sabato 2 luglio 2016

Michael Jordan - La biografia a fumetti: Like Mike, if I could be like Mike


“Un giovane, con sogni di grandezza sul diamante del baseball, posseduto da quella voglia, che ti può far arrivare. Queste sono immagini di quello che avrebbe potuto essere, ma la realtà, non è mai stata così bella”.

Così iniziava “Come fly with me”, quello che a vent’anni dalla sua uscita, è ancora uno dei video sportivi più venduti di sempre, la voce narrante, era quella di Flavio Tranquillo, uno dei giornalisti più preparati del nostro Paese quando si parla di pallacanestro, una delle mie personali figure di riferimento quando si parla di professionalità.

Protagonista di “Come fly with me”? Facile: Michael Jordan! Non servono altre spiegazioni, lo sportivo che ha travalicato con la sua fama i 28 metri dei campi da basket, dominando l’NBA sul finale degli anni ’80 e i ’90, diventando quello che è ancora oggi considerato il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, superando i miti che lo hanno preceduto e imponendo uno standard di grandezza per tutti quelli che lo seguiranno.


Dicono che l'uomo non può volare... Ok spiegatelo ad Air Jordan.
I titoli vinti e i numeri macinati non dicono della grandezza del giocatore, ma anche se non siete appassionati di basket sono sicuro che potrete riconoscere Michael, i suoi Chicago Bulls, anche per il modo in cui ha dominato i media, dalla pubblicità al cinema, se “Space Jam” non è uno dei vostri film preferiti di sempre, non vi conosco e non vi voglio conoscere.

Per uno come me, che negli anni ’90 è cresciuto e ha iniziato ad amare il giochino con la palla a spicchi, MJ è sempre stata la cosa più vicina ad un mito che abbia mai avuto, parolone “Mito”, ma Jordan ha sempre avuto qualcosa di leggendario, ancora oggi credo di potervi recitare a memoria il 99% delle frasi di “Come fly with me”, la singola VHS più consumata della mia collezione, insieme alle registrazioni della partite della finali NBA. Per dirvi della mia follia: qualche mese fa mi sono ricomprato “Come fly with me” in DVD, giusto per essere pronto al peggio, in caso di deperimento fisiologico del nastro della VHS.


Esibiamo ora il reperto "A", la gioia riavvolgibile.
Già le finali NBA, quelle contro gli odiati (ma grandissimi) Utah Jazz, la Gara 5 del 1997, quella leggendaria in cui Michael ha portato i suoi alla vittoria, giocando fuori casa, con 38 gradi di febbre, risultato finale? Vincono i Bulls. E Mike? 38 punti, uno per ogni grado di febbre.

Per non parlare del 14 Giugno 1998, Gara 6 della Finali, di nuovo contro i Jazz, Michael a Salt Lake, io a casa mia, di notte, in pigiama (ma con la maglia dei Bulls, storia vera!), il giorno che ha cambiato la storia del gioco per sempre. Ancora oggi ricordo ogni singolo movimento di quel finale, la palla rubata di Michael, il passo di arretramento, Russell che difende su di lui che ha la colpa di essere soltanto un essere umano, a cui non riesce l’inversione ad “U”, l’ultimo tiro… Ho i brividi anche ora che ne scrivo, giuro.


"The final shot" ovvero: Sono passati quasi vent'anni è ho ancora un gilet di pelle d'oca.
Flavio Tranquillo era a Salt Lake quella sera, era la voce narrante di “Come fly with me” ed è anche quello che scrive la bellissima introduzione di questa biografia a fumetti sulla vita di MJ, scritta, disegnata e dipinta da Wilfred Santiago, alla sua seconda biografia sportiva dopo quella sul giocatore di baseball Roberto Clemente, una vera e propria quadratura del cerchio, che inizia con quella VHS e finisce con questo bel volume delle edizioni BD, a cui se togliete la sovracopertina, resta un bel “BULLS 23”, come la maglia di MJ e la mia maglietta preferita dell’adolescemenza.

Wilfred Santiago fa un ottimo lavoro, se conoscete bene le tappe della vita di Michael, vi ritroverete alla perfezione, il suo tratto pittorico, ma stilizzato funziona alla grande quando si tratta di rimarcare la malinconia, oppure di dipingere le scene di gioco.

Quello che trapela dalle pagine è che anche Santiago è cresciuto nel mito di MJ. E' chiaro da subito, dalla bellissima splash page con cui ritrae i “Bad Boys” Pistons di Isiah Thomas negli spogliatoi, Dennis Rodman con i morsetti della batteria attaccati ai capezzoli e il terrificante Bill Laimbeer, chiuso a chiave in una bara a schiumare di rabbia prima del match (“Liberate il Laimbeer!”).


Nella Motown si gioca duro o si va a casa.
Wilfred Santiago non fa, per fortuna, l’errore di tratteggiare Jordan come un santo, cosa che invece troppi giornalisti hanno cercato di fare, specialmente nella seconda metà della sua carriera. Santiago non tira via la mano sulla scappatelle di MJ, o sul suo non schierarsi politicamente, almeno fino alle rivolte di Chicago, perché se anche il numero di pagine non è altissimo, l’autore riesce a regalare un ottimo spaccato dell’America degli anni ’90, quella della rivolta dopo l’assurdo omicidio di Rodney King, ma dal punto di vista di uno dei pochi afroamericani tollerati, ovvero gli sportivi, in particolare, quello più celebre del pianeta.


Ve la ricordate quella canzone di R. Kelly vero?
Santiago sottolinea non solo l’enorme talento di Michael sul campo da basket, ma anche le difficoltà che lo hanno formato come uomo e come campione, dall’esclusione dalla squadra del liceo (il maledetto Leroy Smith, nome con cui Jordan si è registrato negli alberghi dove dormiva sotto copertura, prima della partita fuori casa dei Bulls) all’omicidio di suo padre James Jordan.

Il finale non può che essere dedicato a quella notte a Salt Lake e a quell’ultimo leggendario tiro che chi ha potuto vedere ricorderà a vita, non ci poteva essere altro finale possibile, perché per una volta lo sport è stato più teatrale e cinematografico dell’arte stessa.


"Può essere l'ultima azione della sua carriera NBA, arresto, tiro, JORDAN, JORDAN! MICHAEL...JEFFREY...JORDAAAAN!!!" (Cit.)
A distanza di anni dal suo terzo ed ultimo ritiro dalla pallacanestro, Michael Jordan è ancora un nome in grado di fermare la rotazione terreste se pronunciato a voce alta, il culto intorno al personaggio è ancora vivo e palpabile, motivo per cui un bel fumetto come questo, può trovare il suo pubblico e non solo tra coloro che hanno “the disease”, come l’avvocato Federico Buffa chiama la passione per la pallacanestro.

Visto che ho palleggiato lungo il viale dei ricordi, chiudiamo come si deve!


6 commenti:

  1. Non seguo il basket ma il tuo entusiasmo è contagioso ^_^

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    1. Ti ringrazio moltissimo, era proprio l'occasione giusta per parlare un pò del grande MJ ;-) Cheers

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    2. Le persone sterili sono deprimenti, per questo vivo in rete: perché si possono trovare grandi passioni contagiose ;-)

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    3. Hai appena riassunto alla perfezione una grande verità ;-)

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  2. Madonna... Da ragazzino volevo giocare come faceva (e fa) lui!

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    1. Idem siamo in due, pensa che mio padre parlando con il mio primo allenatore (vero) ai tempi chiese: "Sei stato bravo ad insegnargli quel tiro cadendo all'indietro" , "Ma va quello la faceva già!" (Storia vera), non che sia mai stato uno da tanti punti per le mani, però puoi immaginare come lo avevo imparato ;-) Cheers

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