martedì 27 dicembre 2016

Westworld - Stagione 1: Wild wild west(world)


Fin dalle primissime immagini promozionali con un Ed Harris nero vestito, ho espresso il mio interesse per la serie tv “Westworld”, con inutile sottotitolo italiano, “Dove tutto è possibile”. Per una semplice ragione: il film originale da cui è stata tratta è un capolavoro gigante di cui non si parla mai abbastanza.

Westworld, 1973, da noi Il mondo dei Robot, mi sono già lanciato in odi sperticate per questo film, non mi stancherò mai di ripetermi e di consigliare la pellicola scritta e diretta da Michael Crichton, non solo perché è una delle migliori interpretazioni di quel mito di Yul Brynner (vestito come ne I Magnifci Sette), ma anche perchè è stato l’incudine su cui sono stati forgiati parecchi capolavori cinematografici, per fare due titoli: Jurassic Park e Terminator. Scusate se è poco.

Di base un film che amo molto, un cast di tutto rispetto con Ed Harris e Anthony Hopkins, se fossi allenato alla parlata moderna parlerei di Hype, sull'altro piatto della bilancia, l’HBO, canale in crisi economica, malgrado i successi di Giocotrono (pensiamo a “Vynil”, cancellata malamente e senza pietà), come showrunner Lisa Joy e Jonathan Nolan (fratello di Christopher) e come produttore esecutivo… Ancora tu (ma non dovevano non rivederci più), il maledetto GIEI GIEI “Occhiolino” Abrams, l’uomo che ha risvegliato la Forza, ma anche la mia carogna.


"Pensi che gli passerà la delusione?" , "Chi a Cassidy? Non scherzare, si è appena ripreso con Rogue One".
Lo dico subito: ho dei problemi personali con Christopher Nolan, lo ritengo un ottimo regista, di cui il mondo sembra sempre pronto a parlarne in termini sempre e solo super entusiastici che condivido in parte, ma fino ad un certo punto. Personalmente credo che finché si tiene lontano dai supereroi, sia anche meritevole delle lodi, non mi fate aprire il vaso di Pandora dell’uomo Pipistrello, però, ho già tante cose da dire su “Westworld” senza andare fuori tema come mio solito.

Metà delle lodi di Chris Nolan, andrebbero divise con il fratello Jonathan, se escludiamo i MACCOSA di “Interstellar” (a proposito di cose sopravvalutate), il ragazzo ha scritto “Memento” e “The Prestige”, due film che mi piacciono, non necessariamente poco, entrambi basati su una storia semplice che ad una prima occhiata risulta complessa, sfruttando i cambi di punto di vista, un argomento che torna di moda anche per “Westworld”.


La vecchia scusa "Viene a casa mia a vedere la mia collezione di revolver", funziona sempre.
Questa serie riprende dal film di Crichton l’idea del parco di divertimenti, dove i ricconi possono andare a passare del tempo a giocare ai pistoleri del west, uccidendo e trombandosi chi vogliono, tanto il parco è popolato solo da avanzatissimi robot, impossibili da distinguere dagli umani, se non per il fatto che non possano nuocere loro, come Isaac Asimov insegna. Degli avanzatissimi animatronici pronti a morire ripetutamente, ricominciando ogni giorno da capo alla riapertura del parco, dopo un giro dai tecnici addetti alle riparazioni.

Il vero John Hammond di questa meraviglia tecnologica è il Dott. Robert Ford (Anthony Hopkins) che insieme allo scomparso (e misterioso) socio Arnold, gestisce il parco da anni. Al pari del film, i nuovi ospiti si chiamano William (Jimmi Simpson, visto in Hap e Leonard, ma anche in House of Cards) e Logan (Ben Barnes), il secondo è un riccone figlio di un capo d’industria che porta il nuovo cognatino a sciogliersi un po’ tra le attrazioni di Westworld, il biondo prenderà una sbandata per Dolores (Evan Rachel Wood, veramente azzeccata per la parte della algida ginoide), ufficialmente damigella in pericolo del parco, di fatto, uno dei robot con più ore di servizio e numero di trame ripetute all'infinito.


La figlia che Claire Underwood non ha mai avuto.
Tra umani e Robot, la serie ha un cast di tutto rispetto, lasciatemi citare ancora il capo ingegnere addetto all'aggiornamento dei Robot, Bernard Lowe (Jeffrey Wright sempre intenso) e un misterioso pistolero vestito di nero, Ed Harris, che si mangia lo schermo ogni volta che entra in scena, normalità per l’attore.

Qualunque cosa farete nella vostra vita, non sarei mai fighi come Ed Harris.
I guai cominciano quando Lowe inserisce nell'aggiornamento del software delle attrazioni, delle “rêverie” delle “ricordanze” che dovrebbero rendere la macchine più umane nei gesti e che come effetto colalterale permettono ai modelli aggiornati di avere dei rimasugli di memoria delle loro “vite” passate, avete presente, no? Il granello di sabbia che blocca gli ingranaggi, le dinosaure femmine che trovano il modo di riprodursi, siamo sempre lì, Ian Malcolm non sbaglia mai.

Capisco bene il punto di vista di Lucius Etruscus, di fatto “Westworld” prende una storia semplice: parco pieno di Robot che impazziscono e umani inseguiti da un pistolero intenzionato a terminarli e pasticcia l’assunto iniziale, togliendo l’azione e la tensione originale, sostituendola con attese lunghe e  mistero. Per questo, ribadisco ancora una volta, che tutti dovrebbero vedere il film originale di Michael Crichton, anche solo per gustarsi le differenze d'intenti e di tono, perché Jonathan Nolan e Lisa Joy qui avevano dei piani diversi: partire dall'assunto iniziale per raccontare una storia che, di fatto, è molto vicina a “The Prestige” o “Memento”.

Basta dire che in questa versione del parco mancano gli altri mondi offerti dalla multinazionale Delos al pubblico, ovvero quello medioevale e quello dell’antica Roma, anche se nell'ultimo episodio della stagione, s'intravede qualcosa che spero verrà sfruttato nella stagione numero due, in programma per il 2018.


Aspettando il 2018, voi recuperare il film originale, mi ringrazierete dopo.
Malgrado il nome, “Westworld” non è un vero western, non ha gli uomini, le donne e i temi del genere cinematografico per eccellenza, ne ha, però, l’estetica, quella sì. Di fatto, è come i robot di questa serie: è una storia strana mimetizzata sotto un cappello a tesa larga. Inoltre, guardando la serie è impossibile non capire come mai HBO abbia scelto proprio questa storia per provare a rilanciarsi con una serie di successo, un’altra occasione per seguire il loro collaudato adagio che ha fatto le fortune de “Il trono di Spade”: "Ma mettici due culi!".

I robot in riparazione sono senza vestiti, in alcuni momenti non riuscivo a non ridere pensando all'emozione di qualche attore, pronto a realizzare il sogno della vita e a recitare finalmente una scena insieme al grande Anthony Hopkins, un minuto prima del ciak: “Ok, il signor Hopkins è pronto a girare la scena, togliti le mutande che tocca a te!”.


Piccoli dettagli che ti fanno capire che questa è una serie HBO.
Bisogna anche dire che, scene di nudo a parte, “Westworld” si vede che è studiata per piacere al grande pubblico. Ora io non vorrei fare quello che batte sempre sullo stesso tasto, però ci sono troppi momenti che mi ricordano “LOST” e siccome sono tra quelli che è rimasto scottato dal (non) finale di quella serie, non riesco a non puntare nuovamente il dito contro il mio grande amico GIEI GIEI Abrams.

Quasi tutti gli episodi iniziano con il primo piano su un personaggio che si risveglia, un po’ come succedeva con i primissimi piani sugli occhi dei dispersi dell’isola della famosa serie, inoltre, se gli isolani erano tutti alla ricerca del famigerato Jacob, qui si passa il tempo prima a parlare del misterioso Arnold e poi dell’altrettanto misterioso Wyatt, ci sono fin troppi momenti in cui si nota l’impostazione del produttore esecutivo di questa serie che, a differenza di che so, 22/11/’63, qui è stato molto più “esecutivo” del solito.

Dovevo fiutare puzza di bruciato, quando ho visto Rodrigo Santoro nel cast.
Ho sentito criticare l’estrema lentezza degli episodi, posso capire la critica, ma dopo sette stagioni dei Camminamorti, ormai il mio concetto di “Non succede niente” in una serie tv è stato ridimensionato completamente. Indubbiamente, “Westworld” è una serie curatissima che può contare su registi ospiti di tutto rispetto, basta dire che ci sono due episodi diretti da Vincenzo Natali e uno dal grande Neil Marshall, ormai entrambi specializzati in serie tv. Ma c’è anche un episodio scritto dal fumettista Ed Brubaker, quindi, non si può dire che HBO non abbia aperto il portafoglio per realizzare questa serie. Inoltre, mi sono divertito a riconoscere le canzoni moderne (Radiohead e Soundgarden) suonate dal piano forte del locale di Maeve.

"Sono i Radiohead questi?" , "Non saprei, io ascolto solo le Variazioni Goldberg".
A proposito del personaggio interpretato da Thandie Newton (attrice vista in mille mila film, che qui riassume il concetto di prima di “togliti le mutande”), forse ho trovato un minimo forzato il fatto che ogni giorno finisca in riparazione sempre dagli stessi due tecnici, Felix e Sylvester, anche questo rientra nel disegno della serie che, come stagione unica, tutto sommato funziona, ma come dicevo l’impostazione HBO si nota, non voglio fare anticipazioni sulla trama, ma almeno un grosso colpo di scena, me lo sono auto bruciato, semplicemente ricordandomi le abitudini di questo network, vi dico solo questo: ricordatevi di Sean Bean. Basta, non aggiungo altro!


"Dopo, fegato con contorno di fave per tutti!"
Quello che ho apprezzato di “Westworld” è che risulta un lungo film di dieci ore, coerente con gli altri lavori di Jonathan Nolan, che qui dirige anche il primo e l’ultimo episodio, ormai uno specialista in storie strane che, al netto di qualche colpo di scena anche intuibile, riesce comunque a piazzarne qualcuno (quello sull'identità del personaggio di Ed Harris) riuscito, una mossa degna di “The Prestige”: ti distraggo guardando la mano destra, in modo che tu non veda cosa fa la sinistra, o viceversa se siete mancini.

"Tesoro, ti hanno costruita uguale a Lady Gaga, fatti un giro in riparazione".
Ci sono alcuni dettagli buttati nel mucchio per creare iconografia (la mosca è la stessa di Walter White? Secondo me sì) e altre idee molto valide, sono soltanto accennate e mai davvero sfruttate, come la mente bicamerale, o la stessa rêverie, pescando dalla psicologia si sarebbe potuto fare di più, ma non credo fosse l’interesse della HBO che, sicuramente, preferisce restare il più nazional popolare possibile pur di guadagnare pubblico, basta dire che nel finale si preferisce strizzare l’occhio all'altro grande parco creato da Michael Crichton, quando si parla dei precedenti abitanti del pianeta, di cui è rimasto solo polvere ed ambra, chissà di cosa staranno parlando

Nel finale, poi, sempre senza rivelare troppo sulla trama, non so, mi è sembrato di vedere quasi un antefatto di “Blade Runner” più che Il mondo dei Robot, un gruppo di “Sintetici” ("Preferisco il termine persona artificiale, io." Cit.) in rivolta, non so, sarà che anche qui c’è una tizia con un serpente, interpretata dall’attrice Ingrid Bolsø Berdal, ma in certi momenti ho seriamente pensato di veder spuntare anche Roy Batty.


Poi chiedetevi perché continuavo a pensare a "Blade Runner".
Detto questo, al netto di qualche momento paraculo (e di parecchi culi), “Westworld” mi è sembrata un'interpretazione personale di un vecchio classico, Jonathan Nolan ha deciso di “suonare” la sua versione, in maniera coerente con il suo stile, chissà che non ci prenda gusto e magari decida di dirigere qualche film, con un’ora e mezza o due a disposizione, potrebbe limare certe lungaggini e continuare a raccontarci quelle “storie strane” che gli vengono piuttosto bene. Non so se la seconda stagione di “Westworld” si confermerà a questo livello, male che vada Johnny potrebbe riciclarsi al cinema, corre il rischio di starmi più simpatico di suo fratello.

16 commenti:

  1. A me quello che più mi ha sorpreso è stata la qualità, davvero extra lusso, comunque non hai menzionato ai mannequin challenge, io ancora non ho capito chi l'abbia inventato, questa serie forse? ;)

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    1. l'HBO come John Hammond, non ha davvero badato a spese ;-) Non ho idea di li abbia inventati, come tutte le mode è difficile scovarne la paternità, anche se la mosca fastidiosa è un gran elemento di fastidio ;-) Cheers!

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  2. Ti ringrazio per la doppia citazione - al blog e al mio saggio sulle ginoidi, che a stretto giro dovrò aggiornare - e sono felicissimo di trovare ancora chi analizza e giudica liberamente senza limitarsi a ripetere gli slogan della campagna pubblicitaria :-P
    Purtroppo la HBO ha speso tanti soldi, anche nella pubblicità, e secondo me è stato tutto a detrimento della storia: Nolan doveva scrivere una serie patinata e piena di furberie, quindi era come un robot in mano ai programmatori...
    Ovviamente il campione morale è Ed Harris, che vince anche quando non è in scena :-D

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    1. Figurati doverese citazioni, e ti ringrazio, cerco sempre di valutare i pro e i contro.
      Sarebbe bello se Nolan uscisse dall’ombra di suo fratello, e in questo caso da quella della HBO, bisogna anche dire che se non avesse quel cognome, difficilmente potrebbe contare su questi budget. Oh! Io sono di parte, Ed Harris è uno dei miei attori preferiti di sempre, ma non è colpa mia se si mangia lo schermo ogni volta che compare ;-) Cheers

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  3. Stranamente non mi era venuto in mente Wild Wild West, mi stupisco di me stesso... :)

    Anche a me ha ricordato in vari punti Lost, oltre a vari films & altre serie, ed è anche per questo che non ho capito bene perché in molti abbiano parlato di serie rivoluzionaria o di qualcosa di mai visto prima.

    Insomma, come da te bene evidenziato è una serie paraculo il giusto per piacere, a tratti pure parecchio, però siamo lontani dal capolavoro.

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    1. Anche tu hai subito lo stesso trauma di quel film, per fortuna lo hai rimosso, quindi scusami per avertelo ricordato ;-) Mi è sembrato un buon modo per rimaneggiare un classico, anche se è troppo studiata a tavolino, e si vede, oh se si vede. Cheers!

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  4. In linea di massima concordiamo. Una serie decisamente troppo pompata, ma che sin dal primo episodio ho fatto molta fatica a digerire. Alla fine è risultata buona, ma il capolavoro lo vede con il binocolo...

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    1. Amen, sul fatto che sia considerata lenta non so, verso metà cala ritmo e si riprende dopo un colpo di scena, ma in generale procede con lo stesso passo, troppo pompata quello di sicuro. Cheers!

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  5. Mi aspettavo tanto, forse troppo, da questo "rifacimento". Tanto che già al pilot mi era chiaro che qualcosa non funzionasse a dovere. E non ho nulla contro la lentezza o la stranezza nolaniane, però sì, qui c'è qualcosa che non funziona. Il guaio è che Westworld mi ha fatta sentire così in colpa per cose che non ho mai fatto né pensato di fare, che ancora oggi non ho la forza di analizzarla.

    (Io comunque sceglierei l'Antica Roma). :-)

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    1. Per altro devo ancora passare dalle tue parti a leggere il tuo pezzo, l'antica Roma è un ottima scelta, il mondo comodo dove fanno tutto da sdraiati compreso mangiare, anche se permettimi di dubitare, tu sceglieresti il parco Giurassico ;-) Cheers

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  6. Concordo su tutto Cassidu! Piuttosto ti consiglio di recuperare due horror con la Ingrid Bolso, "Fritt Vilt", che sono eccezionali.

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    1. Gracias! Doppiamente grazie per il consiglio, vado a cercarmeli ;-) Cheers!

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  7. buonasera.
    premetto che anche io non sopporto quel furbastro di gei gei abrams (ho ribattezzato l'episodio VII in "Star Worse: The Farce Awakens o qualcosa del genere...)
    il fatto è anche che, forse, con tutti i soldi che gli americani spendono per le serie tv, le stagioni devono essere necessariamente dilatate altrimenti non rientrano dei costi e prodotti come questo rischiano sempre di essere né carne né pesce: non dozzinali ma neppure "autoritari" come forse i produttori probabilmente si aspettavano.
    a me WW è piaciuta abbastanza, certo che i diversi piani temporali che mandano in visibilio i nerd e le ellissi continue, soprattutto quelle di Dolores, alla fine mi sono sembrate un po' pasticciate e mi sono parse più "famolo strano" che "sceneggiatura raffinata e articolata", ma tant'è...
    trovo però che nonostante i tempi televisivi (e commerciali) e quindi la necessità di giungere a un risultato (soprattutto economico), la presa di coscienza delle "persone artificiali" è sviluppata per gradi e a meno di voler far le pulci a tutti i costi, per un pubblico generalista (e generalizzato) va più che bene: la stessa ripetizione della scena della rapina/massacro alla fine non fa che aumentare il senso di disagio e costrizione che si vive all'interno del parco (tra l'altro immagino che abbiano girato la scena una volta sola con più macchine da presa e poi in fase di montaggio ne abbiano più "versioni", giusto per risparmiare qualche spicciolo, così come la scena con i samurai che si prendono a colpi di katana è il colpo di genio (o la furbata) del regista, o lo sceneggiatore, che con dieci comparse in croce ti fa immaginare sviluppi futuri che magari neanche ci saranno, ma ampliano il panorama e le possibilità del prodotto).
    detto questo forse si poteva far meglio, ma comunque io credo che gran parte del pubblico che è riuscito a seguirla, forse meno di quanto si pensassero in HBO, aspetterà con moderata ansia la seconda stagione.
    concordo che Ed Harris riempiva lo schermo, anche in campo lungo.
    cosa aggiungere? che forse per quanto ci provino, rimangono tutti un gradino sotto Battlestar Galactica...

    spero di non avervi annoiati,
    ciao, pietro

    ps: bello il blog, complimenti.

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    1. Ciao Pietro e benvenuto sulla Bara Volante! Braccia aperte a tutti i fan bel furbissimo GIEI GIEI ;-)
      Le ellissi forse non funzionavano tutte in maniera cartesiana, ad esempio ad un certo punto non mi tornava il fatto che Ted fosse nuovamente in scena, però è anche un po’ il marchio di fabbrica di Nolan.
      Anche secondo me la scena del massacro quotidiano in stile “Il giorno della Marmotta” è stata girata tutta insieme, aggiungendo di volta in volta le scene necessarie, i Samurai potrebbero essere l’ennesima furbata, perché la HBO ha puntato molto sulla serie, ma non so se si aspettava questa risposta di pubblico.
      Il fatto che la stagione 2 arriverà solo nel 2018 mi fa riflettere in questa direzione, vedremo se avevano davvero un piano, io temo che si inventeranno una trama in fretta e furia per accontentare il pubblico.
      Ecco, “Battlestar Galactica” è una di quelle serie che vorrei recuperare, ne ho sempre sentito parlare molto bene, per altro è già nella mia lista di cose da vedere su Netflix, purtroppo da troppo tempo. Grazie e torna pure quando vuoi! ;-) Cheers

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  8. Ancora devo vederla, ma è in lista. Poi io coi Nolan vado d'accordo...

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    1. Questo a seconda dei punti di vista può esser il Nolan giusto o quello sbagliato ;-) Cheers

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