venerdì 24 giugno 2016

Fuga da Los Angeles (1996): L'Anarchico definitivo



Ci sono dei momenti in cui penso che “Fuga da Los Angeles” sia anche meglio del suo predecessore 1997 - Fuga da New York, poi realizzo che no, non è possibile, che forse chi odia questo seguito ha ragione, ma vi propongo un affare: possiamo salutarci qui, amici come prima, oppure mi seguite oltre quel baratro e vediamo se riesco a convincere qualcuno di voi. State viaggiando in un'altra dimensione, benvenuti ad un appuntamento settimanale ai confini della realtà che si chiama… John Carpenter’s The Maestro!



Ho sempre pensato che “Escape from L.A.” avesse dentro le sue budella qualcosa di più, per me non è solo un criticato sequel che sembra tanto un remake, quello che ha saputo centrare in pieno la forza di questo film è stato sicuramente Paolo Zelati nel suo saggio su Carpenter “Il Signore del male”, un mio personale testo sacro che consiglio a tutti quelli che volessero approfondire il discorso. Questo film non solo è uno dei migliori mai diretti da Carpenter, ma è un manifesto nei confronti della politica del sequel a tutti i costi, per queste ragioni e tutte quelle che proverò a spiegarvi, siamo di fronte ad un Classido, l’ennesimo della filmografia del Maestro!



L’idea di un seguito del capolavoro 1997 - Fuga Da New York ha sempre fatto gola a molte persone, Carpenter già nel 1986 ha bocciato una prima bozza di sceneggiatura per un ipotetico secondo capitolo, definendola una scemenza troppo leggerina. Di certo non aiuta avere come amico Kurt Russell che ad ogni piè sospinto ripete: “Quand’è che facciamo tornare in azione Jena? È il mio personaggio preferito lo sai, no? Lo sai, vero?”.

Ma l’idea di sfornare il primo seguito della sua carriera (Halloween II, è stato sceneggiato ma non diretto), diventa più concreta dopo il tremendo terremoto che ha colpito Los Angeles nel 1994. Se fosse proprio la città adottiva di Giovanni il nuovo palcoscenico di Jena? Una Città degli Angeli cupissima e devastata dai terremoti, alla bozza di soggetto ideato da Carpenter insieme ai soliti e fidati Debra Hill e Nick Castle, Kurt Russell contribuisce in prima persona, infatti “Fuga da Los Angeles” è la prima ed anche unica esperienza da sceneggiatore per Russell. Manca solo qualcuno che metta a disposizione un po’ di soldoni e qui entra in gioco la Universal Pictures.


Più i titoli di testa cambiano più restano gli stessi...

Dopo un sondaggio di marketing, pare che la gioventù americana di metà anni ’90, non avesse idea di cosa diamine fosse un 1997 - Fuga Da New York, quindi Snake Plissken poteva ancora essere riciclato ad un pubblico tutto nuovo… Eh, lo so cosa vi devo dire? Non è che sono tutti cresciuti a pane e Carpenter come voi ed io, mi viene anche da aggiungere: poveretti.

La Universal passa a Carpenter una valigetta piena di 50 milioni di ex presidenti spirati stampati su carta verde, il risultato al botteghino? Un fiasco! Il film porta a casa meno della metà dell’investimento. Le critiche principali? Troppo cinico, ma anche troppo ironico (eh?), ma soprattutto: troppo simile all’originale, tanto da sembrare quasi un remake più che un vero seguito… Toh! Un altro capolavoro del Maestro che non viene capito e incassa poco, non succede quasi mai!

Questa volta l’obbiettivo della missione è Utopia (A.J. Langer) la viziata figlia del presidente degli Stati Uniti d’America (Cliff Robertson): la ragazza ha rubato un dispositivo in grado di controllare i satelliti in orbita intorno alla Terra, dei cannoni orbitali pronti per sparare impulsi elettromagnetici in qualunque punto del globo, rendendo inutilizzabile qualsiasi congegno elettronico (anche le batterie del vostro iTelefono).


"Uhm Dejà vù... Hai da fumare?".
La biondina si unisce al suo fidanzatino, Cuervo Jones (Georges Corraface) il leader del gruppo terroristico Sendero Luminoso, chiuso nella prigione di Los Angeles. Sì, perché dopo il catastrofico Big One, il terremoto più temuto da tutti gli abitanti nell’area della Faglia di Sant'Andrea, la California si è staccata dal resto degli Stati Uniti diventando un'isola, circondata da alte mura e poliziotti armati, luogo dove tutti gli Americani considerati indesiderati vengono estradati… Provate ad indovinare chi dovrà andare ad Hollywood per recuperare il congegno?


"...Tu nella vita comandi fino a quando, ci hai stretto in mano il tuo telecomando" (Cit.).
Non solo la trama è la stessa, è identica anche la voce narrante femminile che ci aggiorna sullo stato dell’America immaginaria di Carpenter, 15 anni dopo la fuga dalla Grande mela. Identici sono anche i titoli di testa, la grafica volutamente retrò che mostra il muro di cinta intorno ad LA, il film è farcito di inquadrature ricalcate su quelle del primo capitolo, persino il tema musicale è lo stesso, solo un paio di toni più alto per risultare maggiormente trionfale, siamo ad Hollywood, no? Lo dice anche lo scazzatissimo Snake, “I'm going to Hollywood...”.

Se Carpenter con Escape from New York, era stato sinistramente profetico nel predire il futuro, con Escape from L.A. risulta ancora più cinico: il Presidente ha spostato la capitale in Virginia facendosi eleggere a vita, dopo il tremendo terremoto che ha devastato la California, un aumento di potere dopo una tragedia che anticipa in maniera inquietante il Patriot Act di Bushiana memoria, nel finale, proprio quando il Presidente Cliff Robertson mette in atto il suo piano contro Cuba e Messico, parla di “Soluzione finale”. Non credo che abbia bisogno di spiegarvi la terribile citazione.

Persino Taslima (Valeria Golino… Sì, perché Carpenter è riuscito nell’impresa di farmi piacere un film con la Golino, Eroe!) è stata esiliata a Los Angeles perché Mussulmana, dettaglio che come lei stessa dichiara “Improvvisamente è diventato un crimine”… Vi suona per caso familiare tutto questo?


"Tu sei Jena Plissken? Ti immaginavo più alto!" , "Ha parlato Kareem Abdul-Jabbar".
Spostando l’azione nella sua Los Angeles, Giovanni Carpentiere gioca in casa, si vede che conosce bene i luoghi in cui il suo personaggio si muove e non perde l’occasione di fare ironia a suo modo. Nel film vediamo gli Universal Studios sommersi dall’oceano, il parco di divertimenti di Disneyland devastato… Insomma: il Maestro si è tolto giusto un paio di sassi dalla scarpa, ma questo è solo l’inizio!


Giovanni si toglie qualche sasso dalla scarpa.

Quando Jena rientra in scena, lo fa indossando gli stessi abiti che aveva nel film precedente e questo vale anche per Kurt Russell, che risulta credibile nella parte perché gli anni sono passati anche per lui, anche se piuttosto bene, visto che sfoggia una gran forma fisica ed è riuscito a rientrare nel costume di scena di 15 anni prima… Non pensate al vestito al vostro matrimonio per favore, non voglio vedervi scuri in volto.


"Fuggire di continuo mantiene in forma".

Snake, però, nella prima scena ha le manette ai polsi e tutti parlano di Cleveland, dove il nostro è stato beccato mentre era nel mezzo di una missione, ci siamo persi qualcosa? Carpenter è bravissimo a lasciare allo spettatore la sensazione che tra il primo film e questo seguito, ci sia stato un ideale “Fuga da Cleveland” che, però, nessuno ha visto. Zitto zitto il Maestro inizia ad infilare nella trama concetti meta cinematografici, teneteli lì che torneranno buoni più avanti…

Le porte del camion che traporta il detenuto Plissken si aprono e Jena viene condotto a forza attraverso quello che a tutti gli effetti è un rettangolo che ricorda lo schermo cinematografico. Controcampo e con un'inquadratura dal basso Carpenter ci mostra Jena in tutto il suo splendore, un'entrata trionfale sì, all’interno della fiction, in cui Jena è di nuovo prigioniero, costretto a ripetere gli stessi schemi, un'identica fuga come a New York, con tanto di virus letale, il Plutoxin 7 che lo ucciderà entro dieci ore… Sono passati quindici anni, ma è ancora tutto uguale, come dice varie volte Jena in questo film: “Più le cose cambiano, più restano le stesse”.


Potete canticchiarvi in testa il tema musicale del film se volete.
Essendo ormai incastrato a forza nel film e per di più nella città del cinema, Jena viene trattato alla stregua di un ex divo di Hollywood, Cuervo Jones quando parla di lui ad Utopia, lo descrive come uno che era fuori dal giro da molto, ma una volta era un pezzo grosso, allo stesso modo, tutti quelli che lo incontrano, si comportano come di fronte ad una celebrità. La frase, quindi, non è più quella ricorrente del primo film (“Ehi, ma tu sei Jena Plissken, pensavo fossi morto”), ma diventa la ben più ironica “pensavo fossi più alto”. Quello che direbbe chiunque trovandosi davanti, che so, George Clooney e scoprendo che è alto un metro e un tappo.

A Los Angeles nessuno ti giudica per la tua fama ma per l’apparenza.
Brazen: Quello sarebbe Jena Plissken?
Malloy: Cosa ti aspettavi?
Brazen: Non lo so, mi sembra così retrò. Uno del ventesimo secolo.

Quindi, Jena per stare al passo con i tempi (ricordate il sondaggio della Paramount?) deve rifarsi il look: via la consumata giacca di pelle e i pantaloni mimetici, in favore di un completo più adatto all’oscura Los Angeles, un lungo cappotto nero di materiale ignifugo e a prova di rivelatore.

La vestizione dell’eroe nel seguito del film è sempre un momento esaltante chiave, lo aveva già fatto Ash in La Casa 2 (Groovy!) e il T-800 in Terminator 2 (Bad to the bone!), anche Carpenter si esibisce in questo fondamentale momento cinematografico nella scena della vestizione di Jena, sottolineata da uno dei pezzi più fighi mai composti dal Maestro, la fantastica “Snake's uniform” uno dei miei pezzi preferiti di Carpenter, che mette in chiaro un'altra anima del film: Fuga da L.A. è un Western!


Allacciati il cinturone gringo, quelle pistole ti torneranno utili...
La colonna sonora composta da Giovanni Carpentiere insieme a Shirley Walker (la stessa delle musiche per Avventure di un uomo invisibile) è una delle mie preferite del Maestro, un esempio perfetto di sonorità da Western moderno che tiene banco nei miei ascolti costanti in cuffia. 
Il genere principe del Cinema è presente nel film non solo nella colonna sonora, ma anche nella fighissima sparatoria, quando Jena ha la meglio su quattro sgherri armati. Sì, sto proprio parlando della fantastica scena “Che ne dite di giocare come si fa a Bangkok?”, dove il nostro dimostra ancora una volta che il suo nome è molto azzeccato (“Si può sparare solo quando ha toccato terra”, “Sparate”… Mammia mia che fomento!).


Adesso avete capito perchè lo chiamano 'Snake'.
Quasi tutti i film di Giovà sono dei Western travestiti, anche “Fuga da Los Angeles” non è da meno. Se volessimo dirla tutta, la struttura ripetitiva di questo film che gli ha valso così tante critiche (e scarso successo al botteghino) è molto simile a quanto fatto da Howard Hawks in Un Dollaro D’onore (Rio Bravo, 1959) e El Dorado (1966), due capolavori quasi gemelli, con attori, dinamiche e situazioni del tutto simili, ancora una volta il Maestro si dimostra il regista di genere più colto della sue generazione… E non perde occasione per omaggiare il suo lume tutelare, il suo Maestro Howard Hawks!

Tutti i personaggi che Snake incontra nella sua missione nella città degli Angeli sono esagerati e sopra le righe, ma soprattutto sono ricalcati sui personaggi di Fuga da New York, oppure sono delle citazioni cinematografiche ambulanti, abbiamo nuovamente un Presidente dispotico e non curante della vita umana esattamente come quello impersonato da Donald Pleasence, Eddie "la mappa dei vip" (il grande Steve Buscemi) è quasi identico al vecchio Cabbie di Ernest Borgnine, mentre Cuervo Jones ha parecchio del Duca di New York, ma anche quel look alla Che Guevara che ricorda uno dei membri della gang di Distretto 13 - Le brigate della morte.


"Non spararmi! Io ho fatto 'Le Iene', tu sei Jena, abbiamo delle cose in comune".
Il personaggio più spassoso di tutti è Hershe, nome che in pratica significa “La sua lei” e infatti… E’ un uomo! Un vecchio commilitone di Jena che lo ha lasciato a spasso a Cleveland, provocandone di fatto l’arresto. Un po’ come se il Mente del primo film (il mito Henry Dean Stanton), avesse cambiato sesso e qui Carpenter si gioca un vero colpo di genio: a chi facciamo interpretare il personaggio? Facile: alla leggendaria Pam Grier, la diva sexy della Blaxploitation! Cosa c’è di più ironico di far interpretare un transessuale ad una che ha fatto girare più di una testa nei (pochi) panni di Coffy o di Foxy Brown. Ah! Quando sentite dire che il primo ad affidare un ruolo di rilievo a Pam Grier dopo anni di assenza è stato Quentin Tarantino, ricordatevi che “Jackie Brown” è uscito solo l’anno dopo “Escape from L.A.” e segnate un'altra tacca alla cintura di John Carpenter!


Dite grazie al Maestro, per averci restituito Foxy Brown!


A proposito di personaggi sopra le righe, è impossibile non citare una delle scene più spassose del film, quando Jena e Taslima vengono catturati da alcuni incappucciati che sembrano usciti dal film “1975 - Occhi bianchi sul pianeta terra”, che si rivelano essere dei fallimenti chirurgici sempre a caccia di organi umani di ricambio, una (appena appena accennata) satira nei confronti dell’abuso di chirurgia plastica che proprio nella mecca del Cinema di Hollywood macina parecchi soldoni. La ciliegina sulla torta è il primario chirurgo di Beverly Hills, sotto il finto botox è impossibile non riconoscere il mascellone di Bruce “The King” Campbell, che quando si tratta di andare sopra le righe, è sempre il numero uno (Groovy!).


Bruce "Faccia di gomma" Campbell... Per una volta nel vero senso della parola!

Siccome è una corsa contro il tempo, Jena non può trovare nemmeno conforto tra le braccia di Taslima (anche se la ragazza, pare parecchio interessata all’argomento), i dialoghi sottolineano questo dettaglio (“Il mio futuro è adesso” dice Jena) e così com'è arrivata, Taslima viene uccisa da un colpo di pistola sparato fuori campo. Un po’ come se la struttura ripetitiva del film, impedisse ogni tipo di variazione al protagonista, anche quelle di natura romantica.

Una delle critiche più sensate (bisogna ammetterlo) è la qualità degli effetti speciali. Inutile girarci attorno: alcuni sono davvero bruttini, ma, a mio avviso, non fanno che rimarcare con più forza quanto l’ambiente in cui Jena è intrappolato sia finto, sottolineando la natura quasi fumettistica della fiction che ingabbia il protagonista. Non c’è alcuna volontà di realismo nella scena del Surf con Peter Fonda che, volendo, sembra quasi una citazione al finale di Dark Star.


Un Mercoledì da leoni Iene.
In questa grossa porzione di film, Jena Plissken non può fare altro che subire: prima perde il cappotto e non fa altro che correre da una parte all’altra in balìa degli eventi, anche la scena della sedia, perfettamente speculare a quella del primo film, guadagna ulteriore valore, Plissken (“Chiamami Jena!”) è stanco, non solo di fuggire, ma anche dell’ennesima ripetizione. Difficile non credere che abbia trovato una sedia in mezzo alle rovine anche a Cleveland, in questo senso la prova attoriale di Kurt Russell è magistrale, non solo si percepisce la frustrazione del personaggio, ma anche la sua disillusione verso questo sistema ripetitivo, come se stesse aspettando il momento giusto per fuggire, questa volta per sempre…

Jena è, quindi, costretto a superare una serie di difficoltà tutte legate alle passioni del suo creatore John Carpenter, non solo al colonna sonora è piena di pezzi rock, come l’ottimo “The One” dei White Zombie presente sui titoli di coda del film, ma, ad esempio, Jena deve mettere le mani sull’elicottero governativo e, come sapete, Carpenter è un pilota provetto, ma soprattutto… Un appassionato di basket!


"Basket? Per quello vi serve Kobe 'Black Mamba' Bryant, avete preso il serpente sbagliato".
La scena del basket è chiaramente una parodia di quella di lotta tra Kurt Russell e Ox Baker vista nel primo film (Più le cose cambiano, più restano le stesse…), questa volta Jena dovrà giocare a basket per la sua vita: dieci punti senza poter sbagliare mai. Il tutto sotto gli occhi di Cuervo Jones che in versione mattatore aizza il pubblico ribadendo che dallo schema non si scappa (“Sarai anche sopravvissuto a Cleveland e fuggito da New York, ma qui siamo a Los Angeles, amico. E ora stai per scoprire che questa fottuta città del cazzo può uccidere chi gli pare!”).

Insomma: tutto è contro Jena, dentro la gabbia in cui è chiuso, qualcuno gli lancia una palla da basket, non si vede chi, ma mi piace pensare che sia stato proprio John Carpenter a farlo.
Jena segna i primi quattro canestri, uno da sotto in terzo tempo, due arresti e tiri decenti di cui uno a tabellone e una tripla (anche se vale due stando alle regole di Cuervo).

Il palleggio è un pò alto, ma il tiro a tabellone una sicurezza.
Kurt si vede che non ha giocato molto a basket in vita sua, ma si è allenato per questa scena pretendendo di fare tutti i tiri (storia vera!). Come sempre, è l’ultimo tiro quello che conta di più, due secondi, Jena è dall’altra parte del campo, lancio ad una mano, quasi in gancio, il rallenty frena un po’ il conto alla rovescia (la fiction viene alterata dalla mano del regista che aiuta il suo eroe), ciuffo e la folla inizia ad incitare Jena (“É una città che ama i vincenti!”).


"Tre secondi, due secondi! Jena l'ultimo tiro da casa sua... JEEEENAAAAAAA!!!" (Ciao Flavione Tranquillo).
Da questo punto in poi il vento è cambiato, ora è Jena ad essere in controllo, come dice una delle frasi di lancio del film “Your rules are really beginning to annoy me”, quindi da qui in poi Jena Plissken passa al comando infrangendo tutte le regole, anche quelle cinematografiche e le cose iniziano a giare bene per lui, infatti quando Cuervo Jones cerca di sparargli, una scossa di assestamento (Carpenter che smuove la macchina da presa?) arriva in soccorso di Jena, la fuga è iniziata!


Scosse (di macchina da presa) di assestamento.
L’elicottero su cui Jena e Utopia scappano viene abbattuto e, sì, gli effetti speciali sanno proprio di fintissimo, ma ormai dovreste aver capito le regole del gioco, è tutto un trucco cinematografico, come il Plutoxin 7 che in realtà è poco più di un placebo, solo che ora Jena, anarchico per natura, non gioca più secondo le regole (“Ve l'avevo detto di sperare che non tornassi”) e frega il Presidente e i suoi uomini con lo stesso loro trucco utilizzato ad inizio film per ingannare lui: l’ologramma.

Ancora una volta, Jena utilizzando lo stesso trucco del cambio del nastro che ha funzionato nel finale del primo film (“Più le cose cambiano, più restano le stesse”), mette le mani sul vero telecomando e ha la possibilità di spegnere per sempre una delle due fazioni, ma di fatto le opzioni sono due facce della stessa medaglia: sia il Presidente che Cuervo Jones sono due tiranni intenzionati a mantenere il loro potere, preservando i loro ruoli e quindi la struttura ripetitiva, c’è una scelta da fare e viene ben riassunta da Jena. 

Jena Plissken: “Se spengo il terzo mondo, voi vincete, loro perdono… Se spengo gli Stati Uniti, loro vincono, voi perdete... Più le cose cambiano, più restano le stesse”.
Presidente: "E cosa ha deciso di fare?"
Jena Plissken: "Sparire..."

"Your rules are really beginning to annoy me."
PAM PA RA RA! PARA PARA PA… Ah scusate, questo finale mi esalta ogni volta, seriamente, lo considero uno dei più belli della storia del Cinema e il meglio deve ancora arrivare.

Dopo aver spento tutto il mondo, dopo un intero film passato a chiedere “Hai da fumare?”, Jena finalmente trova un pacchetto di sigarette della marca “American Spirit” (nome più satirico che mai), si accende una sigaretta e poi guarda in camera, infrangendo la regola aurea del cinema, quella che dice NON guardare in camera. Dall’espressione dell’occhio di Jena è chiaro che ha visto qualcosa (noi spettatori?), inclina la testa di lato nella tipica posa dei personaggi Carpenteriani, quello in cui si erano già esibiti Mike Myers, ma anche Jeff Bridges in Starman. Spegne il fiammifero e con esso idealmente il film, facendo iniziare i titoli di coda, ma non prima della più cazzuta frase finale di sempre: "Welcome to the Human Race!".


Lo so lo dico spesso ma credetemi: BEST. FINALE. EVER!!
Jena Plissken è stato condotto a forza in catene nel film, ma proprio da esso è fuggito, la sua fuga non è solamente da Los Angeles, ma dalla struttura dei sequel/remake a tutti i costi, quelli che impongono al pubblico e ai personaggi di ripetere sempre gli stessi schemi, John Carpenter finanziato da una grande casa di produzione, mena il suo colpo più duro, mandando a segno la più caustica critica alla filosofia perversa dei seguiti a tutti i costi e con gesto di cinematografica anarchia, il Maestro libera il suo personaggio da questo schema regalandogli il libero arbitrio. La gabbia è rotta, la Jena è scappata, nemmeno la gabbia dello schermo cinematografico può più contenere l’anarchico definitivo.

Sono sicuro che prima o poi, un brutto giorno, qualcuno deciderà di fare un remake di “Fuga da New York/Los Angeles”, personalmente spero che questo non accada mai, ma se dovesse accadere, ricordatevi il finale di questo film. Potranno anche mettere un tizio con la benda in quel remake, ma non sarà Jena Plissken, solo una sua imitazione, perché Jena è fuggito dalla fiction in un mondo ancora più brutto: il nostro. 

"Benvenuti nel regno della razza umana!"


Prima di fuggire anche voi come Jena, fate un salto sulla pagine del Faccialibro de Il Seme Della Follia - Fan Page italiana dedicata a John Carpenter, che ospita questa mia rubrica... Avete da fumare?

31 commenti:

  1. Post spettacolare ma... non è riuscito nell'intento di convincermi a rivalutare il film :-D In realtà l'ho visto un volta sola quando arrivò su Pay-TV, magari dovrei dargli una seconda possibilità, ma non nell'immediato ;-)

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    1. Auch! Un pò ci speravo ;-) Ti dirò ho sempre trovato il finale molto più incisivo, anche se ricalcato su quello di "Fuga da New York", prova a dargli un occhiata quando ti capita, secondo me è una bella presa di posizione contro la follia del sequel a tutti i costi, ogni volta che esce il nuovo capitolo di qualche grossa saga penso: "Più le cose cambiano più restano le stesse" ;-) Cheers!

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  2. No, non penso che sia migliore del film originale, non mi passa neppure per la testa... ma anche io l'ho sempre considerato un buon film. Los Angeles non ha lo stesso fascino di New York, ma ce ne fossero di film così!

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    1. Esatto questo é il sequel giusto per mettere alla berlina tutti i sequel inutili, solo Carpenter e il suo personaggio principale potevano lanciare questo messaggio ;-) Cheers!

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  3. Ho recuperato questo cult solo qualche anno fa. Pensa che lo vidi su una rete locale... Nonostante tutto, lo considero un gioiellino del suo genere!

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    1. Anche secondo me è un gioiellino, non esente da difetti, ma avercene di film come questo ;-) Cheers!

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  4. Mia gravissima colpa l'aver snobbato questo film alla sua uscita... perchè il primo era per me definitivo! Per quanto non lo ami particolarmente e lo consideri indubbiamente inferiore al precedente, gli concedo comunque il rispetto e l'attenzione che merita e che è ottimamente sottolineato in questa degnissima recensione!
    Solo un piccolissimo appunto: il surfista non é Henry Fonda ma suo figlio Peter! ;-)

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    1. Ha tanti difetti, non é al livello del primo (mai nella vita) ma é una potente presa di posizione da un gran ribelle come Carpenter, che critica le major usando i soldi delle major ;-) Ti ringrazio molto, anche per la segnalazione, lapsus da fanatico di western, quando penso ai Fonda il primo nome che mi viene é sempre Henry ;-) Cheers!

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    2. A me viene in mente Jane... ma io sono uno sporcaccione!!! :-P

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    3. Embé hai detto niente la grande Barbarella ;-) Cheers

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  5. Oh cazzo avevo scritto un pamphlet e mi si è cancellato tutto... PORCACCA VACCA MISERIA!

    Riassumo al massimo: OTTIMO ARTICOLO, LA PENSO COME TE, SU TUTTO! E quando dico su tutto intendo su tutto. Attendo Ghosts of Mars che è l'unico per me imperdonabile.

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    1. "Nuuuuuuoooooaaaaa" che sfiga mi spiace! Ti ringrazio molto, è un film molto criticato, io ho una posizione estrema nei confronti di questa pellicola: Filmone senza se e senza ma ;-) Ci vediamo su Marte ("Porta le chiappe su Marte, porta le chiappe su Marte" Cit.) Cheers!

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  6. Per me un must di Carpenter, un calcio nel culo a Hollywood senza se e ne ma...magari a molti può non piacere e non li biasimo per questo, ma per me resta una gran bella (e sempreverde pellicola).

    Ma quel minutaggio finale è veramente uno dei miei preferiti e direi un capolavoro...oltretutto grandissimo il doppiaggio di Massimo Venturiello che dona una bella interpretazione di Kurt Russell.

    Snake's uniform è veramente un gioiellino nella grande e vasta lista di composizioni fatte da Carpenter.

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    1. Ne parlavo qualche tempo fa con dei colleghi, quando mi hanno detto che questo sequel era una delusione, ho ribadito che il primo è un capolavoro, ma questo non è da meno. Bisogna guardare oltre il tono comico per trovare la più decisa e cazzuta presa di posizione da parte di un filmaker contro l’industria, per altro in tempi non sospetti, prima che Hollywood diventasse la macchina sforna remake/sequel/reboot che è ora.

      A volte penso che il finale sia anche più figo (anche se di fatto è lo stesso, solo in grande) rispetto ad “Escape from New York”, i dialoghi in particolare sono molto più affilati (“Cosa vuoi fare Jena?”, “Sparire”) e poi quel “Welcome to the human race” oltre ad essere una delle mi citazioni preferite, sa di incisione sulla pietra tombale.

      “Snake's uniform” funzionerebbe come tema principale in un western puro (con cavalli e tutto il resto) qui Carpenter se lo gioca come una delle tracce della colonna sonora, manifesta superiorità tecnica in fase di composizione ;-) Cheers

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  7. Ciao, Cassidy, ti ho scoperto dietro suggerimento della mia dolce metà ed è qualche tempo che sto leggiucchiando in ordine sparso i tuoi articoli (sempre molto interessanti!), ma è solo grazie a questo che - per dirla con una perifrasi usata spesso da LucaS nelle pagine della posta mutante - passo dalla maggioranza silenziosa ad aficionado:
    ho sempre trovato anch'io che Fuga da Los Angeles avesse il miglior finale tra tutti i film che ho visto.
    Per le inquadrature, i tempi, i dialoghi, ma soprattutto per il contenuto...
    ("L'ha fatto davvero... Ha spento il pianeta terra!")

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    1. [Con voce impostata da pubblicitario consumato]

      La Bara Volante, il blog che gli innamorati si scambiano come cioccolatini a San Valentino!

      Ok, ora che ho detto questa immane minchiata, ti do il mio benvenuto su queste pagine! Cinque alto per avermi pure citato il mitico LucaS, mille grazie! ;-)

      Ci credi se ti dico che ogni tanto mi vado a rivedere la scena finale su youtube? (Storia vera), “Fuga da New York” è una pietra miliare, “Fuga da Los Angeles” un film radicale con una missione, che però prende il finale del primo film e lo rende ancora più grosso, figo ed esaltante, poi la frase finale è una pietra tombale: «Benvenuti nel regno della razza umana». Cheers!

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    2. Ci credo e posso confermarti che non sei il solo :p

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    3. Avrà un sacco di click quel video ;-) Cheers!

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  8. Purtroppo il film è dozzinale, nella scrittura innanzi tutto e poi nella messinscena che è quasi sempre oltre il patetico (scene peggiori quelle dei deltaplani e del surf, non si possono guardare).
    Soldi ce n'erano mi pare di capire ma Carpenter forse ha perso lo smalto con la fine degli anni 80, capita.
    L'incipit del film è raffazzonato e banale, l'universo rappresentato è banale, c'è una merdosa puzza di già visto decisamente insopportabile e certe ingnuità sono talmente trite e rritrite da essere insopportabili. Seconda metà degli anni 90 ma pare di stare nei primi 80 e mi spiace, non credo sia voluto.
    La critica sociale e alla società è inutile analizzarla, è talmente dozzinale, grezza e buttata in faccia allo spettatore e talmente (tra l'altro) estemporanea che pare il tentativo di fare cinema alto da parte di uno studentello del Dams al suo primo cortometraggio.
    il film perde il suo lato noir e maledetto perdendo il 70% delle atmosfere che hanno reso grande l'originale, quel senso di mancata speranza che si manifesta con la morte del tassista, quella cupezza maledetta degli anni 70 che rendevano il film originale grandioso.
    La realtà è che Carpenter avrebbe dovuto smettere di fare film con la fine degli anni 80, è un regista legato a quell'epoca che non è stato in grado di evolvere. Di questo fuga da Los Angeles sono proprio brutte e vecchie le inquadrature, vecchie per l'età stessa del film. Carpenter probabilmente non aveva già allora più nulla da dire.
    Il finale, bello, mi era piaciuto al cinema allora e mi è piaciuto di nuovo anche se si trascina. Avrebbe dovuto essere più tranchant, come quando si preme l'interruttore e si spegne la luce e invce no, si trascina stancamente. Manca la scrittura, la scena della sigaretta avrebbe dovuto farla prima di premere il pulsante e poi buio. E manca la lucidità registica per i tempi drammatici e quella che avrebbe potuto essere un finale capolavoro diventa un finale interessante ma non avvincente.
    Purtroppo Fuga da Los Angeles è insalvabile, è brutto ma soprattutto è tutto sbagliato, fatto male, a cazzo di cane, senza consapevolezza, senza occhio registico, senza occhio smaliziato e critico come si dovrebbe ad un autore con l'esperienza e il (fu) talento di Carpenter. E questa mancanza di consapevolezza lo mettono inesorabilmente nel recinto del cinema trash. A volte ritirarsi e chiudere la carriera è un bene, si lascia un ricordo migliore.

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    1. Mi sembra chiaro che abbiamo due punti di vista opposti, non credo proprio che sia un film dozzinale oppure diretto male, l’incipit poi è lo stesso di “1997 Fuga da New York”, l’entrata in scena dell’eroe è volutamente ricalcata, quindi mi viene da pensare che considera raffazzonato anche l’altro, non è così immagino no?

      Certo che la critica sociale è di grana grossa, il personaggio del presidente di Cliff Robertson è volutamente una macchietta, nel post qui sopra ho fatto una premessa, vediamo se riesco a darvi un punto di vista diverso sul film, per me questo “Fuga da Los Angeles” è la critica di Carpenter ai remake a tutti i costi, fatta diversi anni prima che il cinema americano iniziasse solo più a sfornare sequel, remake e reboot.

      Ci sono scene volutamente cretine, tipo quella del surf, ma andiamo vogliamo gettare nella spazzatura un film per una sola scena? O perché ha degli effetti speciali scarsi? Se giudicassimo i film solo sulla base di questo paramento, non si salverebbe nessuno film, ma nemmeno le pietre miliari ufficialmente riconosciute.

      Sul finale siamo d’accordo sul fatto che sia figo, a mio avviso funziona bene così, se lo spegnimento del mondo avesse coinciso anche con la fine del film, il messaggio di Carpenter non sarebbe arrivato, la fuga di Plissken, quindi l’arco narrativo del personaggio, va oltre la missione e l’aver premuto tre volte il tasto “6”, l’ultima scena è una cosa tra noi, Carpenter e Jena, il personaggio fugge anche dallo schermo che lo vuole impegnato in un eterna fuga da qualche posto, che sia New York, Cleveland oppure Los Angeles.

      Ho una lista lunga come il mio braccio di registi che dovrebbero ritirarsi, Carpenter non è in quella lista, e sicuramente non per questo film credimi ;-) Ribadisco, posso capire perché questo film non ti sia piaciuto, è una scelta estrema per approcciarsi al seguito di un capolavoro, ma solo Carpenter con il suo approccio ribelle poteva fare un film così, che mi pare tutto tranne che stanco oppure privo di carisma, spero di essere riuscito ad esperti il mio punto di vista ;-) Cheers!

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    2. Quando ha 50 milioni di dollari in mano dovresti fare una pietra miliare, non sprecarli in una operazione di critica al remake del tutto discutibile e interpretabile.
      Occasione sprecata insomma per fare una nuova pietra miliare.
      1997 non è per niente raffazzonato, è un film estremamente ficcante e drammatico.
      Si sa, la storia si ripete, la prima volta è dramma la seconda è farsa.
      Detto ciò concordo sul fatto che la vediamo in modi diversi forse perché, non so te, ma io mi sono cimentato nella regia e ho privilegiato tra l'altro il grottesco al drammatico e purtroppo non risco a vedere nell'autore nulla di tutto ciò che tu gli attribuisci. Quello che dici non è sbagliato ma non credo sia stata la visione di Carpenter. Qua semplicemente a mio parere non c'è visione.
      Peccato, lui è uno dei miei autori preferiti.

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    3. Non è una legge, un autore può usare il budget come ritiene opportuno, io trovo davvero molto azzeccato da parte di uno che Hollywood ha sempre tenuto al limite della cinta daziaria, utilizzare i soldi di una major, per mettere alla berlina i blockbuster. Inoltre “1997 fuga da New York” (e tanti altri film di Carpenter) non è certo stato girato con tantissimi soldi, eppure è una pietra miliare lo stesso, su questo stiamo entrambi d’accordo direi ;-)

      La farsa sta proprio nel ripetere la storia, anzi qui Carpenter la ripete due volte e mezzo, considerato che nel in mezzo c’è stata un’ideale “Fuga da Cleveland” che i personaggi ci raccontano solo in parte.

      Non è mio interessa farti cambiare idea, possiamo avere due pareri diametralmente opposti, i registi da pensione senza più idee a mio avviso sfornano film peggiori di questo, poi in generale come detto, come questo pezzo ho provato a dare un altro punto di vista sul film, è sacrosanto che non tutti siano d’accordo, mi preoccuperei del contrario ;-)

      Se quello che ho visto io nel film era anche l’idea di Carpenter, non sarebbe male poterglielo chiedere, ogni volta che lo intervistano gli fanno sempre le stesse quattro domande, a cui ha già risposto cento volte. Cheers!

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  9. Continuo a ripetere il tuo punto di vista ma il problema non è mettere alla berlina il cinema, le major, il sistema.
    Il problema è che il film è brutto, imbarazzante, patetico, fatto con i piedi, dozzinale, raffazzonato e privo di una qualunque visione registica di qualità. Forse Carpenter era in eroina quando l'ha fatto o forse aveva velleità suicide, a livello di carriera.
    Non è necessario fare un film brutto e fatto male per contestare il sistema e prenderlo per il culo.

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    1. Per ora mi hai parlato di pensionamento e di eroina, hai usato una serie di aggettivi per farmi capire che non ti è piaciuto e che secondo te è girato malamente, io ne ho utilizzati forse anche di più per descrivere in qualche caso anche intere scene per portare avanti la mia teoria (la scena del basket ad esempio), mi porti qualche argomentazione che non sia era sotto eroina ;-) ti do un altro metro di paragona, per me qualcosa di raffazzonato e dozzinale in parecchie scene è "Pro-Life", ci vedo un enorme differenza tra "Pro-Life" e "Fuga da Los Angeles". Cheers

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  10. Si può contestare il sistema anche facendolo tecnicamente e artisticamente bene, un film. Anzi!
    Ma qua mi pare di vedere i campionati mondiali di mirror climbing.

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    1. Che poi si può dire anche arrampicarsi sugli specchi ;-) No sul serio, portami qualche motivazione, qualche esempio, quello che ti pare, so che la mia posizione sul film può essere un po' estrema, proprio per quello trovo interessante il confronto con chi la veda in maniera opposta a me. Cheers!

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  11. Ciao Cassidy, seguo da un po' il tuo blog ma è la prima volta che commento, quindi innanzitutto un saluto e complimenti per le tue sempre brillanti recensioni! Sono state proprio quelle dei film di Carpenter a portarmi qui qualche tempo fa... e ora arrivo io, come atto dovuto, a scriverti qualcosa :-)
    L'altro giorno, in occasione de 70° genetliaco del Maestro, volevo festeggiare con uno dei suoi film (li rivedo periodicamente più o meno tutti), e mi è tornata in mente la tua recensione di Fuga da Los Angeles, così ho optato per quest'ultimo. Si tratta di un film che, quando uscì, io schifai platealmente, dicendo "Caro Giovanni, stavolta hai fatto proprio una emerita caz**ta"... Ma poi, col tempo, cominciai pian piano a rivalutarlo, ma senza mai esserne convinto del tutto, finché un anno e mezzo fa lessi il tuo splendido commento: ne rimasi folgorato, fu una pallottola di diamante che mi colpì in piena fronte (cit.), e capii perché inconsciamente ero già arrivato ad amare quel film. Dopo averlo rivisto l'altro giorno, sono tornato qui a rileggerla, e mi sono sentito in dovere di ringraziarti e di farti sapere che sì, io sono uno di quelli che hai pienamente convinto!
    Inoltre, sono stato contento di scoprire di non essere l'unico pazzo che ogni tanto va a riguardarsi su youtube il finale di Fuga da LA... ecco, adesso mi sento un po' meno solo!
    Aggiungo che quest'ultima volta ho visto il film in lingua originale: devo dire che il timbro e l'interpretazione di alcuni personaggi (Hershe su tutti) rende il film più serio, e richiama un po' la cupezza di Fuga da New York. Il doppiaggio italiano, invece, rende il tutto più macchiettistico: non che questo sia un male, anzi, forse è più in linea con lo sbeffeggio carpenteriano, ma la lingua originale me l'ha fatto sentire più vicino al suo predecessore. C'è solo una cosa però che non posso accettare (e il Maestro non me ne voglia): per me Jena è Jena, e non Snake!! :-)
    Scusa se mi sono dilungato un po', ciao e ancora complimenti per il tuo blog!

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    1. Stefano, di sicuro apprezzerai questo mio approfondimento sul nome Jena allora ;D (che Cassidy gentilmente ha già linkato nel suo eccezionale articolo)
      https://doppiaggiitalioti.wordpress.com/2016/12/11/1997-fuga-da-new-york-jena-non-snake-psicologia-di-un-nome/

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    2. Stefano sono io che ringrazio te, il mio pezzo ha finalmente convinto qualcuno del valore di questo film! :-D Ne approfitto per dari il benvenuto ufficiale sulla Bara Volante, ora che hai rotto il ghiaccio, spero di leggerti ancora qui sopra ;-)

      Per il resto felicissimo di averti fornito un'altra interpretazione ad un film spesso etichettato come minore, se non proprio un disastro, non siamo tantissimi a consumare il filmato su Youtube, ma siamo una lobby molto potente! ;-) Cheers

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    3. Sulla questione doppiaggio, a me non dispiace quello italiano di questo film, le voci forse sono un po' esagerato (tipo Hershe appunto) ma considerando i soggetti ci sta anche. Sulla questione del nome del personaggio Evit qui sopra ha già fornito tutto il materiale necessario dal suo gran approfondimento ;-) Cheers!

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    4. Grazie ancora Cassidy, e grazie a Evit per l'approfondimento sul nome Jena-Snake e su tutto il doppiaggio del film... mamma mia, ma è un vero trattato! Complimenti vivissimi, si vede che oltre la competenza c'è anche una passione incredibile! Comunque tra tutti e due, mi avete fatto voglia di rivedere pure Fuga da New York :-)

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