giovedì 16 giugno 2016

Gomorra - Stagione 2: A’ finè della stagione sta tutta ca...


Anche la seconda stagione di “Gomorra” conferma il successo e la fama di questa serie, che ormai ha travalicato i confini di questo strambo Paese a forma di scarpa, arrivando (in rigoroso Napoletano sottotitolato) anche in Francia, Germania e America Latina… Vuoi vedere che alla fine la qualità paga? Ma dai! Che buffa idea!

Possiamo fare finta di aver già parlato di tutte le polemiche vere, finte, gonfiate, utili o stantie che questa serie si porta dietro? Beh, in effetti in parte l’ho già fatto parlando della prima stagione, per la seconda stagione cercherò di stare sul vago, ma da qui in poi potrebbero volare degli SPOILER, così lo sapete… Statt’ senz’ pensieri!

Dal punto di vista qualitativo, anche la seconda stagione di Gomorra non perde un colpo, ben diretta e scritta in modo convincente dal solito Stefano Sollima (già responsabile di Suburra) e dai suoi compari, Francesca Comencini, Claudio Cupellini e Claudio Giovannesi, che hanno scelto di giocarsi una via forse più convenzionale, ma di portarla avanti per tutti e dodici gli episodi della stagione: lo scontro generazionale.

"Ciruzzo un vecchio ti fissa, che faccio lo sciolgo nell'acido?".
Parliamo subito di un dettaglio che è stato una costante: appena un personaggio della serie si guadagna un episodio dedicato, state sicuri che il protagonista ci lascia le penne! La prima morte celebre colpisce Salvatore Conte (Marco Palvetti) lo “Spagnolo” che teneva in equilibrio tutte le parti controllando l’ingresso della droga. L’episodio in questione è bello, ma spiazzante, in meno di cinquanta minuti gli autori hanno saputo approfondire il personaggio come mai fatto prima, aprendo anche scenari molto interessanti per poi, PUF! Eliminarlo dallo scacchiere! Una mattanza di personaggi che mi ha fatto dubitare: ma sto guardando Gomorra o Giocotrono?

Previously on: Game of Gomorra.
Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) che sembrava ormai fuori dai giochi, tira i fili dal suo bunker collocato a distanza strategica dalle famigerate vele di Scampia, infatti l’immagine più comune di tutta la stagione è vedere Don Pietro alla finestra che ammira il suo quartiere. Il Re pronto a tornare per riprendersi il regno.

Diventa una pedina fondamentale il personaggio di Patrizia (Cristiana dell'Anna, una che arriva dalle soap e che qui recita, miracoli di “Gomorra”), il portavoce di Don Pietro diventa così importante che intorno a lei si scatena anche una caccia all’uomo che ci regala un inseguimento in contromano in autostrada, magari non ai livelli di quello de “Il braccio violento della legge”, ma ennesima dimostrazione di una ricerca della qualità (e di elementi tipici del cinema di genere) che latitava da troppo tempo dalle produzioni italiane.

"Ma davvero recitavi in 'un posto al sole' tu?".
Un lungo duello a distanza tra fazioni: da una parte l’alleanza guidata da Ciro Di Marzio (Marco D’Amore), l’Immortale con i suoi bei grattacapi a far convivere capi e capetti, ognuno con la sua volontà di governare una piazza di spaccio e con ambizioni personali che influiscono sulla stabilità dell’organizzazione… E non mi riferisco solo al talento canterino di Chanel, protagonista di una scena tragicomica che mi ha costretto a lavarmi gli occhi con la candeggina!

Maledetta tu e le tue ambizioni da cantante mancata!
Ma parlando di generazioni non si può di certo lasciare fuori dal discorso la cresta di Genny Savastano (Salvatore Esposito), uno che ha ormai iniziato a pensare in grande (in senso più lato a pensare e basta), non si accontenta più delle piazza di spaccio di Secondigliano, ma punta a Roma, iniziando a parlare di appalti e di politica, di una mano che lava l’altra (e tutte e due fregano l’asciugamano…). Nulla viene lasciato al caso, nemmeno il giorno del suo matrimonio con Azzurra.

Il tutto in un eterno odio amore con papà Pietro, omaggiato nel nome del primo genito, ma anche rifiutato con forza, nella metaforica scena di Genny che prende a pugni il ritratto di famiglia con la sua immagine da figlio preciso, pettinato e, soprattutto, al fianco del padre.
Ma ci sono elementi da cinema di genere anche in quel finale quasi Western, che ha infiammato l’internet, dividendo il pubblico tra chi tifa, chi si esalta e chi è pronto a boicottare la terza stagione della serie (già confermata per altre due… Statt’ senza pensieri!), l’apice di uno scontro durato tutta la stagione, che si conclude al cimitero nemmeno stessimo guardando Django.

"Mi chiamo Iro, la C è muta".
“A’ finè ro’ juorno sta tutta ca’”, anche la fine della seconda stagione, seppur percorrendo una strada un pelo più convenzionale, ha saputo confermarsi, lasciando il pubblico ad elucubrare su cosa potremmo vedere nella terza stagione, non sull’immagine negativa che questa serie da di Napoli e dell’Italia, ma semplicemente a chiedersi: "Ed ora cosa succederà?".

Che poi è quello che tutte le storie dovrebbero fare no? Ora, però, mettetevi comodi che deve passare un anno intero prima di saperlo, quindi calma che qui l’attesa è lunga!

4 commenti:

  1. Bellissima anche questa seconda stagione,qualità altissima, attori da applauso, tutti...e la scena di Malammore mi ha lasciata di sasso...ci vogliono le palle per girare una cosa del genere da queste parti..

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    1. Concordo, scelta difficile di sceneggiatura, infatti sono esplose delle inutili polemiche, ma questo con questa serie sembra ormai la normalità, ma scelta anche coraggiosa per la storia, forse sarebbe stato più logico far comportare in maniera diversa i personaggi, ma il colpo di scena alla fine è sensato, gestito bene, ed è anche un discreto calcio sui denti, dici bene, roba che da queste parti non si vede molto spesso. Cheers!

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  2. Non mi ha trasmesso la voglia spasmodica dell'episodio successivo come la stagione precedente, ma tutto sommato si è rilevata una buona stagione.
    Bravissima in particolare Patrizia, ma il vero immortale non è Ciro, ma Malammore. :-p

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    1. Idem, non scalpitavo, ma nel finale è salita di colpi, e tirando le somme è davvero buona.
      Malammore se sopravvive all’orda di critiche e ingiurie con cui lo stanno lapidando in rete (ma perché!?!) si merita davvero il titolo di Immortale! ;-) Cheers!

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