lunedì 12 dicembre 2016

Captain Fantastic (2016): Sweet Child O' Mine


Sapete che sono in terapia per disintossicarmi dai trailer vero? Ve ne ho già parlato e devo dire che questo mio percorso di scoperta dei film senza nessun tipo di anticipazione mi ha regalato la seconda gioia del 2016, s'intitola “Captain Fantastic” ed è bellissimo!

Il mio percorso di sedute di terapia e tazze di caffè mi ha tenuto lontano dal trailer e a sentire cosa dice Aldo Magro ho fatto bene, anche perché non riesco a pensare ad un film più complicato da etichettare e allo stesso tempo semplice da demolire con un montaggio video di pochi minuti.

Ben (Viggo Mortensen) vive isolato dal mondo nella foresta da ormai diversi anni insieme ai suoi sei figli, ognuno con un nome che mettiamola così, non si trova tra i santi sul calendario, scelto per preservare l’unicità del singolo individuo. Di unico con ci sono solo i nomi dei ragazzi e delle ragazzi di età differente, ma anche la loro routine giornaliera e il loro percorso d'istruzione.


Il percorso d'istruzione si percorre di corsa e senza pausa per rifiatare.
Ben Cash cresce i figlioli con un improrogabile programma fatto di allenamenti fisici e studi approfonditi, corsa nel bosco, flessioni e allenamenti per difendersi a mani nude da un aggressore armato, va di pari passo con le conoscenze su caccia e pesca e letture impegnate, i ragazzi leggono “Lolita” di Nabokov come voi ed io leggevamo Tiramolla, un allenamento che li rende fortissimi fisicamente e mentalmente, a differenza degli Americani, che Ben considera iper vitaminizzati e scarsamente istruiti, ma non solo gli Americani Ben, tranquillo qui in uno strambo Paese a forma di scarpa non va tanto meglio.

La svolta arriva quando, sul loro camper famigliare (chiamato Steve) annunciati dalle cornamuse di “Scotland the Brave” tornano nella nostra società e dovranno riunirsi con il resto della famiglia, specialmente con l’ostile nonno Frank Langella, per prendere parte ad un evento che non vi racconto, guardatevi il film e scopritelo da soli perché Matt Ross, regista e sceneggiatore ha fatto un gran lavoro.

Matt Ross spiega la prossima scena al suo direttore della fotografia (...Ehm forse).
Chi è Matt Ross? Il nome potrà dirvi poco e magari anche il titolo del suo esordio alla regia “28 Hotel Rooms” (2012) che non ho visto, ma la faccia è inconfondibile, Ross ha recitato ovunque in tv (Oz, Six Feet Under) e al cinema dov'è stato diretto da tutti Terry Gilliam (l’esercito della 12 scimmie), Scorsese (The Aviator) e chi più ne metta, qui firma un titolo del tutto imperfetto, in almeno un paio di passaggi, alcune sottotrame vengono bellamente dimenticate, ma è un difetto secondario che mi sento pronto a perdonare, davanti ad un film che miscela con sapienza comicità e dramma, che porta in scena tanti argomenti grossi e che sa parlare delle contraddizioni che essere genitore comporta in maniera intelligente e con il cuore in mano.

Per cercare di darvi un'idea di che film abbiamo davanti, immaginate che il protagonista di “Into the Wild” di Sean Penn, invece di morire malamente avvelenato da bacche sia cresciuto, abbia trovato una compagna con cui condividere la felicità (che poi era anche il messaggio del film) e abbia messo al mondo dei figli, che li abbia tirati su con l’inflessibilità con cui il Signor. Eckert, ha reso Jed e Matt pronti a sopravvivere in ogni situazione, ma invece d'inculcargli il terrore per la minaccia Rossa, li abbia lasciati liberi di leggere, studiare, informarsi, tanto che il figlio maggiore Bodevan si definisce Maoista.

"Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi...".
“Captain Fantastic”, se pur con un paio di perdonabili dimenticanze, si destreggia parlandoci dello scontro generazionale tra padri e figli, più in generale tra gli ideali giovanili e le responsabilità dell’età adulta, tutta roba che gli ultimi dieci drammoni che avete visto non hanno saputo sviscerare con la stessa completezza, ma, in compenso, vi hanno fatto venire un principio di orchite.

Il metodo utilizzato da Ben è ammirevole, di fatto il padre di questa variopinta famiglia non fa nulla per proteggere i suoi figli dal mondo reale utilizzando bugie di comodo, anzi s'impegna a dar loro tutti i mezzi necessari per capire ed essere pronti, quindi niente Natale, perché perdere tempo a festeggiare un folletto immaginario che indossa i colori di una nota bibita gassata (come la definirebbe Ben “Acqua sporca), quando puoi ricevere in dono un coltello da caccia nuovo, nel giorno di Noam chomsky, filosofo che ha davvero fatto qualcosa di concreto per il mondo?

Ad esempio, ho amato tantissimo il fatto che per la famiglia Cash la parola “Interessante” sia bandita, considerata una Non-parola, Ben spinge i figli ad argomentare anzichè a barricarsi dietro questa parola che in realtà non vuol dire nulla... Come mi piacerebbe che questa regola valesse anche nel mondo reale, anzi, se potessimo mettere al bando anche “Carino” ne sarei molto felice!

La gioia che solo una gita in famiglia può regalarti.
I metodi istruttivi di Ben sono efficacissimi, ma anche piuttosto estremi, come nonno Langella non perderà tempo a dimostrare, per tre quarti di film ti trovi a fare un tifo pazzesco per la famiglia di protagonisti, addirittura a pensare che il loro stile di vita possa essere quello definitivo e poi, in maniera sottile ed intelligente, il film di Matt Ross introduce i dubbi, per Ben e per noi spettatori, ad un certo punto realizzi che aver scelto il romanzo “Lolita” non è stato casuale, Ben Cash è quasi come il professore del romanzo di Nabokov, si patteggia per lui anche se le regole della società lo etichettano come un criminale.

Lo scontro generazionale non è solo tra i personaggi di Viggo Mortensen e Frank Langella, ma anche all’interno di Ben stesso, la frase fatta dice che essere genitori è il lavoro più difficile del mondo, su cosa penso io di tanti genitori è meglio che non vi dica, quello che posso dirvi è che essere genitore dev'essere una continua situazione di paradosso, bisogna essere degli amichevoli Hippie che lasciano i figli liberi, magari anche di sbagliare, ma allo stesso tempo degli inflessibili Fascisti che impongono regole ferree (“Bisogna vestirsi per mangiare”).

La migliore resta la bimba mascherata ("Are you my mummy?" Cit.).
Ben Cash affronta lui stesso lo scontro generazionale tra i suoi ideali giovanili estremi, l’amore e la responsabilità per il bene dei propri figli, il finale che tanto non vi rivelo (andate a vedervi il film, veloci!) mi è sembrato il più logico e sensato possibile, il tutto condito da momenti in cui si ride, ma si ride sul serio, si riflette sul fatto che siamo corpicini fragili pronti a finire in un'urna come cantava Elio e le storie tese e con del buon gusto musicale, la sovra esposta “Sweet Child O' Mine” dei Guns 'n roses qui assorge a nuova vita.

Gli attori funzionano molto bene, in particolare ho apprezzato George MacKay, ma anche la rossa Annalise Basso che ultimamente è un po’ dappertutto. Ma staremmo qui a parlare della fuffa se non fosse per Viggo Mortensen, per la sua prova scomodo l’aggettivo del titolo: Fantastic!

Viggo, ad un passo dai sessanta in una condizione fisica da metterci la firma, per un ruolo come quello di Ben Cash non basta il carisma e la presenza fisica che, comunque, a Mortensen non mancano, ci vuole un vissuto per rendere credibile il personaggio, al buon Viggo non manca nemmeno quello, nella sua lunga (lunghissima!) gavetta prima di diventare famoso è stato il ribelle Springsteeniano di “Lupo Solitario”, guarda caso, diretto da Sean Penn, per chiudere il cerchio con “Into the Wild”. Un personaggio che avrebbe potuto tranquillamente essere il Ben Cash giovane di un tempo, forse solo più eccentrico e a Mortensen non manca nemmeno questa.


"Il festival di Cannes è il numero uno, vero ragazzi?".
Forse la sapete già perché è vecchia, ma resta il mio aneddoto su Viggo preferito. Tardi anni ’80, Exene Cervenka cantante degli X è fidanzata con Viggo, una sera trova un grosso plico di fogli, sono le poesie scritte dal suo fidanzato di suo pugno, solo una problema: il mucchio di fogli era ordinatamente posizionato su un ripiano dentro al frigorifero (storia vera). A quel punto la Cervenka fa l’unica cosa da fare quando scopri che la persona che vive con te è capace di certe stramberie. Se lo sposa.

Insomma, la prova di Viggo Mortensen, il fatto che il film ti prenda per il bavero e riesca e ti tenga incollato allo schermo fino ai titoli di coda (sulle note di Bob Dylan), facendoti ridere forte e riflettere in maniera non banale, fa di “Captain Fantastic” il film sorpresa dell’anno, i difetti ci sono, ma me ne sbatto, avercene di film come questo, avercene a coppie!

16 commenti:

  1. Già che il nonno sia Skeletor la dice lunga.
    DEVO vederlo, assolutamente. Me lo hanno straconsigliato e leggendo la tua rece ho capito che non sbagliavano^^

    Moz-

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    1. Langella sa il fatto suo, era dai tempi di “Masters of the Universe” che non veniva opposto ad un biondo con la zazzera fuori controllo :-D Cheers

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  2. Splendido, ma lo segno di sicuro!
    Condivido la tua politica dei trailer e ormai vedo solo quelli dei film che già so non mi interesseranno, cioè di quelli che vedrò con un occhio solo quindi se mi bruciano qualche scena non succede niente ;-)

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    1. Idem, se per caso naso che il film potrebbe interessarmi, interrompo la visione del trailer dopo 30 secondi, poi evito i trailer numero due, tre e quattro dello stesso film, che a spezzoni ti raccontano tutta la trama. Fammi poi sapere il tuo parere su questo ;-) Cheers!

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  3. dopo questa rece DEVO vederlo!

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    1. Non sapevo cosa aspettarmi e mi è piaciuto, ora spero di non essere stato più dannoso del trailer!! ;-) Cheers

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  4. Lo vedrò! Due ottimi attori come Langella e Mortensen all'interno dello stesso film non capitano sempre !

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    1. Vero, e qui sono abbinati davvero alla grande, aspetto il tuo parere sul film ;-) Cheers

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  5. Me lo segno, spero di riuscire a vederlo in tempi brevi!

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    1. Bene, aspetto il tuo parere allora ;-) Cheers!

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  6. come già sai l'ho adorato.
    28 hotel rooms lo vidi al tff del 2012, e, ti dirò, mi piacque parecchio.

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    1. So so, lessi, quasi come il cane ;-) Quell’anno lì me ne sono persi parecchi, tra cui quello, vedrò di incastrare un recupero. Cheers!

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  7. Ma sai che inizialmente non mi ispirava per nulla, ma a forza di leggere pareri sto cambiando idea?

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    1. Vai vai che merita, poi però fammi sapere come lo hai trovato ;-) Cheers!

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  8. Spero di beccarlo domani al cinema day!

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    1. Azz vero che è domani! Ecco questo è un buon modo per giocarsi questa carta ;-) Cheers

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