martedì 28 giugno 2016

Better call Saul - Stagione 2: Voglio il mio avvocato!


Mi trovo in una situazione un po’ strana: dopo aver visto due intere stagioni di “Better call Saul” ancora non ho capito se questa serie mi piace o no…

Ho provato a seguire la prima stagione di settimana in settimana, commentando tutti gli episodi (trovate tutto QUI), ma essendo una serie che cita un dettaglio ora, per riprenderlo tre episodi dopo, forse sarebbe stato meglio spararsela tutta insieme per apprezzare il livello di dettaglio, forse non avevo apprezzato troppo la prima stagione per questa ragione… O per il fatto che terminasse proprio sul più bello, quando la storia sembrava stesse iniziando sul serio!

Quindi, complice Netflix, mi sono guardato tutta la seconda stagione a distanza ravvicinata, senza dover attendere sette giorni tra un episodio e l’altro. Devo dire che è andata un po’ meglio, ho avuto la conferma che sì, “Better call Saul” è una serie molto curata, dove i dettagli contano, non posso di certo dire che sia una serie scritta, diretta o interpretata male… Ma per favore non chiedete se mi piace o no, perché non saprei rispondere, sul serio, chiedetemi la capitale della Bulgaria o quella dell’Austria.

"Aspetta che cerco la risposta su Google...".
Vince Gilligan, anche senza scrivere un singolo episodio per questa stagione, ormai gode di uno status di semi Dio in Terra, anche perché non mi spiego come riesca a frustrare tutte le aspettative degli spettatori, trovando comunque costante riconferma per la sua serie (la terza stagione è già assicurata), in metà della prima stagione di “Breaking Bad” sono accaduti più eventi che in venti puntate di “Better call Saul” e la prima stagione non era nemmeno la migliore di “Spezzacattivi”.

Anche i tanto chiacchierati cameo dei personaggi della serie principale (Mike escluso…) non sono ancora arrivati... Oddio, forse è meglio così, sarebbe più che altro una strizzata d’occhio ai fans, ma in ogni caso Gilligan può permettersi anche questo. D’altra parte, in venti episodi, ci sono stati pochissimi passi avanti nella trasformazione da Jimmy McGill a Saul Goodman.


"Chissà se l'azzurro elettrico sarà di moda quest'anno...".
In un episodio (2x07 "Inflatable") abbiamo assistito alla nascita dei famigerati completi dai colori impossibili dell’avvocato americano, più italiano di tutti, sia nel clamoroso gesticolare di Bob Odenkirk, sia nei modi, geniali, ma del tutto illegali, di aggirare alcune regole e regolamenti. In questo senso la scena della copisteria è geniale ed è anche il momento chiave, forse la vera svolta per Jimmy, che si risolve con la chiacchierata con Chuck McGill (il grande Michael McKean), personaggio stronzissimo che calamita tutto l’odio del pubblico, ma bisogna dire che Jimmy è anche un bel cretino a dargli ancora fiducia.


"Solo perchè hai recitato in 'This is Spinal Tap' non vuol dire che puoi trattarmi così!".
Se proprio dobbiamo dirla tutta, in questa stagione assistiamo ai primi vagiti delle micidiali pubblicità televisive di Saul Goodman, ma ad affascinare è il lavoro di costruzione fatto sui personaggi, ogni volta aggiungendo sfumature e livello di dettaglio (2x06 "Bali Ha'i"), accentuando i loro conflitti e poi spostare la storia in altre direzioni, più che un semplice Showrunner, Vince Gilligan (che ancora non ho capito se è quello dell’isola…) conferma di essere uno scrittore magnifico, uno che davvero conosce i suoi personaggi meglio del contenuto del cassettino porta oggetti della sua auto.

Mike (Jonathan Banks) ormai ha una trama tutta sua che trascende dal resto della serie, una trama immobile, anzi, si sposta talmente poco che sembra sempre ferma, con due difetti fondamentali: i primo è di togliere attenzione allo scontro tra fratelli (più di una volta mi sono ritrovato a pensare: sì, ok, ma Jimmy?) e il secondo, difetto insormontabile di tutti i prequel, di avere un destino (e un finale) già segnato. Se non avessimo già visto “Breaking Bad”, forse potremmo arrivare a credere che il vecchio Mike da solo fermerà il cartello criminale dei Salamanca, ma siccome sappiamo chi arriverà vivo alla prima stagione della serie con protagonista Walter White e Jesse Pinkman, quasi tutti i personaggi in ballo, hanno un destino già noto.


Real american hero (si fa per dire...).
Quindi, viene da chiederselo: questo stallo, questo voler procedere “calma calma, ritmo lento” (Cit.) è voluto? Bob Odenkirk sta pregando di tenere in vita il suo personaggio della vita in eterno? Perché il paradosso di questa serie è che siamo tutti qui ad attendere (un po’) la fine della scontro tra Mike e i Salamanca e il momento in cui il Dottor Jimmy si trasformerà in Mr. Goodman, ma quello sarà proprio il momento in cui inizia “Breaking Bad”. Quanto potrà durare ancora questa volontaria sospensione?

4 commenti:

  1. Per me potrebbe durare anche in eterno. Capisco cosa vuoi dire, ma ho deciso di amare questa serie, anche se non mi ricordo esattamente quando l'ho deciso. Sì, è amore più per i personaggi che per le loro storie. Il personaggio di Kim, la rigida, scapestrata, estremamente femminile, in questa seconda stagione mi ha stregata, pur non avendo in scena un ruono fondamentale.

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    1. Il problema è che ad un certo punto il trucco dovrò finire, hai fatto l'esempio migliore, per me Kim è la prova di quanto questa serie sia ben scritta e ben recitata, e siccome il da anche il tempo per farlo, ogni volta mi chiedo come l'attrice che la interpreta riesca a pettinarsi quella boccolo-coda che sfoggia ;-) Non mi sono ancora deciso, forse ci vorrà un altra stagione per avere un idea. Cheers!

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  2. per me a livello tecnico non ha quasi rivali... gli attori sono ottimi, la storia non è banale, il ritmo non puà piacere per una serie tv, ma per me va bene quindi è "strapromossissima"!

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    1. La qualità é altissima ho dei dubbi legati alla struttura di questa serie, che ha il problema che hanno tutti i prequel, ovvero sappiamo già come finisce ;-) Cheers

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