martedì 18 ottobre 2016

Luke Cage - Stagione 1: Black power (man)


Fin dalla sua apparizione nella serie tv Jessica Jones, quel cristone di Luke Cage ha subito attirato le attenzioni, quindi c’era parecchia attesa intorno alla sua serie solista, com'è andata? Beh, io mi sono divertito, non è tutto pesche e crema, ma la serie ha le idee chiare e, soprattutto, personalità e come diceva Jules in “Pulp Fiction”: "La personalità conta".

Ve lo dico subito: anche questa serie Marvel/Netflix è piena di chicche e citazioni, ma per quello avremmo tempo, arriverà l’ormai abituale post dedicato a tutte quelle che sono riuscito a scovare, per ora concentriamoci solo sulla serie.

Se la Marvel al cinema punta a fare il vuoto conquistando platee di giovani e giovanissimi, sul piccolo schermo grazie all’accordo con Netflix, sembra andare in una direzione diversa e forse più matura, meno budget per gli effetti speciali, ma personaggi più sfaccettati, cattivi decisamente più riusciti e protagonisti più travagliati.


"State qui. Torno presto" (Cit.)
Jessica Jones ha problemi di alcool (e igiene personale aggiungo io) e cerca di superare un grosso trauma, Daredevil è diviso tra la sua vita diurna di avvocato cattolico e quella notturna di vigilante mascherato vestito da diavolo, anche la cecità non è proprio un problemino da niente.

In questo s'incastra il terzo “Difensore” su quattro, l’ultimo Iron Fist/Pugno D’acciaio arriverà con la sua serie personale l’anno prossimo. Luke Cage è l’eroe controvoglia che difende Harlem, è super forte, ha la pelle indistruttibile, ma soprattutto è nero. Ora ditemi cosa volete, ma ci va un discreto fegato a portare in tv la storia di un nero anti proiettile, in un Paese dove la questione razziale non è mai stata davvero superata nemmeno dopo l’elezione di un presidente di colore, sono sicuro che avete sentito parlare del movimento “Black Lives Matter”, quindi già solo per questa ragione, viene voglia di fare il tifo per questa serie e magari chiudere un occhio su qualcuno dei suoi difetti.


Il modo migliore per farsi male ad una mano.
Il messaggio della serie “Luke Cage” è forse facilone e pecca di positivismo, ma la parabola di Carl Lucas che diventa Luke Cage e passa dall’essere da zero ad eroe (per ora, non ancora “Eroe in vendita”) è un percorso con le idee chiare. Ripetitivo e dal ritmo lento? Beh, quello sì, ma tutto sommato coinvolgente.

Se vivessimo in un mondo ideale, Luke Cage sarebbe stato interpretato dal grande Michael Jai White, uno che ha il fisico, la cazzimma e la capacità di fare a botte ideali per il personaggio, ma se fosse stato White ad interpretarlo, avrebbe avuto anche la sua straripante personalità e vista la sua passione per la blacksploitation, probabilmente sarebbe stato più simile ad una serie tv su Black Dynamite che su Luke Cage. Non mi sarebbe dispiaciuto, eh! Però questa serie ha una sua idea e quindi Mike Colter alla fine è l’uomo giusto per la parte.


A giudicare da questa foto pescata in rete, non sono l'unico ad aver pensato a MJW allora.
Quando si tratta di fare a botte, non ha certo il talento marziale di Michael Jai White, diciamo che sembra che carichi tutti a testa bassa come una prima linea difensiva del Football, se dobbiamo dirla proprio tutta tutta, le coreografie dei combattimenti sono poca cosa e Colter in certi momenti è proprio goffo nei movimenti, ma non possiamo certo aspettarci i piani sequenza farciti di Ninja di Daredevil, quando il protagonista può stendere chiunque con una manata e se gli sparano addosso, il suo problema più grosso è trovare un'altra felpa con il cappuccio per sostituire quella bucata: un tormentone per tutti i tredici episodi della stagione.

Volete un altro difetto? Purtroppo, la detective Misty Knight (Simone Missick), perfetta quando si tratta di riempire un vestito da sera, oppure battere qualcuno sul campo da basket in una gara a chi tira meglio (e in equilibrio su quei tacchi la difficoltà è doppia), in un paio di svolte, specialmente nel finale, si dimostri più tosta che sveglia: una cosa è avercela con il “Sistema”, l’altra è fare delle scelte idiote e passare per cretini.


"Se andassi al lavoro vestita così arresteresti molti più criminali".
La parabola di Luke Cage inizia nel negozio di barbiere di Pop (c’è qualcosa di più “nero” della bottega del barbiere), dove si discute tutto il giorno su quale coach sia meglio, tra Pat Riley e Phil Jackson, è il primo dialogo della serie e mi hanno già ufficialmente comprato, anche perché se inizia parlando di NBA, ha subito la mia attenzione.


No dai ragazzi, con tutto il rispetto per Pat, Coach Zen non si discute andiamo!
A proposito di dialoghi: a Luke basta spiegarci la sua predilezione per i New York Knicks di Patrick Ewing, per inquadrare il personaggio, il modo in cui elogia il modo sporco, ma efficace di difendere di Ewing, John Starks e compagni, dice molto dei metodi del personaggio. Che, però, si nasconde sotto il cappuccio della felpa e dobbiamo aspettare fino all’episodio numero quattro (diretto da Vincenzo Natali ormai veterano di serie tv) per scoprire qualcosa del passato carcerario di (cold hand) Luke e di come ha ottenuto i suoi poteri.

Jet Li meglio di Bruce Lee? Ti meriti un aumento della pena!
Intanto, assistiamo ai magheggi del gangster Cornel Stokes, detto Cottonmouth, non chiamatelo così che s'incazza! (Mahershala Ali, il lobbista di House of Cards) e del suo compare con gli occhiali da sole, Hernan "Shades" Alvarez (Theo Rossi, il Juice di Sons of Anarchy).


"It's good to be the king" (come diceva Mel Brooks). 
Stokes gestisce un Jazz club che garantisce più di una comparsata musicale, ma è anche cugino di Mariah Dillard (Alfre Woodard) politica locale molto in vista, legata a filo doppio alla vita ai traffici di armi del cugino, che vede come pedina fondamentale anche Willis "Diamondback" Stryker, interpretato dalla faccia da pazzo di Erik LaRay Harvey, uno che se se la gioca bene può far strada anche se qui fa un po' troppo il Samuel L. Jackson.

"...di' cosa un'altra maledettissima volta!".
Questi quattro nomi, oltre a coprire la scuderia dei cattivi, mi servono per sottolineare quello che è un altro grande pregio di questa serie: se nei film della Marvel i cattivi hanno poco spazio e poco carisma, nelle serie Netflix, personaggi come Wilson Fisk si mangiano la scena. In “Luke Cage” i cattivi sono addirittura quattro, non vi voglio rivelare nulla, quello che posso dirvi è che a metà stagione arriva un colpo di scena grossino che cambia tutto lo scenario, apre il campo per tutta la seconda metà di stagione e quel finale che non è quello de LA PIU’ BELLA SERIE TV DEL MONDO (aka The Wire), ma mi pare prendere ispirazione da lì. Non vi dico altro, ma sotto la voce, “cattivi” e “finale” c’è tutta la differenza tra la Marvel del piccolo e grande schermo...

… No “Agents of S.H.I.T.” non conta, quello fa schifo e basta.

"Sarà, ma Thor, Hulk e compagni non hanno bisogno dell'infermiera come voi".
Visto che l’ho citato, la serie è stata pubblicizzata come “Il The Wire della Marvel”, ovviamente non è vero, ma sicome Luke Cage è un personaggio nato negli anni ’70, in piena blaxploitation, “Luke Cage” prova a mettersi a metà tra la serie di David Simon e gli eccessi (anche di look) del decennio della disco music, ogni scena di lotta è sottolineata da una musicichina che parte, non è proprio come guardare “Foxy Brown”, “Coffy” o “Shaft”, ma è chiaro che l’omaggio vada in quella direzione.


Un inquadratura per far contento Quentin Tarantino.
Proprio la cultura nera ha un ruolo fondamentale, dai discorsi su NBA e grandi scrittori di colore tra le sedie del barbiere, alla musica, ci sono pezzi Hip-Hop, poster di Big Notorious e Jazz, un sacco di roba che un ragazzo bianco come me nemmeno conosce, al massimo mi fermo al fighissimo assalto frontale di Luke al palazzo dei cattivoni, cappuccio calato in testa e Wu-Tang clan nelle cuffie e a questo proposito, ho trovato molto divertente (e centrato rispetto alla storia) il cameo di Method Man, pur non capendoci una fava di rap, il suo pezzo dedicato a Luke Cage mi è sembrato fighissimo!

Bisogna dire che per quanto riguarda il reparto tecnico, non andiamo male, ma siamo distanti dalle vette, inoltre sarebbe ora di assumere un nuovo direttore della fotografia, tutte queste serie Marvel/Netflix sono virate in toni di giallo che hanno un po’ stufato, o forse devo considerarli un omaggio al look classico di Luke nei fumetti?


Nero e giallo (è uno sballo!).
Ogni volta che Luca Gabbia s'infila il cappuccio sulla testa (e vi assicuro che lo fa tipo un milione di volte), è difficile non pensare ai fatti di cronaca che hanno afflitto la comunità nera in America. Questa serie parla di un nero che, per quanto antiproiettile, resta comunque nero (citando Method Man), che affronta il suo complicato passato, rialza la testa e si guadagna un nome, lo fa con orgoglio e ricordando le sue radici, l’uomo giusto per il quartiere giusto, quello di Harlem che qui viene ben celebrato.

I'm bulletproof nothing to lose, I am titaaaaaaaaaanium.
La blaxploitation degli anni ’70 era colorata, sfacciata e orgogliosa, il Luke Cage del 2016 è altrettanto orgoglioso e forse meno sopra le righe, non è impeccabile, ma viene voglia di tifare per lui. Gli eroi, anche quelli super, dovrebbero fare questo: ispirare. Quindi, ci sta che il messaggio di speranza di cui Luke si fa carico sia... Buonista? Forse, ma con personalità. In fondo, la speranza è un'idea e, citando un'altro fumetto che mi piace, le idee sono a prova di proiettile, come Luke Cage.

12 commenti:

  1. La vedrò sicuramente visto quanto erano belle daredevil e Jessica Jones, che godevano dei due più bei cattivi mai visti nel mondo tele-cinematografico Marvel. Se qui ce ne sono addirittura quattro... io il
    Luke Cage dei fumetti non lo conosco quasi per niente, ma pazienza.

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    1. Giusto perché tu lo sappia, il miglior Marvel cattivo resta Wilson Fisk, ma qui comunque ci sono quattro cattivi in più rispetto a tutti i film i Marvel Movie visti fino ad ora, forse si salva giusto il Goblin di Dafoe.
      Non ti serve sapere poi molto, qui ti spiegato (quasi) tutto, sicuramente quello che serve, aspetto poi il tuo parere. Cheers!

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  2. I miei sensi anti-Marvel vibrano violentemente, se però avessero davvero chiamato Michael Jai White avrei imparato a memoria ogni episodio :-P

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    1. Michael Jai White per Luke Cage e Scott Adkins per quelli di Iron Fist sai che bomba? ;-)
      Dovresti guardarti almeno il primo episodio di “Daredevil” quella è una serie che potrebbe piacerti, anche perché ci sono i Ninja, e nella seconda stagione il miglior Frank Castle mai visto. Cheers!

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  3. Beh io adoro la Blacksploitation quindi mi sa che non me la perdo, inoltre fin qui Netfix ha fatto un gran bel lavoro con le sue serie.
    Servono altre parole?

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    1. Vero è lenta, forse un po’ buonista, ma è un sentito omaggio alla cultura nera americana, secondo me una visione la merita, anche solo perché un super eroe così in giro non si era ancora visto ;-) Cheers

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  4. Ho un po' paura, ho letto qualche critica che mi fa pensare che non l'adorerò... comincerò presto a guardarla, perché l'idea di una serie blaxploitation supereroistica mi alletta troppo :)

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    1. Ti posso dire che "Daredevil" resta qualitativamente migliore, ma secondo me ha dei numeri questa serie, aspetto il tuo parere ;-) Cheers!

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  5. Carina,ma ho preferito le altre due. Purtroppo Luke Cage paga l'assenza di un cattivo con un minimo di carisma e anche il protagonista non é che sia poi cosí interessante in partenza. Han fatto un buon lavoro nel renderlo un minimo accattivante,ma per me la serie non vede Daredevil e Jessica Jones nemmeno col binocolo.

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    1. Sul fatto che sia appena sotto Jessica Jones, e almeno due spanne sotto Daredevil sono sicuro, ma se devo dirla tutta, provo molta più simpatia per Luke Cage che per Jessica, che nella sua serie personale era davvero fastidiosa.
      La combinazione dei quattro cattivi di questa serie secondo me funziona, il modo in cui si alternano e le dinamiche tra di loro sono molto interessati, certo nessuno di loro è l’uomo porpora o Wilson Fisk, ma anche solo per il fatto che nessuno dei quattro attori ha il talento di David “Più grande attore del mondo” Tennant o di quel mostro di talento di Vincent D’Onofrio. Cheers!

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  6. Mi ha leggermente deluso. Per carità è carino, ma rispetto alle altre serie Netflix Marvel non mi ha totalmente convinto.

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    1. Delle tre serie Marvel/Netflix è quasi sicuramente la più debole, ma forse era anche la più difficile da adattare. Penso che “Iron Fist” sarà molto più simile a “Daredevil” come serie. Vedremo ;-) Cheers

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