venerdì 9 dicembre 2016

Gioco a due (1999): McTiernan e i remake (Quando tutto funziona)


Sapete qual è il bello di parlare della filmografia di un regista? La possibilità di recuperare qualche titolo mancante, come il film che oggi è protagonista della rubrica… John McTiernan had a gun!


Non avevo mai visto “Gioco a due”, ma non partivo completamente a bocca asciutta, perché questo film è il primo remake della carriera di John McTiernan, che durante la lunga e complicatissima post produzione de Il 13° Guerriero, ha deciso di puntare a qualcosa di forse più facile da dirigere e, soprattutto, vendere al pubblico. La cosa che mi ha fatto piacere scoprire è che il nostro Johnny ha sì rifatto un vecchio film, ma lo ha rifatto alla sua maniera, il che è quello che un filmaker degno di questo nome dovrebbe sempre fare.

L’originale “Il caso Thomas Crown” del 1968, con da Steve McQueen e Faye Dunaway, è uno dei titoli più famosi del regista Norman Jewison, lo stesso regista di quel capolavorone di Rollerball. McTiernan è "Rollerball" nella stessa frase? Questo argomento tornerà presto di stretta attualità da queste parti, ma per ora, è un’altra storia.

Nel film del ’68 il Thomas Crown di Steve McQueen era un playboy milionario intenzionato a rapinare una grossa banca con cui aveva avuto degli affari, sulle sue piste si metteva Vicki Anderson, la detective assoldata dalla compagnia assicuratrice interpretata da Faye Dunaway. Tra i due scoppiava la scintilla e spesso si ricorda il film anche per la celebre scena della corsa in spiaggia dei due protagonisti a bordo di una Dune Buggy, che quel gatto senza collare di McQueen pretese di guidare lui stesso senza controfigura.


"Tranquilla bimba, ho guidato anche sulle strade di San Francisco".
In originale i due film hanno lo stesso identico titolo (“The Thomas Crown Affair”) qui da noi in uno strambo paese a forma di scarpa, hanno pensato bene di intitolarlo “Gioco a due” e se avete la pazienza di lasciarmi l’icona aperta più vanti vi dico anche il perché.

La sceneggiatura è scritta a due, quattro, sei! Sei mani da Alan Trustman, Leslie Dixon, Kurt Wimmer ed è il classico caso di autore che riesce ad imporre alcune delle sue idee sul film, mentre allo stesso tempo deve sottostare alle mode e ai gusti del pubblico, è abbastanza semplice distinguere quali sono le idee uscite dal sacco di McTiernan e quali quelle portate in scena per accaparrarsi il pubblico, si riconoscono perché sono tutte le trovate più strettamente visive, spettacolari e, quindi, cinematografiche.


"Scene di nudo? Non so nulla..." (McTiernan fischietta indifferente).
Ad esempio, McTiernan torna a lavorare con Pierce Brosnan, l’attore che lui stesso ha contribuito a lanciare con Nomads e che, nel frattempo, è diventato una star, basta dire che in questo film, malgrado il suo Thomas Crown sia ricco ed elegantissimo, non ha mai potuto indossare il classico taxedo alla James Bond, perché l’attore era già sotto contratto per il ruolo del celebre agente 007. Per altro, sempre dal film di esordio di McTiernan, torna anche il compositore Bill Conti.

Ma è proprio un'idea del nostro Johnny quella di far sparire dalla storie le banche, sostituite con i musei d’arte, secondo McTiernan il pubblico sarebbe stato più pronto a fare il tifo per un ricchissimo ladro, che ruba quadri famosi non per soldi, ma per il gusto della sfida, infatti, guarda caso, le parti migliori del film sono proprio gli spettacolari furti al Metropolitan Museum di New York.


Dai smettetela di cantare la sigla di Lupin, fate i bravi!
Per sottolineare quanto il suo Thomas Crown sia un riccone sì, ma amante del pericolo, McTiernan fa sparire la partita di Polo, considerata quasi un clichè della vita da ricchi, sostituendola con un'altra scena molto visiva e spettacolare, ovvero la gara di catamarani e qui Pierce Brosnan dev'essere stato posseduto dallo spirito di Steve McQueen, visto che ha girato la scena del ribaltamento del catamarano senza controfigura, il che è sempre un vantaggio, McTiernan tiene sempre la macchina da presa su di lui, anche nel momento in cui l’imbarcazione si piega con un angolo che ti fa pensare “Pierce spero tu ti sia tolto l’orologio perché stai per fare il bagno”.


Potrei sbagliarmi, ma non credo sia il modo giusto di guidare quei cosi.
L’ultimo debito verso il film originale, McTiernan lo ripaga chiamando Faye Dunaway, qui impegnata ad interpretare la psichiatra del protagonista, un trucchetto ottimo sia per omaggiare il film originale, che per permettere al protagonista di parlare di se stesso e, quindi, di presentarsi allo spettatore.

Pierce Brosnan è fatto dal sarto per la parte, lo stile che gli ha permesso di diventare il quinto James Bond della storia, al suo fianco, Rene Russo una che, ridendo e scherzando, ha fatto un sacco di film “di genere” anche se il più delle volte me la ricordo solo per il suo ruolo nella saga di “Arma Letale”, qui interpreta lo stesso ruolo della sua controparte nel film del 1968, anche se il personaggio ha un altro nome, Catherine Banning.


"Si percepisce il messaggio dell'artista in quest'opera" , "Quello è l'estintore".
Il film inizia subito forte con il furto del celebre “San Giorgio Maggiore al crepuscolo” di Claude Monet, McTiernan prima ci distrae con un gruppo di ladri, che s'intrufolano nel museo notte tempo, sfruttando una statua a forma di cavallo, siete liberi di gridare fortissimo “Cavallo di Troia!” non è una parolaccia, ci fareste anche una bella figura per una volta.

Dopodiché, grazie ad un'ottima gestione di ritmo e montaggio, ci mostra il vero furto che darà il via alle indagini e alla immancabile svolta amorosa della storia. Le indagini sono proprio il “Gioco a due” tra i protagonisti, così posso chiudere l’icona lasciata aperta lassù, una partita a scacchi a distanza che sembra la versione con attori degli scontri tra Lupin e Fujiko, solo molto più seriosi, anche qui è possibile riconoscere lo zampino di McTiernan, il trucco delle telecamere termiche, che diventano inutilizzabili aumentando la temperatura del museo, è qualcosa che Johnny ha provato in prima persona sul set di Predator.

"Guarda che lei sopra non credo si faccia proprio così".
Il film di McTiernan più vicino a “Gioco a due” che verrebbe istintivamente da citare è Mato Grosso, con un'unica differenza, ovvero la parola con tre “S”. Sì, perché, c’è comunque il pubblico da accontentare, il film va anche venduto al botteghino e forse vi ricorderete anche voi, che dopo il successo di “Basic Instinct” di Paul Verhoeven nel 1992, è stata una corsa agli armamenti, ad Hollywood di quel film hanno capito solo una cosa: attori famosi poco vestiti che trombano uguale SOLDONI!

“Gioco a due” rientra in questa categoria, inizia fortissimo con un furto acrobatico diretto alla grande, t'intrattiene con lo scontro a distanza tra ladro e poliziotta e quando inizia la parte romantica vera, subentra anche la noia, rotta soltanto dalla scena di sesso che probabilmente sarà stata quella su cui il reparto marketing avrà puntato tutto.

Solito discorso, espressione verticale di un desiderio orizzontale.
I due protagonisti prima ballano (Verticalmente), per poi passare a ballare (orizzontalmente) a casa di lui, quindi sì, esattamente come succedeva in “Basic Instinct”, se siete interessati a questo tipo di cose, qui c’è la prima scena di nudo di Rene Russo (o di una sua popputa “Body Double”, in cui “Double” è la parola chiave), in compenso, un attimo dopo tocca lo stesso trattamento alle chiappe di Brosnan (o del suo “Culista” sostituto), se siete appassionati di nudi famosi nei film ora lo sapete, per quanto mi riguarda tutta la parte centrale di “Gioco a due” è anche quella più canonica e, quindi, noiosa.

Il viaggetto in Brasile dei protagonisti fa lievemente calare la palpebra, l’unica cosa che posso dirvi per tenervi svegli e che la Shelby Mustang guidata da Pierce Brosnan in questa scena, era stata pensata per essere la macchina di Jack Slater in Last Action Hero e arrivava direttamente dal garage privato di McTiernan, così dopo gli appassionati di scene di nudo, faccio contento anche chi ama i motori, poi ditemi che non vi penso!


Facciamo a chi si butta per primo, come Jack Slater (cit.)
Il film si riprende nettamente nel finale, dove finalmente John McTiernan può tornare a dirigere una scena articolata al museo, che rende omaggio al celebre quadro di René Magritte “Il figlio dell'uomo” quello con l’uomo con la bombetta e la mela, non potete non conoscerlo, il tutto sulle note di “Sinnerman” cantata da Nina Simone, che vi resterà in testa almeno fino ai titoli di coda.

Sono contento di aver recuperato “Gioco a due”, certo se il film fosse stato interamente composto da scene di furti mi sarei divertito di più, però mi ha fatto bene rivederlo oggi, è la prova che volendo dei remake creativi, in equilibrio tra coerenza autoriale ed esigenze monetarie si possono fare, se tutti remano nella stessa direzione, oppure possono diventare dei clamorosi disastri, ma di questo secondo scenario apocalittico, parliamo tra sette giorni.

4 commenti:

  1. Cioè... pure questo è di McTiernan? Az', è un regista che mi prende alla sprovvista! Ricordo quanto pomparono il film all'uscita e quanto non mi piacque, dimenticandolo subito.
    L'originale l'ho visto molti anni dopo, alla ricerca della celebre scena scacchistica: la Russo è bella ma siamo molto lontani dalla Dunaway di quel film, che si lancia in una seduzione scacchistica strepitosa. Quando accarezza i pezzi è molto più intrigante di Renee nuda, e infatti Austin Powers ha saputo parodiare alla perfezione quella scena con la russa del primo film :-P
    http://luciusetruscus.altervista.org/citascacchi/immagini/Crown.jpg
    http://luciusetruscus.altervista.org/citascacchi/immagini/AustinPowers2.jpg

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    1. Esatto, anche questo è suo, sarà che non vado pazzo per i film romantici, ma la parte centrale, se pur ben fatta mi ha lasciato freddino, migliora ogni volta che il protagonista ruba un quadro invece, li McTiernan da il suo meglio ;-)

      Non ricordo la pubblicità ai tempi, ma non dubito che sia stato strombazzato ai quattro venti, basta guardare la locandina, non un indizio sulla trama ma che si vedano bene i protagonisti, pure stile anni '90 ;-)

      Mentre cercavo immagini per questo post ne ho scovata una di Steve McQueen alle prese con la scacchiera, ma sei sempre un passo avanti ;-) Concordo, la parte del "nudismo" è figlia del successo di "Basic Instint" sempre per stare in tema, abitudini degli anni '90 ;-) Cheers!

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  2. Abbiamo pensato la stessa cosa alla scena di "lei sopra" ahahhahahahaha
    Siamo degli zozzoni XD

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    1. Ahahaaha mi sembrava proprio non fosse così la manovra ufficiale ;-) Cheers!

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