sabato 15 ottobre 2016

Paper Girls Vol. 1: Tipo Stranger Things, ma molto più bello


Non si fa così Brian! Non si fa, devi smetterla cacchio, tu non puoi continuare a sfornare fumetti così fighi uno via l’altro, rischi di far fare una figura di niente a tutti i tuoi colleghi.

Il Brian in questione è Brian K. Vaughan, uno degli sceneggiatori più caldi del mondo, in tv potreste aver visto il suo nome su qualche episodio di “Lost” (gli unici decenti per altro) o “Under the dome”, ma è nei fumetti che il nostro ha dimostrato tutto il suo genio, prima con quel capolavoro che è “Y - l’Ultimo uomo” (Vertigo) e poi con il successo di critica a e pubblico Saga (Image Comics), che se ancora non avete iniziato a leggere vuol dire che non mi ascoltate proprio!

Il suo nuovo lavoro, sempre per la Image (qui da noi nell’ottima edizione della BAO Publishing) si chiama “Paper Girls” e anche se sembra un modo per fare del clamore inutile, anche uno privo di capacità di sintesi come me può spiegarvelo: una roba tipo Stranger Things, ma molto più bello!


BMX e Saltafoss come ai vecchi tempi.
Primo novembre 1988, quattro del mattino. Nella sua casa di una piccola cittadina dell’Ohio, Erin si sveglia salta in sella alla sua BMX e parte a fare il lavoro più americano del mondo: consegnare giornali porta a porta in bici, così abbiamo spiegato il titolo.

Qui fa la conoscenza di altre tre ragazze, KJ di origini ebraiche con mazza da Hockey per tenere a bada gli stramboidi reduci dalla notte di Halloween, Tiffany, un ragazzina di colore che vi farà vedere "Arkanoid" con occhi nuovi (gulp) e la rossa MacKanzie, con bomber Walkman e sigarette, una specie di versione minorile della Imogen Poots di Green Room. Evitando bulletti vestiti da Fred Kruger, le quattro ragazzine partono sui pedali, ma improvvisamente il mondo impazzisce e succedono delle “Stranger things”.

Uno, due, tre, Freddy viene per te...
Cliff Chiang il bravissimo disegnatore di “Paper Girls” ha definito questo fumetto come un incontro tra “Stand by me” e “La guerra dei mondi” e voi adesso potete prendere la mazza da Hockey di KJ e minacciarmi perché vi ho appena rovinato la trama… Eh, NO! Perché vi assicuro che la vicenda non è così banale, per una volta non ve la cavate con i soliti alieni.

“Paper girls” è un ottimo incrocio tra il romanzo di formazione e la tipologia di storia da invasione aliena, rifacendosi ad un'estetica anni ’80, ma in maniera meno esplicita (e ruffiana) della fortunata serie Netflix, anche se le citazioni non mancano: oltre ai vestiti e alle biciclette, ci sono omaggi ai Guns’ n Roses, ai videogames dell’epoca, a pagina due, in camera di Erin fa bella mostra di sé il poster di “Scuola di mostri” (e compare anche un personaggio di Saga, occhi aperti), ci sono i ninja! C’è un fottio di ninja! Ma viene anche citato "Dietro la maschera" il film di Peter Bogdanovich, con Cher ed Eric Stoltz, che nei miei ricordi infantili è una specie di versione per famiglie di “Elephant Man” di David Lynch, ma a mia parziale discolpa posso solo dire che saranno vent’anni che non lo rivedo.


Con i ninja non sbagli mai, rendono tutti più figo!
Ci si affeziona presto alle protagoniste, incastrate in una faccenda molto più grande di loro, ma anche scientificamente coerente, pur trattandosi di fiction, non mi va di raccontarvi la trama perché vi priverei di un paio di colpi di scena clamorosi, tipo quello che conclude la prima storia del volume che mi ha fatto esclamare “Sei un grande Brian!”, mentre leggevo sul bus alle 7.30 del mattino.

Posso dirvi che Vaughan utilizza un simbolismo insistente legato alle mele, che compaiono nei sogni deliranti di Erin e vengono citate partendo dall’albero della conoscenza, fino a quel colpo di scena che non vi rivelo, di cui parlavo qui sopra. Oltre a questo “Paper girls”, riesce a mettere in scena fantascienza ben fatta e coerente, che tiene conto delle differenze linguistiche (non vi sto rivelando nulla della trama giuro!).


"Venga si accomodi pure si serva! Prenda pure una cadrega..." (Cit.)
Ad esempio, troverete baloon farciti di strani caratteri ad una prima occhiata cinesi, in realtà si tratta di un codice cifrato che nasconde le lettere dell’alfabeto latino, nella versione originale della Image Comics, qualcuno si è anche preso la briga di tradurre le singole lettere e ha confermato che le frasi scritte sono di senso compiuto, per quanto riguarda l’edizione della BAO non so dirvi, sono pazzo, ma non così tanto da lanciarmi in una traduzione simbolo per simbolo!

Questa idea di una lingua “Aliena” scritta, ma non leggibile (senza traduzione) nella pagine di un fumetto, mi ha fatto pensare ad alcuni lavori di Alan Moore (uno che questo colpo lo ha in faretra), anzi, tra le pagine di “Paper Girls” compare anche un personaggio che ha proprio le sembianze del mago di Northampton, questo e il fatto che ad un certo punto venga utilizzata l’espressione “Fantasmare” (coniata da Moore sulla pagine di Crossed +100), mi fanno pensare che da grande il nostro Brian voglia fare l’Alan Moore, gli auguro di arrivarci perché ha talento da vendere.

Il bello di Internet, è pieno di matti che fanno cose folli come questa.
Ovviamente, non mancano nemmeno gli anni ’80, ma più che una serie di malinconiche strizzate d’occhio ai film e alla musica di quel decennio, come già fatto da Stranger Things, questa serie pare andare più in profondità nell’immaginario americano di quel periodo, senza la volontà di edulcorare, ma forse con quella di riflettere. Ci sono rimandi alla tragedia del Challenger, c’è almeno un personaggio omofobico e l’ossessione tutta Yankee per le armi trova spazio. In questa storia, compare persino Ronald Reagan, ma in vesti un po’ particolari, il suo cameo mi ha ricordato le comparsate del Duca John Wayne, spirito guida di Jesse Custer sulla pagine di Preacher, un personaggio separato dalla politica, quindi, più vicino all’immagine che gli americani avevano di lui negli anni ’80. La sua politica meglio lasciarla da parte!


E' stato attore, presidente, ed ora spirito guida.
Sarebbe carino capire se è uscito per prima il primo numero di “Paper girls” o la prima puntata di “Stranger Things”, in ogni caso gli anni ’80 sembrano sempre il decennio a cui guardare, forse perché ancora carico di idee e creatività che poi purtroppo sono andate perse. Ma forse “Paper girls” può essere l’occasione per elaborare un intero decennio e magari finalmente lasciarlo andare, utilizzare gli stilemi del passato, per portare il media nel futuro, il compito è grosso, ma Brian K. Vaughan e Cliff Chiang hanno messo la prua nella direzione giusta.

A proposito di Cliff Chiang, il disegnatore salito agli onori per il suoi disegni sulla pagine di “Wonder Woman” di un altro Brian (Azzarello), qui fa un lavoro fantastico, le sue matite sono morbide e perfette per delle protagoniste femminili, inoltre è bravissimo a creare tecnologia e, diciamo, creature, via, originali e innovative, che è proprio quello che serve quando parlo di portare il fumetto fuori dal pantano della malinconia e delle solite idee. Contributo notevole arriva anche dai colori acidi (per via della stramba situazione) di Matt Wilson, un tripudio di azzurri e rosa, che crea un effetto luci al neon, che più anni ’80 di così non si può!


Meglio non fare incazzare le ragazze dei giornali.
Insomma, Brian K. Vaughan manda a segno un altro gran fumetto che potrò consigliare a scatola chiusa a chiunque, quindi ora smettetela di parlare di “Stranger Things” e iniziate a leggere questo fumetto, poi ditemi se ho esagerato come mio solito, oppure no.

10 commenti:

  1. Risposte
    1. Ti dico fin da ora che hai fatto un affare, Brian K. Vaughan è un grande, se non lo conosci ti consiglio sia "Saga" che "Y - L'ultimo uomo" ;-) Cheers!

      Elimina
  2. Adesso però basta, al mio portafogli non pensa nessuno? ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ahahah hai ragione! I fumetti sono una forma di dipendenza che fa male al portafoglio ;-) Cheers

      Elimina
  3. Grande stima per Vaughan,il suo nome e' sinonimo di qualita'.
    Cmq il fatto che i suoi episodi di Lost siano gli unici decenti non e' affatto vero .
    D'accordo che odi Cioccolatino Lindelof ma i migliori episodi sono quasi quelli scritti proprio da lui.
    Paper Girls e' gia nella mia libreria ed attendo l'uscita di un altro volume per procedere nella lettura.
    Cosi' come Chew che ho stoppato di leggere al Volume 8 .Mi faro' una maratona all'uscita deldodicesimo numero

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Confesso che quando ho scritto quella frase, avevo in testa un episodio in particolare della non proprio brillantissima quinta stagione, in generale è vero, Lindelof per quanto non lo regga, ha scritto degli ottimi episodi, specialmente nelle prime stagioni, ma il suo punto debole è sempre concludere.

      “Chew” prima di leggere il volume nuove, mi rileggo un pezzo di quello precedente, per entrare nell’atmosfera, fai bene ad accumulare, anche io faccio così quando posso, ad esempio di “Paper girls” vorrei già iò secondo volume ;-) L’importante è avere comodini robusti, per sostenere le pile di volumi ;-) Cheers

      Elimina
  4. Mannaggia a te che peschi sempre delizie irresistibili! :-P

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo è una bombetta, ed è anche meno ruffiano di "Strangers Things" ;-) Cheers

      Elimina
  5. Da quello che ho letto sembra una grandissima figata... Me lo segno!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono stato il più vago possibile sulla trama, ma sono sicuro che sia sufficente leggere la prima storia di questo volume, per volere proseguire nella lettura ;-) Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...