lunedì 30 gennaio 2017

Arrival (2017): Incontri ravvicinati del pietrone tipo


Non so di sicuro come siano andati i fatti, ma nella mia testa è successo che lo sceneggiatore Eric Heisserer, quello di Lights Out, ha letto il racconto originale di Ted Chiang “Storie della tua vita”, poi è andato a rivedersi “Epoch”, film con parecchi punti di contatto con questo “Arrival”, come ha notato Lucius in tempi non sospetti ed, evidentemente, ha pensato: “Io posso farlo meglio!”.

Quindi, ha buttato giù una roba di Hard Sci-fi, tutta basata sulla complicata e affascinante spiegazione della lingua parlata dagli alieni di questo film, salvo poi rendersi conto che una roba del genere sarebbe piaciuta a me e probabilmente ad un altro paio di spettatori a dir tanto, quindi ha pensato che la sceneggiatura avesse bisogno di una svolta più adatta al grande pubblico, nel frattempo, il progetto è finito nella mani di Denis Villeneuve, Canadese in rampa di lancio dal talento visivo cristallino.

Ridendo e scherzando ho visto quasi tutti i film di Denis Villeneuve, da “La donna che canta” (2010), passando per “Prisoners” (2013) bel film che mi aveva convinto poco, arrivando ad “Enemy” (2013) un tentativo di fare Cronenberg, ma con la volontà di mettere a dura prova gli aracnofobici la fuori, fino a “Sicario” (2015) bombetta girata alla grande, ma anche qui, con sceneggiatura che sapeva troppo di già visto.

Lo dico subito: “Arrival” mi è piaciuto, ha dei difetti vero e, a ben guardarlo, potrebbe far scontenti tutti, è troppo complicato per il grande pubblico, è troppo poco Hard Sci-Fi puro specialmente nel secondo tempo, per far contenti gli appassionati, eppure funziona, perché Villeneuve distilla il fulmine dentro la bottiglia, trova l’equilibrio tra le sue parti e soprattutto, dirige come un'ira di Dio, “Arrival” visivamente è davvero bello.


Volevate sapere come è stata costruita Stonehenge? Così!
Sulla Terra arrivano 12 “gusci”, sparsi in altrettanti Paesi del pianeta, queste colossali astronavi fanno… Niente, stanno lì, sospese in aria, il primo contatto con una civiltà aliena avanzata e non si sa cosa vogliano, perché la prima difficoltà da affrontare è la differenza linguistica. Il colonnello Weber (Forest Whitaker) assolda la linguista Louise Banks (Amy Adams) che viene affiancata dal fisico Ian Donnelly (Jeremy Renner), per tentare di decifrare la misteriosa lingua.

Ve lo dico così lo sapete: NO SPOILER. Perché non ho nessuna intenzione di raccontarvi come sono fatti gli alieni del film, nè di dilungarmi sulle sue svolte, “Arrival” è uno di quei pochissimi titoli che arrivano al cinema e che offrono la possibilità di smuovere le rotelline del cervello per capire l’andamento della storia, questo, oltre il fatto di essere esteticamente bellissimo, dovrebbe bastare a convincervi di avere voglia di vederlo e, per spazzare il campo da equivoci, dico che no, non è il film incomprensibile da capire di cui ho sentito parlare in giro e che magari tanti avrebbero voluto, ritmo lento? Bah, ho visto di peggio, direi cha il ritmo giusto per la storia e i suoi 116 minuti mi sono volati, perché il film mi ha preso parecchio, il che non è mai male quando accade.


C'è qualcosa nella nebbia, oppure questi alieni sono dei gran fumatori.
Non serve nemmeno fare anticipazioni su trama o mistero attorno agli alieni di questo film, perché Villenueve lavora per sottrazione, le astronavi hanno un design minimale, la tecnologia al loro interno è basica, non cerca lo spettacolo visivo a tutti i costi (tipo quello del secondo tempo di The Martian), non ha i buchi di sceneggiatura e le spiegazioni (strampalate) di “Interstellar” e, se devo dirla tutta, sul piano delle emozioni, questo dà parecchie piste al film di Nolan, che tanto era il nome sulla bocca di tutti, quindi tanto vale citarlo e togliermi il pensiero dicendo Canada batte Stati Uniti tanto a poco.

A proposito di USA, il film c'illude, perché “Arrival” è uno dei pochi film in cui gli alieni atterrano nel pietroso Montana e non a New York, ma è un'illusione che dura poco, perché poi gli Americani del film, sono quelli che invece di voler bombardare, cercano la via del dialogo con i nuovi arrivati (eh!?), mentre il ruolo di guerrafondai è delegato ai Cinesi, bel rischio, forse i produttori si sono momentaneamente dimenticati che la Cina è il mercato cinematografico più grosso del mondo ad oggi, 2017, anno del gallo secondo il loro calendario. Anche se bisogna dire che nel finale si evita l’incidente politico e il suicidio al botteghino.

Ma, come detto, non serve fare anticipazioni (Spoiler come dicono i giovani) su un film così, perché l’arrivo degli alieni è l’espediente narrativo che serve a parlarci di altro, nella parte iniziale, sicuramente dell’importanza del linguaggio, Denis Villeneuve in certi momenti mostra i gusci sospesi in aria, come se fossero dei roccioni nel cielo, come “Il castello dei Pirenei” di Magritte, per ricordarci la natura totalmente aliena delle creature rispetto a noi umani.


"Come gli spieghiamo che lì è divieto di sosta?".
Alieni anche nel modo di comunicare e qui gli appassionati di Hard Sci-fi, avranno pane per i loro denti, potenzialmente “Arrival” avrebbe potuto essere una lunga e meticolosa analisi, 116 minuti di tecnici che analizzano nel dettaglio il modo di comunicare dei visitatori, ma sarebbe stato un film alla stregua di “Primer” (2004), bellissimo, ma con un pubblico limitato, Villeneuve è più furbo, quindi il film progressivamente abbandona la (fanta)scienza e abbraccia le emozioni, arriva la spolverata di Spielberg sulla trama e il messaggio del film passa dall’essere l’importanza del comprendersi (tra razze differenti) all’importanza di comunicare, anche solo tra noi popoli della Terra, tra noi persone.

La tazza di caffè sui fogli, in Alienese vuol dire: "Ma por@ P#ç&%$@!".
Un messaggio facilone? Sicuramente, se vogliamo pure ingenuo, ma universale, che ha forse il difetto di rischiare di essere etichettato come baggianata dai più cinici, ma che personalmente condivido e che qui è reso molto bene, anche visivamente da Villeneuve che ad un certo punto, fa una concessione al cinema (e quindi al grande pubblico) decidendo di rendere comprensibili anche a noi spettatori il linguaggio alieno, con un espediente che magari stona un po’ nella bellezza generale delle immagini, ma inevitabile vista la piega presa dalla storia, dei banali, ma indispensabili sottotitoli.

Ecco, il messaggio sull’importanza di comunicare ed essere capiti, forse non è arrivato totalmente ai curatori del doppiaggio che, proprio nei sottotitoli, lasciano un “Abbott”, dimenticandosi che Abbott e Costello, sono stati adattati in Italiano come Tom e Jerry, due nomi inglesi, ma perché Gianni e Pinotto non andava bene? In fondo Abbott e Costello in questo strambo Paese a forma di scarpa li abbiamo sempre chiamati così, andate a rivedervi il film cari curatori del doppiaggio, magari in lingua originale.


"Siamo una razza avanzata, abbiamo inventato le lavagnette promemoria per fare la spesa".
“Arrival” inizia dal grande, dal grandissimo, dai gusci immobili nel cielo, parlandoci di temi da Hard Sci-Fi altrettanto grandi, ma Villeneuve è abilissimo ad inclinare il pavimento sotto i nostri piedi lentamente, facendo scivolare la storia e la nostra attenzione dai grandi gusci ai piccoli dettagli, la sua regia rinuncia ai campi lunghi e inizia ad inquadrare i dettagli, dandoci dentro con i primi piani su personaggi, che diventano il vero cuore della vicenda, in particolare su Louise e qui mi viene da dire che il Canadese è impietoso con le rosse che dirige, in “Sicario” ci ha mostrato una Emilia Canna sfatta, sudata e con i capelli sporchi, qui fa lo stesso con Amy Adams, non lascia indietro una ruga intorno agli occhi che sia una, alla faccia di Tom Ford che in Animali notturni la mostrava sempre in posa, quasi botticelliana.

In ogni caso, la Adams anche qui è molto brava, una storia così richiede un protagonista per il quale sia possibile fare il tifo, provare empatia, Spielberg aveva scelto Richard Dreyfuss (se mi chiedete “Per quale film” vi tolgo il saluto!), qui abbiamo Amy Adams, che il suo dovere lo svolge in pieno da questo punto di vista.


Nessuna rossa è stato maltrattata durante la produzione di questo film.
Il finale è potentissimo, se siete disposti ad ascoltare quel messaggio, che prima ho etichettato come “facilone”, troverete l’ultima parte travolgente nel ritmo e in crescendo emotivo, dimostrazione che la regia di Villeneuve può dipingerti un Magritte sulla tela dello schermo, ma anche colpirti al cuore con un finale così centrato, che alla fine ti dimentichi che gli alieni sono solo un pretesto, un gioco di specchi e di ellissi narrativi che si fa perdonare il fatto di non essere il film di pura Hard Sci-Fi che avrebbe potuto essere.

Ho visto il film da qualche giorno ed ormai ne ho discusso con chiunque, tipo anche con il panettiere, capita troppo poco di poter vedere un film di cui si può discutere sul suo contenuto dopo la visione, quando accade è sempre un piacere, ben fatto Villeneuve e lo dico fin da ora: sento il bisogno di un seguito di “Blade Runner” come di una spinta alle spalle mentre sto scendendo dalle scale, ma sono sicuro che il già annunciato secondo capitolo, dal punto di vista estetico è stato affidato all’uomo giusto. Ecco, sul suo contenuto poi, ne riparliamo tra qualche mese.

28 commenti:

  1. Ragazzo 😃, tu non sei solo chiacchiere e distintivo, ci sai fare con la la tua sei colpi spara punti di interpunzione. Scherzi a parte, applausi a scena aperta per questa recensione. Grande Cassidy.

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    1. Muchas gracias gringo, e poi Eliot Ness che si beccava il “Sei solo chiacchiere e distintivo” è sempre stato un gran personaggio ;-) Ti ringrazio moltissimo, sono felice ti sia piaciuta. Cheers!

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  2. Crepascola apprezza Amy Adams da quella cosa con Bellicapelli Dempsey e Ciclope e topolini a spasso per Nuova York e quindi era la pellicola da vedere quando e se Crepascolino fosse stato altrove, magari con i nonni, a meditare sulla sua carriera di youtuber che spupazza demo di videogiochi quando io sognavo per lui una carriera di risk manager in una multinazionale con capitali cinesi, ma praticamente tutto quello che millantava Belushi gli fosse capitato x evitare che la Fisher lo piallasse è successo nel finesettimana - salvo forse le cavallette - e ciaociao multisala. La mia sposa era tanto delusa che ho chiesto ad uno dei miei referenti in rete - diciamo che non è mai stato incensurato da quando ricordi e che Assange lo considera un pericoloso eversore - di rimediare una copia clandestina della pellicola che ho barattato con lo script del prossimo progetto su Moon Knight ovvero E se Marc Spector fosse un alieno prigioniero in Turchia nei seventies tossicodipendente che crede gli stia uscendo dallo sterno un misirizzi a forma della sua nemesi Bushman ( Milligan / McCarthy ) ?
    Due ore a scrivere e disegnare quella roba come fosse davvaro di Pete e Brendan. In cambio ho avuto due ore di omini con la bombetta che scendono sulla Terra e Clint Barton che cerca di piallarli a frecciate in una bidimensionalità saputella che ricordava Pac Man ed altra roba dei tempi del primo Alien e dei gg in cui Marc Spector era la seconda portata di The Hulk Magazine con le matite nealadamsiane di un implume Bill Sienkiewicz. Centiventi minuti così. Nemmeno Warhol con il suo film in cui riprende solo e soltanto un palazzo x sei ore aveva osato tanto. Mi pare di capire che il mio pard mi abbia truffato. Cattivo.

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    1. Amy Adams mi ha fatto digerire quel (riuscito) film musicale, anche per motivi extra cinematografici (lo ammetto), però ha vinto tutto duettando con i Muppet su “Mahna Mahna”, scena che mi sarebbe piaciuto rivedere anche qui, sarebbe stato uno spasso :-D
      Anche a me pare il tuo pard ti abbia gabbato, comunque quella versione di Marc Spector in versione “Fuga di Mezzanotte” la leggerei, una somma dei post precedenti a questo ;-) Cheers!

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  3. Grazie della citazione e di sicuro Villeneuve è un talento visivo innegabile: nella parte finale dà davvero fondo al suo ottimo armamentario. Non si può rimanere impassibili su "quel" finale...
    Quello che mi preoccupa è che l'avanzata di bravi artisti visivi stia lasciando indietro gli sceneggiatori, che invece peggiorano e si ritrovano pure a copiare male: i cinesi che vogliono bombardare vengono diretti da "Epoch", ma quel film è stato girato quando i cinesi erano ancora i cattivi! Quando scopiazzi, almeno aggiorna il messaggio :-D
    Anche nel mio caso è stata una bella visione, è davvero un ottimo film: il problema è che viene considerato "fantascienza originale"... e non è nessuna delle due! Sarebbe come se dopo la visione di Blade Runner 2 la gente esaltasse Villeneuve per aver creato un mondo futuro così buio... capisci la frustrazione? :-P

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    1. Figurati doverosa, ho la tua stessa preoccupazione, perché “Epoch” è famoso ma non così tanto, e questo film (cinesi compresi) ha due o tre idee che arrivano proprio da lì.

      Per me già l’idea che un “Blade Runner 2” esista, è frustrante, un calcio al secchio al fascino di Deckard che forse è un replicante (ma in fondo hanno fatto invecchiare anche Terminator, quindi ormai possono tutto), sono sicuro sarà un film visivamente bellissimo, ma la sceneggiatura come sarà? Non lo so, per ora il Canadese ha portato a casa la pagnotta con quel finale lì, ma in giro in tanti sono pronti a gridare al miracolo cinematografico, forse perché hanno poca memoria del film del passato spesso depredati, si, sto pensando a “La La Land” che ancora non ho visto ma a questo punto sono (quasi) curioso ;-) Cheers!

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  4. Deckard non è un replicante, ma vorrebbe esserlo. E' questo il senso di BR2. Ne parlavo proprio ieri sera con Villeneuve . Jetlag. Aveva la testa come quel personaggio di Regular Show che è un distributore di cingomme con i baffi. Difficile trovare una farmacia aperta la domenica sera nel mio quartiere e così ci siamo incamminati verso la famosa piazza Gae Aulenti. Nel crepuscolo e avvicinandoci dal ponte di Via Farini, considerato che il resto del quartiere è una combo di edilizia vecchia Milano e quella roba che si spacciava per moderna al tempo di Starsky & Hutch, lo skyline di vetro e acciaio di banche e altre istituzioni inquietanti era esattamente quanto avevano visto tanti anni fa Dick e Scott. A parte quella cosa delle auto volanti. Denis ha questa idea che il tizio nel primo film dava la caccia ai replicanti perchè in cuor suo sapeva che il suo vecchio amante ancora innamorato seminava ovunque gli unicorni nel tentativo di farlo persistere nella illusione di essere qualcosa di speciale come un uomo artificiale, puro e senza la soma dei ricordi a parte un paio di info tanto x mantenere il timone diritto. Questo spiegherebbe, sempre secondo il mio amico ed ex allievo, l'accanimento terapeutico di Deckard nel piallare i cosi come la Cassidy ( parente ) con la biscia e Bryon l'impaziente: si cura la nevrosi cancellando la domanda che la cagiona. Brr. Denis pensa che alla fine Sean Young sia stata risparmiata perchè malata come Ford: una coppia di picchiati nella zucca che crede e spera di essere nato in laboratorio.
    Una rivoluzione copernicana rispetto al lavoro di Phil e Ridley. Praticamente la Lezione di Anatomia di Alan Moore. Vedremo.

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    1. Quindi mi dici che (Zia) Joanna Cassidy è stata stesa per un diverbio tra amanti? Questa tua versione alla Alan Moore la tengo buona, almeno per consolarmi nel caso “BR2” faccia schifo ;-) Cheers

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  5. Strano, nei sottotitoli che ho visto io parlava di Tom. La scena l'ho detestata lo stesso, comunque. :-)
    Concordo con Lucius : qua facciamo film tanto belli da guardare, ma con sceneggiature che nessuno si prende la briga di rileggere. Bisognerebbe spiegare a molti registi che devono raccontare una storia, non dipingere un quadro.

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    1. Tom? Ora indago, tanto sto parlando di questo film con chiunque da giorni, magari ho preso un abbaglio io. Un problema noto, tempi di realizzazione sempre più corti, una volta la pre produzione durava molto di più della post produzione. Cheers

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  6. siamo d'accordo, un film che ti cattura! La scena dei sottotitoli, se lo sceneggiatore avesse pensato qualche ora in più poteva forse diventare altro ed essere meno "spiegone". Unico difetto secondo me di questo film... (che poi non lo pensano tutti visto che la sceneggiatura è candidata all'oscar)
    Invece non condivido del tutto il paragone con Interstellar. Un film diversissimo come tipo di racconto anche se hanno molti punti di contatto sul piano dei contenuti. A me hanno emozionato entrambi, Interstellar emoziona sempre di più alla seconda, terza visione, questo ti cattura subito e non so ancora dire alla seconda cosa succede.
    Ma è proprio un raccontare diverso, non so se ho spiegato la mia idea.

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    1. No no, hai reso l’idea, ma hanno anche intenti differenti i due film, ho citato “Interstellar” solo perché Nolan punta più allo spettacolo, mentre Villeneuve ad un certo punti si concentra sui protagonisti della vicenda, tutto lì, infatti ho citato anche il secondo tempo di “The Martian” come paragone.
      Vero anche che non ho mai più rivisto “Interstellar” dopo la prima visione al cinema, quindi potrei ancora cambiare idea. Cheers

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    2. Esatto la prima cosa che ti prende di Interstellar è lo spettacolo, però io te la consiglio una seconda visione, perchè diventa più coinvolgente anche dal punto di vista del contenuto, i conflitti interiori dei personaggi eccetera... ;)
      The martian è tutt'altra cosa proprio.

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    3. Di "The Martian" (anche il libro) ho amato molto la parte solitaria, devo provarci a rivedere "Interstellar", almeno ora so già cosa aspettarmi ;-) Cheers

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  7. Pensavo di trovarmi il classico film di fantascienza...
    Invece sono rimasto super sorpreso! Magnifico :D

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    1. Alla fine è un film che spiazza, l’unica costante è che tuti lo hanno trovato diverso da come se lo erano immaginato ;-) Cheers

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  8. Visto una settimana fa e mi è piaciuto tantissimo, ne parlerò a brevissimo. In realtà speravo fosse davvero così il film, piuttosto che la solita roba di fantascienza!

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    1. Anche io visto scorsa settimana, bene non vedo l'ora di leggermi il tuo commento ;-) Cheers

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  9. Visto ieri con aspettative altissime.
    Sicuramente non è un film da intrattenimento come potrebbe esserlo Interstellar. Difficile non pensare al film di Nolan (o anche a "Contact") quando si nomina questo film, ma come hai ben detto hanno intenti totalmente diversi. Ho apprezzato molto il montaggio, anche se personalmente avrei ridotto la lunghezza di un paio di scene e rimosso quelle ridondanti, ma nonostante le quasi 2 ore non risulta pesante. Visivamente è molto bello e curato. La colonna sonora è veramente bella, non so perchè ma mi ha ricordato quella di Schindler's List. In conclusione il film mi è piaciuto molto, nonostante mi sarei aspettato di vedere più fantascienza, ma va benissimo anche così.

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    1. Nel secondo tempo la fantascienza viene diluita, però i punti di contatto con "Contact" (ah ah!) ci sono, anzi, ci speravo di trovarne ;-) Cheers

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  10. Cassidy, ho una domanda che devo farti assolutamente. Ho letto i tanti commenti che hai ricevuto e mi chiedo: ma quali sarebbero tutti questi film di fantascienza degli ultimi anni a cui "Arrival" NON assomiglia? :-D
    Scherzo, ovviamente, mi limito a notare che chi (come me) ama la fantascienza classica e volendo anche "hard" si lamenta che il panorama del genere sia arido, perché da tempo immemore al cinema si vedono solo storielle d'amore adolescenziale su sfondi vagamente fantascientifici (ma spesso più assimilabili all'urban fantasy) o filmoni troppo pieni di sé per ricordarsi d'essere di fantascienza. Chi invece non ama questo genere tende a vederne ovunque! :-D
    Avendo la sfortuna poi di amare anche il cinema di arti marziali, mi capita spessissimo di sentire lamentele sui film dove "ci si mena dall'inizio alla fine", al che chiedo: ma dove sono? Io li cerco e non ne trovo! :-D (il più delle volte esce fuori che stavano vedendo uno dei filmacci di Seagal che Mediaset trasmette rigorosamente ogni sabato, che con le arti marziali non hanno davvero nulla a che vedere.)

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    1. Ottima domanda, direi che non somiglia a ... A... "Primer", e anche a... Ehm ci penso dai ;-) Scherzi a parte dici bene, ci sono tanti film che sfruttano un elemento fantascientifico, al pari dei film di menare, davvero ne avessimo così tanti come si dente dire in giro! ;-) Cheers

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  11. Il mio parere lo sai già, e anche qui concordiamo su tutta la linea. Grande Villeneuve!
    Comunque pare che "Sicario" sia piaciuto un botto solo a me...

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    1. Lo so, lo so, anche a me era piaciuto "Sicario", certo la trama non era impeccabile, ma la scena dei Suv mi aveva incollato ai braccioli della sedia. Un giorno Villeneuve farà un film muto, e spaccherà tutto, a comunicare anche solo con le immagini, ha pochi rivali. Cheers!

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  12. Mi è piaciuto moltissimo. Avevo adorato Villeneuve già per Sicario, ha un modo di girare rarefatto ed avvolgente che mi affascina, e visivamente è un talento incredibile. Il film ha cuore e cervello, e Amy Adams probabilmente non vincerà mai un Oscar, se per questo non è stata neppure candidata... assurdo! Ne parlerò prima possibile!

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    1. Verissimo, mi manda giù di testa il suo “Storytelling” visivo, senza dialoghi dà il meglio. Spero solo che ora non diventi una compagna virale #OscarAmyAdams come per Di Caprio! Bene non vedo l’ora di leggere il tuo parere ;-) Cheers

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  13. Come non spammarti ehm... segnalarti (!) la nostra discussione sul film

    https://www.youtube.com/watch?v=KAJ90ZVnY44

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    1. Vai pure, blogger permettendo puoi spammare quanto vuoi, per altro, devo ancora vederlo il vostro video, sempre troppo poco tempo! Cheers

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