domenica 22 gennaio 2017

Black Science Vol.3: Il flipper degli universi paralleli


Devo ammettere che dopo il secondo volume, le aspettative rispetto alla serie “Black Science” si sono un po’ ridimensionate, la lettura è diventata decisamente più intricata, la natura di questa storia tende all’arzigogolo, l’unica cosa che è rimasta costante è il ritmo, indiavolato era ed ora sembra procedere ancora più spedito.

Per chi si fosse perso qualcosa, la trama è molto semplice, ma di ampissimo respiro: lo scienziato Grant McKay ha creato il pilastro, una tecnologia che consente salti dimensionali in tutti i mondi paralleli possibili, un multiverso di possibilità che vede i protagonisti, familiari e colleghi di McKay, rimbalzare da un mondo assurdo all'altro, sì, perché il pilastro è danneggiato, bisogna trovare il modo di aggiustarlo per tornare a casa, ma ad ogni nuovo mondo esplorato, il gruppo perde un pezzo, lasciando amici a terra morti ammazzati, solitamente molto male.

L’espediente tecnologico è un MacGuffin che dà il via alla storia: una famiglia intrappolata tra le dimensioni parallele, costretta ad affrontare i suoi dissidi interni e le minacce esterne per poter tornare a casa. In pratica, “Lost in Space” con gli universi paralleli al posto dello spazio profondo.

La nostra squadra di viaggiatori ad ogni nuovo viaggio dimostra la sua totale impreparazione, in un tripudio di personaggi morti ammazzati, crisi di nervi e conflitti personali risolti scappando da qualche folle creatura (scimmie albine, mostri anfibi, c’è di tutto in questa serie), il più delle volte intenzionata a fare la pelle ai protagonisti.


Il naso a punta di McKay come lo disegna Matteo Scalera mi manda sempre in tilt!
Il gruppo sembra fatto ad immagine e somiglianza del loro leader, lo scienziato Grant McKay, tanto geniale nel suo lavoro, quanto disastroso sotto l’aspetto umano. In questo volume, in particolare, Rick Remender sottolinea come McKay sia sempre stato un padre assente, ossessionato dalla sua creazione, sempre più propenso a far tardi in laboratorio, anche per via della compagnia della sua bella assistenza Rebecca, amante dello scienziato finita pure lei in viaggio tra i mondi, per la gioia dei figli e della moglie di McKay.

Ma non aspettatevi le lunghe riflessioni con cui Robert Kirkman farcisce le pagine della sua serie a fumetti The Walking Dead, perché l’ordine di scuderia di Rick Remender sembra uno ed uno soltanto: a tavoletta!

La trama è diventata decisamente più difficile da seguire, anche perché i personaggi si separano viaggiando tra questo o quel mondo parallelo, tante volte si sdoppiano e si scambiano di ruolo con i propri corrispettivi provenienti da un'altra realtà, basta dire che un personaggio creduto morto nel primo volume, qui fa agevolmente (si fa per dire) ritorno.

Inoltre, sono gli stessi protagonisti a rendersi conto di stare seminando un discreto casino nei mondi visitati ed è proprio in questo volume che rimettono mano a quella vecchia promessa di lasciare i luoghi visitati, in condizioni migliori di quelle in cui li hanno trovati.

La serie di Rick Remender riesce ad omaggiare la fantascienza classica, quella di esplorazione, ma con un ritmo del tutto nuovo e moderno, leggere Black Science vuol dire farsi incollare al muro da una narrazione che procede a 200 Km/h, con un ritmo forsennato degno di un blockbuster d’azione. 


Aprite il fumetto alla voce: Ritmo indiavolato.
Non invidio per nulla il disegnatore Matteo Scalera per l’impresa, che il ragazzo risponde con un lavoro incredibile. Non solo deve inventarsi tutte le creature più matte che popolano gli “Strani e nuovi mondi”, ma deve imprimere un dinamismo esagerato ad ogni tavola, cosa che riesce a fare alla grande, i disegni di “Black Science” sono… Se dico fantastici è troppo banale, visto che si tratta di una serie di fantascienza?

Spero solo che il nuovo volume esca presto, meglio non far passare troppo tempo tra un numero e l’altro, con tutte questi personaggi e queste realtà parallele, si rischia di perdersi qualche pezzo!

4 commenti:

  1. argh, la storia giusta per me, che soffro di mal di testa da mondi paralleli :-D

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    1. Eh eh, si in effetti in alcuni passaggi bisogna sforzarsi per capire bene, nel quarto volume, le cose si fanno più lineari, ma questo è l'apice del "Pensare quadrimensionalmente" ;-) Cheers

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  2. segno pure questa, grazie della dritta ;)

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    1. De nada figurati, occhio che è già disponibile anche il volume numero quattro. Cheers!

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