lunedì 5 dicembre 2016

Sully (2016): Schiena dritta, testa alta (e tavolino in posizione verticale)


Se vivete su questo gnocco minerale che ruota intorno al Sole, in linea di massima dovreste aver sentito parlare di Clint Eastwood. Avanti veloce su tutto questo nome comporta per la storia del cinema, potreste anche aver sentito le sue affermazioni su Donald Trump che hanno reso il vecchio Clint l’unico famoso di Hollywood che ha detto qualcosa a favore dell’45esimo presidente degli Stati Uniti.

Mi fa sempre ridere il fatto che le persone si dimentichino che Eastwood è repubblicano, per i suoi innegabili meriti e per un carisma fuori ordinanza, Eastwood è il favorito di tutti, anzi di più è il mito dei vostri miti, persino Bruce Springsteen cambia espressione quando parla di lui, il che è davvero tutto detto.

Più che con altri personaggi, sembra che in politica e cinema per Eastwood debbano sempre essere i due grandi temi che ruotano intorno a lui, fin dai tempi in cui la stampa di sinistra gli demoliva film sottovalutati come “Bronco Billy” etichettandoli come dei trionfi di patriottismo (bah!), fino ad arrivare alle affermazioni su Trump che, ci tengo a sottolinearlo, non condivido perché sembravano tanto gli sproloqui di un vecchio brontolone pronto a dire “Ai miei tempi si stava meglio anche se si stava peggio!”.


"Cos'è tutta questa roba moderna? Ai miei tempi bastava un revolver".
La memoria delle persona va di pari passo con la qualità dei film sfornati da Eastwood, quindi finchè arrivano film bellissimi come "Mystic River", "Million Dollar Baby" e "Lettere da Iwo Jima" (ci metto dentro anche "Changeling" che mi è piaciuto molto), erano tutti sul carro dei vincitori pronti ad etichettare Eastwood come il grande vecchio del cinema americano, l’unico con il vissuto giusto per parlare di luci ed ombre del più grande Paese del mondo (come si sono auto nominati), ma soprattutto la mia affermazione preferita, “Un Repubblicano illuminato”, cos’è un repubblicano illuminato? Uno di destra seduto sotto un neon?

Più facile criticare Eastwood quando fa discorsi a sedie vuote (il vecchio brontolone, secondo estratto) e dirige cose decisamente meno memorabili come “Hereafter” e “Jersey Boys” e, magari, cito anche American Sniper, perché è, comunque, un film che ha diviso molto, sulla qualità forse più che sul contenuto.

Per quanto mi riguarda sulla questione ho una posizione molto chiara: il cinema mi piace più della politica e non giudico i film in base all’orientamento politico del regista. Se facessimo tutti così dovremmo vedere solo film di Ėjzenštejn o di John Milius in base alle preferenze, cosa di cui me ne sbatto visto che mi piacciono entrambi. Per me Clint Eastwood è la storia del cinema, non lo dico per fare quello che piscia più lontano, ma amavo i suoi film da regista prima che diventasse di moda farlo, alcuni dei suoi film che preferisco sono arrivati prima del grande sdoganamento di “Mystic River”.


"Avremmo un po' di turbolenza dovuta a qualche corrente politica...".
Infatti, sono molto contento del fatto che “Sully” sia un bel film, perché sono sempre felice di vedere un bel film di Clint Eastwood (e un bel film in generale), ma soprattutto, perché ora mi siedo qui, pronto a godermi il rumore di pneumatici sull’asfalto, per le clamorose inversioni ad “U” in cui si esibiranno tutti quelli che hanno detto peste e corna al vecchio Clint, dopo che avranno visto questo film.

Presentato in anteprima al 34esimo Torino Film Festival (piccoli vantaggi della vita quassù), “Sully” è la storia di Chesley 'Sully' Sullenberger, il pilota di aerei che malgrado i due motori fuori uso, ha portato in salvo i 155 passeggeri (lui compreso) del volo US Airways 1549, eseguendo un complicato ammaraggio nel fiume Hudson il 15 gennaio 2009, probabilmente ricorderete anche voi l’impresa.

"...L'atterraggio avverrà in orario, il clima fuori è freddo e parecchio umido".
“Sully” è un film dritto e lineare, che nelle mani di Eastwood diventa ancora più solido, visto che qui Clint non fa davvero nessuna sbavatura in fase di regia e, se possibile, il suo cinema essenziale fatto di pochissimi Ciak (che tanto sfiancano solo gli attori togliendo spontaneità) sembra fatto dal sarto per portare sul grande schermo questo storia.

Eastwood non si gioca subito il principale motivo d'interesse di un film come questo (ovvero la manovra aerea del protagonista), ma parte forte mostrandoci il dopo, gli incubi notturni di Sully e il modo in cui affronta una fama che non ha richiesto e a cui di sicuro non è interessato. L’occasione per mostrarci cosa è accaduto a bordo arriva con l’indagine messa su dalla compagnia aerea sui motivi della non canonica scelta fatta da Sully, anche perché l’opzione ammaraggio è solo la quindicesima del manuale fornito ai piloti, ma con l’assicurazione di mezzo non si scherza.

"Mantenete la calma e procedete ordinati, non sono Schettino".
Quindi, del breve volo e dell’ormai celebre ammarraggio del US Airways 1549, vediamo tutti i punti di vista, quello della torre di controllo, quel dei due piloti (il secondo è un baffuto Aaron Eckhart), ma, soprattutto, le venti e passa simulazioni al computer che dichiarano che tornare indietro e atterrare su una pista dell’aeroporto La Guardia era possibile e che il nostro Sully non è tutto questo eroe di cui la stampa parla.

Come detto, la regia di Eastwood non sbaglia un colpo, anche la ricostruzione del salvataggio dei 155 passeggeri è davvero ben fatta e coinvolgente, certo guardare come si comporta il Sully interpretato da Tom Hanks, avendo in testa Schettino ci ricorda che, a volte, quella grande pozzanghera chiamata Atlantico che ci separa dagli Americani è davvero tanto, ma tanto grande.

Tom Hanks anche lui sembra fatto dal sarto per questo ruolo, sembra strano che due icone del cinema americano come Eastwood ed Hanks ci abbiano messo così tanto per collaborare. Tommaso Matasse riesce a risultare rassicurante, ma non nel solito modo alla Tom Hanks, il suo Sully in pubblico ha la sicurezza dei professionisti, di quelli che fanno e quindi sanno come funzionano le cose che solo 42 anni passati a pilotare possono darti (i due flashback non invasivi sottolineano il concetto), ma in privato Sully confessa i suoi dubbi alla moglie Lory (Laura Linney) e poi… Corre. Corre come tutti i personaggi di Clint Eastwood.

Non voglio sentire nessuno urlare "Corri Forrest, corri!" dai, fate i bravi.
Quante volte avete visto l’ispettore Callaghan allenarsi mentre pensa al caso da risolvere? Qui è la stessa cosa, mi viene quasi da pensare che se Clint avesse avuto qualche anno in meno, forse questo personaggio lo avrebbe anche interpretato e questo avvicina ulteriormente “Sully” ai film di Eastwood di quella porzione della sua filmografia antecedente a “Mystic River”, a ben pensarci avrebbe davvero potuto farlo, in fondo ha accumulato tutte le ore di volo necessario fin dai tempi di “Firefox - Volpe di fuoco” (1982).

"... E poi una delle hostess aveva due bocce così".
Il film è perfettamente coerente con tutta la filmografia Eastwoodiana, ancora mi ricordo quando fu annunciato “The human factor”, che altro non era la prima idea di titolo per il film che ora conosciamo tutti come “Invictus” (con inutile sottotitolo italiano mai così inutile), anche qui il “Fattore umano” è essenziale, quello che fa davvero la differenza e che un computer non può calcolare, in un film in cui manca un vero nemico (gli uccelli che mandano in palla i motori non contano, non è un film di Hitchcock), gli unici antagonisti sono i burocrati che vivono di numeri e calcoli, l’intuizione di Eastwood (o del direttore del casting) è di prendere Anna Gunn ad interpretare uno di questi, perfetta visto che mezzo mondo la odiata nei panni di Skyle in “Breaking Bad”. Per altro, siccome ho sempre digerito poco la burocrazia e mai come in questo periodo la vedo come fumo negli occhi, un film di questo tipo mi trova anche ben disposto. Giusto per aggiungere una nota personale.

Sullenberger fiero di essere impersonato dal grande attore di Philadelphia Turner e il casinaro.
C’è il rischio dell’agiografia? Forse un pelo, perché “Sully” termina quando potrebbe andare avanti e diventare ancora più controverso, perché ai tempi ho seguito la vicenda del pilota eroe e del polverone venuto su dalle sue affermazioni durante i vari (ed inevitabili) processi che sono seguiti. Chesley Sullenberger ha sottolineato come molti piloti dovessero fare i doppi turni per ripagarsi i debiti degli studi universitari e della scuola di specializzazione per piloti, ai tempi, una volta aperto il vaso di Pandora, molti di quelli che etichettavano Sully come un eroe, non erano più tanto felici di sentire cosa aveva da dire.


Di tutte queste cose il film, però, non si occupa e a suo modo è un'altra tacca alla cintura del suo regista, perché “Sully” non è un soggetto scelto per fare pace con l’altra metà del pubblico che ha votato Clinton, ma solo perché è un tipo di storia perfetta per il cinema di Clint Eastwood e il risultato, infatti, è davvero ottimo: un film che va avanti schiena dritta e testa alta come il suo protagonista.

Per concludere, posso dire che proprio riguardo alle affermazioni di Eastwood su Trump, la mia wing-woman mi ha chiesto come facevo a conciliare le mie idee politiche con il culto per il vecchio Clint, non ricordo cosa ho risposto, probabilmente qualcosa di circostanza, ma non ho smesso di pensare alla domanda, sono giunto alla conclusione che l’ex sindaco di Carmel ed io politicamente parlando non saremmo mai d’accordo (specialmente su Trump), per fortuna quando si parla di cinema è tutta un'altra faccenda.

18 commenti:

  1. Ottima recensione.

    questo film me lo sono perso al Torino Film Festival .

    andrò a vederlo al cinema.

    a proposito di Festival : tu sei mai andato al Festival Noir di Courmayeur ???

    io sì.
    dal 1998 il Festival Noir di Courmayeur me lo sono perso un paio di volte.

    e dopo 25 anni cosa fanno???
    lo spostano in Lombardia a Como e Milano.

    dire che sono arrabbiato è dire poco.

    saluti e grazie

    Rdm

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    1. Sempre gentilissimo, grazie a te!
      Ci sono stato una volta sola purtroppo, ha sempre avuto programmi pieni di titoli ottimi. Stiamo perdendo tutte le iniziative culturali migliori un pezzo alla volta, il che mi fa girare le scatole e non poco. Ci basterà continuare a produrre automobili in eterno? Io non credo, ma sono un signor nessuno, magari non vedo il quadro generale. Cheers

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  2. Non ho visto il film ma a pelle sento di essere d'accordo con te ;-)
    La cosa curiosa è che molti considerano Eastwood autore solo in tempi recenti, quando in realtà Clint se la comanda da... sempre! Non so se ci sono film che ha interpretato controvoglia, a parte la gavetta anni Sessanta, e come regista va per la sua strada dagli anni '70.
    Pensa che quando nei primi anni '80 la Warner ha voluto creare una collana di libri con protagonista Callahan (in minima parte arrivati anche da noi), Clint aveva diritto di veto sulle storie, perché non voleva bruciarsi eventuali sceneggiature future. Clint comandava la Warner Bros... quindi non lo chiamerei semplicemente "attore"...
    Ricordo che all'epoca fece sommessamente notare che "Attrazione fatale" (1987) era un plagio smaccato del suo "Brivido nella notte" (Play Misty for Me, 1971) ma davanti agli scopiazzi americani neanche Clint può nulla...

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    1. Ti ringrazio per la fiducia ;-)
      Perfetto hai riassunto la questione, uomo-Warner se ne esiste uno, avevo visto un documentario sulla storia dello studio che era presentato dallo stesso Eastwood, giusto per fare un esempio. Pare che per Eastwood abbiano tutti la memoria corta e selettiva, che si parli di politica o di cinema. Cheers!

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  3. Uno dei film più asciutti e sobri di Clint; La scelta di rappresentare per tre volte la scena dell'incidente, ogni volta aggiungendo un punto di vista o un dettaglio in più, l'ho trovata una finezza registica tutt'altro che scontata e "tradizionale", come spesso viene etichettato Clint.

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    1. Vero, altri avrebbero puntato tutto su quello, qui invece viene centellinata ogni volta aggiungendo qualcosa, e poi dici bene, asciutto, il cinema di Eastwood lo è sempre stato, qui davvero non c’è una sbavatura, presenti invece in altri suoi film recenti, sto pensando alla scena del bicchiere di “Gran Torino” ad esempio. Cheers

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  4. Post strepitoso, Bara.
    Politicamente e cinematograficamente.

    Peccato solo che secondo me Jersey Boys sia un gran film, American Sniper una bomba e soprattutto, Hereafter uno dei grandi film più sottovalutati degli ultimi anni.
    Mentre Changeling resta per me uno degli Eastwood più deboli e commerciali della carriera del Maestro. ;)

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    1. Ti ringrazio molto ;-)
      Jersey Boys mi è piaciuto ma converrai che è un film minore. "American Sniper" in generale mi è piaciuto, anche se gli mancava il colpo del KO, "Hereafter" non mi ha convinto molto, ma l'ho visto una volta sola. "Changeling" è chiaramente un film su commissione, ma la protagonista è molto Eastwoodiana, e poi il grande Clint ha fatto recitare la Jolie, non tanti ci sono riusciti. Cheers!

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  5. Come tutti i vecchi (tipo me), il vecchio Clint si è anche bevuto un po' il cervello. Ma non cinematograficamente. Col cinema usa (U.S.A.) ancora un linguaggio sensato. E per fortuna Sully non è Schettino, ma l'Italia è un paese assai strano, da che lo conosco. (Per quanto mi riguarda) Meglio non parlare neppure della politica italica, dei suoi sì e dei suoi boriosi e da me ampiamente detestati no. Concord(no) un bel film. Nulla di pazzesco, a parte la manovra pazzesca del pilota ma un buon film. Sarebbe anche una perfetta storia di Natale, peccato che è accaduta a gennaio.

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    1. Abbiamo la memoria corta, ci ricordiamo solo quello che ci torna comodo e pure in modo selettivo, per fortuna cinematograficamente parlando, quando Clint dirige così mette d'accordo tutti, nulla di pazzesco, per quello mi ha ricordato i primi film da regista di Eastwood, che comunque mi piacevano quindi va bene così ;-) Cheers

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  6. "Concord(no) un bel film. Nulla di..." mi è scivolata la mano per salvare la birra. Volevo dire "Concord(o) un bel film. Nulla di "

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    1. Hai fatto bene, non avrei potuto avere una birra sulla coscienza, tranne quelle che svuoto io, sacrificate per una giusta causa (il mio alcolismo). Cheers!

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  7. Io sto ancora aspettando che arrivi la recensione di Schettino.
    Credo dirà che è un film poco realistico. Soprattutto per il comportamento del capitano... :)

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    1. Sarebbe fantastico che Eastwood ora facesse il controcampo della storia proprio con Schettino protagonista, ho già il titolo "Lettera da isola del Giglio" ;-) Cheers!

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  8. Ecco, per me è stato proprio quel finale che "termina quando potrebbe andare avanti e diventare ancora più controverso" che non me lo ha fatto amare fino in fondo.
    Però, in barba alle sue idee politiche, Clint è sempre immenso.

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    1. Mi sembrava l'occasione giusta per parlare di artista e uomo, comunque anche se non la pensiamo uguale politicamente, Clint ha sempre la mia stima ;-) C'era materiale per almeno un'altra ora di film comoda, da un certo punto di vista, una precisa scelta comunque comprensibile e coerente con il cinema di Eastwood. Cheers!

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  9. Sono indeciso se vederlo... Ultimamente Eastwood ed Hanks mi hanno dato grossi pacchi

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    1. Ultimamente, ma non questa volta, vai sicuro! ;-) Cheers

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