venerdì 2 dicembre 2016

Il 13º guerriero (1999): Meno male che il tredici non porta sfiga


Avete presente quel film di McTiernan che è stato pesantemente rimaneggiato dalla produzione, ma che ha comunque incassato noccioline al botteghino? No, non il remake di Rollerball, sto parlando del film di oggi della rubrica… John McTiernan had a gun!


Nell’agosto del 1999, nelle sale americane uscirono ben due film del nostro Johnny, per amore di precisione, devo dire che “Il 13º guerriero” è stato il secondo a vedere il buio della sala, ma ho deciso comunque di trattarlo per primo, perché è stato proprio questo film, il primo lavoro su cui McTiernan si è buttato anima e cuore, dopo il successo di Die Hard - Duri a morire.

A ben pensarci, un'idea davvero ottima, anche solo per il fatto di radunare tutti insieme un sacco di nomi che sul finire degli anni ’90 scaldavano ancora i cuori del pubblico. Di McTiernan già sapete, a questo punto non credo necessiti di ulteriori presentazioni, l’altro nome in gioco era il protagonista Antonio Banderas e qui è necessaria una precisazione, in particolare per i lettori più giovani: sappiate che c’è stato un tempo in cui Banderas era l’idolo delle signore, uno che con la sola presenza in un film era capace di portare gente in sala, so che può sembrare strano, ma non ha sempre solo parlato con galline di nome Rosita, impegnato ad impastare focaccelle belle morbide (pronunciate “bele Mooobide”).


"Smetteranno mai di umiliarmi per quella pubblicità" , "Non ci contare amico".
Ma la forza davvero influente dietro la produzione di “The 13th Warrior” è sicuramente Michael Crichton, romanziere di successo, sceneggiatore, regista, gli anni ’90 sono stati un decennio in cui Crichton è esploso presso il grande pubblico, in tv impazzava la mania per la serie “ER - Medici in prima linea”, ispirata al suo saggio sulla medicina ospedaliera negli stati uniti “Casi di emergenza”. “Il 13º guerriero” altro non è che l’adattamento del romanzo di Crichton del 1976 intitolato “Mangiatori di morte” e rappresenta anche l’esordio della carriera di produttore cinematografico per lo scrittore. Carriera terminata prima del tempo visto il clamoroso flop al botteghino del film. Parliamo della trama e poi cominciamo sul serio.


"Non ti sarai mica portato quella gallina di plastica sul set vero?".
Anno 922, Ahmed Ibn Fahdlan, più un'infilata di altri nomi da fare invidia a Raisuli il Magnifico e tutti intervallati da un “Ibn” (Antonio Banderas), è un colto cortigiano del califfo di Bagdad che dopo aver dedicato troppe attenzioni dello “Zumpa Zumpa” tipo, alla bella moglie di un influente uomo del califfato, vince un viaggio tra i fiordi Norvegesi. Avete presente la Zia incazzata che manda Willy a Bel-Air? Uguale, ma niente villona e taxi da chiamare con il fischio, solo neve, nebbia, pochissima igiene personale e l’infame nomina di ambasciatore, per convertire i barbari locali.

Quando un vicino villaggio viene attaccato dai Wendol (detti amichevolmente "Mangiamorte"), mostruose creature metà uomo e metà orso (e tutte cattiveria), i Vichinghi di Buliwyf (il biondissimo Vladimir Kulich) organizzano una squadra speciale di spaccaculi pronti a fare giustizia, ma dodici guerrieri non bastano, la vecchia indovina legge nelle ossa che per avere successo ci vuole un 13º guerriero, proveniente da lontano, Ahmed tenta di spiegare che da dove viene lui, non porta bene nemmeno essere tredici a tavola a mangiare, ma i Normanni non vogliono sentire ragioni, anche perché non capiscono l’arabo, quindi zitto e cavalca.


Sangue, cicatrici e spadate, ora cominciamo a ragionare!
Il romanzo originale di Crichton è uno dei pochi dello scrittore che ho letto (mea culpa!), il tema, l’ambientazione nordica e persino alcuni dei nomi dei personaggi, mettono in chiaro il fatto che Michele si sia ispirato al poema epico “Beowulf”, nell’adattamento cinematografico ci sono alcune differenze, la principale è la mancanza di una vera e propria spiegazione sulle origini dei “Mostri della nebbia” nel libro, invece, è chiaro che si tratta di diretti discendenti degli uomini di Neanderthals, un'idea gustosa mai più sfruttata in un film di genere, almeno fino all’uscita di Bone Tomahawk. Eppure, “The 13th Warrior” resta uno di quei pochi casi, in cui sono riuscito a godermi il libro, anche se avevo già visto il film, senza ritrovarmi a pensare la solita canonica (e ormai assodata) frase: “Il libro è meglio”.

Bambini, se non leggete da grandi diventerete come lui. Cornuti.
Ma se “Il 13º guerriero” è un film che si lascia guardare ed ogni volta mi appassiona, la sua produzione non è stata certo pesche e crema, il budget iniziale stanziato era di 85 milioni di dollari, per la Touchstone picture un investimento sicuro, vista anche la presenza di Banderas dritto sparato sulla locandina. Con quei soldoni McTiernan fa quello che gli viene meglio, ovvero fare del gran cinema, ma prima c’è da superare il giudizio di Michael Crichton e qui iniziano i casini grossi.

La prima cosa da dire è che il film consegnato da McTiernan era molto più lungo, una buona porzione rimase sul pavimento della sala di montaggio, ma la differenza tra l’idea di Crichton e la messa in scena di McTiernan non si limitata a questo. Ad esempio, la madre dei Mangiamorte nella versione di John era una vecchia spaventosa, Michael, invece, pensava che non ci fosse nulla di eroico in uno scontro tra Buliwyf armato di spada contro un'anziana signora, questo spiega perché la madre dei Wendol nel film è una ragazza giovane, armata di serpenti e veleni vari, non che il cambio renda Buliwyf particolarmente più eroico, alla fine è sempre un cristone che taglia la testa ad una donna con una spada lunga due metri, trovo meno logico che una ragazza giovane possa aver messo al mondo una tribù di uomini adulti fatti e finiti.


Ok non faccio più battute sulla tua età, non c'è bisogno di fare gestacci.
Ossessionato dall’eroismo in senso classico, Michael Crichton pretende che ci sia per forza lo scontro finale tra Bulywyf e il capo dei Mangiamorte, inoltre, boccia completamente la prima colonna sonora, firmata da Graeme Revell e fa arrivare in corso il mitico Jerry Goldsmith, scelta congiunta immagino, visto che Goldsmith aveva già composto le musiche per il film scritto e diretto da Crichton “1855 - La prima grande rapina al treno”, ma anche per Mato Grosso, di McTiernan. In ogni caso, la scelta è azzeccatissima, perché il tema principale del film composto da Jerry Goldsmith è a dir poco grandioso, epico e trascinante. Sicuro come la morte e le tasse, vi resterà stampato in testa anche dopo i titoli di coda del film, provare per credere.

La post produzione del film prosegue per due anni (!), McTiernan è arrivato a tanto così da togliere la firma dal film e andarsene nominando (invano) tutto il Pantheon degli Dei nordici, alla fine resta a bordo, malgrado il fatto che Michael Crichton, di sua mano, abbia rigirato alcune scene, ma cosa gli vuoi dire ad uno che aveva già diretto quel capolavoro de Il mondo dei Robot (Westworld)?

I costi di produzione lievitano fino a raggiungere l’insensato numero di 160 milioni di ex presidenti mancati stampati su carta verde, malgrado il fatto che la Touchstone abbia continuato a bluffare come il peggiore dei giocatori di Poker che mente su quanti soldi ha perso al tavolo da gioco, parlando di 90 milioni come numero ufficiale. La mazzata finale arriva al botteghino, 32 milioni incassati negli Stati Uniti, 61 nel mondo. Ammazza che botta!


"Noi arabi abbiamo inventato i numeri" , "Gli americani invece hanno inventato i flop".
Il risultato finale è talmente disastroso che Omar Sharif si ritirò dalla recitazione, salvo poi tornare sui suoi passi anni dopo, un mezzo esaurimento nervoso che, però, sembra ingiustificato guardando “Il 13º guerriero” senza sapere tutti questi dettagli e leggendo quei numeri implacabili.

Sì, certo, il problema del film è che si rivolge ad un pubblico non molto vasto... Andiamo quanti fanatici di film con i Vichinghi ci sono? Oltre a voi ed io intendo! Inoltre, quante altre pellicole ricordate in cui uno Spagnolo di Malaga, interpreta un arabo protagonista di un'avventura in terra Nordica? Ecco, appunto.


Un arabo, per lo meno come lo intendono gli americani.
Il film nella sua unicità resta storicamente abbastanza accurato ed è anche uno dei pochi che si pone il problema delle diversità linguistiche tra i protagonisti, Arabi e Vichinghi riescono a comunicare perché alcuni parlano un po’ di Greco (parte dell’attuale Russia vichinga era dominio greco un tempo) e uno conosce il Latino, ma se nel libro Ahmed continua a comunicare solo esclusivamente grazie ad un traduttore, McTiernan fa una scelta cinematografica ardita, ma interessante.

Sì, sto parlando della scena in cui l’Arabo impara la lingua dei suoi barbuti compagni semplicemente ascoltandoli parlare ("Come hai imparato la nostra lingua?", "Vi ho ascoltato"), può sembrare una menata frettolosa, ma McTiernan prima mostra una serie di montaggi alternati, per lasciarci intendere che Ahmed abbia ascoltato per ore i Vichinghi parlare, poi con un trucco molto simile a quello già usato per far parlare in Inglese i sommergibilisti Sovietici di Caccia ad Ottobre Rosso, fa dei primi piani stretti sulle loro labbra e pian piano introduce parole in Inglese (Italiano se guardate il film doppiato). Ahmed ha chiaramente un cervello fuori dal comune, ma anche una discreta faccia di bronzo, visto che la prima frase è la risposta agli insulti dei Guerrieri, una sbruffonata clamorosa che mi fa esultare ad ogni visione: "Mia madre era una brava donna, veniva da una nobile famiglia ed io almeno sapevo chi era mio padre".

Certo alcuni passaggi sono più mitici che davvero accurati, tipo quando Ahmed, armato con uno spadone vichingo dalle dimensioni impossibili ("Non la posso brandire", "Diventa forte"), pensa bene di riconvertirla in una ben più maneggevole scimitarra utilizzando una mola a disco, meglio non chiedersi quanto dovesse essere larga la lama originale, per ricavarne una spada curva, ma, in compenso, le battute stemperano molte di queste trovate, anche perché i Vichinghi (dei clamorosi tamarri) si giocano sempre la battuta giusta, per continuare a sfottere l’arabo creando la giusta atmosfera cameratesca (“Quando muori posso darla a mia figlia?").


"Bella spada, da uomo non c'era?".
Bisogna dire che, ahimè, troppi dei guerrieri restano sullo sfondo, un minimo di presentazione in più dei personaggi avrebbe migliorato il livello di coinvolgimento per la loro impresa e per le loro morti, purtroppo il film dimentica che è importante che il pubblico si affezioni ai personaggi, che siano sette samurai, sette pistoleri o 13 guerrieri. Inoltre, bisogna pagare dazio di avere un Divo amato dalle signore come protagonista, quindi viene infilata dentro a forza una sottotrama romantica tra Ahmed e una delle donne normanne impegnata a curargli la ferita al volto (la scena dell’orina di vacca usata come disinfettate) che, per fortuna, dura poco e convince ancora meno.

Il film si gioca bene la differenze culturali, tra l’Arabo colto che vede la guerra come una questione di strategia ed astuzia e i Vichinghi che sognano di morire in battaglia per poter festeggiare in eterno nelle sale del Valhalla. Differenza ben riassunta nella fichissima scena del duello dei tre scudi, ma McTiernan qui fa davvero un ottimo lavoro, anche nel mostrare differenze importanti che spesso l’edulcorata Hollywood omette, tipo il ehm… Curioso modo di lavarsi le mani dei Vichinghi prima di cenare, ecco la grande lezione del film, se armati di macchina del tempo decideste di passare a trovare i Vichinghi, non dimenticate di portarvi il disinfettante da casa!


Il galateo al tempo dei vichinghi.
Eppure, gli errori storici, che siano essi grandi o piccoli, o il semplice fatto che per gli Americani, qualunque attore un pelo abbronzato vada bene per interpretare quelli Arabi di cui tanto parlano (ed evidentemente non conoscono), passa in secondo piano perché il vero colpo di genio di McTiernan è quello di saper miscelare i generi. Mancando l’elemento fantastico “The 13th Warrior” non è un film Fantasy, non è così accurato da passare per film storico e, quindi, l’unica etichetta che può vantare è quella di una fiaba, che preme a tavoletta il pedale dell’epica e dell’azione, tutta roba che McTiernan conosce e gestisce alla grande.

Il nostro Johnny, anche nei suoi film minori, ha sempre fatto un cinema estremamente visivo e curato nei dettagli, qui sfrutta alla grande le magnifiche ambientazioni, rinunciando completamente agli effetti speciali computerizzati, manda a segno un film orgogliosamente “vecchia maniera”, in cui la nebbia è talmente spessa da farti sentire il freddo nelle ossa e la trovata del “Drago di fuoco,  che si rivela un serpentone di Wendol a cavallo armato di torce, sullo schermo risulta fantastica, una cosa che solo un grande regista può rendere credibile e far funzionare così bene.


Esterno giorno con drago di fuoco, arte su pellicola, McTiernan 1999.
Il primo attacco dei Wendol al villaggio vichingo è fantastico, interamente girato in notturna, sottolinea la natura mostruosa delle creature e, allo stesso tempo, è esaltante, un trionfo di pali appuntiti da usare come prima linea difensiva (“Mettici i piedi sopra e resta fermo!”) ed epica a buttare via, il tutto due anni prima che le battaglie de “Il Signore degli Anelli” (2001) di Peter Jackson diventassero le preferite di chiunque al cinema.

"Non dovremmo avere delle controfigure per cose come questa?".
La natura dei Wendol non ci viene rivelata, la loro minaccia è tutta basata sul fingersi degli animali (Banderas che ossessivamente ripete la sua scoperta “É un uomo!”) e i loro comportamenti barbarici, tipo portare via le teste mozzate dei nemici e collezionarle tutte insieme nella stessa stanza (“Mi sbagliavo non sono degli uomini"). In questo senso, “Il 13º guerriero” è un film perfettamente in linea con la filmografia di McTiernan, perché recupera il rapporto tra l’uomo e la natura vista come minaccia di Nomads e una missione spalla a spalla nella natura impervia alla caccia di un mostro disumano di Predator.

Ma staremmo qui a parlare della fuffa e della nebbia normanna senza quel finale, prima ho detto epico da far schifo, lo ribadisco, una doppia preghiera prima dello scontro finale che ci porta quasi subito in zona Conan il Barbaro, prima Ahmed prega il suo Dio anche per i suoi nuovi compagni con la trascinante "Per quello che avremmo dovuto pensare e non abbiamo pensato, per quello che avremmo dovuto dire e non abbiamo detto…”, poi tutti insieme affrontano un nemico accecato dalla rabbia, sotto una pioggia che “Blade Runner” pare un temporaletto estivo e quella preghiera finale che se non vi esalta non vi conosco e non vi voglio conoscere!

Epica, quintali di epica a buttar via!
Un finale quasi in stile “Il mucchio selvaggio” di Sam Peckinpah, da cui McTiernan riprende il senso di sacrificio ed utilizza i rallenti per esaltare ogni colpo ed ogni spadata, un finale con la schiena dritta e la testa alta, come la posa di Buliwyf che muore sul suo scarno, con la spada in mano e il fedele cane al suo fianco, un onorevole morte da Vichingo. Dove devo firmare per avere SOLO film che floppano male al botteghino, che siano tutti fatti così?

"Perché seguiamo te? Perché tu sei lo Re!" (Cit.)
"Ecco io vedo mio padre, ecco io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli, ecco io vedo tutti i miei parenti defunti dal principio alla fine, ecco ora chiamano me, mi invitano a prendere posto tra di loro nella sala del Valhalla dove l'impavido può vivere per sempre”.

18 commenti:

  1. Grazie. Ottima recensione.

    io lo vidi al cinema e lo trovai un bellissimo film.

    buon week end

    Rdm

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    1. Grazie a te per averla letta, sono contento ti sia piaciuta ;-)
      Al cinema me lo ero perso, peccato perchè sono sicuro mi sarei divertito molto. Buon week end anche a te! Cheers

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  2. Nel 1999 gli Arabi e i Musulmani in genere erano simpatici (non c'era stato ancora l'11settembre)
    I produttori speravano di vendere bene il film in Egitto (Marocco, Pakistan, ecc) ma fu un disastro.
    A me il film è piaciuto; non è verosimile, ma chisse...)

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    1. Già allora gli americani erano confusi su come rappresentare personaggi arabi al cinema, ancora mi ricordo Azeem, interpretato da Morgan Freeman in “Robin Hood - Principe dei ladri”.

      Ha delle cose storicamente giuste, altre completamente campate in aria, senza sapere nulla del clamoroso flop e dei due anni di rimaneggiamenti, resta un film godibilissimo, avercene di film di genere diretti così ;-) Cheers

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  3. Visto al cinema, e quanto mi gaò che in effetti i cattivi fossero dei berserker in tutto e per tutto.
    Analisi interessante, molti retroscena non li conoscevo.
    Sì, il "trucco" per far imparare la lingua all'arabo è fico.
    Comunque, lo rividi qualche annetto fa sulla Rai e non mi esaltò come la prima volta...

    Moz-

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    1. In effetti sono proprio dei berserker non ci avevo mai pensato ;-) Devo dire che ho rivisto il film negli anni alcune volte, alla fine mi ha sempre divertito, il finale mi tira sempre dentro per il bavero. Cheers!

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  4. Sai che non l'ho mai visto? Neanche immaginavo ci fossero dietro Crichton e McTiernan! Quando uscì lo presi in antipatia a priori, per colpa di Christopher Lambert e dei suoi film nordici, da Beowulf (1999) a Druids (2001). Non mi piaceva quel genere e non ho mai voluto vedere, né Banderas mi spinge a rimediare: se lo rivedrò sarà solo per il povero John!
    E comunque aveva ragione lui: Crichton se la comandava senza motivo, perché il suo astro è durato un attimo e i suoi film già erano calanti nella seconda metà degli anni '90!

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    1. Mai visto? Guarda considerando la fine che ha fatto Banderas (il suo diviso di allora era insopportabile) puoi guardarlo a cuor leggero, tanto sai che è lì con la sua gallina parlante ;-)

      Ho visto solo “Beowulf” con Lambert, ed era veramente brutto! Dici bene, è finito tutto in una bolla di sapone, questo è stato il primo (ed unico) film che Crichton ha prodotto, dopo quei numeri disastrosi, non poteva certo riprovarci. Se deciderai di vederlo, fammi sapere, penso che quasi tutte le parti migliori del film, sono merito del talento di McTiernan. Cheers!

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  5. Ricordo che mi piacque. Poi mi godevo la piccola soddisfazione personale di riuscire, all'epoca, a capire quello che dicevano i vichinghi senza bisogno di traduzione. Non so se ne sarei capace ancora oggi.

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    1. Cavolo, sei più preparato di Banderas ;-) In effetti è una soddisfazione capire le lingue parlate nei film (e non solo) specialmente se sono esotiche. Cheers!

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  6. *mumble mumble... mmmhh... l'ho visto al cinema ma non me lo ricordo affatto. Segno che o non mi ha lasciato una grande impressione o ero in ottima compagnia :D

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    1. Considerando il finale di questo film, direi che la tua compagnia era notevole ;-) Cheers!

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  7. Un buon film, abbastanza originale per l'epoca e molto sottovalutato. Un appunto: "Casi di emergenza", da cui è tratto ER, non è una raccolta di racconti, ma un saggio sulla medicina ospedaliera negli Usa (fine Sessanta, inizio Settanta, se ricordo bene) in cui vengono descritti alcuni casi clinici.

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    1. Lo penso anche io e grazie per la segnalazione, vado subito a modificare. Un giorno dovrò decidermi a leggere Crichton come si deve. Cheers!

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  8. Ne ho vaghissimi ricordi.... Mi ricordo solo che mi fece schif... Ehm, che non mi piacque

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    1. Eheh più che legittimo, ma il metallaro in me apprezza queste robe grezze ;-) Cheers

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  9. forse l'ho visto in un periodo così così, forse non ho badato molto ai particolari, forse non sapevo ancora apprezzare certe sfumature, ma a me il 13° guerriero non m'ha detto nulla. tanto che non me lo ricordo nemmeno.
    Sono io lo strano?

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    1. No no al massimo strano sono io che lo apprezzo ;-) Quando é così di solito riguardo i film e mi tolgo il dubbio ;-) Cheers

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