martedì 13 dicembre 2016

Hell or high water (2016): Texploitation


Credo che sia ormai un fatto noto che al sottoscritto il genere Western piaciucchia e non poco, mai come in questo disgraziato 2016, sto vedendo tanti titoli di questo glorioso genere, non tutti hanno i cavalli, quindi sono dei Western moderni, almeno uno è bellissimo, tipo questo “Hell or high water”.

Toby (Chris Pine) ha un'ipoteca sul ranch di famiglia da pagare e ben poco tempo per farlo, il piano per procurarsi soldi in fretta è rischioso e totalmente illegale, lo aiuterà sua fratello maggiore Tanner (Ben Foster) che ha l’esperienza, i trascorsi criminali e la follia giusta per rapinare tante banche in pochi giorni, portando via solo le banconote sicure.

Sulle loro piste un'altra coppia di personaggi a loro modo fratelli, due ranger del Texas, Alberto (Gil Birmingham) non propriamente un pischello, mezzo Indiano e mezzo Messicano, cosa che non manca mai di fargli notare il suo compare, l’anziano e prossimo alla pensione Marcus (Jeff Bridges, toglietevi lo Stetson!).


"In the eyes of a ranger, the unsuspected stranger" (Cit.)
Inutile girarci attorno, solo il genere Western sa rendere epica un'attesa e colossale una sparatoria, basta ambientare una storia tra distese a perdita d’occhio e polverose stradine di cittadine americane per far schizzare in alto li livello del coinvolgimento dello spettatore e, per quello che vale, far guadagnare punti presso il sottoscritto.

“Hell or high water” nato con il titolo purtroppo cambiato di “Comancheria”, è in assoluto un film di genere al cento per cento, anche perché di fatto è anche un Heist movie, un film di rapine, in questo caso in banca, che sono un topoi classico del Western. Non stupisce che il responsabile di questa sceneggiatura sia Taylor Sheridan, uno che ha scritto un sacco di roba per la tv, tipo episodi di “Walker Texas Ranger” e “La signora del West”, tanto per stare in tema, ma anche di “Sons of Anarchy” ed, in effetti, il personaggio di Ben Foster avrebbe potuto indossare il giubbotto di SAMCRO.

Indiani e Cowboy, guardie e ladri, per chi fare il tifo? Il bello di questo film è proprio il labile confine morale che separa le due categorie, il dialogo chiave arriva per bocca dell’Indiano Alberto, che puntando il dito verso la banca dice senza mezzi termini che oggi, i banchieri stanno facendo al mondo quello che i bianchi 150 anni fa hanno fatto ai pellerossa, esagerato? Forse, ma se i due rapinatori novelli Robin Hood rubano ai ricchi, è davvero così insensato non sperare che se la cavino, in fondo la storia del West è piena di affascinati banditi.


"Ho come l'impressione che i signori non siano qui per un deposito".
Non mi sono stupito più di tanto di scoprire che “Hell or high water” è un film pienamente nelle mie corde, nemmeno del fatto che sia diretto alla grande, visto che il regista è David Mackenzie, lo stesso che aveva già firmato quella bombetta carceraria di "Starred Up" (2013) con Jack O'Connell, film che non ha avuto la giusta visibilità, ma che consiglio.

Il Texas di Mackenzie è decadente, prosciugato dalle banche più che dai pozzi di petrolio, gli Indiani non ci sono più al massimo sono relegati ai tavoli da gioco dei Casinò, anche se nello spirito sono molto presenti, ad esempio i Comanche, il cui nome vuol dire “Nemici di tutti” sono citati più volte e proprio ai “Signori della praterie” s'ispira Tanner. Ora, Ben foster è un attore che generalmente apprezzo, è bravissimo ad andare sopra le righe, certo alcune volte sbraga malamente e finisce subito in zona macchietta, qui no, qui è perfetto, quello sguardo da pazzo che si ritrova è perfetto per il personaggio, infatti la sua prova qui è magnifica, è lui il vero Indiano del film ed io guardando i Western ho sempre fatto il tifo per gli Indiani.


"Scusi, dov'è il West?".
Il personaggio Toby è molto più sottile, ma non meno risoluto del fratello, forse dei due quello veramente cattivo nel midollo è lui, anche se cerca di rigare dritto, un'altra tacca alla cintura di Chris Pine, uno che di film in film migliore, lo ammetto non lo avrei detto qualche anno fa.

Le menzioni speciali sono due, la prima per Goffredo Ponti, che sotto uno Stetson bianco s'inventa un Ranger del Texas che è un po’ Roger Murtaugh visto che è a pochi giorni dalla pensione (“I'm too old for this shit”) e un po’ il Tommy Lee Jones di “Non è un paese per vecchi” dei Fratelli Coen. Poi, vabbè, io sono schifosamente di parte, Jeff Bridges è uno dei miei attori preferiti, se mi metto a dirvi che è bravissimo almeno come nei panni dello Sceriffo "Rooster" Cogburn (detto Il Grinta) non sono credibile, ma la sua prova è lì, vedere per credere.


"Non mi divertivo così dai tempi della Light Cycle di TRON!".
Visto che li ho (due volte) nominati, gli echi Coeniani sono anche nell’umorismo sparso qua e là nel film, i battibecchi tra i due Ranger, il testa a testa con la cameriera Katy Mixon, sono piccoli tocchi che stemperano e avvicinano la storia alle atmosfere di un romanzo di Joe R. Lansdale, più che a quelle del seriosissimo Cormac McCarthy, ma lasciatemi l’icona aperta che su questi due signori ripasso tra poco.

La seconda menzione speciale va alla colonna sonora composta da Nick Cave con il suo socio Warren Ellis, due che hanno già bazzicato il genere western componente per parecchi film (specialmente quelli diretti da John Hillcoat) e che qui regalano un’altra serie di perle, ma non perdetevi nemmeno la clamorosa “Outlaw state of mind” di Chris Stapleton, che si sente sui titoli di coda, ciliegina sulla torta di una colonna sonora davvero fenomenale.


All he said was "Folks, my name is Outlaw Pete." (Cit.)
Dico sempre che il western è la cifra stilistica con cui ogni filmaker americano deve prima o poi confrontarsi, eppure è incredibile come un Inglese come David Mackenzie sia riuscito a fare immediatamente suo il più americano dei generi, certo il film non è originalissimo, ma non pretendo nemmeno che lo sia, visto che sa utilizzare così bene elementi western e i personaggi della storia.

Evidentemente, ogni tanto qualcuno ha la sensibilità giusta per spiegare il Western anche agli Americani, per restare più o meno dalle parti dell’isola da cui viene MacKenzie, mi viene in mente il lavoro fatto da Garth Ennis sulla pagine di Preacher, o per restare in campo cinematografico, un certo regista romano con la passione per i sigari (Saluti Maestro Leone, sempre sia lodato).


Basta un porticato e siamo subito in odore di John Ford.
Chiudo l’ultima icona lasciata aperta e poi me ne vado cavalcando verso il tramonto, per essere un genere dato spesso per morto, il Western sta benissimo, specialmente nel 2016, “Hell or high water” sembra un lavoro tratto da un romanzo di Lansdale o di McCarthy e considerando che i lavori di questi due scrittori, vengono adattati sempre più spesso per il cinema e la televisione, è troppo presto per parlare di una Texas exploitation? Vedremo, sicuramente sarei molto contento, dovesse mai succedere, se in futuro sentirete parlare di Texploitation, ricordatevi dove avete letto il termine per la prima volta.

6 commenti:

  1. Io invece non sono certo un fan dei western, però questo film mi è piaciuto decisamente.
    Sarà che l'ho trovato parecchio vicino a Sons of Anarchy... Il mitico Ben Foster in effetti sarebbe potuto essere un membro onorario del SAMCRO. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bene, sno contento che ti sia piaciuto! Ben Foster con il suo sguardo da pazzoide sarebbe stato un ottima aggiunta al gruppo, per fortuna si è rifatto con questo film ;-) Cheers!

      Elimina
  2. Hola. Stavo giusto finendo di scrivere due righe due su questo film. Non mi aspettavo moltissimo in realtà. Il motivo? Una ragione decisamente pregnante: la locandina non mi ispirava. Poi invece ho cambiato idea e l'ho visto e quindi... Fantastico!! Un western contemporaneo che più western non si può e che più contemporaneo non si può. Ci sono i mali della società di oggi: banche, disoccupazione, fame, povertà (la vera dannata infezione) e ci sono tutti i crismi del vecchio West. Chris Pine quasi irriconoscibile, qui probabilmente alla sua prova migliore. Ottimo anche Ben Foster. E sì, oltre ai Coen c'è anche molto McCarthy. Ora che l'ho visto correrò subito in Texas per bermi una Lone Star e per ordinare una bella trota in una tavola calda gestita da una amorevole vecchina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La signora della tavola calda farebbe cambiare idea anche ad un vegano ;-) C’era il rischio di scadere nel manicheo facendo un wester moderno che parla di banche, invece funziona tutto alla grande, filmone, ora aspetto il tuo commento ;-) Cheers!

      Elimina
  3. Risposte
    1. Grande sul serio, poi vabbè io sono di parte lo trovo sempre bravissimo ;-) Cheers

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...