mercoledì 21 settembre 2016

Narcos - Stagione 2: Hanno ammazzato Pablo (Pablo è vivo!)


Ne parlavo qualche tempo fa con una mia amica (ciao Elisa), mi raccontava di come la sua socia le abbia chiesto di, testuali parole, “Non fare Spoiler sul finale de i Tudor” (storia vera). A differenza di Enrico VIII, la vita di Pablo Escobar non si studia a scuola, ma è altrettanto celebre.

I ragazzi di Netflix lo sanno e hanno dimostrato ancora una volta il loro dominio su cielo, terra e piattaforme digitali, con una campagna promozionale estiva a dir poco geniale, una vera presa per i fondelli a questa ossessione (giustificata? Esagerata?) per le anticipazioni, una Spoiler-fobia che sta lievemente scappando di mano.

...E tutti gli Spoiler-fobici, MUTI!
Un'altra cosa su cui Netflix ha il predominio, è la qualità generale delle sue serie tv, la prima stagione di Narcos era una bombetta, rapida, veloce, forse anche troppo, ma soprattutto violentissima, proprio come l’ascesa dell’impero criminale del narcotrafficante Pablo Escobar, interpretato magnificamente da Wagner Moura.

Tra la prima e la seconda stagione, questa serie ha avuto un cambio di showrunner in stile cestistico: fuori José Padilha, regista dei due ottimi “Tropa de Elite” e del remake di “Robocop” (decisamente meno ottimo) e dentro Chris Brancato, coadiuvato da Carlo Bernard ed Eric Newman.

La differenza si nota, Padilha concentrava la sua attenzione sul realismo delle irruzioni della polizia e sulla violenza generale, il difetto della prima stagione di Narcos era solo uno: aver raccontato un'enorme porzione della vita (e le opere) di Escobar in una manciata di bellissimi episodi.


Provate a ridere del suo maglione da marinaretto, dai, provateci
In questa seconda stagione, ritroviamo Pablito dopo la sua roccambolesca fuga dalla Catedral, la sua, ehm, prigione (fai anche super maniero pieno di confort) e proprio da qui ripartiamo, con un Escobar al massimo del suo potere, ma circondato da nemici.

I diretti concorrenti in affari, come il cartello di Cali, numeri due del mercato, impegnati a rifornire di cocaina il mercato (grossino) di New York. La loro alleanza con Berna, Judy e i guerriglieri di estrema destra, i fratelli Castano porta ad un'escalation di scontri e violenza a cui Escobar è costretto a rispondere colpo su colpo, ogni volta dimostrandosi più sveglio dei suoi avversari.

Chris Brancato si concentra, inoltre, maggiormente su Pablo Escobar come uomo, marito e padre di famiglia, in questa caratterizzazione, ha un ruolo fondamentale Paulina Gaitan, bravissima nei panni di Tata Escobar, un personaggio che non si limita ad essere la solita donna del Boss, ma un personaggio più sfaccettato, indispensabile a capire molte delle motivazioni di “Patrón Pablo”.


Anche Pablo deve fare i conti con i veri poteri forti: La moglie e la madre.
Sì, perché il bello di questa seconda stagione di “Narcos” sta anche qui: in questa serie, e verrebbe da dire nella vita reale, non ci sono dei veri e proprio ‘buoni’, ma solo personaggi con più o meno sfumature di grigio che, alla fine del giorno, devono fare i conti su quanto si sono sporcati le mani per fare la cosa giusta, la cosa giusta per loro, ovviamente, che siano essi narcotrafficanti, poliziotti o politici in cerca di rielezione.

Quelli che dovrebbero essere i buoni di questa storia, non sono certo cavalieri in scintillante armatura, il presidente Colombiano Gustavo Gaviria (Juan Pablo Raba quasi identico all’originale) e lo sceriffo, il colonnello Carillo, vecchia conoscenza di Pablo e degli spettatori di questa serie. No, sul serio, se questi sono i buoni dai cattivi cosa dobbiamo aspettarci?


Questo con questa faccetta tenera è quello bravo, figuriamoci gli altri.
I Los Pepes, l’alleanza di narcotrafficanti sulle piste di Escobar, malgrado il nome buffo, sono capaci di far passare la voglia di ridere a chiunque con le loro azioni ed in barba alla fobia da Spoiler, Chris Brancato ci racconta quello che è la parte migliore di una storia, non come finisce, quello lo sappiamo tutti, Pablo muore, ma come si arriva a quel finale.

Certo, alcune parti sono state enfatizzate per motivi drammaturgici, ma il coinvolgimento degli Stati Uniti nella morte di Escobar qui ci viene illustrato in maniera chiara e coinvolgente, sia grazie alla presenza della CIA (vecchio trucco Yankee, destabilizza, metti su un governo fantoccio e conta gli incassi) che alla polizia, rappresentata dai due poliziotti Javier Peña (il Pedro Pascal già visto in Giocotrono e altri filmetti gustosi) e Steve Murphy (Boyd Holbrook), il primo con le mani parecchio in pasta, il secondo, con il compito di narratore, oltre che di sosia di Macaulay Culkin… Cacchio è uguale!


Ma vi sembra il momento di farvi le selfie? Ci credo che non riuscite a catturare Escobar!
Insomma, seguendo il vecchio adagio che il più pulito ha la rogna, è tanto strano prendere le parti di quello che è, a tutti gli effetti, il cattivo della storia? Il Robin Hood di Medellín in mezzo a questi sbirri pronti alle peggio schifezze pur di ottenere risultati e a narcotrafficanti con il vizio della “Colombian folk art” (che non prevede borse, monili e braccialetti ma gole sgozzate) sembra quasi buono, ancora una volta mi trovo a fare il tifo per il bastardo, Nucky Thompson, Tony Soprano, Walter White ed ora Pablo Escobar... Vi dico solo che mi sono centellinato l’ultimo episodio della stagione, per non dover dire addio a Pablito (storia vera), alla faccia della fobia da Spoiler.

Mi devo preoccupare del fatto che finisco sempre per fare il tifo per il cattivo? O forse vale il monologo di Tony Montana in “Scarface” di Brian De Palma? Probabilmente quello riassumeva tutto anticipando l’era degli anti-eroi della fiction in cui viviamo, certo che Al Pacino era proprio ispirato in quel monologo, giusto due righe… Ah! L’avete capita? Tony Montana, Pablo Escobar, due righe... Ok, va bene la smetto!


Pomo o plata, la rata, el perrito, con questa serie impari anche lo Spagnolo.
La porzione di vita di Escobar raccontata in questa seconda stagione è molto più breve in termini di anni, rispetto alla prima, anche il tono, che qui diventa più intimista (la scena dei soldi bruciati per scaldare la figlia da sola riassume tutto il personaggio), quello che resta uguale è la qualità generale e l’interpretazione di un Wagner Moura davvero enorme, rischia di essere il suo ruolo della vita.

Basta dire che ho visto da poco Benicio Del Toro (non proprio l’ultimo della pista), nello stesso ruolo nel film “Escobar paradise lost” di Andrea Di Stefano, uscito da noi in sala qualche giorno prima della messa in onda di questa seconda stagione di “Narcos” (un caso? Permettetemi di dubitarne), dopo mezzo episodio Wagner Moura con la sua prova ha cancellato il ricordo del film e la prova, comunque ottima) di Del Toro, scusate se è poco.


"Del Toro? Mai sentito, conosco giusto Guillermo".
La cosa incredibile è che pare ci sia un futuro per questa serie, “Narcos” è già stata confermata per le stagioni numero tre e quattro, questa volta si parlerà del cartello rivale di Cali, dimostrando quanto siano stati pragmatici i creatori della serie, quando hanno scelto il titolo per la stessa. Staremo a vedere come andrà, ma dopo averli mostrati stronzissimi qui, penso che sarà impossibile anche per me tifare per il cartello di Cali questa volta, dopo Pablo poi… Davvero aveva ragione Al Pacino, è l’ultima volta che vediamo un cattivo come Pablito.

«Voi avete bisogno di gente come me. Vi serve la gente come me, così potete puntare il vostro dito del cazzo e dire: «Quello è un uomo cattivo». Be'? E dopo come vi sentite, buoni? Voi non siete buoni. Sapete solo nascondervi, solo dire bugie. Io non ho questo problema. Io dico sempre la verità, anche quando dico le bugie. Coraggio, augurate la buona notte al cattivo, coraggio. È l'ultima volta che lo vedete un cattivo come me, ve lo dico io»
(Tony Montana)

14 commenti:

  1. Una bomba...meraviglioso.Finito giusto giusto ieri sera e felice di sapere che, almeno per un'altra stagione, vedremo l'agente Pena in azione. Moura enorme, vergognosamente ignorato agli Emmy, speriamo si rifaccia ai Globe.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto una bomba, non premiare Moura è l’ennesima prova che i premi sono prestigiosi ma lasciano il tempo che trovano, gli auguro una gran carriera, ma questo sa tanto di ruolo della vita. Cheers!

      Elimina
  2. Boyd Holbrook è come sarebbe oggi Macaulay Culkin se non avesse esagerato con le droghe. Tanto per rimanere in tema... :)

    Seconda stagione più veloce e ritmata, questa più lenta e riflessiva.
    Belle entrambe, però mi sa che ho preferito la prima, anche se pure questa soprattutto verso la fine è stata davvero notevole.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Holbrook, Culkin, le droghe, Escobar, è tutto collegato, i rettiliani! Le scie chimiche! ;-)
      Vero, l’assenza di José Padilha abbassa il ritmo, ma va anche bene così, al netto del risultato finale due ottime stagioni, la sorpresa è che avremo anche quelle targate numero tre e quattro. Cheers

      Elimina
  3. Non seguo ma anch'io ho un esempio di ultra-spoiler. Una collega del mio ufficio è entrata nella leggenda perché all'epoca del film "The Passion" di Mel Gibson si raccomandò di non svelarle il finale. La sua leggenda viene ancora oggi raccontata... :-D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lei è leggenda! :-D No questa vince tutto, meraviglia assoluta! L’ossessione da anticipazione è decisamente scappata di mano! Cheers

      Elimina
  4. Questa serie l'ho adorata, tutta. Scaricata in una botta sola e pappata in due tre notti. Un seguito però non ci sta proprio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Esatto, non so proprio come faranno a portare avanti la trama, già mi manca Pablito ;-) Cheers

      Elimina
  5. Risposte
    1. Bene, aspetto il tuo parere tanto "so dove abiti" come si dice in questi casi ;-) Cheers

      Elimina
  6. Bella serie, davvero coinvolgente sia la prima che la seconda stagione. Ciò che mi fa strano è che siamo in Colombia, c'è la Cia e delle Farc, che credo abbiano un ruolo fondamentale in Colombia considerando 40 anni di guerriglia, non vengono mai nominate. Un po' di contesto in più avrebbe aiutato

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, avrebbe sicuramente aiutato, il coinvolgimento della CIA trova spazio in parte nella seconda stagione, bisogna anche dire che disponevano di parecchio materiale su cui lavorare, qualcosa hanno dovuto tagliarla per forza. Spero che nelle prossime stagioni, aver sforbiciato la storia, non si riveli un errore. Cheers!

      Elimina
  7. Ciao Pablo, ti ricorderemo sempre <3
    Grande serie Narcos!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti mancherà quel ragazzaccio! Gran serie, spero il livello resti sempre questo. Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...