giovedì 23 giugno 2016

Money Monster (2016): Non importa Jodie, ti voglio bene lo stesso...


Mi sembrava un soggetto interessante questo “Mostrosoldi”, ad una prima occhiata poteva essere una critica al capitalismo selvaggio e allo strapotere della televisione e poi... Beh, regia di Jodie Foster, non propriamente la pizza con i fichi…

Personalmente ho un rispetto assoluto per Jodie Foster, una che ha recitato con chiunque, che ha impersonato alla grande uno dei migliori personaggi femminili della storia del cinema (non serve nemmeno dire quale), per me tutte le ragazze del mondo dovrebbero avere in camera il poster di Jodie Foster, perché è un esempio di signora tosta, ma incredibilmente femminile, con un cervello che fa provincia e, se proprio devo dirla tutta, anche una bella donna. “Money Monster” non incrina di un millimetro la stima che ho per quella signora, ma, purtroppo, “Mostrosoldi” è tutto tranne che un bel film…


"A questo punto spari allo sceneggiatore e salvi la mia filmografia".
Lee Gates (George Clooney) è un vanesio presentatore televisivo con tutti i difetti possibili immaginabili del divetto del piccolo schermo: donnaiolo, egocentrico, arrogante, megalomane... Insomma: è un clichè fritto nell’olio del già visto e servito con un condimento di visto uno visti tutti.

Presenta un programma televisivo di successo intitolato, appunto, “Money Monster”, dove il nostro tra suoni registrati, balletti e battutacce, analizza il mercato azionario e snocciola consigli economici ai suoi spettatori. La regista televisiva del programma, Patty Fenn (Julia Roberts) è l’unica che ancora lo sopporta, anche se è in partenza anche lei, prossima fermata: la concorrenza e la regia di qualcosa di meno trash…


Break it down (Oh-oh-oh) Stop Hammer Clooney time!
La svolta si chiama Kyle (Jack O'Connell) che fa irruzione durante la diretta del programma armato di pistola, un giubbotto esplosivo e tante brutte intenzioni, il suo obbiettivo è quello di vendicarsi del consiglio di Lee: "Investite tranquilli sull’azienda di Walt Camby (Dominic West) sono soldi in banca…". Un errore informatico (“Un glitch!!” Cit.) e 80 milioni di ex presidenti defunti stampati su carta verde volatilizzati in un lampo dopo, hanno dimostrato che il vecchio Lee ha preso una vacca per le balle.


"... A quel punto ho capito che non si trattava di una mucca".
Il film segue quasi in tempo reale l’evoluzione del rapporto tra Lee e Kyle, rapito e rapitore, per poi passare ad un tentativo di comprensione (con relativa e immancabile evoluzione umana e personale), per arrivare ad una temporanea alleanza per smascherare i VERI nemici: il colosso di Wall Street che non la racconta giusta sul costoso problemino informatico…

Non è difficile intuire come mai attorno ad un soggetto del genere si siano radunati tutti questi grossi nomi, la storia ha il potenziale per essere una roba a metà tra “Network” (Quinto potere, 1976) e il “Wall Street” di Olivero Pietra, uno come Clooney, che nei suoi film da regista (“Confessions of a Dangerous Mind” e il bellissimo “Good Night, and Good Luck”) ha sempre riflettuto sul potere della televisione, deve essersi sentito a casa, se non fosse solo per l’occasione di lavorare nuovamente con Julia Roberts, attrice che ho sempre apprezzato in un sacco di film come… Come… Beh, era bravissima in quel film là che… Ah, sì ci sono, mi era piaciuta tanto in… No, non era lei! Vabbè, datemi un paio di ore e magari un film con Julia Roberts che mi è piaciuto riesco anche a trovarlo, ok?


"Tutti fermi o Tom Cruise muore!" , "Qualcuno gli dica che non sono Tom Cruise!!".
“Money Monster” in certi momenti mi ha fatto pensare ad un film in cui Jodie Foster recitava (alla grande) e che mi è sempre piaciuto, ovvero “Inside Man”, solo che il paragone è stato in negativo, perché Spike Lee riusciva a fare della critica sociale, all’interno di un film (quasi di genere, l’Heist movie) capace di coinvolgere ed intrattenere, proprio perché, con il passare dei minuti, le motivazioni dei personaggi risultavano sempre più credibili, esattamente quello che NON succede in “Money Monster.

"Giornataccia, non ho avuto nemmeno il tempo di bervi il mio caffè...".
“Mostrosoldi” è il classico soggetto che bisogna saper scrivere, la storia deve essere blindata e non lasciare mai spazio a dubbi, lo spettatore dovrebbe sempre credere alle scelte dei personaggi ed essere coinvolto nei loro dubbi morali. Qui, invece, dopo la premessa iniziale tutti questi fattori fondamentali iniziano ad andare a picco come l’indice Dow Jones…

Il piano di Kyle è a dir poco abbozzato, da spettatori dovremmo patteggiare per lui, il poveretto che ha perso tutti i soldi per colpa di qualche avida multinazionale, in realtà non si può fare a meno di pensare che Kyle sia un cretino che prima si è fumato tutti i soldi ascoltando i consigli di un buffone della Tv, per poi imbarcarsi in un piano terroristico senza via di uscita e senza un vero scopo. Dopo una ventina di minuti, il personaggio che dovrebbe rappresentare la maggioranza di Jane e John Doe del mondo, risulta soltanto un cretino che frigna cercando di portare avanti un piano senza capo né coda.


"Che diavolo stiamo facendo George?" , "Non lo so, la sceneggiatura è un casino, continua a camminare".
Evidentemente, anche i tre sceneggiatori del film (si sono messi in tre a scrivere ‘sta roba…) hanno avuto un momento di lucidità, a metà film viene introdotta la fidanzata di Kyle, che invece di calmarlo, lo insulta e sottolinea il fatto che il suo piano sia un'idiozia. Di tutta la riffa di personaggi pasticciati di questo film, la fidanzata di Kyle mi è sembrata l’unico davvero realistico!

Con il passare dei minuti, il dramma realistico lascia spazio a trovate melense al limite del fantascientifico (almeno a livello di credibilità): il personaggio di Clooney nel giro di quattro dialoghi passa dall’essere un viscido egoista, al paladino dei risparmiatori mondiali. Julia Roberts nei panni della regista che, però, dirige tutto per fedeltà e dovere di cronaca (ma non stava mollando tutto per andare a lavorare alla concorrenza? Bah…) offre una prova intensa, sfaccettata e vibrante, identica a quell’altro bellissimo film che aveva fatto che si chiamava… Cavolo era un titolo facile… Quel film bello bello, dove lei è bravissima, dove interpretava la cantante Country cieca… No, mi sa che non era lei. Vabbè, insomma, solita storia: mamma mia quanta è brava Julia Roberts… Almeno così dicono.


"Si fa chiamare Cassidy, sta parlando male di me, lo voglio morto...".
Jack O'Connell è quello che ne esce peggio, il ragazzo britannico ha già dimostrato di essere bravissimo sia in “Starred up” che nell’ottimo “’71”, qui per tutto il tempo non fa altro che snocciolare sguardi spenti, mettersi le mani tra i capelli e disperarsi a seconda delle richieste della sceneggiatura, dopo il pessimo Unbroken, un altro spreco di talento per uno che meriterebbe soggetti migliori su cui lavorare.

Ma in generale il casting non aiuta, se nei panni del capo d’azienda ci metti il grande Dominic West (il Jimmy "fucking" McNulty della più bella serie Tv di tutti i tempi) è normale che il pubblico mangia la foglia, non metti uno così bravo a fare il cattivo, in una parte del genere, se poi il suo personaggio non ha un ruolo centrale nella vicenda.
Il premio come miglior personaggio di “Fantascienza” del film va alla bella Caitriona Balfe, nei panni della responsabile Marketing, che senza alcuna logica, mette a repentaglio vita a carriera pur di svelare il mistero dietro al “glitch”… Vi assicuro che a fine visione, anche voi avrete il nuovo tormentone, ovvero imitare Jack O'Connell che parte di cervello ogni volta che qualcuno usa la parola “glitch”, garantito al limone!


"Qualcuno ha detto Glitch? State usando la parola Glitch per caso!?".
“Mostrosoldi” è il classico film che butta nel mucchio un sacco di critiche sterili e abbozzate su un sacco di argomenti, senza approfondirne mai nessuna per davvero, si critica un po’ il Capitalismo e un altro po’ la tv spazzatura, si punta il dito contro il pubblico insensibile alla violenza in televisione, ma poco, perché magari poi qualcuno si offende. Tra questo e le svolte di sceneggiatura al limite del fantascientifico, a metà film hai già voglia di mandare al diavolo tutto e correre a casa a guardarti un'altra volta il film di Sidney Lumet (“Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più” cit.).

Non per tentare di assolverla, ma Jodie Foster fa quello che può con una sceneggiatura che sarebbe stata meglio sul fondo del cestino della carta. Se il materiale a disposizione è questo, Jodie davvero, meglio se continui a dirigere episodi di House of Cards o magari di Orange is the new Black, questa robaccia lasciala perdere, sul serio, meglio perderla che trovarla!

6 commenti:

  1. E pensare che dal trailer di 0,2 secondi - durata media dei trailer di oggi! - avevo vaticinato trattarsi del solito "filmone a costo zero" spacciato come thriller ma girato tutto in una location per risparmiare. (Tipo quello di Owen Wilson assediato nell'ambasciata americana, che già dal trailer era chiaro fosse incentrato su lui che sale le scale e poi le scende: è questa l'action di oggi!)
    Invece a quanto pare è pure peggio! Citi Lumet quindi già hai distrutto questo film con una parola sola :-P
    Da 25 anni aspetto che Julia Roberts impari una seconda espressione, oltre a quel suo odioso sorriso che pare piacere tanto ma che non vuol dire nulla. Ultimamente è odiosa in "Il segreto dei suoi occhi", sciapo remake moralistico di uno stupendo film argentino durissimo.
    Credo che l'unico film dove la Roberts mi sia piaciuta sia "Mary Reilly": forse perché almeno lì non sorride :-D

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    1. Di action qui nemmeno l’ombra, il film consuma quasi subito gli spunti interessanti e poi si sposta dalla mono location alla ricerca di una trama, ma trova solo personaggi che fanno cose del tutto non realistiche.

      Come tanti film di Lumet, “Network” è una pietra di paragone che chiunque fa cinema dovrebbe vedere e rivedere, la cosa positiva di questo “Mostrosoldi” è che mi ha fatto venire voglia di andare a rivedermi “Quinto poterte” ;-)

      Su Julia Roberts sfondi una porta aperta, e al netto di quel Time-out di un paio di ore che ho chiesto per studiarci, penso proprio che il titolo che farei sarebbe proprio “Mary Reilly” complice la prova di John Malkovich e il romanzo originale di Robert Louis Stevenson, sempre per stare in tema di pietre miliari ;-) Cheers!

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  2. Ho letto anche tante recensioni positive e mi era quasi venuta voglia di guardarlo, ma sento di potermi fidare di te :D

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    1. Ti ringrazio per la fiducia ;-) Vorrei quasi leggerle queste recensioni, non saprei proprio cosa salvare di questo film, forse il lavoro della Foster (quasi tutto) perché la sceneggiatura è tremenda. Cheers!

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  3. Punto di vista interessante.
    A me il film è piaciuto molto , non ha grandi pretese, si limita a criticare la società di oggi e ad intrattenere lo spettatore .
    Dal punto di vista dell'intrattenimento il risultato è sorprendente , grazie anche ad un'ottima prova degli attori e ad una tensione onnipresente.
    Si criticano le forze dell'ordine in un finale tragico anche se forse un po' inconcludente.
    Kyle è un imbranato, o disperato che si improvvisa attentatore spinto dalla disperazione e dalla paura, ansioso di conoscere la verità ad ogni costo, anche a costo della vita .
    D' altro canto chi non vorrebbe conoscere la verità che si cela dietro un qualcosa ai giorni nostri, non si ha più certezza di nulla e mentre milioni di persone muoiono di fame , e pochi individui sfruttano queste persone e arricchendosi alle loro spalle .
    Per me è un film riuscito, Jodie Foster sempre fantastica sia come attrice che come regista

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    1. Non metto in dubbio gli intenti, anzi sono molto condivisibili. Quelli che non mi ha convito é la sceneggiatura e la credibilità di parecchi passaggi, il lavoro della Foster é ottimo, una sicurezza quella donna ;-) Ti ringrazio per il commento sono i pareri opposti quelli più interessanti per capire un altro punto di vista ;-) Cheers!

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