martedì 31 maggio 2016

Veloce come il vento (2016): Pesta su 'sto pedale!


Possiamo accettare il fatto che il cinema italiano ci stia dando segnali di un'apocalisse imminente? Parlo proprio di roba in stile vecchio testamento, non solo negli ultimi due anni ho visto più film italiani di quanti ne abbia visti nei cinque precedenti, ma alcuni li ho anche apprezzati, possibile che il nostro cinema stia iniziando a sfornare soggetti… Che viene quasi voglia di guardare con interesse? Sacrifici umani, cani e gatti che vivono insieme! Masse isteriche!

Vi ho già parlato di quanto Suburra e Lo chiamavano Jeeg Robot mi siano piaciuti, sfruttandone la scia e rubando loro l’aereodinamica, i due titoli di testa vengono tallonati da questo “Veloce come il vento”, un film sulle gare di corsa? Italiano? Con Stefano Accorsi!?! La fine è vicina… Moriremo tutti!

Devo dire che il film ha dei numeri, non moltissimi se devo essere onesto, ma è l’ennesima conferma di quella che ormai pare una tendenza: nel cinema italiano ci sono registi che hanno voglia di raccontare soggetti diversi rispetto ai soliti drammoni strappalacrime o commedie con Pieraccioni e, anche se “Veloce come il vento” non è tutto pesche e crema, è chiara la volontà di tornare a parlare di film di genere, in questo strambo Paese a forma di scarpa, che per anni ha sfornato pellicole di questo tipo.

Matilda De Angelis (Giulia De Martino) è una 17enne con i capelli come Mako Mori, ma invece di pilotare Jaeger, è la pilota di punta nel team del padre, impegnata nel campionato GT. Partiamo subito con le cose negative: benzina, staff, manutenzione, pezzi di ricambio, le corse sono un hobby costoso e la famiglia De Angelis nel film è mostrata come eccessivamente spiantata per portarlo avanti, quindi il film parte subito con il freno a mano tirato, il melodramma tipico del cinema italico reclama il suo tributo di sangue.

"Cosa vuol dire che non posso pilotare Gipsy Danger?".
Per finanziare la sua squadra, papà De Angelis si è impegnato la casa con lo strozzino locale, uno che dovrebbe essere il cattivo del film, non per i suoi tassi d'interesse, ma perché è così e basta, il film fa spallucce sull’argomento e parte sgommando, in direzione della prossima sfiga: papà De Angelis ci lascia le penne (causa infarto) nella prima smarmellata scena, Matilda resta sola con il fratellino minore, un cosino con gli occhiali tondi che non sorride MAI (soprannominato “Allegria”). Sfiga numero due: i servizi sociali minacciano di separare i fratelli, anche perché la madre, per esigenze (drammatiche) di copione, è fuori dai giochi.


Non sono passati nemmeno cinque minuti e siamo già in zona melodramma...
La svolta ha un nome, un cognome e un tutore al braccio: Loris De Martino (Stefano Accorsi) è il fratello maggiore, ex grande pilota, attualmente “Sua eminenza il tossico” (citando Stephen King) a tempo pieno, ultimo sforzo di fantasia richiesto dal film, gli assistenti sociali nominano Loris tutore legale dei suoi giovani fratelli, responsabile della loro cura e istruzione, si va a vivere tutti nel cascinale di famiglia… Se vi sembra strano che ad un eroinomane conclamato e riconosciuto venga affidata tale responsabilità, siamo almeno in due a pensarlo, ennesima forzatura della sceneggiatura? Forse, ma in questo strambo Paese a forma di scarpa può succedere anche di peggio…

Cosa succede? Quello che ci si aspetta da una trama come questa: siccome Loris era una drago del volante, aiuta la sorella allenandola per il campionato, ad ogni vittoria corrisponde un piccolo miglioramento del rapporto tra di loro e un piccolo riscatto sociale di questi “Outsider” relegati agli ultimi posti della lunga fila del mondo.


"Eccomi, sono la vostra svolta nella trama... Voilà!".
Quello che incredibilmente funziona in “Veloce come il vento” sono i protagonisti, ok la fidanzatina (a sua volta tossica persa) di Loris è un personaggio che grida fortissimo “Clichè!” allo spettatore, infatti serve solo a sottolineare (in maniera un po’ grossolana) alcuni passaggi della trama, Matilda, invece, funziona. E' abbastanza clamoroso che il nostro cinema, riesca a sfornare una 17enne non “Mocciana” che è più responsabile e inflessibile di tutti gli adulti del film.

Il suo perfetto contraltare è il Loris di Stefano Accorsi, che incredibilmente non si è fatto venire in mente nessuna idea da cui trarre qualcosa, ma si è limitato a recitare il suo personaggio in modo credibile. Ora, a me stanno un po’ sul cazzo le storie con gli eroinomani in fondo buoni di cuore, buonismi cinematografici che fanno a cazzotti con la realtà.

"E' tutto merito mio! Sono bravo!".
Eppure, il Loris, in questo film è un tossico per capirci, come il mio vicino di casa, uno che si vende tutto pur di farsi, che passa da una bugia all’altra (il tutore al braccio) per giustificare la sua condizione, insomma non il solito drogato dei film, con l’occhio a mezz’asta e la parlata a rallentatore, malgrado Stefano Accorsi non riesca a perdere la sua parlata impostata, nemmeno tra denti marci e accento emiliano, la parola che inizia a farsi largo è credibilità…

Una volta definiti i personaggi e i loro ruoli, cosa manca a questo film? Come dicevano in “Team America”: quello che ti serve è un training montage!


We're gonna need a montage (montage) Even Rocky had a Montage (montage).
Loris insegna, Matilda impara, con attrezzi improvvisati in casa (un po’ alla Rocky per capirci) per simulare gli effetti di una curva presa a tavoletta, questa è la parte più esaltante e riuscita del film.

Certo, l’inseguimento in auto tra le vie del paese, con un gruppo (due) di truzzi motorizzati, magari non ha proprio il montaggio più bello del mondo e, come ho già notato in Lo chiamavano Jeeg Robot, il nostro cinema avrebbe bisogno di un po’ di rumoristi per migliorare il montaggio sonoro (le auto fuori dai circuiti fanno tutte lo stesso identico rumore), però almeno le gare in pista sono ben fatte, soprattutto perché sono davvero girate in pista, inquadrando le auto all’altezza giusta, con lo stesso Accorsi impegnato a fare parecchi dei sui stunt, insomma: tutta roba verace che al nostro cinema mancava da troppo!


Ditemi che sono ubriaco e non abbiamo un altro Stefano Accorsi per favore...
Appena pensi che il film prenderà una direzione, ecco che arriva una svolta alla “Million Dollar baby”, tipo, non proprio uguale uguale, anzi, diciamo che l’incidente è sullo stupido andante (e sono stato gentile), il momento in cui il melò del nostro cinema torna a grattare la porta, ma che spiana anche la strada a quel finale, dove l’accento emiliano azzeccatissimo per il tipo di storia viene messo da parte, anzi: tutte le parole vengono messe da parte e a parlare è solo un vecchio catorcio (anzi due: Loris e la sua Peugeot Turbo 16) ancora in grado di dire la sua.


L'autore della più bella frase sentita al cinema nel 2016 (Incredibile ma vero...).
Il finale soffre ancora di momenti di smarmellamento, però il film tra alti e bassi alla fine si lascia guardare, certo ci sono dei difetti, che se critico in un film americano, devo criticare anche qui, per non scadere nel campanilismo più becero, non mi sento di esaltare “Veloce come il vento” strepitando al capolavoro, sarebbe il trionfo del “Poteva andarci peggio” (poteva dirigerlo Muccino…), ma dopo Jeeg Robot, due indizi, ma anche qualcuno di più, tendono a fare una prova. Con tutti i suoi difetti “Veloce come il vento” ti fa credere al mantra di Loris, quando dice "che disperati veri siam rimasti in pochi", metafora della nostra industria cinematografia. "Prima tocchi il fondo e poi riparti", beh siamo ripartiti, magari non veloci come il vento, però con la giusta voglia di mordere l’asfalto… Andiamo dai, salta 'sto cordolo! Pesta su 'sto pedale! 

20 commenti:

  1. Considerato quanto io detesti Accorsi il film mi è piaciuto un sacco e lui è sorprendentemente bravo, vacca boia....

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Siamo in due a non sopportarlo, e proprio per questo il risultato finale è ancora più sorprendente, un personaggio realistico, condito forse da troppo buonismo ok, ma comunque credibile, la sua frase finale poi, è una delle migliori sentiti al cinema nel 2016 ;-) Cheers!

      Elimina
  2. VA beh, allora lo posso anche guardare, dai.... :-)
    Il Moro

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si sì, il soggetto mi intrigava, ma temevo fosse una bojata, in realtà malgrado gli alti e bassi, si lascia guardare, il che è già un successo ;-) Cheers

      Elimina
  3. dovevo vederlo al cinema, mi è sfuggito...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Spesso i film italiano hanno una distribuzione in sala tutta loro, questo è passato in linea con il suo titolo, veloce come il vento, un occhiata la merita però. Cheers!

      Elimina
  4. Non mi dire che hanno scoperto la vita nel cinema italiano! Posso credere che Obama abbia stretto alleanza con alieni rettiliani, ma non che l'Italia possa aver trovato l'ispirazione per film non vomitevoli :-D
    Sono curioso e, alla tua lista di indizi aggiungo "Perfetti sconosciuti", che è bello proprio perché ha una qualità estranea al gusto italiano...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Qui bisogna inforcare gli occhiali di “Essi vivono”, loro sono tra noi, e stanno facendo qualcosa al cinema italiano! ;-) Quello mi manca, anche se la trama mi incuriosiva, magari gli butto un occhio… Cheers!

      Elimina
    2. È un classico film da camera dove si punta tutto su sceneggiatura e bravura degli attori: cioè le due qualità dove il cinema italiano fa più pena. Invece a sorpresa è un bel prodotto scritto bene: e per dirlo io, che disprezzo profondamente il cinema nostrano, capisci che è quasi contro natura :-P

      Elimina
    3. Capisco benissimo la sensazione, se escludiamo Western e film di genere dei tempi che furono, generalmente il cinema Italiano non fa proprio per me, quindi ti capisco in pieno ;-) Cheers

      Elimina
  5. A me è piaciuto anche più che a te, persino più di Lo Chiamavano Jeeg Robot. Con tutti i suoi difetti l'ho trovato un film contemporaneamente italianissimo ma internazionale, che in ogni istante avrebbe potuto cadere in didascalismi e sentimentalismi, ed invece riesce ad evitarli tutti. E le scene in pista sono bellissime :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Le scene in pista sono davvero ben fatto, malgrado i difettucci è un film credibile, e anche l'accento Emiliano è una marcia in più, non mi ha completamente esaltato, ma è un altro bel passo in avanti ;-) Cheers!

      Elimina
  6. Ringrazio di essere un blogger perché, se non fosse per voi, avrei deciso di snobbare questo film a priori. Invece mi sto recuperando lentamente tutta la filmografia di questo regista!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Figurati, dovere ;-) In effetti non ho visto nessuno degli altri film del regista, dovrei iniziare a recuperare qualcosa anche io. Cheers

      Elimina
  7. Risposte
    1. Solita stramba distribuzione Italiana, anche io ho fatto fatica a beccarlo. Cheers!

      Elimina
  8. Questo ancora mi manca... vedo che confermi che andrebbe recuperato.
    Io non commento spesso ultimamente... ma passa a prendere un premio :)
    http://comeneifilm.blogspot.it/2016/06/liebster-award.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è malaccio, un occhiata la merita ;-) Oddio! Che bello! Passo subito Gracias! :-D

      Elimina
  9. Rovere mi è sempre piaciuto, nonostante i protaginisti super antipatici.
    Dal suo, però, ha sempre avuto occhio e buon gusto.
    Questo, della rinnovata giovenù del cinema italiano, è quello che mi è sfuggito, dopo Perfetti sconosciuti e Jeeg :-/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Devo approfondirlo questo regista, per ora ho visto solo questo film, ma mi metterò a fare i compiti ;-) Cheers!

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...