venerdì 30 settembre 2016

Alien3 (1992): Nothing compares to you


Nell’Era di Internet, il minimo screzio sul set viene riportato ed utilizzato per pubblicizzare il film, il risultato finale il più delle volte, è un film bruttarello, considerando tutti i casini produttivi di questo terzo capitolo, l’unico targato e numerato (al cubo!) nel titolo, c’è quasi da considerarsi fortunati che, tutto sommato, sia quasi un bel film. Ecco, Quasi. Benvenuti al nuovo capitolo del rubrichello Alieno dedicato alla saga più Xenomorfa della storia del cinema!


Prima di iniziare, qui trovate un po' di materiale extra su questo film a cura del grande Lucius!

la novelization del film
Il romanzo di Alan Dean Foster

Dopo il clamoroso successo del primo film direttoda Ridley Scott (1979) e il suo favoloso sequel frutto del talento di Jimmy Cameron (1986), la Fox era seriamente interessata a produrre un terzo capitolo, Cameron lo era molto meno, il Canadese rimbalza la proposta di dirigere un altro film, dichiarando di aver già detto tutto su Ripley nel secondo capitolo, ve la sentite voi di dargli torto?

Inizia così il lungo corteggiamento tra la Fox e chiunque sapesse tenere in mano una macchina da presa, il sogno sarebbe convincere il grande John McTiernan, che ascolta la proposta e poi scende dalla giostra per la classica “Incompatibilità artistica”, peccato, perché McTiernan avrebbe potuto essere il prescelto in grado di portare equilibrio nella Forza, visto che aveva già diretto l’altro grande film alieno, “Predator”.

Si fa largo il nome di quell’adorabile minchione di Renny Harlin (ti voglio bene Renny, sei un matto!) che fino a quel momento si era fatto notare per la regia di “Nightmare 4 - Il non risveglio”, ma persino il biondo finlandese porta le sue labbra ad un indirizzo nuovo, quando capisce che la sceneggiatura del film non è ancora completa, in compenso, si porta a casa il premio di consolazione: un contratto per la regia di un altro sequel, quello di “Trappola di cristallo” (Die Hard), ovvero “58 minuti per morire” (Die Harder) e qui mi tocca usare la solita frase… Ma questa è un'altra storia.

"McTiernan, Renny Harlin, per questo mi sono dovuta tagliare i capelli come Bruce Willis?".
Ma perché la sceneggiatura di “Alien3” non è completa? Beh, per un problemino da niente, nessuno ha ancora definito una storia, in poche parole, nessuno sa di che parla questo film, si procede per tentativi, cercando di mediare tra tutte le parti, uno dei fattori principali è il coinvolgimento di Sigourney Weaver.

Le richieste di Sigourney erano sempre le stesse, quelle che James Cameron aveva bellamente ignorato per “Aliens - Scontro finale”, Ripley non deve utilizzare armi, deve dare alla luce un alieno e poi morire a fine film, l’altra richiesta è molto più concreta: un mucchione di soldi!

Nel tentativo di accontentare l’attrice, viene chiamato il neozelandese Vincent Ward (“The navigator”, “Al di là dei sogni”) che se ne esce con un'idea tutta Hippy: un pianeta in cui tutto è fatto di legno popolato da monaci, pare che nel finale Ward volesse che Ripley venisse posta nella capsula criogenica da ehm… Sette nani (storia vera), notizia presa benissimo dal capoccia della Fox che leggendo il copione scoppiò in un clamoroso "What the fuck is going on?", mettendo fine all'esperimento Vincent Ward.


Ogni scarrafone è bello a mamma soja #Fertility day (saluti alla ministra Lorenzin).
Sotto a chi tocca, chi è il prossimo? David Twohy, la sua sceneggiatura prevedeva una prigione spaziale popolata da pericoloso carcerati, di cui uno, specializzato in evasioni, carcerati? Ma stiamo scherzando? Poi turbiamo i bambini (ah perché l’Alieno con la testa fallica quello va bene?) no no, bocciato. Twohy zitto zitto, anni dopo riciclo la sua idea per il suo film “Pitch Black” (2000), uno dei film di fantascienza più debitore del retaggio della saga di Alien.

Nella rumba di sceneggiatori viene coinvolto anche sua maestà William Gibson, il papà del Cyberpunk propose una sceneggiatura in cui Ripley passava la maggior parte del tempo in coma, dando il via ad una scintilla di idea? Se facessimo un capitolo della saga senza Sigourney Weaver? Una delle idee più interessanti vede come protagonisti il caporale Dwayne Hicks, interpretato da Michael Biehn e l’androide Bishop con la mascella del mitico Lance Henriksen, l’idea è talmente una figata che la Fox reagisce: “Il film si fa con Sigourney Weaver oppure non si fa” fine delle trattative.


"Potevi dirmelo che venivi anche tu vestito da carcerato, che figura ci facciamo ora?".
Pescando da tutte queste proposte, viene fuori l’abbozzo di idea di un pianeta popolato di carcerati, che vivono seguendo un rigoroso voto di castità (così nessuno spettatore resta turbato), la location elimina automaticamente dall’equazione le armi e una valigetta farcita con quattro milioni di ex presidenti spirati fa il resto, convincendo la Weaver a partecipare, senza contare il bonus di quarantamila dollarazzi, ricompensa per i capelli che Sigourney ha dovuto rasarsi a zero per il film. Malloppo speso in parte in parrucche, perché la figlia dell’attrice, Charlotte, era molto turbata nel vedere sua mamma in versione Sinead O'Connor (storia vera).

A chi la rifiliamo ‘sta patata bollente? Dopo un lungo braccio di ferro tra i produttori Walter Hill e David Giler e la FOX il nome è quello del ventisettenne David Fincher, illustre sconosciuto che si è fatto le ossa con pubblicità e videoclip, al suo primo lungometraggio, insomma il capro espiatorio perfetto in caso di casini.


"Ma io stavo così bene a dirigere le mie pubblicità, Ma chi me l'ha fatto fare?".
Ora, se nell’anno di grazia 2016 David Fincher è ancora un nome, è solo perché in qualche modo è riuscito a salvare la faccia, “Alien3” malgrado i suoi difetti (due molto grossi in particolare) è tutto sommato un buon film, somiglia troppo ad un esercizio di stile, ma si lascia guardare, in compenso, Fincher una volta portato a termine il compito, non ha mai più voluto sapere nulla della pellicola, rinnegandola quasi completamente. Quando uscì il box celebrativo con i quattro film, l’unico regista che si è rifiutato di contribuire al commento audio è stato proprio Fincher, motivo per cui, non esiste una versione “Director’s cut” di “Alien3”, ma solo una versione definita “Assembly Cut”, basata sulla copia del lavoro di Fincher. Insomma: se volete far incazzare il vecchio David, quando lo incontrare al bar ditegli che lo salutano i suoi amici della Fox.


"Hey regista, voglio più battute, perchè il mio personaggio parla così poco eh?".
La vita sul set non è stata semplice, in mancanza di una storia definitiva, le riprese londinesi vennero interrotte, l’uscita del film spostata di un anno (dall’estate del 1991 al Maggio del 1992) e, a quel punto, la trama era ancora ambientata in una fabbrica sul pianeta Terra, prima dei vari rimaneggiamenti di sceneggiatura e montaggio che hanno spostato l’azione sul planetoide prigione Fury 161.

Colpo di grazia? Il film finito risultò privo di azione, quindi varie scene aggiuntive vennero girate dopo, compreso il finale, giudicato troppo simile a quello di un altro film uscito l’anno prima, ovvero Terminator 2 - Il giorno del giudizio, guarda caso diretto da Jimmy Cameron, i casi della vita. Sarà, ma anche rivedendo il film mi sono ritrovato a pensare che l’ultima scena (posa Cristologica della protagonista esclusa) ricorda davvero tanto quella del film di Cameron.

Ho visto varie volte “Alien3”, fin da bambino ho sempre apprezzato l’angusta location, l’idea di far precipitare una donna, su un pianeta di galeotti è davvero forte, chiunque nella stessa condizione si sentirebbe in pericolo, chiunque tranne Ripley, che dopo quello che ha passato, un pianeta prigione è l’equivalente di un villaggio vacanze. Fincher è bravo nel rendere Fury 161 un postaccio, l’idea di «Un gruppo di ergastolani che hanno trovar Dio nel profondo culo dell'universo» funziona, peccato che a stridere sia tutto il resto.

Sai quando ti senti tutti gli occhi addosso?
Il film comincia due anni dopo gli eventi di Aliens - Scontro finale, un incendio a bordo della USS Sulaco, espelle il modulo di salvataggio con le capsule criogeniche dei sopravvissuti, l’atterraggio di fortuna sulla colonia penale di Fury 161 riserva varie sorprese, i carcerati tra i rottami trovano una donna sopravvissuta, Ripley, ma purtroppo solamente lei e qui il film piazza la prima coltellata al cuore agli spettatori, citando Jack Slater: “Madornale errore”.


"Non dovresti darmi le cattive notizie così. dovresti dire una cosa come, Il gatto si è arrampicato sul tetto..." (Cit.)
La piccola Newt e il Capolare Hicks muoiono fuori scena, per i fan di questa saga un tradimento, un intero film in ansia per le loro vite e voi me li fate morire in questo modo?! Errore madornale, come detto, tanto che Michael Biehn si oppose in tutti i modi alla morte del suo personaggio, mossi da compassione (si fa per dire) i tipi della Fox modellarono un busto sulle fattezze di Biehn, l’idea era di mostrare la nascita di uno Xenomorfo poco prima dell’atterraggio su Fury 161, pare che il buon Michael sia stato pagato di più per i diritti di sfruttamento della sua immagine, che per tutto il suo lavoro svolto in Aliens - Scontro finale, soldi ben spesi visto che la scena è stata poi tagliata dal montaggio finale.


"E Hicks come sta?", "Sta sul tetto!" (quasi-cit.)
I primi venti minuti di “Alien3” sono un'agonia, non fanno altro che ripeterci che Newt è morta, ci descrivono i dettagli e, non paghi, con la scusa di essere sicuri che il suo corpo non ospiti nessun clandestino alieno, ci fanno vedere anche la sua dettagliata autopsia, insomma una tortura! Non basta averla uccisa no, anche questo maledetti!


No ma dai basta, è un agonia... Bastardi!!
Da qui in poi il film procede presentandoci i personaggi, il carismatico leader dei carcerati Dillon (Charles S. Dutton), il dottor Clemens (Charles Dance in un raro ruolo da buono) e se guardate bene, in un paio di scene a far da carta da parati trovate anche il grande Pete Postlethwaite, uno dei casi più sanguinari di spreco di talento in un ruolo marginale.

Perdonali Pete, non sanno quello che fanno, sono ragazzi.
Il dottor Clemens è un personaggio interessante, non facile da rendere sullo schermo e ben interpretato da Charles Dance, ma il problema generale del film è che manca la tensione, anche quando Fincher ci mostra il Facehugger sulla navicella di Ripley, lo fa in maniera scolastica e banale, pensate che l’unica scena di tensione davvero riuscita, la Fox non voleva nemmeno girarla. Fincher agguantò la macchina da presa, Sigourney Weaver e la capoccia prostetica dello Xenomorfo per girare quella che ancora oggi è uno dei momenti più epici di tutta la saga di “Alien” il celebre “bacino” tra Ripley e la creatura.


Si tratta così una signora? bestia! invitala prima a cena almeno! Dove sei nato in una prigione!?
Scena fondamentale per altro, perché è l’unica che ci dà inizi sull’andazzo della storia, l’alieno non uccise Ripley perché fiuta che nel suo corpo sta crescendo un suo simile, ma la trama resta abbastanza lacunosa, non aiuta nemmeno che il montaggio sia frettoloso e ben poco curato, il che si nota maggiormente visto che Fincher, noto perfezionista capace di far ripetere una scena anche cento volte agli attori (chiedete a Mark Ruffalo sul set di “Zodiac”), normalmente cura moltissimo il montaggio qui, invece, i barbarici tagli fatti con machete arrugginito si notano fin troppo.

Dopo l’ecografia rivelatrice, Ripley chiede l’aiuto di Dillon, vorrebbe farsi uccidere per non dare alla luce una regina Aliena (ma come fa a sapere che è proprio una regina?), Dillon si rifiuta dimostrando di essere l’unico con un po’ di sale in zucca e proprio qui “Alien3” fa il suo secondo errore madornale.

Abbiamo visto evolvere Ripley da sottoufficiale ligia al dovere e alla linea di comando, a cazzuta final girl armata di mitra e lanciafiamme, in questo film Ripley risulta troppo arrendevole, il piano di intrappolare l’alieno nell’altoforno e trasformarlo in “Miss maglietta bagnata” con il piombo al posto dell’acqua è sua, ma è Dillon a fare il discorso motivazione ai carcerati ed è sempre Dillon quello che affronta a viso aperto la creatura, insomma: il vero errore di “Alien3” è quello di dimenticarsi la forza di Ripley, che poi è solo la caratteristica principale del personaggio, robetta proprio.


"Mi tolgo gli occhiali così divento furia cieca".
I colpi mandati a segno da “Alien3” per fortuna sono altri: la creatura, o come lo chiamano alcuni prigionieri il “Drago” è stato disegnato e progettato svariate volte, pare che il progetto del “Bambi-Alien” firmato da l grande Hans Rudi Giger fosse troppo complesso da realizzare, quindi si optò per qualcosa di più semplice, essendo cicciato fuori dal toracione di un cane, lo Xenomorfo di questo film non ha le caratteristiche protesi tubulari sulla schiena, ha una forma allungata e si muove sulle zampe posteriori, il che lo rende un ottimo corridore.

"Mi sa che vuole che lo porti giù a fare la pipì".
Non ho mai ben capito come questa sua capacità di correre (giustificabile se il tuo “papà” è un cane) sia stata giustificata nella versione restaurata del film, dove il letale predatore viene, diciamo partorito via, da un bue. Il mondo non è ancora ancora pronto per uno Xenomorfo con le corna.

David Fincher in tutto questo si arrabatta trovando il suo stile, messe da parte l’azione pura del film precedente, o l’angoscia e il senso di minaccia Horror di quello di Ridley Scott, Fincher la butta sull’iper cinetico sfruttando le proprietà dello Xenomorfo corridore, la scena dei corridoi e le porte da sigillare a livello logistico è un discreto casino, personalmente confesso di non riuscire mai a capire chi fa cosa e dove, ma se non altro l’idea di utilizzare una steadycam per mostrarci la soggettiva del mostro mentre insegue i prigionieri in fuga è davvero ottima, resta clamoroso il fatto che l’azione vertiginosa messa su da Fincher, riesce a farti dimenticare per qualche minuto che la protagonista è comunque condannata, può sembrare una cosa da poco, ma non lo è affatto.


RIPLEY!! Tuffo pazzesco per il 91.20! L’americana sale al comando!
Se David Fincher fosse stato un regista di minor talento ne sarebbe uscito con le ossa completamente a pezzi, nel finale deve fare i conti con tutta l’operazione “Alien3” un film pieno di idee sbagliate, ma comunque nato con lo specifico intento di concludere per sempre la saga, probabilmente scontentando tutti i fans.

L’idea del conto alla rovescia per l’arrivo dei soccorsi qui viene ribaltato, perché ormai sappiamo che la “Compagnia” (che qui per la prima volta in tre film viene chiamata con il suo nome, “Weyland-Yutani”) non viene certo ad aiutare Ripley.


Siamo una compagnia seria, a misura d'uomo, non siamo mica degli androidi!
Lance Henriksen ha sempre schifato questo film, ha accettato di prendervi parte solo come favore personale nei confronti del grande Walter Hill, che si è giocato la carte del carisma per tenerlo a bordo. Nel suo dialogo con Ripley è difficile non notare qualcosa di meta cinematografico, la Weaver chiede garanzie alla grande compagnia su come utilizzeranno il suo “Alien” (film e creatura), se non altro in quel finale Ripley si riprende la cazzima che la contraddistingue, mettendo per sempre la parola fine al suo scontro con gli Xenomorfi e alla saga…

… NO! Perché la Twentieth Century Fox è peggio della Weyland-Yutani, ci vediamo qui tra sette giorni, con il più improbabile sequel della storia del cinema.




Se volete curiosità, memorabilia, articoli, informazione e valanghe di passione Aliena, tutti i giorni trovate il blog curato da Lucius Etruscus, 30 anni di Aliens (Viaggi nel mondo degli alieni Fox), imperdibile per gli appassionati di questa saga!

10 commenti:

  1. Prima di tutto, nelle didascalie citare "Last Action Hero" e "Capricorn One" è genio allo stato puro: volo fin su Fury 161 per darti un cinque spaziale ^_^
    Splendida rece per un film non splendido, salvato però - come dici giustamente - da un regista cazzutissimo.
    Qui nasce la curiosa idea che gli alieni cambino forma a seconda dell'animale da cui nascono, che per fortuna raramente si è riaffacciata nell'universo alieno. (Il caso più eclatante è "Batman vs Aliens", dove ispirato dalla Asylum l'alieno nasce da un coccodrillo... come gigantesco xenocroc!!!!)
    Un Alien 3 diretto da McTiernan o Harlin sarebbe stato spettacolare, al di là della trama! ^_^
    Ci sarebbe tanto da dire sulle sceneggiature alternative, che ho avuto il piacere di leggere, ma così a memoria ne ricordo una bella su una grande prigione futuristica e una su un pianeta conventuale... metterle insieme non è stata la scelta migliore...

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    1. Mi dai sempre delle soddisfazioni quando cogli i riferimenti che spargo in giro, ti ricambio con il tuo cinque alto spaziale ;-)
      La cosa bella della saga di Alien è che ha sempre avuto un regista diverso ad ogni film, Fincher non era famoso nel 1992, ma lo è diventato dopo, in ogni caso anche lui ha saputo dare un impronta al film, malgrado le vicissitudini produttive.

      McTiernan sarebbe stato un sogno, in effetti l’idea dell’alieno che muta è intrigante, non ho mai visto la versione restaurata di questo film, mi incuriosiva capire come hanno giustificato il cambio da cane a mucca.
      La scelta peggiore resta aver eliminato Newt e Hicks, un dolore ogni volta che mi rivedo il film, siamo nelle mani di Neill Blomkamp, lui ci restituirà i personaggi con il suo prossimo film Alieno, dita incrociate! Cheers

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    2. L'Universo non perdonerà l'aver ucciso Newt ed Hicks: qualcuno pagherà :-P

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    3. Gli Xenomorfi sono brutti clienti, ma il Karka è molto più pericoloso! ;-) Cheers

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  2. Ma davvero vuoi farti del male con il quarto capitolo?
    Io ancora rimpiango i soldi che ho speso per vederlo al cinema.
    L'unico motivo d'interesse per resistere ( a parte la scena della stanza pieni di cloni che trovai molto inquietante ), fu la presenza della mia amata Winona. :-P
    Riguardo il film di Fincher che a me sinceramente piacque, provai delle sensazioni molto strane all'epoca quasi al limite del paradosso.
    Quello che vedevo era Alien ma al tempo stesso non lo era.
    Strano, ma apprezzabile dopotutto.

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    1. Da qui in poi inizia la parte difficile della rubrica, se non mi complico la vita da solo non sono felice ;-)
      Io ho un'altra scena preferita di quel film, ne parleremo Venerdì prossimo.

      Fincher ha mandato a segno un film angoscioso, lo sempre trovato plumbeo e non solo per il piombo fuso finale. Uno stranissimo film carcerario molto angosciante ambientato in un posto che cade a pezzi, rivederlo mi ha fatto piacere, è pieno di difetti, ma ancora funziona, una prova del fuoco che avrebbe spezzato la carriera a qualunque regista di miglior talento. Cheers!

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  3. La recensione è sicuramente migliore del film... però ci sono affezionato anche io :) Sarà che l'ho guardato poco dopo l'uscita, da adolescente. Come facevo a non apprezzarlo almeno un po'?

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    1. Ti ringrazio moltissimo ;-) Ti capisco perchè complici i tanti passaggi tv, è forse quello che ho visto più volte, o almeno se la gioca con "Aliens", l'atmosfera e la location colpiscono ancora, rivederlo ora lo ridimensiona, ma alla luce dei casini produttivi, tanto di cappello a Fincher. Cheers!

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  4. La testa rasata di Sigourney Weaver ha fatto la storia!

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    1. Concordo, potrei sbagliarmi ma é arrivata prima di quella del soldato Jane di Demi Moore. Cheers!

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