lunedì 1 agosto 2016

La notte del giudizio - Election Year (2016): Il film preferito di Donald Trump


Trovo incredibile che un film intitolato “La Purga” sia riuscito a diventare una trilogia, ma Jason, “Braccino corto” Blum, può permettersi questo e altro, nel giro di tre anni la trilogia di “The Purge” si completa, giusto in tempo per uscire nel 2016, anno di elezioni.

Il primo capitolo “The Purge” del 2013, il cui titolo in Italia è stato adattato in “La notte del giudizio” per non provocare soffocamenti da risate al pubblico, era di fatto un home invasion, il genere preferito dal produttore, ideale per piazzare tutti gli attori in una sola location tenendo al minimo i costi. Ma il soggetto di base era talmente interessante che dopo tre film non ha ancora esaurito la sua forza.

In un futuro prossimo che potrebbe essere dopodomani, gli Stati Uniti d’America hanno adottato il sistema definitivo per fronteggiare la violenza dilagante: una sola notte in cui tutte le leggi decadono, specialmente l’omicidio, polizia e servizi non sono garantiti e le persone possono dare libero sfogo alla loro violenza, per poi stare buoni e tranquilli il resto dell’anno.

Consumato l’interesse per lo spunto iniziare “La notte del giudizio” diventava un home invasion con un Ethan Hawke assolutamente in palla. Successone al botteghino e l’anno successivo, il 2014, arriva il sequel che porta la trama fuori dalle mura casalinghe, “Anarchia - La notte del giudizio” (The Purge: Anarchy) introduceva il personaggio di Leo Barnes (Frank Grillo l’attore più improbabile di sempre in un ruolo d’azione) e ci portava tutti tra le strade notturne d’America, in preda alla legge del più forte, tutta roba che grida fortissimo 1997 Fuga da New York, ma anche il cinema di Walter Hill, insomma: avercene, avercene a coppie, avercene a palate!


Noi abbiamo Beppe, loro hanno Frank Grillo, ad ognuno il suo.
James DeMonaco, regista e sceneggiatore dei primi due film torna in azione con il terzo capitolo che, com'è facilmente intuibile dal titolo italiano, metà in Inglese metà in Italiano, si fa più politico e parliamoci chiaramente: forse la saga di “The Purge” è quella più adatta di tutte per parlare di cosa vuol dire mettere delle armi in mano a persone incazzate e pronte ad usarle, considerando che negli Stati Uniti di Yankeelandia puoi uscire con un calibro 12 carico e regolarmente pagato, anche se vai nel loro equivalente del Decathlon. “Cara i calzini 100% cotone non li ho trovati, ma ora possiamo sistemare il vicino di casa che continua a fregarci il giornale”.


Diritto a possedere un arma, Americano come la torta di mele.
La scusa che James DeMonaco utilizza per portarci di nuovo tutti a fare “Dolcetto o grilletto” durante la notte della purga è squisitamente politica: la senatrice democratica Charlene "Charlie" Roan (Elizabeth Mitchell, ve la ricordate la bionda di Lost? Ecco lei) porta avanti la sua campagna per abolire la notte del giudizio, cosa s'inventano i Repubblicani per zittirla? No, dai sul serio, avete già capito come va avanti il film.


Una delle poche cose buone uscite dalla serie tv "Lost".
Per fortuna la senatrice Roan può contare sulla presenza di Leo Barnes nella sua scorta (Frank Grillo questa volta un pelo più credibile come eroe d’azione, altre dieci o undici seguiti e poi magari Stallone lo chiamerà negli Expendables, ma non tratterrei il respiro aspettando), mentre sulle sue piste una SWAT di neo Nazisti con svastiche sulle tute e tatuate in faccia. Seguono corse notturne e sparatorie assortite.

A questo aggiungete il solito corollario di resistenti notturni, come il gestore del Seven/Eleven, che di giorno fa l’errore di scacciare dal suo negozio la tizia sbagliata e di notte si ritrova a doverla affrontare insieme alla sua banda, un gruppo di ragazze che sembrano la versione afroamericana delle sciroccate di “Spring Breakers”, ma dopo aver visto Mad Max -Furiostrada troppe volte.


Tipo "Everytime" di Britney Spears ma suonata da Junkie XL.
Incredibile come una trama così interessante, si risolva in un thriller d’azione assolutamente convenzionale, pure troppo convenzionale, se dobbiamo dirla tutta, almeno il secondo capitolo “Anarchy” era riuscito ad espandere un minimo questa storia portandola fuori nella strade, qui, invece, DeMonaco morde pochino.

Sì, certo, ci sono i turisti stranieri che sbarcano in America per prendere parte (vestiti da Ex Presidenti nemmeno fossero Point Break) alla purga notturna, turisti violenti anzichè turisti sessuali, ma l’annunciata (fin dal titolo) politica della storia latita fin troppo, ma Blum e DeMonaco hanno avuto ragione: anche questa volta, super incasso negli Stati Uniti, quindi: Tu-tu-tum-tum-tum, another one bites the dust, aggiungete una taccca alla cintura di Jason Blum.


Se lo vede Donald Trump come minimo lo utilizza per la sua campagna.
In fondo, il film garantisce tutto quello che promette, mi è mancato il cambio di passo che c’è stato tra il primo e il secondo capitolo. Senza fare per forza quello che rimpiange i Maestri del cinema con cui siamo cresciuti, avrei preferito una maggiore presa di posizione politica, qualcosa di meno buonista e più decisamente incazzato, allora si sarebbe stato il finale idea di una trilogia, così? Con questi incassi, davvero Frank Grillo fa in tempo a farsi un curriculum da star dei film d’azione. 

12 commenti:

  1. Ahaha noi abbiamo Beppe loro hanno Frank Grillo: mitico :-D
    Non ho gradito moltissimo il mutamento della serie: come te impazzisco per l'home invasion, soprattutto se c'è un ispirato Ethan Hawke, e allargare il discorso ha solo fatto entrare idee poco fresche. La guerra in città bisogna saperla fare, se no sembra solo una riunione di condominio andata male...
    Vedrò sicuramente il film e tornerò a commentare, ma non credo mi piacerà ;-)

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    1. Visto il tema “politico” del film l’omonimia mi è balzato subito all’occhio ;-)
      “Anarchia” era una buona idea, ma concordo con te, la guerra cittadina bisogna saperla fare, hai detto bene, “Election day” continua sulla stessa linea, non è male, si lascia guardare, ma la stanca un po’ si sente, DeMonaco non è un buon mestierante ma poco di più. Cheers!

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  2. Il primo mi era piaciuto, il secondo no. Questo lo vedrò ma con poca convinzione. Lo ammetto, l'idea della "Purga" nella sua assurdità non mi dispiace, come base per un film era ottima, per tre temo si allunghi un po' troppo il brodo, seppur la connotazione politica non è male, anzi speriam che "The Donald" non vinca altrimenti ci son parecchi rischi che la metta pure in pratica...

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    1. Sono stati bravi ad azzeccare il momento giusto, è un tipo di storia che cade a fagiolo con i nostri tempi, all'ombra di parruccone Donald ha molta cittadinanza, peccato che la stanza si sente, a mio avviso ci voleva qualcuno più risoluto per rendere davvero politico il film. Così resta un buon intrattenimento, quello si, ma solo quello ;-) Cheers!

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  3. Lo andrò a vedere domani sera e sia il primo sia il secondo capitolo non mi avevano impressionato particolarmente... staremo a vedere!

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    1. Questo somiglia più al secondo, giusto per darti qualche dritta, aspetto il tuo parere ;-) Cheers!

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  4. Ma davvero il titolo originale de "La notte del giudizio" è "La purga"?
    Non lo sapevo!
    A questo punto esclamo: viva gli adattamenti!

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    1. “The Purge” e riescono anche a fare soldoni al botteghino con quel titolo ;-) Cheers!

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  5. QUella del purgante è una saga che adoro fin dal primo capitolo, perché c'è TANTO bisogno di b movie ignoranti ed orgogliosi come questo... aspettavo con curiosità la tua recensione e vedo che più o meno la pensiamo uguale. Frank Grillo comunque è molto più eroe d'azione in Kingdom, l'hai visto?

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    1. Anche secondo me ne abbiamo bisogno, e poi è un tipo di storia adatta (ahimè) ai nostri tempi. "Kingdom" ne ho sentito parlare ma non l'ho mai vista, dovrò buttargli un occhio ;-) Cheers!

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    2. Fallo, sono convinto che ti piacerebbe!

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    3. Grazie per la dritta mi segno il titolo ;-) Cheers!

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