lunedì 11 luglio 2016

Cell (2016): Per i nonni un documentario sui giovani e gli smartphone (per gli altri un horror)


Da che io ricordi, ho sempre letto i romanzi di Stephen King, finisce sempre che non ne perdo neanche uno, “Cell” uscito ormai nel lontano 2006 non fa certo eccezione ed è da allora che si parla di un adattamento cinematografico.

Il romanzo uscì con una campagna mediatica mica da ridere, ricordo che ai tempi era possibile scaricare dal sito ufficiale l’MP3 di “The Pulse”, ovvero il segnale che all’inizio del romanzo viene diramato in contemporanea da tutti i telefoni cellulari del mondo, trasformando chi lo ascolta in una belva senza cervello assetata di sangue e pronta ad uccidere senza pietà. Una comunità di zombie (Si lo so, tecnicamente non erano Zombie...) con una mente comune che attraverso la solita invenzione linguistica di Zio Stevie prendono il nome di Phoners o Phonecrazies (da noi cellulati o telepazzi). 

La copertina del romanzo era ed è ancora fighissima, bisogna dirlo.
Ricordo che un paio di cose del romanzo mi esaltarono moltissimo, ad esempio la dedica a Richard Matheson e George A. Romero di King che apre il libro, mettendo in chiaro le origini della storia, un'interpretazione del mito degli Zombie, che a quei due signori lì deve moltissimo, se non quasi tutto.

Ho letto “Cell” una sola volta e siccome sono passati un sacco di anni non ricordo proprio tutti i dettagli lo confesso, quello che mi ricordo bene sono le sensazioni che ho provato leggendolo: esaltazione per l’inizio, noia e delusione nella parte centrale e colpo di coda di gioia nel finale.

Una storia così smaccatamente di genere era roba rara per uno come King, ricordo anche un certo giubilo per il protagonista, che di mestiere faceva il disegnatore di fumetti, mi ricordo anche molto bene la solita prosa di Zio Stevie capace di rendere credibili i suoi personaggi, mi pare di ricordare che il rapporto tra il protagonista e l’ex moglie non fosse proprio da favola e mi pare ci fosse anche un personaggio omosessuale nella storia, dimostrando che il Re era già avanti sui tempi dieci anni fa.


"Di' "cosa" un'altra volta, di' "cosa" un'altra volta!" (Cit.).
Quello che mi ha tolto molta della poesia è stata la parte centrale frettolosa, non ricordo tutti i dettagli, il finale, invece, che molti fan di King hanno criticato aspramente, per me è stato uno dei (pochi) finali azzeccati dallo Zio. C’è un'altra cosa che ricordo bene legata a “Cell”, ovvero, il fatto che Eli Roth era stato coinvolto nell’adattamento cinematografico della romanzo.

La Dimension Films aveva già acquistato i diritti per adattare il romanzo di Stephen King nel marzo 2006 e “Cell” avrebbe dovuto essere il primo film di Roth una volta terminate le riprese di “Hostel - Part 2” (2007), ma per via delle classiche “divergenze creative” il buon Elia ha portato le sue labbra ad un indirizzo nuovo, preferendo storie scritte da lui, come abbiamo visto anche di recente, con film come Knock Knock.

Pare che la pietra dello scandalo sia stato il finale, Roth aveva altre idee, insomma, succede che la sceneggiatura viene riscritta e modificata da… Stephen King, se volte qui ci sta un drammatico Zan-ZAN! Suo primo grosso lavoro solo per il cinema dai tempi di, beh, penso Brivido.

"Una notizia da restare a bocca aperta!".
King modifica il finale, mi verrebbe da pensare, rendendolo più simile a quello del libro, che a me era piaciuto, invece dopo aver visto “Cell”, ho scoperto che lo Zio si è inventato tutta un'altra conclusione per la sceneggiatura, mi viene anche da dire, che il problema di questo film, non è la scena finale, ma i 90 e qualcosa minuti che lo precedono.

Clay Riddell fa il disegnatore di Graphic novel (perchè dire fumetti fa brutto) ha il faccione di John Cusack e viaggia per tornare a casa, dall’amato figlio e dalla moglie che sparisce presto dal film, ma che non somiglia per niente alla sua controparte cartacea.

Nel mezzo dell’aeroporto tutti i cellulari del mondo ricevono la stessa chiamata, chi risponde si trasforma in una bestia idrofoba pronta ad uccidere tutto quello che si muove. Era dai tempi delle notizie sulle persone in coda per il nuovo modello di iTelefono che non vedevo tanta violenza legata ad un cellulare.


"Hanno aperto l'apple store! L'ultimo che arriva paga il telefono con la mela per tutti!".
Nella scena di apertura il sangue non manca, ma guardando il tutto, la parola che mi viene in mente è: “Asylum”, anche se quando tra i passanti ignari dell’aeroporto, ho visto spuntare il leggendario Lloyd Kaufman, ho capito che forse tutto il film, è un omaggio alla TROMA, ma senza le parti divertenti.


Facciamo un gioco, lo chiameremo: "Trova Lloyd".
John Cusack ormai è una specie di macchietta, incastrato in produzioni al limite del direct-to-video, a cui alterna qualche film con qualche regista famoso, giusto per far vedere che è ancora nel giro. Ogni volta che interpreta un nuovo personaggio, non fa altro che scegliere un nuovo tick da appiccicargli addosso per caratterizzarlo, ad esempio negli ultimi due film in cui l’ho visto recitare, “Maps to the Stars” di Cronenberg e… Un altro filmaccio di serie Z, mi pare si chiamasse “Drive hard” (mi pare), il suo personaggio fumava la sigaretta elettronica e a dirla tutta anche in questo film uno dei sopravvissuti la fuma… Vuoi vedere che Cusack becca una percentuale per la diffusione della iSigaretta?

Nello specifico di questo film, il tick del suo personaggio è quello di infilarsi compulsivamente il berretto di lana nei momenti più improbabili, tipo durante l’attacco di aereoporto. Ormai Cusack è diventato una specie di versione a basso costo di Nicolas Cage, anzi tante volte per i film che scelgono arrivo quasi a confondermeli.


Nicolas Cage sul set del film nei panni di John Cusack.
Suo degno compare, un altro che ad un DTV non dice mai di no, Samuel L. Jackson, che almeno ogni tanto illumina lo schermo con una prova magnifica, di solito in un film di Tarantino. Qui fa il suo dovere, tutto sommato non si può davvero imputare nulla agli attori, anzi, sono stato molto contento di rivedere il vecchio Stacy Keach, sempre un piacere incrociare il suo faccione!


Guarda chi si rivede! Il vecchio Stacy quanto tempo!
Il problema di “Cell” è che il regista Tod Williams (quello di “Paranormal activity 2”), non riesce mai ad elevare questa versione informatizzata degli Zombie a qualcosa di veramente minaccioso, quando uno “stormo” (come viene chiamato nel film) si paralizza con la bocca aperta (storia vera!) per trasmettere i segnali con cui comunicano, quella che dovrebbero essere una pericolosa minaccia, scade subito nel ridicolo involontario, personalmente ho temuto di vedere uno dei Phoners aprire la bocca per sentir uscire la frase: “… L’utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile”.

Williams, poi, ha un evidente problema di budget: a metà film c’è una scena con un grosso incendio, in cui le fiamme posticce fatte in computer grafica fanno tenerezza per quando sono brutte. Inoltre, la fretta pervade tutta la storia, nel giro di pochissimo la civiltà viene distrutta, come a dire: "Senza telefoni cellulari non siete niente!". In pratica la conferma degli incubi paranoici di qualunque fanatico di smartphone.

Verso metà pellicola “Cell” tenta una svolta paranormale, il capo dei Phoners, il misterioso Red Hoodie (letteralmente “Cappuccetto Rosso”, ma in inglese suona più figo), sembra la versione giovane del Randall Flagg di “The Stand” (L’ombra dello scorpione), peccato che il tutto proceda così frettolosamente che anche un nemico con potenziale come lui, viene sprecato anzitempo.


"Alt! Non si passa con il rosso".
Il finale, poi, l’oggetto di tante contestazioni, personalmente l’ho trovato… Stupido! Non è niente più che una manovra suicida del protagonista, il fatto che sia stato scritto di persona da Stephen King è doppiamente avvilente, per una volta, una delle poche, in cui era riuscito ad azzeccare un finale ben fatto nel romanzo, ha dovuto subito sputtanarlo nella versione cinematografica, l’unica trovata che stempera un po’ la delusione è la scelta musicale, “You never walk alone” suona veramente satirica combinata con le immagini sullo schermo.


In soldoni, “Cell” è bruttarello e deludente, non che mi aspettassi un bel film visto i due campioni del DTV Cusack e Jackson, ma la delusione arriva tutta dal fatto che il romanzo, malgrado i difetti, aveva un grosso potenziale che il film non solo non ha sfruttato, ma ha anche smontato nelle parti azzeccate. Il risultato finale è qualcosa che sta a metà tra l’Asylum e la Troma, ma senza le trovate comiche geniali, non è nemmeno un film in grado di fare satira sull’utilizzo smodato del cellulare che ci affligge, al massimo è una pellicola che conferma un'antica teoria: "Non rispondete alle chiamate anonime sul telefono!".

19 commenti:

  1. La bruttezza!
    Il libro, invece, pur non essendo un capolavoro, non era niente male davvero.
    Solo che, qui, hanno peggiorato un finale che, già di per sé, non era il massimo.

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    1. Me lo aspettavo bruttino, ma non potevo immaginare così tanto.
      Pazzesco perché il libro aveva del potenziale, ma invece di sfruttarlo sono riusciti a fare solamente peggio, questo “Cell” non è nato fortunato ;-) Cheers!

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    1. Nella prima scena in aeroporto abbastanza alto, poi da lì in poi sempre meno tanto da arrivare quasi a zero, diciamo che si gioca tutto subito ;-) Cheers

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  3. Ma a Cusack servono soldi per alimentare una sua dipendenza?

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    1. Probabilmente è nel tunnel della sigarette elettronica, non ho altre spiegazioni ;-) Cheers

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  4. Ormai Cusack è all'ammazzacaffè, spunta ovunque ma sempre con la stessa espressione e con una delle parrucche di Cage: il buon Nicolas è ormai il parrucchiere ufficiale di Hollywood :-D
    Dispiace perché è uno dei miei miti anni Ottanta, ma appunto sono passati decenni e lui cerca di essere sempre lo stesso...
    A proposito: dal suo Danny Lachance che muore all'inizio di "Stand By Me" il nostro John sembra avere un filo diretto con King :-P

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    1. Esatto, anche a me dà la sensazione di uno che ormai è incastrato in ruoli di un certo tipo senza riuscire a smuoversi, una volta lo trovavi nelle commedie ora è quasi sempre fisso nei DTV con alcune particine per qualche regista famoso. Bravissimo, nel commento non sono riuscito ad inserire in modo sensato questa cosa, ma è il suo terzo King della vita, il secondo era “1408” dove guarda caso, c’era anche Sam Jackson ;-) Cheers!

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    2. Ho provato con tutte le mie forze a farmi piacere "1408", ma non ce l'ho fatta: la trama era perfetta per un episodio di una serie horror, non per un film intero!

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    3. La storia breve di King non era male, ma già allora mi era sembrata un pò scarna per farne un film, che ai tempi, andai anche a vedere al cinema mi ricordo. Sul grande schermo la sensazione era proprio quella da te descritta, perfetto per un episodio di una serie tv, ma per un film, bah! ;-) Cheers

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  5. A me "1408" non era dispiaciuto, solo che sarebbe andato bene per un episodio di una serie televisiva e non per un lungometraggio. In quanto a Cusack e Cage...beh, una volta erano tra i miei attori preferiti...oggi quasi quasi mi dispiace per loro.


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    1. Di “1408” non ricordo quasi più nulla, non credo mi abbia fatto schifo, ricordo proprio che era molto stringato, ma poco altro ;-) Ti capisco, almeno Cage ogni tanto qualche colpo di coda lo manda a segno, ad esempio di recente ho visto “The Trust” dove Nicola fa la differenza, appena riesco arriva il commento anche di quello. Cheers!

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  6. Mi sembra una leggera scemata, ma devo vederlo per giudicarlo come si deve

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    1. Anche più che leggera, paragonato al libro poi porta a casa degli schiaffoni ;-) Cheers

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  7. niente..manco mi era piaciuto il libro...e Cusack poi francamente non lo reggo più...passo...

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    1. Ero curioso di vederlo solo per capire se fossero stati in grado di sfruttare il potenziale (inespresso) del libro, invece hanno fatto solo peggio, non ti perdi davvero niente ;-) Cheers!

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  8. A Jackson non si dice mai di no, l'unico che ha fatto un'improponibile serie di buddhanate uscendone sempre con la dignità intatta. Cusack per me manco esiste, "1408" (altra trasposizione di Kong con il 'dinamico duo') lo avevo odiato proprio per lui.
    Questo già dal trailer mi ispirava poco, ma contavo di vederlo dopo aver letto il libro, dato che è uno dei pochi di King che mi mancano.

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    1. Alla fine Sam con quella faccia da schiaffi è un “Motherf*cker!” porta a casa il risultato, tranne in “Oldboy” ma quello era un caso disperato (GULP!). Il libro è strano, la cosa più vicina ad una storia di Zombie mai scritta da King, anche se non sono Zombie classici per nulla, letto solo una volta, ricordo alti molto interessanti e bassi molto pallosi. Cheers!

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