lunedì 5 settembre 2016

Jason Bourne (2016): You know my name


Sono contento che sia finalmente uscito il nuovo capitolo della saga dedicata all’agente segreto smemorino protagonista dei romanzi di Robert Ludlum, era diventato un appuntamento fisso che iniziava un po’ a mancarmi, giunto al quinto capitolo era lecito aspettarsi la stanca generale, eppure devo dire che anche questo film mi ha convinto.

Dopo l’ottimo capitolo d’esordio diretto dal bravo Doug Liman (“The Bourne Identity” 2002), la saga di Giasone Ruscello ha preso il volo con l’approdo alla regia di Paul Greengrass, che ha subito alzato il volume della radio con “The Bourne Supremacy” (2004) e ha poi menato il suo colpo più duro con il favoloso “The Bourne Ultimatum” (2007), a mani basse il migliore di tutta la trilogia.

Il capitolo con il supplente Jeremy Renner (The Bourne Legacy” 2012) non lo considero nemmeno, era un moscio e dimenticabile tentativo di cavalcare un brand, come dicono gli Yankee, conosciuto dal pubblico.

Paolo Erbaverde è uno che sa il fatto suo, si è guadagnato la mia stima prima con “Bloody Sunday” (parlare di Irlanda è un buon modo per avere la mia attenzione) e con l’ottimo “United 93” (2006). Zitto zitto, Erbaverde ha saputo far digerire il cinema d’azione anche ai critici seri, quelli con gli occhiali e la pipa che normalmente il genere picchia-spara-insegui lo schifano abbastanza.


"Hasta la vista critico!".
Su questo io ho una posizione precisa: inseguimenti e sparatorie per quanto mi riguardano sono il Cinema, come (se non di più) l’introspezione psicologica, Greengrass ha dimostrato di aver assimilato la lezione dei maestri del passato, riuscendo ad essere autoriale anche con l’azione, la saga di Bourne ha dato una bella spallata ai film d’azione moderni. Basta pensare al fatto che il protagonista che fugge o insegue qualcuno correndo sui tetti delle case, è iniziato con Meeeeeittt Deeeeeimooon (Cit.) per essere replicato da tutti, ma tutti tutti, anche le grandi icone del cinema.

Dico subito una cosa: questo “Jason Bourne” NON è bello come “The Bourne Ultimatum”, quello resta ancora oggi un apice, il modo ideale per terminare la saga, ma come lo stesso Paolo Erbaverde ha dichiarato, il personaggio aveva ancora qualcosa da dire. Il risultato è questo film 123 minuti che filano via con un ritmo pauroso, una trama che si segue benissimo, senza perdersi tra i nomi dei personaggi e i diversi cambi di fronte, una delle critiche (da poco) mosse a questa saga, basta non guardare il cellulare quando ci si trova al cinema e seguire la trama, non è difficile, lo fanno in tanti.


"La trama sta scappando, inseguiamola!".
Complimenti a Greengrass e al suo direttore del casting per aver convinto tutti a tornare a bordo, compresi alcuni ex famosi, la cui stella si è un attimino oscurata (ogni riferimento a cose, persone o Julia Stiles è puramente voluto). Inoltre, le aggiunte al casting sono assolutamente azzeccate: il sicario beccato e torturato in Siria dopo gli eventi di “Ultimatum” con le mani che prudono e la voglia di grattarsele sulla faccia di Bourne, ha il volto di Vincent Cassel, che qui parla poco, ma agisce moltissimo.


Vincent immortalato al raduno annuale dei doppiatori Italiani.
La Alicia Vikander di Ex Machina è perfetta per il ruolo della giovane rampante che punta alla vetta e ci vuole arrivare alla sua maniera, perfetto contraltare, il capo della CIA Robert Dewey, colui che sa tutto, anche sul passato di Bourne ex David Webb. Risoluto, con i metodi dritti e brutali della vecchia scuola, chi meglio di quel mito di Tommy Lee Jones per la parte di questo catalizzatore di cattiveria?


Guardate che è così che iniziano i pettegolezzi da ufficio.
“Jason Bourne” è meno grosso e definitivo di “Ultimatum”, è volutamente più intimo, d’altra parte la missione di Giasone Ruscello questa volta è più personale, dopo l’ultimo film, Bourne non è più un uomo alla ricerca della sua identità, quella missione è ormai terminata, ora il suo dubbio è, sono una brava persona? Il nostro protagonista deve fare i conti con se stesso, è David Webb, l’agente patriota che si è fatto volontariamente cancellare la memoria per il bene superiore del suo paese, oppure è la macchina da guerra Jason Bourne, lo sciacallo imprendibile che agisce da solo e fa da sabbia negli ingranaggi del sistema?

L’assenza del vistoso sostantivo nel titolo del film me la sono giustificata in questo mondo, niente “Jason Bourne Sontornatum” oppure “Jason Bourne Momincazzum”, semplicemente “Jason Bourne” e vediamo cosa sceglierà il personaggio per se stesso.

Quello che ci troviamo di fronte è un agente al top della forma e dell’esperienza, algidissimo e capace di gestire tutte le situazione senza sembrare per forza un super eroe della Marvel, Matt Damon è tirato come una spina (lo abbiamo visto anche in The Martian), molto più in forma di “Ultimatum”, dove per sua stessa ammissione, nascondeva la panza sotto il giubbotto di pelle, questo spiega perché i primi minuti lì passa a torso nudo per la gioia del pubblico femminile.

"Ok gente lo abbiamo messo a dieta, ora siamo pronti a girare".
Il film cerca di aggiornarsi ai tempi che corrono con il personaggio di Aaron Kalloor, interpretato da quel Riz Ahmed che sto apprezzando nella serie tv HBO “The night of”, una specie di Steve Jobs pronto a lanciare l’APP definitiva, tenuto nel taschino da Tommy Lee Jones, certo non dico che questa sotto trama sia tutta pesche e crema, si poteva fare di meglio, ma tutto sommato il film funziona, proprio perché ruota intorno ai dilemmi del protagonista.


"Jason, io sono tuo padr... No non è vero finto Spoiler! Ci hai creduto?".
Il suo vero valore però “Jason Bourne” lo sfoggia in altri passaggi della pellicola, come l’inseguimento iniziale girato in Spagna ma ambientato nella Grecia scossa dai tumuli e le rivolte per la crisi economica, una tiratona diretta come gli Dei del cinema comanda da Paul Greengrass che si conclude con un colpo di scena che non rivelo ma che mi ha fatto esultare (quando vedrete capirete il perché).

Una scena che da sola vale la visione del film, un inseguimento diretto e montato alla grande, in cui Paolo Erbaverde dimostra ancora una volta di aver capito tutto, questo inseguimento in cui la popolazione e le barricate stradali diventano ostacoli da evitare mi ha fatto pensare a certo cinema di Friedkin o di Frankenheimer, ma quello che mi ha colpito è la gestione del minutaggio, sia per la scena in Grecia, che per l’inseguimentone a Las Vegas, ho avuto la sensazione che entrambe le scene durassero non so, mezz’ora? Talmente convincenti e coinvolgenti da sembrare infinite, nel senso migliore del termine però.


Quello che succede a Vegas, resta a Vegas.
Lo scontro tra la Dodge Charger nera di Bourne e il camion della SWAT (nero) di Cassell è una bombetta, orologio alla mano in realtà, la scena dura solo cinque minuti, ma Erbaverde è così, quando ci si mette mi incolla allo schermo come pochi, ad esempio “Captain Phillips” (2013) non mi aveva convinto in pieno, ma anche lì, quando la tensione sale, l’azione diventa sincopata e anche il modo migliore per raccontare la storia, quindi coinvolgente, mi spiace per quei poveretti che ancora schifano i film d’azione considerandolo cinema minore (tzè!).

“Jason Bourne” anche per via del suo finale, potrebbe essere un aggiunta alla trilogia dedicata a Giasone Ruscello, oppure l’inizio di qualcos’altro, magari una nuova trilogia vedremo, e anche se non è bello come “Ultimatum” per me è promosso, avercene di capitoli numero cinque come questo.

14 commenti:

  1. Ma sai che non ho mai visto nulla a tema Bourne?

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    1. Sono un po’ di parte perché Paolo Erbaverde mi piace, anche se a volte eccede con la MDP ballerina che fa tanto realismo da documentario, è uno che sa il fatto suo, questo film si può guardare senza aver vigli gli altri, ma se li hai visti è meglio, te li consiglio a loro modo hanno fatto scuola. Cheers!

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  2. Non sono un fan di Bourne, gli preferisco il suo simil-clone XIII di Van Hamme (che però non ha avuto fortuna fuori dai fumetti) e addirittura non ricordo quanti e quali film con Damon ho visto: magari poi ci faccio una maratona e recupero, ma per ora mi limito a leggerti con piacere ;-)

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    1. Di “XIII” ho letto solo il primo volume, e mi era pure piaciuto, mi pare avessero provato a fare una serie tv se non mi sbaglio. Ti ringrazio, l serie di Bourne non è affatto male, stranamente malgrado il protagonista sia un divo e il regista abbia la propensione per la MDP ballerina i film si lasciano guardare ;-) Cheers

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  3. Hanno provato a farmelo vedere, ma devo recuperare tutti gli altri capitoli.... Ho visto solo il primo....

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    1. Sforzandosi lo si può anche seguire, questo capitolo si concentra sull’identità del protagonista, anche se i riferimenti ai film precedenti non mancano. Il primo secondo me è figo, ed è anche quello più lineare di tutti, ma gli altri salgono di livello, anche solo per l’azione. Cheers!

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  4. I primi tre film secondo me erano davvero ottimi, ricchi di azione, appassionanti, complessi quanto basta, ben girati. Vedremo anche questo quinto!

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    1. Anche secondo me, se ti sono piaciuti questo non puoi perderlo, Giasone Ruscello chiude alcune delle trame rimaste aperte. Aspetto il tuo parere ;-) Cheers!

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  5. Visto stasera, aspettavo molto da questo ritorno di Damon e Greengrass ma purtroppo le mie aspettative sono state un po' deluse...la parte ad Atene devo dire che è stata una delle.cose migliori del film, adrenalinica e al cardiopalma come si vede di rado al cinema!!! Però ho trovato in primis un Matt Damon poco convinto, come se avesse dovuto fare il film perché aveva bollette in arretrato da pagare...poi avrà detto si e no 5 righe di dialoghi! poi la trama, a mio avviso piuttosto banale, insomma alla fine la sua ricerca della personalità era conclusa col 3 e andava bene così...qui...boh, la ricerca di chi ha ucciso il padre è abbastanza spicciola come cosa e suscita ben poco interesse!!! Poi la regia...cristo santo ma Greengrass riesce a tenere ferma la telecamera per più di 1 secondo?? Le scene d'azione erano girate cosi male che non si capiva una mazza di cosa accadeva a schermo!!! E questo ha inficiato anche nei combattimenti, che se nei capitoli precedenti erano tanti e ben diretti, qui...beh stendiamo un velo pietoso! Parkinson portami via!!!
    Comunque non lo boccia totalmente perché nonostante tutto son state 2 ore che son volate e ha saputo tenermi incollato alla poltrona! E poi adoro Bourne e vederlo tornare è stato comunque una gran piacere!!
    Questa è una mia opinione personale, felice di discuterne se si vuole!
    Saluti e baci;*

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    1. Con questo nuovo Bourne bisogna abbassare le aspettative, meglio di “Ultimatum” penso sia difficile fare, la scena di Atene secondo me è ottima, l’inseguimento finale è afflitto dalla macchina da presa ballerina vero, e anche da un numero esagerato di inquadrature, ho apprezzato la scena, ma la parte ad Atene resta migliore.

      Sul fatto che Matt Damon parli poco non credo sia per svogliatezza, almeno non mi ha dato questa sensazione, in generale bisogna dire che tutto questo “Jason Bourne” è un capitolo che aggiunge poco a quanto già detto, potrebbe essere l’inizio di qualcosa, oppure solo due ore che passano veloci. Non avevo grosse aspettative, questo probabilmente mi ha aiutato a godermi un film la cui trama, è molto più povera di quella dei film precedenti. Ben vengano le opinioni personali e grazie per aver commentato ;-) Cheers!

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    2. Forse sono state le mie troppe aspettative ad avermi fatto uscire dalla sala con un grosso Meh in faccia...ciò non toglie che il film abbia i difetti che vi ho riscontrato (in primis ahimè la regia che nel finale da il peggio di sè)! La scena di Atene comunque si è ottima, infatti mi aveva gasato molto...poi però secondo me ha perso un pò.
      Su Damon non so, è stata una mia impressione che avesse poca voglia di farlo sto film eh! Magari se lo rivedo cambio opinione.
      In ogni caso se è l'inizio di un qualcosa che può andare a crescere (con dei seguiti) ben venga, altrimenti meglio che si fermino ora secondo me!
      またね(a presto) !

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    3. I Bourne gli ho recuperati tardi, questo spiega forse le mie aspettative contenute. Se dovesse essere l'inizio di qualcosa, una sola indicazione, non lo sceneggiatore di questo film please! ;-) Grazie di essere passato, mi trovi sempre qui. Cheers!

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  6. Premetto che non avevo mai visto un film di Bourne ma dopo i primi 30 minuti di film mi sono girato verso i miei amici che avevano visto i precedenti e ho chiesto: ma è previsto che Bourne reciti oppure è un pupazzo? In 2 ore di film avrà parlato 7 volte esprimendosi praticamente per monosillabi. Niente introspezione, nessun cambiamento facciale, nessuna espressione tra una scena e un'altra. Paradossalmente mi è piaciuto di più Cassel. Lasciamo poi perdere come faccia un uomo ferito al ventre a compiere un inseguimento come quello di Las vegas e poi un combattimento corpo a corpo.
    Ieri per puro caso prima di uscire ho beccato i primi 30 minuti di Zona pericolo primo Bond di Dalton del 1987. Non Goldfinger intendiamoci, sicuramente non uno dei migliori Bond ma rispetto a Bourne mi è sembrato un capolavoro nonostante quasi 30 anni sulle spalle. Voi direte: ma Bond è bond. Ok ma meglio anche Fast and furios, anche MIssion Impossible perdiana. Io mi stavo addormentando due volte e non è un bene per un film di azione. Infine: per chi non ha mai visto Bourne come me questo film cosa mi ha raccontato del personaggio? Assolutamente nulla!!!! Come possono pretendere sia un'inizio se non mi dicono nulla sul progtagonista?????

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    1. In effetti i film precedenti vengono dati per assodati, forse anche per questo il protagonista non parla e non ci viene detto nulla di lui. Per il resto "Zona pericolo" è uno dei miei Bond preferiti, anche se non è certo tra i migliori, quindi sfondi una porta aperta ;-) Cheers

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