martedì 7 febbraio 2017

La battaglia di Hacksaw Ridge (2017): Lo aveva promesso "Ci rivedremo nella mischia"


Se vi dico le parole “Filmografia di Mel Gibson” voi cosa mi rispondente? No, lasciate perdere Mad Max Rockatansky, parlo dei film diretti dal vecchio Mel.

Cosa mi dite? Non rispondete? Non hanno ancora inventato le pagine Internet interattive, quindi non mi potete rispondere, tocca rispondere a me. I tratti comuni dei film del regista Gibson sono: sangue e violenza senza tirar via la mano, una propensione ai personaggi monodimensionali (buoni buonissimi, cattivi cattivissimi), Dio, fede e religione come se piovesse e una buona dose di retorica. Non fate i finti tonti, non siete solo voi cresciuti guardando “Braveheart”, ma bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere che la retorica era parte integrante di quel film e di tanti altri che hanno fatto la storia del cinema, questo non vuol dire che io sia un fan della retorica, però ammiro i registi che al cinema riescono a portare avanti le loro idea facendo del bel cinema, basta pensare all’ultimo Eastwood, solo per fare un esempio recente.

Ok, facciamo un altro giochino allora. Io vi racconto la trama di “Hacksaw Ridge” (da noi in uno strambo Paese a forma di scarpa, anticipato da “La battaglia di” perché sia chiaro che è un film di guerra) e voi mi dite chi sembra fatto dal sarto per dirigere questa storia, ok? Bene, dai, bravi, mi piace quando avete questo spirito di iniziativa!

"Nasconditi Isidoro! Questo fa domande strane!".
Desmond T. Doss, un ragazzo con la passione per curare gli altri e un grosso problemino di gestione della rabbia, vive secondo i precetti della sua fede, quella degli avventisti del settimo giorno e si rifiuta categoricamente di usare la violenza o qualsiasi tipo di arma. Nel 1945 all’età di 23 anni si arruola supera l’addestramento e viene spedito in Giappone, durante la battaglia di Okinawa, salva 75 soldati feriti del suo plotone, il tutto senza mai utilizzare un’arma e diventa il primo obiettore di coscienza a ricevere la medaglia al valore. Voi direte: "Bella cazzata! Chi è che ha scritto ‘sta roba da fantascienza?". Risposta: nessuno. Perché Desmond T. Doss è esistito davvero e questo film è la più classica delle “Storia vera”, visto che Doss è morto nel 2006 all’età di 87 anni. Ora, come abbiamo già chiarito, voi non potete rispondermi, ma non pensare che questo sia materiale per Mel Gibson, credo sia davvero impossibile.

“La battaglia di Hacksaw Ridge” è uno di quei film in stile “Into the Wild” (2007), guarda caso, anche quello diretto da un attore e regista, celebre per essere piuttosto fermo sulle sue idee e per il caratterino tenero, ovvero: Sean Penn.

Meglio che faccio attenzione a quello che dico, mi tengono d'occhio.
Le vite di Christopher McCandless e quella di Desmond T. Doss se fossero sceneggiature di Hollywood, verrebbero bollate come eccessivamente caramellose ed esagerate, per essere davvero credibili, se non fosse che sono accadute davvero, i protagonisti (e pure i registi mi viene da dire) di “Hacksaw Ridge” e “Into the Wild”, sono capaci di far pensare allo spettatore dieci volte “Ma questo è tutto scemo”, sono due film per cui se tu, seduto davanti allo schermo, non sei d’accordo con le scelte di vita dei protagonisti, semplicemente li prenderai in odio e il film con loro, ma allo stesso tempo, sono quei personaggi, “Larger that life”, come direbbero gli amici Yankee, che sono automaticamente materiale per il cinema. Il gioco è questo, prendere o lasciare.

Inoltre, Mel Gibson, è uno che smuove coscienze, se dovessi tenere in considerazione l’artista, è una non competitiva, quell'uomo è responsabile di alcuni dei miei film preferiti di sempre, ma una cosa è l’attore l’altra l’uomo e sull'uomo non mi ci metto neanche, fanatico religioso? Uno che la sera esce a bere con il suo grande amico nostro Signore Onnipotente e poi sulla via del ritorno si fa arrestare per guida in stato di ebrezza, eccesso di velocità e condisce il tutto con insulti antisemiti? Vero, ma quando si parla di cinema, di cosa fa “Mad Mel” nel tempo libero m'interessa quasi niente.

Siccome non sono una persona molto religiosa (eufemismo numero uno) e non vado pazzo per nessuna religione in particolare (eufemismo numero due), preferisco interessarmi alla mia fede vera, ovvero quella per il cinema e qui il Gibson regista torna molto buono, perché è uno di quei filmaker riconoscibili ed estremi per cui ho un debole, è uno sullo stile dei vari Sam Peckinpah e John Milius, anche solo per il modo in cui viene tenuti a briglia corta e preferibilmente, in prossimità della cinta daziaria di Hollywood, anche perché se fosse per lui, farebbe quel film sui vichinghi con Leonardo Di Caprio, tutto parlato in antico Normanno che minaccia da una vita e che, personalmente, mi vedrei molto volentieri.

Con quella barba sta anche iniziando ad assomigliare a... Naaaaaa!
Nella parte iniziale del film Mel parte già forte con parallelismo su Caino e Abele, mentre ci presenta il Desmond T. Doss interpretato da Andrew Garfield, che qui sembra un “Forrest Gump” per quanto il personaggio appaia poco sveglio, ti aspetti che da un momento all’altro se ne esca con un “Stupido è chi lo stupido fa”.

I suoi genitori, sono Hugo Weaving, reduce con problemi di bottiglia e Rachel Griffiths che è invecchiata di botto in due giorni, anche perché io “Six feet under” ho finito di vederlo pochissimo tempo fa e ritrovarmela qui è stato un mezzo shock. Per altro, se consideriamo che nel film nel ruolo del capitano Glover, c’è anche il redivivo Sam Worthington, sembra la comunità di recupero degli attori Australiani poco utilizzati, evidentemente Mel Gibson ha voluto omaggiare, a suo modo, la terra dei canguri che gli diede i natali.

"Lasciatemi entrare! Mi ha scritto Mel! Ho la sua lettera!".
Doss, povero per una laurea in medicina, ha la passione di curare i feriti e s'innamora dell’infermiera Teresa Palmer, quella di Lights out e Codice 999, solo che qui è rossa, invece che bionda. Ma malgrado la sua fede e la sua inflessibile volontà di non utilizzare armi si arruola e fa la conoscenza di Vince Vaughn impegnato a rifare il sergente istruttore di “Full Metal Jacket” con il piccolissimo problema di avere la faccia dello spilungone di tante commedie sceme, anzichè quella di, che so, R. Lee Ermey giusto per fare un nome a caso.

"Soldato Isidoro! Ti faccio forse ridere? Mi hai visto in qualche commedia buffa?".
L’inizio del film corre sul ghiaccio sottile del “Ma il protagonista è scemo o cosa?” e l’imitazione di Kubrick a Gibson viene bene, ma non benissimo, la prima mezz’ora passa, ma se gran parte del pubblico è già uscito dalla sala, si può anche capire il perché.

"Benedetto figliolo sei tutto scemo, ora vai fai cominciare sul serio questo film".
Quando, finalmente, nel processo Doss ha l’occasione per spiegare, ai vertici militari (e al pubblico) le sue motivazioni, il film inizia sul serio, con il suo plotone laggiù nel Pacifico, di attività pacifiche in corso ce ne sono davvero poche, compreso prendere l’Hacksaw Ridge del titolo, un crinale maledetto dove i soldati americani sono stati falciati sei volte di fila dai Giapponesi ben più motivati.

Posticino ideale per una vacanza insomma.
Le scene di battaglia sono davvero ben dirette, Gibson dà libero sfogo al sangue che è parte integrante del suo cinema, ma nemmeno tanto quanto ci si potrebbe aspettare, evidentemente a livello produttivo qualche compromesso lo ha dovuto mandare giù anche lui, il risultato è che come film di guerra vecchio stampo funziona molto bene, tanto da farti dimenticare che in realtà si tratta di una biopic, una delle tante che escono nel periodo prima degli Oscar.

Una scena tipica della vostra classica biopic da Oscar.
Quasi tutti i film ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale, usciti dopo “Salvate il soldato Ryan” risentono dell’influenza del film di Spielberg, anche qui ci sono delle somiglianze, ma Mel Gibson riesce comunque a mantenere la sua coerenza e anche a smarcarsi dalle accuse facile che “Hacksaw Ridge” sia un film della tipologia, “Dio e patria! Vinceremo perché l’Onnipotente è con noi!”, anche se sono sicuro che qualcuno utilizzerà questo chiavistello per criticare il film.

Di fatto, la prima parte è un lungo preludio alla seconda, non particolarmente complessa a livello narrativo (come tutti i film di Gibson), ma efficace. In particolar modo dal punto di vista visivo, tanto che anche lo spettatore che pochi minuti prima era pronto a pensare “Ma questo è scemo”, finirà per fare il tifo per il protagonista, impegnato a cercare di salvare un altro dei suoi compagni. 

Bada dum dum dum, another one bites the dust.
Personalmente, da laico in odore di eresia quale sono, non l'ho trovato sfacciato o da fanatici religiosi, nemmeno la scena in cui sopraffatto Doss, mormora al suo Dio: “Cosa vuoi da me? Non riesco a sentirti" e in risposta sente solo le grida di aiuto dei suoi compagni, capendo immediatamente quello che è giusto fare, perché? Perché questo è materiale da cinema e Gibson l’uomo giusto per dirigerlo.


Più che lanciare messaggi religiosi o politici, dirigendo quella che potrebbe erroneamente essere interpretata come la sua risposta al Silence di Martin Scorsese, Mad Mel sembra interessato a raccontarci la parabola pacifista di Doss, nella porzione centrale del film che, poi, è anche quella più riuscita, alla fine si patteggia per il protagonista, la faccia da bravo ragazzo allampanato di Andrea Isidoro comincia a funzionare alla grande, ci sta ogni tanto godersi una riuscita parabola edificante, specialmente se è fatta a forma di film di guerra ben realizzato come questo qui.

"Permesso, obiettore di coscienza fate largo!".
Bisogna dire che negli ultimissimi minuti di film, tra granate prese a calci e l’ultima inquadratura quasi cristologica sul protagonista Mel Gibson esagera, ma ormai l’obbiettivo era già stato riassunto, quindi posso anche perdonargliela (per questa volta…) perché alla fine “La battaglia di Hacksaw Ridge” è un film estremamente coerente con il chiacchierato personaggio, la sua idea di cinema e la filmografia di Mel Gibson, la coerenza mi piace e poi che ci volete fare? A me piacciono i film di guerra e i registi controversi, quindi ben venga “Mad” Mel Gibson, uno degli ultimi cani sciolti a zonzo per Hollywood. 

32 commenti:

  1. Non leggo il post perché vado a vederlo, temo spoiler. Dimmi solo, ti è piaciuto?

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    1. Non ho messo l’avviso spoiler, perché trattandosi di un film sulla vita di Doss, non ci sono più anticipazione di quante non potresti trovarne leggendo di lui su Wikipedia, comunque fai bene dico sempre che meno sai di un film prima di vederlo meglio è ;-)

      A me è piaciuto, funziona come film di guerra, ma devi mettere in conto i marchi di fabbrica di Mel Gibson, retorica, retorica a palate ;-) Fammi sapere come lo hai trovato! Cheers

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  2. Mai amati i film di guerra. E Gibson non mi ha mai fatto impazzire (Mad Max e il torture-porn su Gesù a parte).
    Però.
    Non so, la tua recensione mi ha quasi convinto a dargli una possibilità... pare che questo film abbia "qualcosa".
    Ah, su Isidoro sono morto, eh.

    Moz-

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    1. Ecco, se hai apprezzato il torture-porn su Gesù questo potrebbe piacerti, ci sono molti punti in comune con quello, devi mettere in conto la retorica di Gibson, ma quando si tratta di cinema sa il fatto suo. Eh eh sono contento che ti abbia fatto ridere :-D Cheers!

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  3. Hugo nel fotogramma ha qualcosa dell'attore a la Richard Widmark che interpreta Jack Joker Nicholson da giovane nel Bats di Burton del 1989, ma ad un provino per Codice d'Onore. Il regista potrebbe aver fatto il difficile e avergli inflitto gli ultimi minuti con Tom Cruise - nel remake immagino avremo Garfield, considerato che recita x Scorsese e Gibson - in cui il colonnello è arrestato e tenta di scagliarsi contro l'avvocato che lo ha sconfitto.
    Hugo è il mio eroe da quando in un film di cui non ricordo il titolo era un pericoloso virus antropomorfo che considerava gli esseri umani un virus pericoloso. Sto scrivendo il soggetto x una pellicola a basso costo in cui Hugo Weaving è un pulotto che ferma una star del cinema brilla e lanciata a rotta di collo e questi gli dice che è lo stuntman di un film a basso costo in cui si ipotizza un futuro post apocalittico in cui è la controfigura di un ex pulotto che guida nel crepuscolo come un Alan Ladd motorizzato. Una di quelle cose che vincono tutti i festival del cine in cui vince chiunque si presenti ( cit. Woody Allen ndr ). Vedremo.

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    1. Si, la stempiatura è proprio la stessa ;-) Bello! Una specie di remake di “Freejack” ma con Hugo Weaving che in effetti ha sempre l’aria da sbirro, che sia umano o virus digitale alla Matrix. Woody Allen e la parola definitiva sui film festival è sempre molto apprezzata da queste parti. Cheers!

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  4. Giobbe Covatta pare in gran forma fisica!

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    1. Boom morto! :-D Ora per il resto della giornata avrò in mente Mel Gibson che canta "Hans, Hans, piccolo Hans" :-D Cheers

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    2. Lo sono davvero, mi hai fulminato con questa rivelazione!

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  5. Si era sul finire deggli anni di plastica che Altan disse in realtà essere di altro materiale biodegradabile . Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti e Mel Gibson dividono un appartamentino nella ex capitale morale. Le canzoni "bonsai" di Enzo non erano esattamente un successo negli stessi gg in cui le incursioni di Giobbe nello show di Mau Costanzo conquistavano il pubblico. Mel stava cercando con tutta la energia dei suoi muscoli scolpiti di allontanarsi da Arma Letale perchè temeva di finire come Luke Skywalker e di doppiare nei decenni il Joker dei cartoni animati. Nel 1988 è in Tequila Connection, ma Michelle Pfeiffer sceglie quell'anno per interpretare tre blockbusters ( gli altri due sono Relazioni Pericolose e Una Vedova Allegra ma non troppo ndr ) e tutti si ricordano della bella attrice e non di Mel. Cattivi. Gibson non la prende benissimo e prima di rassegnarsi ad una seconda arma letale - mentre sente sempre nelle orecchie una vocina che gli dice io sono tuo padre Luke - pastura il Cova prima e dopo il crepuscolo perchè convinca il Mau a concedere al divo della terra dei canguri uno spazio almeno una sera. Per farla breve - lo so, è già tardi - Gibson registra un provino con un giovane implume Vic Sgarbi che spiega come Ceronetti e Modigliani fossero ossessionati dalla cicogna perchè nessuno aveva spiegato loro da dove davvero arrivano i bimbi. Mel è affascinato - fino a quel momento credeva che le donne avessero il marsupio come certi strani topi giganti del suo paese - e scoppia a piangere ricordando i giorni in cui andava a rotta di collo con la sua jeep sulle piste e piallava x divertimento quelle bestiole. Una roba che Miller ha usato x i suoi Mad Max, ma con la teppaglia al posto dei canguri. Mau non ha dubbi: Mel ha quello che serve x inumidire il ciglio del suo pubblico e sta accompagnando alla porta il critico dal ciuffo malandrino quando entra un pulotto con un occhio nero che cerca il ceffo che è passato alle vie di fatto davanti ad una multa x divieto di sosta della bonsai mobile con cui al tempo si spostavano i tre amigos. Mel in gattabuia e Vic recuperato tra le riserve. So goes life.

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    1. Niente, quando parti così, io tiro fuori il cestone con i pop corn e mi godo le citazioni a raffica :-D Cheers!

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  6. La retorica di Mel mi ha tramortito con "Fummo guerrieri" e da allora cerco di evitarla accuratamente, dosando a piccole gocce Mel che preferisco come attore. (I suoi ultimi piccoli film li preferisco ai suoi film da regista!)
    Un altro pippone moralistico sulla guerra non credo di sopportarlo, magari aspetterò che lo trasmetta Italia! :-D

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    1. “Fummo Guerrieri” era scritto e diretto dallo schiavo preferito di Mel Gibson, Randall Wallace, che ha scritto anche questo film qui, quindi mi sa che hai già pesato il tuo possibile gradimento del film.

      “We Were Soldiers” però visto e dimenticato, questo mi ha colpito di più, Gibson dietro la macchina da presa fa il suo, infatti la parte centrale, dove si parla pochissimo è anche quella più riuscita di tutto il film. Cheers!

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  7. Considerando i suoi film da regista penso che lo andrò a vedere ad occhi chiusi. La retorica a cui fa riferimento Lucius è così estrema con Mel che fa il giro e diventa un'attrattiva troppo forte. Spero solo non sia noioso

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    1. Esatto, con la retorica Gibson ci condisce l’insalata, ci fa colazione alla mattina ;-) Noioso secondo me non lo è, il lungo preludio iniziale fa sollevare il sopracciglio perplesso più di una volta, quindi se va male, so già qualche film vedrò spuntare nella rubrica “Non comprate quel biglietto”, quindi è già una vittoria per me ;-) Cheers!

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    2. Ahah, non è detto, non è detto. Da ateo praticante che sono, sono anche un grandissimo sostenitore del Mel Gibson regista-fondamentalista che vuole impartire i "veri" messaggi, senza filtri come piace a me (perché la storia biblica e dei vangeli non è latte e miele), La Passione di Cristo da quel punto di vista è da antologia! Quando poi leggi dei dietro le quinte acquista punti aggiuntivi (con Cavizel fulminato molteplici volte mentre era in croce). Apocalypto poi mi attira ogni volta che passa in TV... tutto sommato devo dire che mi piace molto anche come regista. Poi ovviamente è meglio rifuggire dall'uomo Mel e dalla vita privata. Mi dispiace solo che come artista sia stato ostracizzato, secondo me in maniera molto ipocrita.
      Comunque poi domani magari vado a vedere questo film e ne ho da dire peste e corna!

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    3. Concordo su tutta la linea, se non fosse stato un divo degli anni ’80 e fosse nato prima, sarebbe stato uno di quei registi di rottura degli anni ’70, con tanto di vita privata tormentata e discutibile.
      Ho sposato la definizione di Douglas Adams di “ateo radicale”, però sui titoli di coda de “La passione di Cristo”, ho pensato, beh sto Gesù mica male, un eroe di resistenza non violenta ;-)

      Ti vedo nell’ordine di idee ideali per goderti questo film, bisogna solo vedere se ti piacerà o no ;-) Cheers

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    4. Adoro l'idea che chi crede nella storiella di Gesù sia obbligato a prendere La Passione di Cristo come un mero resoconto dei fatti, avvenuti né più né meno come li vediamo nel film, perché come Mel nessun altro si era mai azzardato ad una raffigurazione dei "fatti" così come sono scritti (ma spesso "alleggeriti", specialmente per i bambini). Insomma il lavoro di Mel lì per me è il massimo della goduria, lo farei vedere a catechismo.

      Riguardo a Hackasw Ridge, se è per questo sono anche anti-militarista, in teoria è il film perfetto per me. Nella pratica si vedrà!

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    5. Anche secondo me, era un film fatto tenendo conto del punto di vista puramente cinematografico della storia, ancora mi ricordo le polemiche sulla veridicità storica del film di Gibson, che mi facevano molto ridere ;-) Idem, di solito faccio il tifo per i militari si, ma al cinema, continuo a confermare che sembra fatto per piacerti questo film. E fu così... ;-)

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  8. In realtà mi aspettavo molto di più da questo film in quanto scritto da Randall Wallace (anche se non capisco perché non figura nei credits su imdb), che per quanto mi riguarda ha messo una parola importantissima sul cinema di guerra con We wer soldiers, guardacaso insieme a Mel Gibson (se ricordi anche in quel film c'è una discreta quantità di Gesù).
    Forse non è colpa di Wallace, dal momento che la sceneggiatura è stata limata da altri... però oh, personaggi mono che più mono non si può, linee narrative piatte e telefonatissime. Ostacoli e complicazioni banali e nel complesso ovattati, perfino durante le scene di guerra della seconda parte. In We were soldiers c'erano addirittura due, forse tre scene madri, qui nemmeno una.... boh, io lo boccio!

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    1. Così però mi scoraggi!
      Dai, domani il cinema sta a 2 euro... quasi quasi

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    2. Uscito meno di una settimana fa e sta già a due euro: facciamoci delle domande! :D
      Scherzo, comunque l'unico merito che gli riconosco è la bontà delle scene di guerra. Per il resto.. c'è perfino una parte in cui ho pensato seriamente di uscire a prendere una bibita, cosa che non mi succedeva da almeno dieci anni...!

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    3. Come dicevo sopra, non ricordo quasi più nulla di “We were soldiers” se non di averlo visto al cinema alla sua uscita. I personaggi monodimensionali, c’erano anche in “Braveheart” (scozzesi buoni, inglesi cattivi), sono d’accordo a dire che la prima parte è un lungo preludio alla battaglia ed è anche la parte più debole e criticabile del film (insieme al calcio alla granata).

      La scena di guerra secondo me è una lunga scena madre, non credo che per il tipo di storia che è avesse bisogno di scene madri multiple, però mi fa piacere leggere, che anche tu hai notato che qualche compromesso è stato preso, evidentemente era interesse di tutti, Gibson stesso, di fare il film senza il solito quintale di polemiche.

      Mi spiace che non ti sia piaciuto, non è “Braveheart” o “La passione di Cristo”, però è molto coerente con la filmografia di cui fa parte, e penso che in mano ad altri sarebbe stato ancora più melenso, e ripieno di Gesù a palate. Cheers!

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    4. Non bevi una bibita da dieci anni! Record! Record! :-D No caSSate a parte, almeno le scene di guerra sono davvero ben fatte, il primo film senza il protagonista intontito dall’acufene dopo un esplosione, che da “Salvate il Soldato Ryan” è diventata una scena che torna sempre ;-) Cheers

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    5. Solo io non riesco mai a beccare la giornata del cinema a due euro, non riesco quasi mai ad andare al cinema di Mercoledì.

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    6. No no intendo proprio alzarmi durante la proiezione ed uscire, roba che di solito non faccio neanche per andare in bagno con la vescica sul punto di esplodere!
      Comunque non l'avevo notata la faccenda dell'acufene, effettivamente ora che me lo fai notare è un bel passo avanti ;)

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    7. Si avevo capito, ma fare il cretino è più forte di me ;-) Tra bunker e lanciafiamme c'era il rischio di scimmiottare Spielberg, se non altro Gibson si è distinto per questo.

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  9. Io ne avevo già cominciato a scrivere, ma aspetto domani che lo vado a rivedere a due euro. Non mi è super piaciuto, ma nemmeno penso ne esca chissà quale ideologia (come dicono alcuni). Anch'io ci ho visto tanto forrest gamp e un po' di spielberg (ma preferisco spielberg). E non è che l'imitazione di kubrik non gli viene benissimo, è che proprio avrebbe dovuto evitarla. Ci sono questa e altre piccole cosucce che non sono del tutto al loro posto... mel ha fatto dei filmoni molto più coesi! e con l'aiuto dello stesso sceneggiatore tra l'altro ;)
    Comunque dopo una seconda visione saprò cosa dirne con più chiarezza.

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    1. Concordo, è tutto tranne che un film impeccabile, la parte iniziale è piena di difetti e difettucci, la seconda metà va meglio, e anche secondo me l'ideologia non è poi così disturbante, o per le meno, il cinema ha il sopravvento, il che per me va bene ;-) Cheers

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  10. Ma sai, alla fine penso che sia un film che piace alla Hollywood di qualche anno fa. La storia di Desmond Doss la reputo interessante, tuttavia gestita dalla persona più chiacchierata degli ultimi anni...

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    1. In effetti è vero, potrebbe piacere a "Quelli della mia generazione" come lo direbbe Clint Eastwood, il tutto nelle mani di uno che fa parlare di se per il solo esistere ;-) Cheers

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