venerdì 21 ottobre 2016

Nomads (1986): Antropologia metropolitana


Era da un pezzo che avevo in testa d'iniziare una nuova rubrica dedicate a qualche regista degno di ammirazione, se devo essere onesto, ho più idee per questo blog che vero tempo per metterle in pratica (ma datemi tempo…), ero partito con idee bellicose con un sacco di nomi grossi, tutta gente di cui mi piacerebbe parlare, ma alla fine, un nome fra tutti continuava a grattare la porta, guarda caso, anche lui si chiama John.

Dopo John Milius e il Maestro John Carpenter, mi sono deciso a chiudere il cerchio e completare questa ideale “Trilogia del John” parlando di un filmaker dalla filmografia non sconfinata, ma grandiosa, perché John McTiernan ha mandato a segno alcuni titoli clamorosi, forse è lui il vero padre di tanto cinema moderno, prima di perdersi per strada e finire alla cinta daziaria di Hollywood, a causa di cattive scelte e parecchie sfiga, in questo un destino simile a quello di Milius.

John McTiernan, uno che ha creato tanta di quella iconografia che, iniziando a parlare di lui, avrò l’occasione di prendere la deriva per almeno un paio di rubriche “Spin-off”, eppure, malgrado tutto, nessuno rende mai omaggio a questo regista come davvero merita, nessuno parla mai di John McTiernan? Bene, allora lo farò io! Benvenuti alla nuova rubrica... John McTiernan had a gun!


“Nomads”, il film d’esordio di McTiernan è folle e affascinante, con un soggetto molto originale e uno spunto iniziale rischioso e ancora oggi quasi mai sfruttato, una roba da niente, nella prima scena del film, il protagonista, MUORE!
"No tranquilli, mi sento bene, posso arrivare fino alla fine del f..." , "Defibrillatore!!".
In un ospedale di Los Angeles, un uomo gravemente ferito viene ricoverato d’urgenza, a prestargli le prime cure è la dottoressa sexy Eileen Flax (Lesley-Anne Down), lui ricoperto di sangue delira frasi in francese, fa in tempo a sussurrare all’orecchio della donna una frase apparentemente senza senso e poi tira i calzini lasciando questa valle di lacrime.

"Tutti quegli anni di studio, e poi guarda come mi riduco".
La dottoressa scopre che l’uomo era l’antropologo francese Jean-Charles Pommier (Pierce Brosnan), lo scopre nel modo più assurdo possibile: grazie ad alcune visioni sempre più lunghe e traumatiche, la donna rivive gli ultimi giorni della vita di Pommier, il suo arrivo a Los Angeles con la moglie Niki (Anna Maria Monticelli), ma soprattutto, lo studio che l’uomo stava conducendo su una banda di punk che lo aveva preso di mira. Possibile che questi moderni nomadi urbani siano un'incarnazione degli spiriti della culture studiate dall’uomo nei suoi viaggi precedenti?

"Voi pensavate, ma per diventare 007 bisogna fare prima la gavetta!".
Ora, potete immaginare che un film in cui il protagonista schioppa nella prima scena, non è propriamente un affare semplice da gestire per nessuno, figuriamoci per un regista esordiente, ma John McTiernan sa il fatto suo ed il film, oltre a scriverlo, lo dirige anche, il risultato è un thriller con forte venature horror che mostra pochissimo sangue, ma ti incolla allo schermo fino al suo (ottimo) finale.

Pierce Brosnan fino a quel momento aveva fatto solo una parte in un altro gran film (Quel lungo venerdì Santo, 1979), malgrado sia Irlandese di origine, funziona piuttosto bene nella parte del Francese (malgrado i problemi di finto accento) e sullo schermo ha un'ottima chimica con Anna Maria Monticelli che interpreta sua moglie, ma nella realtà era fidanzata con McTiernan che, oltre a scrivere e dirigere, trova pure lavoro alla fidanzata. Quando distribuivano la timidezza il nostro John dev'essere rimasto a letto a dormire.

"Si vado a letto con il regista, e allora?".
Gestire un intero film, rimbalzando tra la dottoressa Flax e le visioni sul passato di Pierce Brosnan, non è una scelta facile per mantenere l’attenzione dello spettatore, eppure la storia procede bene senza eccessiva confusione, anzi la confusione c’è, ma è del tutto funzionale allo svolgimento della storia.

Sì, perché la pellicola ha svariate anime: inizia come un thriller, prende la svolta del dramma umano e psicologico, verso metà cambia ancora direzione abbracciando atmosfere horror e nel finale piazza pure una scena d’assedio, girata in pieno giorno, il che non è affatto un dettaglio da poco.
Provate a vendere il ghiaccio a QUESTO Eschimese!
Non sempre tutto funziona in maniera cartesiana, ma per una volta non è affatto un limite, anzi aumenta il livello di coinvolgimento. Ad un certo punto del film anche se sei comodo sulla tua poltrona, ti ritrovi a chiederti: "Cosa sta succedendo? Chi è quella suora inquietante? Chi sono “Loro” e cosa vogliono?". Esattamente le stesse domande che si pongono i protagonisti nel film.

Tutto questo funziona proprio grazie alla regia di McTiernan che non dirige affatto come un regista esordiente, anzi, forse tra tutti i film del regista, questo è quello più curato di tutti, se di McTiernan avete sempre pensato che fosse uno tutto sparo-sparo-esplosione!, “Nomads” potrebbe farvi cambiare idea, quando l’antropologo pedina la banda di punk, sembra di guardare un film di Brian De Palma e poi, grazie anche un ottimo montaggio serratissimo, il nostro Johnny è capace di mandare a segno scene riuscitissime come quella dell’assedio finale.
Mica male per uno famoso per le sparatorie no?
Menzione speciale per la porzione più smaccatamente horror: la scena della suora solitaria (e non vedente) che si muove nei corridoi del convento è una di quelle cose che potrebbe strapparvi più di un brivido, ancora mi ricordo la prima volta che ho visto il film, in seconda serata mentre ero a casa da solo, non vi dico che gioia!

Chissà cosa direbbe Jake Blues di QUESTA Pinguina.
Da sottolineare anche l’ottima colonna sonora firmata da Bill Conti, azzeccare le musiche giuste per un film non è impresa da poco, figuriamoci poi, se il film è particolarmente strambo come “Nomads". Conti fa un ottimo lavoro, il tema principale è ossessivo, ma non invasivo, insomma ricalca alla perfezione personaggi e situazioni della pellicola.

Ogni tanto la trama si perde e vaga (nomade) fino alla quasi risoluzione (più o meno) del mistero, quello che non cala mai è il ritmo che funziona alla grande, ma la vera forza di “Nomads” è il suo singolare soggetto, nel 1986 McTiernan aveva trentacinque anni e vi posso assicurare che è da trent’anni che aspetto di vedere un film che per originalità possa gareggiare con “Nomads”.


Segni di continuità: La famosa tecnica di volo "Hans Gruber".
L’assunto iniziale è intrigante e davvero poco battuto, in ogni cultura del mondo, il nomadismo esiste ed è spesso condannato o emarginato. La banda di bikers dal look spudoratamente anni ’80, dei nomadi moderni che vagano per la città liberi da ogni vincolo, vivendo fuori dagli schemi della società, proprio per questo sono considerati una banda di spostati capaci di creare soggezione e timore negli, stanziali? Ad esempio, lo stesso Jean-Charles arriva a definirsi imborghesito, per aver abbandonato i viaggi antropologici, in favore di una bella casa a Los Angeles.

Di fatto, i Punk di McTiernan non sono né buoni e né cattivi, sono quasi delle presenze aliene, non hanno nemmeno un nome, una delle più caratteristiche del gruppo, la biondona con il ghigno inquietante, nei titoli di coda è accreditata solo come “Dancing Mary” e il capo del gruppo come “Number One”.


Solo a me ricorda Madonna nel video di "Like a virgin"?.
Questi punk sono corpi estranei in una società altamente urbanizzata (non mancano le inquadrature dall’alto su Los Angeles a sottolineare il concetto), il loro stile di vita è alternativo e minaccioso, ma anche morbosamente affascinante per il protagonista, molto di questo fascino lo dobbiamo anche alla forza registica di McTiernan che non lascia spazio alla noia e trascina lo spettatore in una storia complessa, in sospeso tra realtà e visioni, tra razionale ed irrazionale... Non so cosa abbia fumato McTiernan per scrivere questa storia, ma la voglio anche io!

Nella scena di assedio finale, questi punk diventano aggressori senza volto, un'incarnazione maligna che somiglia alla gang che assedia il Distretto 13 Carpenteriano, ma per la loro natura metaforica potrebbero essere cugini degli zombie Romeriani.


"Dai! Con la moto in casa no, ho appena passato lo straccio!".
Un film strano e pazzo, originalissimo nel soggetto e sghembo nell’andamento, eppure magnetico, girato con grande stile, da consigliare a tutti e da riscoprire nel caso non lo aveste mai visto.
Sapete qual'è la cosa bella? Che è solo il primo di quelli diretti da John McTiernan! 

12 commenti:

  1. Uno dei miei horror(?) preferiti, proprio per la sua natura anomala e senza sangue...
    La suora non me la ricordo, mentre, sperando di non dire una corbelleria, il capo dei nomads è adam ant: quell'adam ant!!! e bhe, far riuscire minaccioso adamo formica (come scriveresti tu ;-) ce ne vuole...bel colpo Johnny!

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    1. Anche secondo me non è così sbagliato definirlo un horror, a tratti lo è, ed è pure uno di quelli fatti bene, poco sangue, ma un senso di minacci costante in odore di Carpenter e Romero.
      Dici molto bene, è proprio Adamo Formica, mettiamola così, il primo colpo di genio di McTiernan, nello scegliere uno completamente fuori luogo, e renderlo perfetto per il ruolo. Un miracolo che ha centrato (alla grande!) almeno in un'altra occasione nella sua carriera ;-) Cheers

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  2. Fra tutti i cicli che potevi iniziare, questo è il più sorprendente! Temo davvero non esistano omaggi dedicati ad un regista spettacolare come John, ed è davvero un peccato, così come è un peccato che sia in pratica scomparso: spero ti legga e torni in forze! ^_^
    Il film purtroppo non l'ho mai visto, anche se ricordo quando uscì: dovrò subito provvedere...

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    1. Non sai quanto ci ho pensato prima di scegliere, ma era un nome che mi tornava sempre in mente, in virtù di quei pochi (ma ottimi) titoli della sua filmografia, alla fine mi sono deciso, spero di riuscire a rendergli omaggio come merita. Te lo consiglio caldamente, è un film strambo, ma a mio avviso molto bello, aspetto il tuo parere ;-) Cheers

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  3. Ce la facciamo ad inventare le giornate di 48 ore? Grandissimo omaggio a un regista troppo sottovalutato, hai avuto una bellissima idea :)

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    1. Se dovessimo farcela sarebbe fantastico, per poter far tutto e citare Walter Hill ;-) Ti ringrazio, sarà tosta perché come diceva Lucius qui sopra, non esiste praticamente materiale (libri, saggi) su McTiernan, però era il momento giusto per omaggiare uno che ha fatto dei film pazzeschi ;-) Cheers

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  4. Beh... E' da studiare nelle aule universitarie di sociologia :D

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    1. Questo film, beh si forse, McTiernan invece, come diceva Indy, dovrebbe stare in un museo! ;-) Cheers

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  5. C'erano diverse scene che per l'epoca erano innovative ed anche il finale è da crisi d'infarto con quella apparizione in moto e le urla della Monticelli che , realmente, scaldano il cuore.

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    1. Verissimo, proprio le urla della Monticelli cambiano lo scenario, oggi chiunque altro girerebbe quella scena, cercando di enfatizzare l'apparizione in moto, invece McTiernan sfrutta il montaggio sonoro e quell'urlo dice più di mille parole. Cheers!

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  6. iL TREDICESIMO GUERRIERO per me un gran film che non ha avuto il successo di pubblico che meritava. unico neo : antonio banderas ( 1,74 cm di altezza) nulla può contro il gigantesco Vladimir kulich che è il vero ed unico protagonista del film. capiamoci antonio è simpatico e recita pure bene ma appunto lo attorniano di marcantoni giganteschi che inevitabilmente lo fanno sfigurare.

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    1. Sono curioso di rivedermi quel film, sono anni che non lo rivedo ;-) Arriverà abbastanza presto e ne parleremo, questa rubrica su McTiernan non è troppo lunga. Cheers!

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