sabato 25 giugno 2016

BoJack Horseman - Stagione 1 & 2: Non si uccidono così anche i cavalli?


A caval donato non si guarda in bocca. Se per questo nemmeno alle serie che compaiono fuori sul tabellone di Netflix: si prende un po’ quello che si trova e qualche volta ciccia fuori qualche perla, proprio come questa.

BoJack Horseman negli anni ’90 era famoso per una sit-com televisiva su tre orfani e un (cavallo) single intitolata “Horsin' Around”, ma gli anni sono passati e il nostro BoJack non è certo rimasto né sulla cresta dell’onda nè nei cuori degli spettatori, anche perché è cinico, disilluso, egoista e non riesce a dire di no ad alcool, droga e zucchero filato (storia vera). Ah sì, quasi dimenticavo, come potreste aver intuito dal cognome, BoJack è un cavallo.


Regola numero uno: Non dare lo zucchero filato al cavallo!
La sua agente, nonché fidanzata (tra un tira e molla e l’altro) Princess Carolyn, una gatta rosa, riesce a convincerlo a scrivere un'autobiografia, ma siccome BoJack è quasi sempre sbronzo sul divano a guardare repliche di “Horsin' Around”, lo fa affiancare dalla ghostwriter Diane Nguyen, Bostoniana di origini Vietnamite, che costringe il nostro uomo, pardon, cavallo, a ripercorrere il suo passato, dalla complicata infanzia, arrivando fino al successo degli anni ’90, passando per il sogno d'impersonare il suo mito dell’infanzia, il cavallo da corsa Secretariat.

A questa mistura esplosiva aggiungete Todd, uno spiantato ragazzo che vive sul divano di BoJack da quella volta che si è imbucato ad una delle sue feste e l’odiato Mr. Peanutbutter un labrador sempre allegro e gioviale che non solo sembra la copia riuscita di BoJack (negli anni ’90 era celebre per la sit-com rivale di “Horsin' Around”, ovvero “Mr. Peanutbutter's House”), ma è anche il fidanzato… Di Diane.


Foto di famiglia, BoJack! Fai un sorriso, cos'è quel muso lungo?
“BoJack Horseman” è nata da un'idea del comico e produttore Raphael Bob-Waksberg, mentre i disegni, volutamente semplici e stilizzati, sono della fumettista Lisa Hanawalt. Il risultato è veramente esplosivo, grazie ad un riuscito miscuglio di personaggi umani e di animali antropomorfi, gli autori hanno saputo mettere alla berlina tutti i tick e le idiosincrasie di Hollywood (o forse dovrei dire Hollywoo, senza la “D” quando vedrete la serie capirete il perché…), in una specie di “Fattoria degli animali” dove i famosi, sono più uguali degli altri.

Questa serie non solo sfoggia momenti comici demenziali e a tratti geniali, sfruttando tutte le possibili gag che una selva di animali antropomorfi possano offrire, ma prende di mira tutte le luci e le ombre dello star system americano, facendo ironia su tutti: vecchie glorie, nuovi soubrette, giornalisti, paparazzi, agenti, produttori e registi. Non c’è scampo per nessuno!

Una grande verità BoJack, davvero una grande verità...
Ma la vera marcia in più di questa serie non è l’ironia facile e caustica, ma il retrogusto dolceamaro che si nasconde (in bella vista) dietro alle vicende di questi simpatici animaletti. Ci sono momenti in cui guardando “BoJack Horseman” sembra di stare guardando una serie tv drammatica e per alcuni momenti quasi ci si dimentica che sullo schermo magari ci sono un cavallo e un gatto persiano rosa.

Bojack con tutta la sua testardaggine e il suo rifiuto di accettare la sua condizione di ex-famoso, diventa un personaggio drammatico, non starei a scomodare la Gloria Swanson di “Viale del tramonto”, ma in alcuni momenti, l’egoismo di BoJack lo rende una maschera tragica. Qui ci starebbe una battuta sul suo muso lungo? Avete capito? Muso lungo, perchè è un cavallo? Capito? Muso lungo… Ok, si vede che ho visto troppi episodi di questa serie.


"Lascia pure la bottiglia...".
Ogni volta che ha l’occasione di fare qualcosa di buono, BoJack finisce per lasciarsi guidare dal suo egoismo, come quando si lascia ingelosire dal rapporto tra Diane e Mr. Peanutbutter nel bellissimo episodio “Our A-Story Is a 'D' Story” (1x06), oppure quando attraverso una serie di flashback, ripercorriamo la sua scalata al successo e del suo rapporto con l’amico e collega Herb Kazzaz, in quello che è forse l’episodio più bello di tutta la prima stagione (The Telescope, 1x08).

Non mancano nemmeno i momenti di puro delirio, come quando BoJack si convince di poter riscrivere la sua biografia da solo in un weekend, che diventerà in puro stile “Paura e Delirio a Las Vegas”, tra droghe e rivelazioni da fattoni che sarebbero piaciute ad Hunter S. Thompson.


Prima o poi tutti rendono omaggio a Charles M. Schulz!
Proprio la prima stagione di questa serie è un piccolo capolavoro di umorismo amarissimo, non voglio rivelarvi troppo, anzi, non mi va proprio di dirvi nulla, in pochi sono riusciti a mettere alla berlina Hollywood in maniera così lucida e amara. Una cosa posso dirvela: per tutto l’episodio che conclude la prima stagione, il nostro protagonista tiene in mano una cosa, all’inizio sembra quasi solo una gag messa lì per far ridere, con il passare dei minuti, quella trovata diventa amara e tristissima, niente male per un cartone animato con un cavallo…

La seconda stagione forse perde qualcosina in termini di efficacia, concentrandosi sui personaggi che ruotano attorno a BoJack, certo non mancano episodi comicissimi, come il fulminato “Let's Find Out” (2x08) che ripesca addirittura lo scrittore J.D. Salinger (Storia vera!). Oppure, episodi amari come l’ottimo “Escape from L.A.” (2x11), bello non solo perché sembra una citazione Carpenteriana


Tipo uno Scott Baio, ma con più criniera.
In originale la serie è doppiata da una serie di personaggi noti: il comico Canadese Will Arnett finalmente manda a segno un personaggio per cui forse qualcuno si ricorderà di lui, mentre Todd è doppiato da Aaron Paul, il Jesse Pinkman di “Breaking Bad”.
Stanley Tucci presta la sua voce ad Herb Kazzaz, ma non manca Olivia Wilde (la cerva Charlotte Moore), oppure il grande J. K. Simmons che doppia uno dei personaggi più satirici di tutta la serie: il produttore Lenny Turteltaub… Se volete vederci qualcosa di metaforico nella scelta dell’animale, siete liberi di farlo.

“BoJack Horseman” è un gioiellino capace di mandare a segno picconate alla gabbia dorata di Hollywood come in pochi hanno saputo fare, riuscendo anche a far ridere, ora ho un solo problema… Quando inizia la stagione numero tre? Veloce Netflix! Veloce… Galoppare!

12 commenti:

  1. Lo adoro!! Lo trovo geniale, senza se e senza ma.
    Purtroppo, per questioni di tempo, sono ferma a metà della seconda per il momento.

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    1. Siamo in due allora, la secona forse è un pò meno brillante della prima ma mi è piaciuta un sacco, spero di vedere la terza il prima possibile, già mi manca quel muso lungo ;-) Cheers!

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  2. L'ho amato visceralmente sin dal primo episodio, ed hai ragione: è incredibile che una serie animata comica abbia una trama così profondamente drammatica, cinica e disincantata. Un piccolo capolavoro e aspetto anch'io la terza sbuffando... e nitrendo :-P

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    1. Eh eh questa è bellissima, degna dell'umorismo di BoJack ;-) Ti dirò in certi momenti se non fosse per i disegni e gli animali antropomorfi, sembra quasi di stare guardando una serie drammatica di quelle ben fatte, avercene di cartoni animati così ;-) Cheers!

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  3. Io mi sto rodendo le mani perchè ancora non l'ho recuperato!
    Attualmente non posso farmi Netflix e in streaming non voglio vederlo.... Mi tocca aspettare tempi migliori!

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    1. Guarda il lato positivo, per allora potrebbe arrivare anche la terza stagione su Netflix, a quel punto dovresti solo metterti comodo sul divano ;-) Cheers

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  4. bellissima serie, ne ho fatto un bingewatching senza respiro ... :-)

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    1. Idem con patate, bevuta tutta d'un fiato ;-) Cheers

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  5. Una delle cose più belle viste negli ultimi mesi!
    Sono d'accordo con la tua analisi, che non avrei saputo però scrivere in maniera altrettanto efficace. ;)

    Sul fatto che la seconda stagione perda un po', non saprei. Me le sono sparate tutt'e due di fila, come fossero una stagione unica. Nella parte finale comunque la serie è diventata ancora più profonda, senza perdere in umorismo, e ora attendo la terza stagione con ansia.
    Al momento non ho news in proposito, spero sia in dirittura d'arrivo... Non posso fare altro quindi che unirmi al coro: galoppa, Netflix!

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    1. ti ringrazio molto e confermo, davvero una bella scoperta ;-) La seconda stagione approfondisce un pò anche i personaggio di contorno, il che non è affatto male, avevo letto qualcosa in merito alla conferma della terza stagione, aspettiamo solo di vederla a questo punto ;-) Cheers!

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  6. Concordo, un’ottima serie ove aleggia una amarezza di fondo oltremodo pregnante ed apprezzabile. Anche io ci ho (malamente) scritto qualcosa e a tal proposito io sono il tizio che aveva il blog Sabato Pizza, ma alla fine ho dovuto chiuderlo. Tuttavia ho deciso di acquistare una nuova auto usata, questo perché ogni anno provo a concorrere come blog rivelazione dell’anno e il mio metodo per ottenere l’ambito premio e cancellare il blog a fine anno per riproporlo quello successivo. E così per sempre. (http://muffinconpost.blogspot.it/2016/07/bojack-horseman-di-raphael-bob-waksberg.html)

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    1. Eccoti ben tornato stavo in pensiero, mannaggia a te non mi far più preoccupare così! ;-) Vado a leggerti e ti aggiungo nel blogroll, appena avrò l'occasione ti voterò sicuro, voglio appoggiare la tua tecnica di mimetismo ;-) Cheers!

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