lunedì 9 gennaio 2017

PET (2016): La versione americana, di un film coreano (che non esiste)


Seth (Dominic Monaghan) è il classico personaggio di cui, se mai qualcuno si ricordasse di lui, tutti sarebbero pronti a dire “Un così bravo ragazzo!”, un solitario che lavora nel canile locale e si affeziona ai quattro zampe dietro le sbarre.

Tornando a casa dal lavoro sul bus, incontra Holly, la classica bionda che un tempo era la bellona più popolare della scuola e che oggi si barcamena tra un lavoro da cameriera e un quasi ex fidanzato. Se avete già capito l’andazzo, non è impossibile intuire che Seth si ricordi benissimo di Holly, il non detto che da spettatori ci arriva comunque, sono le infinite volte in cui il ragazzo avrà magari addirittura pensato di chiedere alla bionda di uscire, senza mai trovate il coraggio per farlo.

D’altra parte, Holly guarda Seth con l’aria di chi pensa: "Ci conosciamo? Respiri la mia stessa aria?". Quindi, col cavoletto che si ricorda del nostro accalappiacani.


"Potresti smetterla di consumare ossigeno prezioso e ordinare?".
Ah, ma Seth la prende bene, eh? Sì,sì, tanto che in un attimo si trasforma in uno stalker, scoprendo di lei tutto quello che può pedinandola prima sui social network e poi fisicamente, presentandosi al ristorante dove lavora, regalandole fiori, sapete no, il tipo di attenzioni: “Mi piacciono le tende nuove del tuo soggiorno, le ho viste dal cortile di casa tua”.

Holly non gradisce (ovviamente), Seth incassa il due di picche condito da una randa di mazzate, su gentile offerta del quasi ex fidanzato della biondina. Ma il nostro non si dà per vinto, un saldatore e un montage degno di MacGyver dopo, il ragazzo mette su una gabbia nascosta nel magazzino inutilizzato del canile e poi ci chiude dentro Holly, non per torturarla o abusare di lei, ma perché ne è davvero innamorato.

Ora, fino qui tutto normale, no? Cioè, la normalità non prevede bionde chiuse dentro gabbie. Intendo dire: una trama piuttosto standard, no? Ecco, a questo punto la storia piazza un colpo di scena che non vi rivelerò perché penso di potervi parlare del film senza rivelarvi altro, sappiate che questo twist modifica le dinamiche tra vittima e carnefice, aggiungo solo che il vero colpo di scena, è il finale, ma tanto non vi racconto nemmeno quello. Ciccia!


Femmine in gabbia anche se non è un WIP.
“PET” tutto sommato funziona, incredibile perché lo sceneggiatore Jeremy Slater non ha proprio un curriculum invidiabile, è lo stesso che ha scritto quella fetecchia di The Lazarus Effect, ma anche Fantastic 4, che non necessita nemmeno di un aggettivo, già di suo è un modo efficace per definire i film brutti, una cosa del tipo “E’ più o meno brutto di Fantastic 4?”. Risposta ovvia: qualunque film è meno peggio di quello.

Alla regia troviamo un quasi esordiente,  Carles Torrens, in carriera tanti cortometraggi e il segmento “M is for Mom", scartato dai vari “ABCs of Death” (primo e secondo), ma inserito in “ABCs of Death 2.5”, ovvero il film composto da tutti i corti meritevoli, ma scartati per i film originali. Insomma, il grande limbo del “Bravo, ma non bravissimo” è l’aurea che ruota intorno anche a questo “PET”.

Gli attori fanno un ottimo lavoro, Ksenia Solo è giustissima nei panni di Holly, è talmente magra che sembra proprio una che ha passato l’adolescenza ossessionata dall’avere il peso perfetto per entrare nei vestiti giusti, ad un primo impatto, è simpatica come scoprire che causa sonno, hai versato il sale e non lo zucchero nel tuo caffè del mattino, ma tutto questo va benissimo per il suo ruolo.

Seth, invece, ha il naso a patata di Dominic Monaghan, era uno degli Hobbit de “Il Signore degli Anelli”, ma anche il cantante eroinomane Charlie, della serie tv “LOST”, a giudicare dalle sue rughe, sembrano passati ottocento anni da allora, ma quella sua faccia buffa e lo sguardo sperso lo rendono perfetto per il sociopatico motivato che si ritrova ad interpretare qui.


"Il mio migliore amico si chiamava Pipino, abbiamo passato dei bei momenti insie... Signorina, dove va?".
Sono sempre interessato ai film che sanno trattare bene storie basate su rapporti morbosi, sono venuto su a colpi di film di David Cronenberg, quindi ossessioni di natura sessuale, deviazioni di corpo e mente mi trovano sempre propenso, chi ha saputo portare l’argomento rapporti personali morbosi nei film a livello olimpionico, sono stati sicuramente i Coreani. Ad esempio, non vedo l’ora di poter vedere “Agassi” il nuovo di Park Chan-wook, che sull’argomento pare avere delle cose da dire.

Ecco i Coreani, guardando “PET” mi sono ritrovato a pensare: cavolo, il film originale coreano da cui gli Americani hanno tratto questa loro versione, avrà trattato l’argomento in maniera sicuramente più efficace e dolente.

Piccolissimo problema: “PET” non è la versione americana di nessun film, è stato scritto ex novo e ha fatto il giro di tutti i festival giusti (tra i quali quello di Sitges), in generale non è affatto brutto, riesce a descrivere in maniera funzionale un vero rapporto d’amore, emerso nella più assurda e impensabile delle situazioni in maniera credibile e riuscita, azzecca il finale, che è molto più gustoso che conoscere la svolta della prima metà del film. Il problema, forse è colpa mia, forse è colpa di Park Chan-wook che è troppo bravo, ma guardando “PET” non sono riuscito a non pensare: uhm, ok, tutto qui?


"NOT PENNY'S BOAT" (Cit.)
Bello, ma medaglia d’argento alle olimpiadi del sadismo e dei rapporti umani ambigui, secondo gradino del podio contro gli imprendibili Coreani. Il che non è affatto un male, il film non si lascia andare in lungaggini inutili, dura 94 minuti e sono tutti utilizzati alla grande, ci lascia con la sensazione che Carles Torrens abbia davvero delle cose da dire, è giovane e si spera possa maturare anche la sensibilità per il grottesco necessaria a far fare il salto di qualità ad un film come questo.

Per ora posso dire di aver apprezzato, ma non ho trovato il filmone di cui in tanti hanno parlato, apprezzabile e con ampi margini di miglioramento, poi per qualche secondo si vede anche un Dalmata, cosa che comunque mi compra ogni volta, lo so, sono sono un tipo strano.

16 commenti:

  1. Io ho in casa un dvd della Noshame intitolato "The Pet" (in italiano vi hanno aggiunto "la sottomissione di Mary"). E' un film del 2006, guardabile anche se leggerino. E' probabile che il regista di questo nuovo film lo abbia avuto presente, anche nel caso di "The Pet" l'ingabbiamento è volontario.

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    1. In effetti fin dal titolo ha piu’ di una somiglianza, mi manca però quello del 2006, mi hai messo la pulce nell’orecchio ora ;-) Cheers!

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  2. Se riesci a procurartelo, aspettati un film senza acuti ma comunque guardabile, soprattutto se ti piace il genere (a me sì).
    Naturalmente volevo scrivere: ...anche SE nel caso di "The Pet" l'ingabbiamento è volontario.

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    1. Si era chiaro nessuno problema ;-) Mi metto alla caccia, grazie ancora per la dritta! Cheers

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  3. Ora lo voglio vedere, sembra abbastanza fico.
    Credo di aver individuato il finale: si mettono insieme vivendo come cani.

    Moz-

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    1. Si lascia guardare, forse gli manca il genio, ma si vede il potenziale del regista.
      Ah ah non sarebbe niente male quello come finale, con cuccia e ciotola ;-) Cheers

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  4. Altro che coreano: è il remake de "La carne" (1991) di Marco Ferreri, con la scena in cui Castellitto e la Dellera vivono in una cuccia per cani :-D :-D :-D
    Scherzi a parte, film intrigantissimo, grazie della dritta. Anch'io adoro queste trame ed è indubbio che i coreani siano dei maestri malati sull'argomento: devo ancora riprendermi dalla visione di Auditions di Miike, tanti anni fa :-P

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    1. Invece di guardare lontano avrei dovuto rimanere nei confini di casa! ;-) Mi fa paicere vedere che non sono il solo ad apprezzare questo tipo di storie, e sempre pensando ai coreani mi sono dimenticato del giapponese, che titolo quello! Il takashi Miike dell’anno 2001 avrebbe dovuto essere conservato in un museo, grandissimo film “Auditions” ;-) Cheers!

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    1. La locandina non è invitante, la storia sembra già vista, ma alla fine si lascia guardare ;-) Cheers

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  6. QUando compaiono film così nei famosi siti di cinema solitamente li lascio perdere. Questo - e The Authopsy of Jane Doe - invece mi ispirano abbastanza!

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    1. Faresti bene a vedere anche "The Authopsy of Jane Doe" che arriverà su questa pagine il prima possibile ;-) Cheers

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  7. Ne avevo già letto anche in un altro blog e mi ero incuriosito, la tua recensione conferma che si lascia vedere piacevolmente.. insomma da recuperare, dai!

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    1. Confesso candidamente di aver deciso di guardarlo per via del tema, pensado ”Se va male, almeno il film dura poco”, alla fine si lascia guardare, Carles Torrens potrebbe regalarci della gioie in futuro. Cheers!

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  8. Da mammoletta che sono, me lo salto volentieri XD

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    1. Dai non dire così! Poi non è particolarmente violento questo, anche se il tema non è da commedia. Cheers!

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