sabato 1 ottobre 2016

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson: Colpevole fino a prova contraria


Dopo essermi sparato una, a tratti faticosa, maratona su American Horror Story, ho scoperto l’esistenza di una serie gemella di genere differente, la sorellina si chiama “American Crime Story” e la prima stagione è dedicata al processo di O.J. Simpson. Potreste averne sentito parlare giusto un pochino.

A parte qualche attore e una struttura antologica, dedicata ad un nuovo caso ogni stagione, “American Crime Story” non ha molto in comune con la sua blasonata sorella, se non il nome del creatore Ryan Murphy, qui impegnato a dirigere parecchi episodi per nostra fortuna senza sceneggiarne nessuno (e si vede, vi assicuro che si vede!).

Dopo dieci episodi che mi sono bevuto con una scioltezza irrisoria, devo dire che ora come ora ci sono una manciata di serie che mi sento di consigliare e sicuramente questa “American Crime Story: The People v. O.J. Simpson” è tra quelle.


Accusa, difesa, imputato e prova chiave, come riassumere un processo in un immagine.
Faccio una premessa che serve a prendere la rincorsa: il mio mondo di guardatore di serie tv è radicalmente cambiato quando ho scoperto LA PIU’ BELLA SERIE TV DI SEMPRE (per gli amici “The Wire”), un giorno sarebbe pure ora di parlarne come si deve, tra i tanti meriti della serie creata da David Simon c’è sicuramente quello di aver saputo portare in scena la vicenda in maniera totalmente realistica, appassionante, coinvolgente, ma sempre realistico, senza mai fare concessione al colpo di scena di pura fiction a cui il pubblico è abituato. Dopo aver visto “The Wire”, guardare qualunque altra serie è come seguire la fuffa.

Ora, se io penso a Ryan Murphy mi vengono in mente un sacco di cose divertenti, come Scream Queens, ma di sicuro non penso al realismo, per fortuna coadiuvato dall’ottimo lavoro degli sceneggiatori Scott Alexander e Larry Karaszewski ("Man on the moon", "Larry Flynt - Oltre lo scandalo" e Piccoli Brividi per fare qualche titolo) il risultato finale è davvero ottimo.


Persino Cuba Gooding Jr. sono riusciti a farmi apprezzare.
La vicenda è arci nota, il processo più celebre e discusso degli anni ’90: il campione di Football, attore, divo e celebrità, viene accusato del doppio omicidio di sua moglie Nicole Brown Simpson e di Ronald Goldman. La fuga sulla Ford Bronco bianca, con l’America impegnata a gridare “Run O.J. Run” come quando “Juice” macinava miglia sui campi da Football è solo l’inizio di un processo lungo e complicato, raccontato nel libro di Jeffrey Toobin “The Run of His Life: The People v. O. J. Simpson” che ha fatto da base a questa serie (l’episodio numero due s'intitola proprio come il libro).

Il cast si gioca un paio di nomi che non mi stanno simpatici, come Cuba Gooding Jr. nei panni di O.J. o gli occhi da pesce lesso di David Schwimmer alle prese con l’avvocato e amico di O.J. Robert Kardashian e, se ve lo state chiedendo, SI, è proprio il papà di quelle altre Kardashian famose per, famose per… Per cosa sono famose le Kardashian? A parte il culo intendo? Vabbè, insomma, pare che questa famiglia di origine Armena sia piuttosto famosa. Ho trovato semplicemente geniale il fatto che nella serie, papà David venga tratteggiato come uno attaccato ai valori concreti, in perfetto contrasto con la fama “leggera” della sua progenie, in questo, il faccione spaesato del lungagnone di “Friends” è perfetto nel rappresentare il tormento interiore di una persona fedele al suo amico, ma frastornato dai fatti che di volta in volta vengono fuori durante il processo.


"Io sarei il padre di chi!? Oh signore, quasi rimpiango Friends".
Persino Cuba Gooding Jr. risulta efficace, anche perché la sceneggiatura fa un ottimo lavoro, non punta mai il dito, ci mostra le fissazioni, le mani di controllo e gli scatti d’ira di O.J., ma lascia che il pubblico si faccia una propria idea sul personaggio, come se a nostra volta fossimo parte della giuria.

Tra le vecchie conoscenze di Ryan Murphy, ricompare anche l’ottima Sarah Paulson, veterana di tutte le stagioni di American Horror Story, qui la Paulson si supera, nei riccioluti panni dell’avvocato dell’accusa Marcia Clark, l’attrice è bravissima ad interpretare una donna risoluta, alle prese con il caso della vita, ma il processo più mediatico di sempre è una berlina per tutti, l’apice di questa devastazione personale arriva nell’episodio numero sei (“Marcia, Marcia, Marcia”), dove la Paulson si supera, giù il cappello.


"Non preoccuparti, puoi consolarti con un Emmy awards".
Il vero colpo di questa serie, è forse quello di aver arruolato John Travolta nei panni dell’avvocato Robert Shapiro. Travolta fa un ottimo lavoro alle prese con un personaggio non affatto facile, non ha nemmeno problemi a imbruttirsi più del solito, mettendo su delle sopracciglia inguardabili. A tratti pensavo si fosse iscritto ad una gara di imitatori di Little Steven Van Zandt, sul serio, sembra Silvio Dante de “I Soprano”.

E' passato dalla febbre del Sabato sera a "Bitter fruit" nel giro di un attimo.
Se poi avete presente che carriera ha fatto Travolta e ricordate che razza di divo era ai tempi, potrete capire facilmente due cose: la qualità delle serie tv è notevolmente impennata per potersi permettere un nome come lui e Ryan Murphy è un demonio capace di convincere chiunque a lavorare per lui.

Uno degli episodi più riusciti è sicuramente l’episodio numero cinque (“The race card”), in una Los Angeles che si ricorda molto bene le rivolte dopo il pestaggio di Rodney King, la difesa si gioca la carta raziale per gli interessi del proprio assistito, l’episodio ruota tutto intorno al carismatico avvocato Johnny Cochran (Courtney B. Vance in gran spolvero) e il suo diretto avversario della difesa, Christopher Darden (Sterling K. Brown).

Lo scontro in aula tra i due avvocati di colore è il termometro di una città pronta a rivoltarsi nuovamente, singolo episodio fantastico affidato alla regia di John Singleton (sì, quello di "Boyz n the Hood") che manda a segno un gran colpo, sono sempre contento di vedere qualcosa di bello diretto da Singleton, è da troppo che si è perso tra progetti poco sentiti.


Courtney facci la tua imitazione del pupazzetto contro il parabrezza!
Insomma, “American Crime Story” è una bombetta che appassiona malgrado la messa in scena estremamente (e dettagliatamente) realistica, ma soprattutto, ha la capacità di coinvolgere talmente tanto da farvi (quasi) dimenticare il fatto che sapete già come si è concluso il processo e, allo stesso tempo, portare in scena certi dettagli su indagini e processi che normalmente si sentono al telegiornale, ma non si capiscono in pieno. Almeno io non li capisco, non sono mai stato processato… per ora!

Già annunciata una seconda stagione che parlerà delle vicende legate all’uragano Katrina e se qui Ryan Murphy non ha preso prigionieri, non ho idea di cosa potrà fare con un soggetto del genere, già mi frego le mani!

12 commenti:

  1. Ci pensavo di vedermela. Quasi quasi...

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    1. Ci ho messo tanto a decidermi ad iniziarla, e pochissimo per finirla, dieci episodi bevuti come il Sakè, caldamente consigliata ;-) Cheers

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    2. Non sapevo del cast così fornito di "star". Metto in scarico.

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    3. Sono riusciti ad accalappiare anche John Travolta, vai e fammi sapere il tuo parere! cheers

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  2. Acciderboli (?), The Wire non l’ho mai vista ma ne odo sempre pareri positivi. American Crime O.J. è tra le serie migliori viste quest’anno. Anzi, direi che forse in una simpaticissima classifica la metterei al primo posto. Perché? Perché è diretta, scritta ed interpretata in modo a dir poco notevole. In buona sostanza è una gara nel capir quale sia la cosa più riuscita. La Paulson poi è pazzesca. Insomma, il segreto di una buona pasta è la pasta; parola di Roberto Carlino.

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    1. "The Wire" è la mia serie preferita, te la consiglio caldamente, per me la miglior serie tv di sempre, non esagero. Questa ACS lo amata perchè ha lo stesso modo di portare in scena i fatti in maniera realistica, come dici tu, scritta, diretta ed interpretata alla grande, con la Paulson sugli scudi, buona spaghettata a tutti ;-) Cheers

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  3. A me ha molto infastidito il finale, cioè non me l'aspettavo perché a essere sincero non ne sapevo quasi niente, tutto veramente assurdo ma ottimamente interpretato e diretto, davvero una delle serie migliori dell'anno ;)

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    1. Se non si conosce la storia di OJ, quel finale è spiazzante, ma ho apprezzato moltissimo come è stato portato in scena. questa ACS è una serie che mi sento di consigliare a tutti a scatola chiusa. Cheers

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  4. Pensa che avevo da parte il primo episodio ma poi, tra una cosa e l'altra, la serie mi è passata di mente. Anche perché non essendoci zombie o troni non ne parla proprio nessuno :-D
    Adoro i legal thriller quindi la metto sicuramente in lista.

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    1. Come sai, di Zombie e Troni io più che altro ci scherzo sopra, divertenti eh? Ma le serie belle per me sono fatte diverse, assomigliano tipo a questa, te la consiglio caldamente, ti terrà incollato allo schermo anche se sai tutto del lunghissimo processo di OJ, il che non è una cosa da poco ;-) Cheers

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  5. Gran recupero Cassidy, è sicuramente una delle serie dell'anno. Già il primo episodio mi aveva conquistato, mi era rimasto qualche interrogativo (una recitazione un po' troppo gigiona di Cuba Gooding Jr. e soprattutto di Travolta) ma i successivi hanno risolto quasi tutto. Ti devo fare solo un appunto, la serie migliore della storia non è The Wire, quella è al secondo posto. Al primo resta saldo The Shield :D

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  6. Cuba Gooding Jr non mi è simpatico, ma il suo personaggio è mostrato nel modo giusto, Travolta bagno di umiltà. Un giorno vedrò The Shield come si deve e ti farò sapere, per ora mi tengo stretta The Wire ;-) Cheers!

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