sabato 30 luglio 2016

Chi perde paga di Stephen King: I predatori del manoscritto perduto


Lo aveva promesso, lo Zio Stevie, di dare un seguito a Mr. Mercedes, il romanzo del 2014 con protagonista il detective in pensione Bill Hodges, ma come sempre con King è la sua prosa a sorprenderti e il seguito di un libro che parlava di un pazzo assassino su una berlina tedesca, diventa un libro… Sui libri! E quando Stephen King parla di libro, tutti dovrebbero sedersi composti e stare ad ascoltare.

Mi sarei aspettato di ritrovare Hodges già da pagina, invece, per rivedere il vecchio Bill con la sua dieta ferrea e il suo sacchetto pieno di biglie di ferro (il castigamatti) tocca aspettare metà libro, ma l’attesa vale perché l’inizio messo su da Zio Stevie è micidiale.

Lo scrittore eremita John Rothstein (vagamente ispirato a J. D. Salinger) si ritrova in casa tre rapinatori che cercano di convincerlo ad aprire la cassaforte, ma non si tratta di una semplice rapina, il capoccia del trio, Morris Bellamy è “L’ammiratore numero uno” (come avrebbe detto l’infermiera di “Misery non deve morire”) dello scrittore ed è anche bello incazzato.

Bellamy non ha semplicemente letto e amato la trilogia di Rothstein “Il fuggiasco”, “Il fuggiasco entra in azione” e “Il fuggiasco tira il fiato”, anzi il terzo libro non lo ha amato per niente, secondo il focoso lettore lo scrittore è colpevole di aver trasformato il suo personaggio più famoso in un damerino schiavo del sistema che prima contrastava. Lo scontro verbale tra i due è gestito da King, come sempre alla grande, ma la cassaforte di Rothstein oltre ai soldi, contiene qualcosa di ancora più prezioso: una sfilza di taccuini pieni di appunti per il nuovo libro della serie “Il fuggiasco”, un'infinità di Moleskine scritte a mano negli anni di esilio volontario dello scrittore.


Il grande Jae Lee presta la sua arte ad una scena del libro.
La fuga per Bellamy non finisce benissimo, ospite delle patrie galere per un lungo, anzi un lunghissimo periodo (fate quasi tutta la sua vita adulta), con un'unica speranza a farlo resistere dietro le sbarre: la possibilità di rimettere le mani sui preziosi taccuini. Peccato che il destino ci metta lo zampino e “Chi perde paga” (“Finders Keepers” nel suo ben più azzeccato titolo originale) fa una sgommata e s'incastra alla perfezione con il precedente Mr. Mercedes, perché a trovare le Moleskine perdute è Peter Saubers, un ragazzino appassionato di letteratura e di Rothstein, la cui famiglia è in brutti guai economici da quando papà Saubers Senior è stato ferito da un pazzo su una Mercedes al City Center qualche anno prima. E bravo Zio Stevie! Questo sì che è un modo di iniziare in sequel!

“Chi perde paga” appassiona non solo perché pone di fronte ai problemi pratici di ricavare qualcosa dai manoscritti di uno scrittore defunto, ma anche perché manda in scena una lunga vendetta spalmata su periodo di tempo molto lungo, Stephen King è bravissimo a gestire le differenze, ma anche i punti in comune tra Peter Saubers e l’iracondo Morris Bellamy, impegnati in un lungo duello a distanze sempre più ravvicinate.


Stevie sei proprio sicuro di volerti sedere vicino a quello?
In tutto questo, s'incastra alla perfezione il ritorno di Bill Hodges e i suoi coloriti aiutanti, l’ossessiva Holly Gibney e Jerome Robinson con le sue imitazioni sempre fuori luogo. Devo dire che ho apprezzato “Chi perde paga” molto di più del precedente Mr. Mercedes, che aveva il difetto di diventare un po’ verboso verso metà e di essere più interessante nei capitoli dedicati al cattivo che in quelli dedicati al protagonista. Incredibile, ma vero!

“Finders Keepers”, invece, risulta molto più riuscito non solo per le parti più legate all’investigazione e allo scontro diretto tra Detective e cattivo di turno, ma anche per tutto il fascino intorno ai libri di John Rothstein, che diventano l’occasione per lo Zio Stevie di parlarci ancora un po’ della cosa che ama di più al mondo: romanzi, libri e l’antica arte della scrittura.

Come riassumere una filosofia di vita con una maglietta.
Come sempre, la caratterizzazione dei personaggi è ai massimi livelli, Stephen King da questo punto di vista è una sicurezza, questa trama permette proprio allo Zio di sbizzarrissi e dire la sua non solo sul rapporto tra libri e lettori, ma anche tra opere letterarie e i propri creatori.

Insomma, in attesa di recuperare “Revival” che non ho ancora avuto modo di leggere, il mio appuntamento fisso con lo Zio non me lo nego mai ed ora aspetto anche l’ultimo capitolo della trilogia su Bill Hodges. Avrà anche un nome questa trilogia un giorno, no? Spero solo non scelgano “Trilogia del pensionato”.

6 commenti:

  1. Anche per me il secondo ha una bella marcia in più rispetto a Mr. Mercedes.
    Aspetto al varco il terzo capitolo, anche se avrei preferito rimanesse ancorato nel genere Hard Boiled come i precedenti, ma ahimè, King non riesce a stare tanto a lungo senza il soprannaturale. :-P

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    1. Si non può proprio resistere, staremo a vedere, dei primi due capitoli, questo funziona molto meglio, Mr. Mercedes aveva un grosso calo a metà, questo invece mi ha appassionato dall'inizio alla fine. Cheers!

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  2. Bella recensione, mi hai fatto venire una gran voglia di leggere questa trilogia!

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    1. Ti ringrazio molto ;-) Il terzo capitolo deve ancora uscire, ma con i ritmi di scrittura di King, l'attesa non sarà molto lunga. Cheers!

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  3. Non so perché ma "mr mercedes" non mi ispirava, va dopo questo tuo parere ho voglia di leggerlo solo per arrivare preparato a questo XD

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    1. Mr. Mercedes si lascia leggere, non é un capolavoro ma si legge agevolmente, questo é molto migliore e volendo puoi leggerlo anche senza aver letto il precedente, il legame tra i due libri é presente ma non vincolante. Cheers!

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