martedì 31 gennaio 2017

Silence (2017): Silenzio, parla Zio Martino


Tutti i registi hanno in testa un soggetto particolarmente sentito, tanti se lo giocano troppo presto, altri al momento giusto, ma portando a casa ben poco successo commerciale e di critica, insomma il film del cuore per il regista è una brutta bestia che può lasciarti pieno di lividi. Ah! Poi, naturalmente, c’è Martin Scorsese, che ormai gioca in una categoria a parte.

“Chinmoku” scritto da Shūsaku Endō nel 1966 è la chimera che Scorsese ha inseguito e cercato di portare al cinema per quasi trent’anni, ci era arrivato vicino nel 2009 e il protagonista avrebbe dovuto essere Daniele-Giorno Luigi, ma è saltato tutto con il tritolo, il film è arrivato soltanto ora, in cui Zio Martino è ad un punto della sua carriera dove, mi pare sia ovvio, non deve più dimostrare nulla a nessuno, nemmeno all’Accademy che lo ha ignorato per decenni, il regista più gesticolante della storia del cinema, ha quel livello di maturità e credibilità fondamentali per rendere “Silence” un film riuscito.

Zio Martino, da indicazioni registiche, gesticolando come suo solito.
Non sto dicendo che sia il più bel film di Scorsese che ho visto in vita mia, ma nemmeno il mattonazzo pallosissimo di cui ho sentito parlare, certo, il tema non è sexy, sicuramente non è il massimo della leggerezza, ma un soggetto tanto ambito raramente lo è, resta il fatto che “Silence” è un film tesissimo, diretto in maniera rigorosa, che mi ha lasciato incollato allo schermo per i suoi 161 minuti, minutaggio canonico per Scorsese, date lo stesso soggetto in mano ad un altro meno talentuoso, poi ne riparliamo su quella questione “Film noioso”.

Anno 1633, i due Gesuiti portoghesi Padre Sebastião Rodrigues (Andrew Garfield) e Padre Francisco Garupe (Adam Driver), partono per il Giappone con l’intento di ritrovare il loro mentore Padre Cristóvão Ferreira (Liam Neeson che privo di telefono abbandona i ruoli d’azione). Time Out Cassidy! Lo dico io, tanto lo state pensando: sì, Qui Gon Jinn è il mentore di Kylo Ren, appena la notizia trapela, sappiate che l’Internet è pronto a saltare per aria in vista del prossimo Star Wars. I Cristiani in Giappone sono perseguitati dallo Shogun, la notizia che è arrivata fino in Portogallo, è che Ferreira abbia abiurato, da qui l’inizio della ricerca.

"Grazie Signore! Finalmente sono io quello che è stato rapito!".
Il silenzio del titolo è anche quello in cui sono costretti a vivere i Giapponesi convertiti al Cristianesimo, per tentare di nascondersi dagli uomini dell’inquisitore, ma in senso più ampio, Scorsese s'interroga sul più grande mistero della religione stessa, ovvero il silenzio di Dio davanti alle sofferenze dell’uomo e dei suoi fedeli.

Scorsese in gioventù aveva a lungo accarezzato l’idea di farsi prete, per nostra fortuna ha dedicato la vita al cinema e per questo ci sarebbe già da ringraziare entità superiori, qualunque esse siano, ma quella formazione da ragazzo cattolico non lo ha mai abbandonato, è facile paragonare “Silence” all’altro titolo della filmografia Scorsesiana dall’argomento più simile, ovvero “L’ultima tentazione di Cristo”.

Gioite, viviamo nell'universo parallelo in cui questo signore non è diventato Papa.
“Silence” è l’opera di Scorsese più religiosa, quasi una parola definitiva sull’argomento, affrontata nel momento giusto della sua lunga carriera, il risultato è un film rigoroso affrontato con il giusto livello di distacco, con occhio quasi laico, lui che laico non è per niente, lo si capisce dalla mancanza di personaggi assoluti, lo stesso protagonista, Rodrigues, il più motivato di tutti a ritrovare il suo mentore e difendere i convertiti locali, più di una volta pecca di superbia come gli fanno notare, paragonando se stesso a Gesù.

Prendere molto sul serio il concetto di "Cosa farebbe Gesù?".
Il personaggio, che nel corso del film si trasfigura quasi a voler assumere l’immagine classica del vecchio JC, ha proprio il figlio di Dio come modello di riferimento e funziona anche in contrapposizione al suo compagno di viaggio, Garupe che, invece, è (inizialmente) insofferente nei confronti dei locali. In questo senso, Adam Driver viene utilizzato poco in termini di minutaggio, ma risulta un comprimario di lusso, lo so che si scherza sempre sul fatto che Driver e le sue orecchie non lo rendano proprio ‘sto gran figo, però anche per quei paraventi che si porta appresso, funziona, d’altra parte quando penso ad un film a tema religioso, penso ai nasi deformi dei monaci de Il nome della rosa, quindi sembra quasi una scelta, del più cinefilo dei filmaker, ad esempio, l’inquadratura che conclude il film, sembra un omaggio a “Quarto Potere”.

"Cassidy sta dicendo che sono brutto?" , "No sei bellissimo Adam, basta con 'sta storia".
Il film tende a ripetersi nel martirio a cui i protagonisti sono sottoposti, il processo del “Korobu”, l’abiura in cui i cattolici vengono costretti a calpestare l’immagine del Signore, viene ripetuto parecchie volte, forse anche troppe, ma il concetto arriva bello forte: l’abiura è un tradimento della propria fede in termini assoluti e senza ritorno, oppure è un'onta di cui farsi carico per evitare mali peggiori, come la morte di persone innocenti?

Tutti temi grossi che Scorsese gestisce con una tecnica registica che levati, ma levati proprio, ad esempio, l’uso della voce narrante, un espediente che amo molto, ma che utilizzato male risulta fastidioso, nella parte iniziale del film la voce narrante è proprio quella di Rodrigues, ma nell’ultima parte della storia, scompare. Non voglio dirvi quando per non rovinare la visione a nessuno, ma provate a fare attenzione a quando succede, capirete che l’assenza della voce narrante è parte del processo di crescita del personaggio.

Ora io e te naso a patata, ci vediamo nel prossimo di Mel Gibson.
Per fare un altro esempio, Scorsese ci mostra Liam Neeson che si allontana da Garfield e con uno stacco di montaggio scompare letteralmente come… Beh, Batman (di cui, per altro, era mentore, ora che ci penso), sembra una stranezza, in realtà serve a sottolineare un salto in avanti della storia di anni che poco dopo diventa palese grazie al make up sul volto di Garfield, oh! Gente che dirige come Scorsese, su questo gnocco minerale che ruota intorno al Sole, non ne è rimasta tanta.

Scorsese mette in dubbio anche il colonialismo culturale con cui gli Europei del 1600 cercavano d'imporre la propria religione, su questo potremmo trovare dei parallelismi con la nostra attualità, ma ho apprezzato molto il monologo di Ferreira, in cui Liam Neeson sottolinea le differenze culturali tra i due popoli, anche nella lingua (e a breve distanza da Arrival, è il secondo film che ci ricorda l’importanza dell’argomento).

"Tieni duro fratello, Cassidy ha quasi finito di sproloquiare".
Menzione speciale per Andrea Isidoro, vedendolo recitare qui, mi sono ricordato perché tempo fa Terry Gilliam di lui disse: “Lo vedrete in tutti i film perché è bravissimo”, ma più che bravissimo, è proprio adatto al ruolo. Magari Daniel-Day Lewis si sarebbe “rovinato” fisicamente di più, ma Andrew Garfield qui è perfettamente a metà tra l’invasato religioso e il martire, l’intensità che ci mette nella prima parte, risulta ancora più netta, rispetto ai modi mansueti che il personaggio assume nella parte finale, davvero bravo, non vedo l’ora di vederlo al lavoro nel nuovo film diretto da Mel Gibson.

Come sempre, Scorsese riesce a far filare via un film di quasi tre ore come pochi sanno fare, non è certo un film che viene voglia di vedere dieci volte di fila, perché comunque il tema non è leggero, ma Zio Martino è riuscito anche nell’impresa di domare la chimera che inseguiva da anni, avercene di filmaker in grado di affrontare sfide di questo tipo con tanto stile.

24 commenti:

  1. Questo non me lo perdo di sicuro.Ecchecavolo, non me lo perdo...
    Sempre bravissimo Cassidy.

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    1. Grazie mille capo, questo film potrebbe essere analizzato scena per scena, ma nel limite del possibile (e spesso NON ci riesco) ceca di evitare di raccontare il film. Fammi sapere come lo hai trovato! Cheers

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  2. Posso dire una cosa che non c'entra nulla? Quando vedo le immagini di questi mostri sacri, bianchi e invecchiati, mi tremano i polsi all'idea che si possano aggiungere alla lista dei caduti. Leggere di grandissimi dal cognome italiano che si sono fatti onore nel mondo mi ha sempre fatto balzare il cuore in petto.

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    1. Genitori italiani emigrati a New York, la madre di Scorsese compariva anche brevemente in uno dei primi film del figlio, mi pare “Mean Streets”. No, non ci voglio pensare nemmeno io, sul serio, specialmente ora che gli schiaffone che ci ha rifilato il 2016 (e l’inizio del 2017) ancora bruciano. Cheers

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  3. Un film che inseguo da un po', ma debbo approcciarmici con l'animo giusto. Comunque Martin sempre grandissimo, a prescindere

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    1. Vero, bisogna partire motivati come il protagonista, però niente, alla fine Zio Martino è fisso sulle due ore e mezza di durata, ma i suoi film scorrono sempre. Poi è soggettivo, ma trovo che anche quella sia una sua costante. Cheers

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  4. E Paul Schrader ( sidekick di Scorsese in films come Taxi Driver e Toro Scatenato ndr )ha un background religioso altrettanto importante nella formazione dell'artista. Lo dico da agnostico, ma con rispetto. Sono tanto ma tanto grato a Isabella Rossellini che ha scelto come fidanzato Martin e non Luca Barbareschi al tempo dello Actor Studio ( cfr recente intervista dell'attore di Via Montenapoleone ndr ) e così forse lo ha allontanato da una vita monacale fatta di nasi deformi e di pagine avvelenate dalla impossibilità di ridere. Non che si rida sempre nei films di Martin e di solito capita dove è anche la voce off ( Goodfellas ) espediente che per noi cinefili duri e puri è escomatage da evitare come guarnire la vignetta di un campo lungo con la città sotto la pioggia con la dida " piove ". Brr. Non credo di aver visto + di cinque minuti di Lord Jim e a me Conrad piace.
    L'altra sera Martin era da noi x la consueta partita di pinnacolo con Kylo Ren e lo Spidey con troppi capelli sulla zucca. Liam era altrove probabilmente a leggere lo script di un film in cui è un ex agente segreto che beve troppo e ricorda quando era in una lamasseria ed il suo sensei gli spiegava come corregere i nasi meno il suo con la Forza e sarebbe il caso trovasse la forza nella sua anima macerata nello scotch x impedire ai birbaccioni di far cadere un volo di linea sopra una clinica dove si correggono nasi. In seconda serata a fine agosto. E senza Miguel Ferrer o JT Walsh. Meglio fare quattro passi e assumere un gelato.
    Martin teneva le carte con negligenza e guardava lo specchio alle mie spalle mentre mi spiegava che di Neeson lo ha sempre colpito che ha sempre l'aria di uno che soffre e chiede scusa x la sua sofferenza. Pugile a fine carriera che non getta la spugna. Will Smith/Deadshot che alza i pugni nel video Heathens dei 21 Pilots. Martin è così. Credo che abbia avuto accesso alla biblio di Babele e conosce anche i tizi di cose come Lane Boy e Stressed Out. E' Umberto Eco e pure il picchiatello che Travis Bickle carica nel taxi e che gli racconta come intenda piallare il nero che interagisce con la moglie. Kylo finge di concentrarsi, ma della partita non gli importa nulla. So che sta memorizzando Martin x chiedere a Mel di usare i tic scorsesiani nella pellicola sui Maccabei quando e se Gibson riuscirà a cavarne un film. Garfield ha trovato il modo di deconcentrarmi: io sembro Yellow Kid a 50 anni e Gar si passa continuamente una mano nella chioma come un Elvis disegnato da Modigliani. Io parto per la tangente e penso ad un fumetto chiamato King Pompadour su di un alieno caduto sulla Terra che abiura la teoria delle stringhe per aprire una sala bingo chiamata Terra Piatta. Di Morrison e Yeowell. Alla fine della serata Martin ha vinto abbastanza di che finanziare il suo prossimo progetto. Cattivo!

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    1. Siamo sicuro che il tick del ciuffo pompadour di Andrea Isidoro non fosse un modo per suggerire a Zio Martino le carte che hai in mano? ;-)
      In effetti dici bene, Isabella Rossellini ha fatto un gran bene a Scorsese, pur essendo cattolico, qui gira quasi come se fosse laico, specialmente nel confronto diretto (per stare in tema Garfield, Gibson, Onnipotente) con “Hacksaw Ridge”, prossimamente su queste Bare ;-)

      Tutto questo mi ricorda che devo recuperare “Zenith” che ancora non ho letto, in compenso ben felice di ospitare un cosplayer di Yellow Kid in queste lande desolate! Cheers

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  5. Film sicuramente pesante, ma che mi é anche piaciuta parecchio. L'interpretazione sia di Garfield che di Driver mi é piaciuta moltissimo, cosí come mi sono piaciuti anche i moltissimi parallelismi tra il protagonista e la storia di Jesoo narrata nei Vangeli

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    1. Andrea Isidoro mi ha stupito, è forse troppo “pulitino” per la parte, ma compensa credendoci un sacco e alla fine funziona. Allo stesso modo Adamo Guidatore, è quasi un caratterista (per minutaggio) ma di extra lusso, ha la sfiga di essere diventato famoso per la parte di “Kylorecchie”. Cheers

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  6. Sono davvero curioso di questo film, sul quale poi ovviamente manterrò un assoluto... silenzio! ^_^

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    1. Ahaah si esatto, il primo comandamento del cinefilo al cinema: Silenzio assoluto mentre si guarda il film ;-) Se mai deciderai di rompere il silenzio sulla pellicola, poi fammi sapere il tuo parere, tu da questi film potresti cavare materiale per decine di post ne sono sicuro! Cheers

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  7. ah Zio Martino! Rwcupererò quanto prima...

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    1. Un appassionato di fotografia come te non può esimersi, aspetto il tuo parere sul film ;-) Cheers

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  8. Mi ha lasciato in silenzio, è la magnificenza fatta pellicola. Non aggiungo alto e ascolto i silenzi :)

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    1. Beh dai qualche difettuccio c’è, ma va pure bene così, se fosse stato impeccabile avrei avuto dei dubbi su Scorsese ;-) Cheers

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  9. I difetti ci sono pure, ma la pellicola è di un'onestà e un rigore rarissimi nel cinema contemporaneo, per cui li ho ben presto dimenticati. Secondo me abbiamo bisogno di film così, anche se il pubblico è sembrato non accorgersene

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    1. Amen (tanto per restare in tema), i difetti ci sono, ma cavolo diversamente avrei dubitato sulla natura umana di Zio Martino, dici bene, servono i film così, perché sono ambientati in posti (anche della storia) poco frequentati dal cinema, il tutto girato alla grande. Cheers

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  10. Io invece sono stufa di leggere le prese in giro verso Adam driver per il suo aspetto. Punto primo: non è un essere deforme e ripugnante da nascondere alla vista.
    Punto secondo: finalmente si torna a guardare la bravura e non solo l'aspetto fisico, basta bamboccioni on occhio azzurro e mascellone squadrato ed espressività pari a zero. Beati Dustin Hoffman, Robert De Niro, la Streep e Nicholson che sono emersi nei bei tempi dove il talento contava davvero. Fossero venuti fuori una decina di anni fa probabilmente sarebbero stati confinati a particine perché brutti.

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    1. Amen (secondo estratto), in realtà sono partito dalle sue orecchie perché ci tenevo a citare "Il nome della rosa" lo ammetto candidamente ;-) Qui è molto bravo, qui sopra trovi il mio commento a "Midnight special" che fino ad ora è la sua prova migliore, ma solo perché (ahimè) non ho ancora visto "Paterson" che conto di recuperare casini permettendo.

      Sul secondo punto sono molto d'accordo con te, dico sempre che per un attore è importante saper bucare lo schermo, e tra i miei preferiti c'è gente tipo Ron Perlman e Michael Shannon (giusto per far due nomi), puoi avere il naso, la fronte, o le orecchie che madre natura (o il Signore, se chiedete a Scorsese) ti ha dato, ma per me se sai recitare pollice alto ;-) Cheers

      P.S. Se devo dirla tutta, mi urta più il naso a patata di Andrea Isidoro che le orecchie di Adamo Guidatore, ecco ora l'ho detta tutta ;-)

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  11. Da me lo hanno tento pochissimo e con un orario osceno :( ovviamente questa tua recensione mi ha alzato la scimmia...

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    1. La durata non aiuta nemmeno specialmente se programmato ad orari pessimi. Quando riesci guardatelo intanto lancio noccioline alla tua scimmia. Cheers

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  12. A me non ha convinto il finale, però per il resto, ossia prima dell'arrivo di Liam, non è assolutamente il polpettone noioso che tutti dicevano.
    Ma nel finale divaga proprio secondo me, non è incisivo

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    1. Ho apprezzato il "Jump cut" con cui Scorsese ha portato avanti la storia, e il fatto che a quel punto del film (e della storia del protagonista) la voce narrante fosse sparita, il finale, devo ancora capire bene quale fosse il messaggio di Scorsese, perché il film butta parecchi argomenti, secondo me è un discorso su come ognuno vive la fede, le prossime visioni mi confermeranno l'impressione. Cheers!

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