando vidi “Battle Royale” la prima volta pensai, che era molto simile a l’implacabile! Film che ormai avevo già visto tipo 400 volte tra VHS e passaggi televisivi.

      Così poi a cascata, vedendo il primo “Hunger Games” (l’unico di cui conservo un minimo di memoria) pensati, ok Carpenter, Battle Royale e l’implacabile tutti mescolati insieme ;-) Bene, se sono riuscito a farti venir voglia di rivederlo, missione compiuta! Cheers

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  3. E che ti devo dire...cultone generazionale a cui Hunger Games può al massimo pulire le scarpe...lo riguardo tutte le (poche) volte che passa in TV confesso.

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    1. Si ormai non passerà nemmeno più in tv, ma una volta era una presenza fissa, non credo di averlo nemmeno mai registrato, tanto veniva trasmesso ad ogni piè sospinto ;-) Cheers

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    2. E io riuscii a non beccarlo mai! °_O XD Vabbé, non è che uno può vedere tutto. XD

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    3. Ogni tanto bisogna anche dormire, mangiare, fare la spesa... Ogni tanto ;-) Cheers

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  4. Che qualcuno dia un premio alle tue didascalie! :-D
    Hunger Games è la dimostrazione di come dagli anni '70 in poi i "giochi della morte" futuristici siano stati ridotti di livello fino a farli diventare miti pop per ragazzini. Qui c'è molta parodia ma Schwarzy assicura sempre una buona dose di mazzate adulte.
    E viva Takeshi Tamigi :-D

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    1. Il mongolino d’oro mi possono dare, grazie!! ;-)
      I vari “Young Adult” hanno due espressioni, con il futuro distopico o la storia d’amore con bestia fantasy scelta a caso, Arnoldone gli rideva già in faccia trent’anni fa ;-) Ora vado nel labirinto sotto lo sguardo minaccioso del conte Takeshi inseguito ma Mashiro Tamigi :-P Cheers!

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  5. Pensa che ho scoperto questo film solo... che sarà stato, 8 anni fa al massimo! Da ragazzo non mi è mai capitato di vederlo in TV, nessuno me ne aveva mai parlato e il titolo italiano era troppo anonimo per attirare la mia attenzione, insomma una concomitanza di elementi. Quindi il mio approccio è stato veramente con occhi moderni e, che devo dire, carino da beccare in qualche sporadico passaggio televisivo ma non mi spinge a ricercarlo volutamente. Inoltre lo preferisco in inglese, non tanto per l'accento strambo con cui pronuncia le sue battutacce, ma per la voce italiana di Schwarzy (e non solo la sua) che trovo un po' curiosa e mi tira sempre fuori dal film; mettere Foschi su Schwarzenegger è stata una scelta stramba visto che all'epoca (e non a caso) era associato ad antagonisti dei film (Hans Gruber, Dart Fener tra i tanti) e per me stona molto sul nostro Mr. Muscolo. Anche la voce del presentatore televisivo (Sergio Fiorentini) non mi è mai piaciuta molto su quel personaggio, la trovo troppo comicamente caratteristica, reminiscente più che altro dei personaggi di Mel Brooks. Insomma, un film un po' azzoppato. Poi magari chi ci è cresciuto ha avuto modo di abituarsi a quelle interpretazioni, per me sono sempre un po' strambe considerando il periodo in cui è stato doppiato.

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    1. Un vero allineamento di pianeti il tuo, è strano che tu non lo abbia visto prima di così poco tempo fa, ma ci credo, perché a me è capitato con altri titoli.
      Dici bene, forse crescerci con questo film è differente, le voci, la battutacce di Arnold tradotte così così, sono dettagli importanti che noto meglio ora, però questo è stato il primo film di Schwarzenegger che ho visto in lingua originale, giusto per traumatizzarmi a vita con il suo accento austriaco ;-) Cheers!

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    2. Io lessi il titolo nella filmografia presente nell' opuscoletto di "Codice magnum" e qualche tempo dopo la trama sul Mereghetti. Beccato negli ultimi anni solo su sky!

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    3. Concordo sul protagonista mentre Fiorentini secondo me ci stà XD ! Comunque si, film gradevole da guardare quando capita, ma non tra i top!

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  6. Quanti ricordi che hai smosso! "The Running Man" è uno dei miei preferiti con Swarzy protagonista, una pellicola molto politica e con una strisciante critica sociale.
    E, come hai detto tu, ci ha azzeccato su quello che sarebbe diventata la televisione dei tempi nostri.

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    1. Quelli che dicono che “Hunger Games” tratta anche temi tosti, dovrebbe dire lo stesso anche di “The Running Man” ;-) Rivederlo oggi mi ha colpito molto, la nostra televisione somiglia davvero troppo a quella di questo film! Cheers

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    2. Già! Quando l' ho visto solo rimasto così per certe cose °_O !

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    3. Altro gran film anticipatore di brutte tendenze, non cinematografiche ma purtroppo sociali. Cheers!

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  7. Sta pellicola, dear Cassidy..con i film su Schwarzy i tuoi post diventano assolutamente incommentabili perché parlano di quel tipo di film che ho amato per primo in vita mia.
    L'implacabile lo vidi noleggiato in videocassetta e rimasi folgorato, poi l'ho cercato per anni inutilmente. Solo con l'uscita del dvd ci ho potuto rimettere le mani sopra.
    "Restless Heart" mi fa commuovere tutte le volte come un deficiente :P

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    1. Ti ringrazio, alla fine sono film che amiamo in tanti, il bello é che sono ancora grandi film, e non per via della malinconia. Il finale é trionfale "Restless heart" ciliegina sulla torta ;-) Cheers

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    2. "e non per via della malinconia"

      Decisamente! XD Molto bella in effetti la canzone finale! ^^ Ancor di più abbinata alla scena.

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    3. Su Italia 1 la tagliavano sempre per far partire la pubblicità! ;-) Cheers

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  8. A me fa morire la scena con Schwarzy che sclera di fronte allo schermo. :D
    Il romanzo ancora non l'ho letto ma è arduo uno Schwarzy vs King.
    King non sarà mai l'idolo che Schwarzy ha rappresentato per me. ;)
    Quindi boh dovrò leggerlo come un romanzo di George Stark staccato dal film :lol:

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    1. Si é fortissima, per altro in originale il contratto voleva cacciarglielo giù per la gola, in italiano su da un'altra parte ;-) Il libro é molto bello ma diversissimo da film, "la metà oscura" visto che hai citato George Stark, libro e film di Romero sono piuttosto simili invece. Cheers!

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  9. Quando i miei guardano Il Trono di Spade e sento parlare di Stark mi viene in mente lui. :D

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    1. Lo Stark che nessuno (o quasi) riesce ad uccidere per davvero ;-) Cheers!

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  10. Altro motivo per cui voglio bene al film : Schwarzy sul finale impugna lo stesso mitraglione di Codice Magnum.

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    1. Secondo me voleva vendicare il flop di quel film, usando la stessa arma ;-) Cheers

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    2. Da qualche parte, in qualche modo, qualcuno pagherà ;-) Cheers!

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  11. Altro cult che da ragazzini ci faceva impazzire!
    Bestia che ricordi!

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    1. Esatto, questo è un pezzettone di cuore ;-) Cheers

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  12. Film imperfetto, ma che non ci stanca mai di rivedere...

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    1. Vero, ma è talmente un cult che si riesce a girare i difetti in pregi ;-) Cheers!

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  13. Si tratta di uno dei due film di Schwarzy che mancai da piccolo all' epoca (l' altro è "L' eliminatore"). Ovviamente parlo di quelli dal primo Conan in poi. XD L' ho recuperato una decina di anni fa e mi è piaciuto. Come scritto ha quel misto di distopia, ironia ed action ben amalgamato. Killian poi è una vera faccia da schiaffi parac..a. In onda è un buon tempone mentre dietro le quinte è il dittatore dell' emittente! XD Dynamo è proprio trash! XD Quando canta però sa il fatto suo! XD
    Effettivamente purtroppo nella sua esagerazione qua e la ci aveva visto giusto!
    Incuriosito ho letto il romanzo. Effettivamente non centra quasi niente! Davvero teso ed avvincente, ma il finale... boh!
    Tornando al film, doppiatore insolito per AS alla sua unica prova.
    "American gladiators" non ricordo di averlo mai visto! Magari gli diedi un' occhiata, ma non mi prese. Boh! Ho visto qualche immagine e... mamma mia che donne! °_O XD Le troppo muscolate non mi hanno mai fatto impazzire. XD Certo però che gli americani se ne inventano di cose... XD

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    1. Gli americani sono gli unici che abbiamo (a volte viene da dire per fortuna altre purtroppo) tocca tenerceli così come sono ;-) Si l'estetica del film é pienamente anni '80 ma alla fine si lascia ancora guardare Swarzy é sempre super! ;-) Cheers

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